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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

“Gli anni bui del terrorismo: un presidente,
una famiglia, una storia per non dimenticare”

La testimonianza di Maria Fida Moro al meeting del Lions Club Cremona Host

“Gli anni bui del terrorismo: un presidente, una famiglia, una storia per non dimenticare”

Giorgio Donno, Maria Fida Moro, Giuseppe Tizzoni, Marta Carubelli

CREMONA - Ospite d’eccezione al Lions Cremona Host, guidato del neo presidente Giuseppe Tizzoni, Maria Fida Moro, la figlia di Aldo Moro barbaramente assassinato dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.

Come un fiume in piena, Fida Moro, senatrice, scrittrice, giornalista, sportiva, donna che si è dedicata al sociale, ha raccontato con passione e commozione gli anni della sua infanzia accanto al papà e alla sua scorta, che era diventata per lei come una seconda famiglia.

“Le preoccupazioni della mamma, il senso di consapevolezza del pericolo quotidiano, la preoccupazione di Aldo Moro di cercare di proteggere la famiglia e addirittura la scorta, spesso si spostava da solo per non far loro correre rischi, hanno caratterizzato la mia infanzia. Papà e la scorta ormai sapevano che dovevano morire”. “Il caso Moro è un caso aperto, ha continuato Fidia Moro, c’è una commissione, che terminerà i lavori nel 2017, che ha trovato montagne di documenti che provano che anche gli organi dello Stato non hanno tutelato il papà e gli uomini della sua scorta.

Ma non voglio raccontarvi la morte di mio padre, sono qui per raccontarvi invece chi era veramente Aldo Moro. Con mio figlio Luca, abbiamo realizzato un dvd dal titolo “L’eterna verità” che riporta la testimonianza di come era Aldo Moro, come persona, come padre. Un padre buono, un giurista, un educatore, un professore, un papà e un nonno straordinario, una persona divertente, appassionata e appassionante, che sapeva far ridere, aveva la capacità di sdrammatizzare anche nelle situazioni più critiche. La sua caratteristica più bella era la sua capacità di tirar fuori il meglio da ogni persona, non si riusciva ad arrabbiarsi con lui. La cosa veramente terribile della sua morte è quella che ne vuole cancellare la memoria nella maniera più subdola e vile. Il tentativo che io e mio figlio stiamo facendo, è quello di ricordarlo vivo e non morto.

Per capire le ragioni del suo assassinio, bisogna sapere cosa aveva fatto e cosa stava facendo, la sua politica interna e internazionale, le sue scelte, le sue riforme.

Questa nostra battaglia, perduta, di ricordarlo vivo, serve anche per non far dimenticare il “potere” che l’ha cancellato dalla faccia della terra, come la rimozione di una cosa scomoda. Il nostro paese oggi, è in questa terribile situazione a causa della morte di Aldo Moro!

Credo nell’eternità, credo che ritroverò mio padre e tutte le persone che ho amato, e mi chiedo com’è possibile che si sia arrivati fino a questo punto, che non ci sia più nessuno come mio padre che dia un po’ d’ordine, di giustizia e di speranza. La vita è bella nonostante, diceva mia madre, ma per me non lo è stata. Ma quando tutto sembra perduto, allora trovo un barlume di speranza pensando al papà. Penso al suo sorriso, così flebile, così dolce, e quel sorriso mi riscalda e mi fa vivere ancora un attimo. Papà lo hanno ucciso tutti quelli che dicono che i pacifisti dovevano morire e, come Gesù Cristo, papà era un pacifista”.

17 Ottobre 2015

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