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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

La morte di Riccardo Sapienza
'Trachea lacerata, 3 ore di rianimazione'

Ascoltati i primi testimoni nel processo per omicidio colposo di cui è accusato Valerio Schinetti, l’anestesista dell’ospedale di Manerbio che per la procura sarebbe responsabile della morte del 20 enne cremonese

La morte di Riccardo Sapienza'Trachea lacerata, 3 ore di rianimazione'

Fiori davanti alla casa di Riccardo Sapienza (nel riquadro)

CREMONA - Il ricovero per un pneumotorace, l’ingresso in sala operatoria, la fase di preparazione all’intervento chirurgico, l’intubazione, qualcosa che va storto nella manovra, per l’accusa la lacerazione della trachea, l’arresto cardiaco. E tre lunghissime ore nel tentativo di rianimare il suo cuore. Aveva 20 anni Riccardo Pazienza, calciatore del Torrazzo, morto il 23 luglio del 2013 all’ospedale Maggiore. Di omicidio colposo e di falso in cartella clinica il pm, Fabio Saponara, accusa Valerio Schinetti, l’anestesista dell’ospedale di Manerbio quel giorno in servizio a Cremona in base ad una convenzione tra i due nosocomi per coprire i turni.
Nel processo che vede parte civile i genitori (mamma Annalisa e papà Salvatore) e i fratelli di Riccardo, Manuela e Leonardo, davanti al giudice Christian Colombo ieri ha testimoniato Gianluca Epicoco, sostituto commissario in forza alla squadra mobile, l’inquirente che su delega della procura, ha acquisito la cartella clinica e nel gennaio del 2014 l’ha ‘studiata’ ai fini investigativi «per poi sentire una serie di testimoni e ricostruire l’equipe di quel giorno. Ho acquisito anche la convenzione tra i due ospedali». Dalla ricostruzione, è emerso che quella mattina Riccardo entrò in sala operatoria, la numero 7, alle 8-8 e 5 minuti. L’ équipe era composta «da un chirurgo, il suo aiuto, l’anestesista Schinetti, due infermiere professioniste d’anestesia e due strumentiste. Dalla mia lettura della cartella clinica, compiuta la fase di preparazione che è durata circa due ore, alle 10-10,5 è stata fatta la manovra di intubazione e successivamente è stato preparato il campo operatorio», ha raccontato Epicoco. Ma sotto i ferri Riccardo non ci arriverà, perché nella ricostruzione dell’accusa, dopo la manovra di intubazione, sarebbe stata lacerata la trachea. Riccardo fu messo sul fianco destro (l’intervento era infatti a sinistra) e immediatamente ci fu «il primo allarme», perché il collo di Riccardo si gonfiò. Un enfisema, l’arresto cardiaco. Epicoco ha parlato di «fasi concitate», in cui si tentò l’impossibile. Tre lunghissime ore. «Durante le manovre in cui si è tentato di recuperare la situazione, è comparso il primario di anestesia di Manerbio?», la domanda del pm Saponara. «Me lo ha confermato più di una persona», ha fatto verbalizzare Epicoco.
Quella mattina, dalla sala operatoria Riccardo fu portato in Terapia Intensiva. «Erano le 13,55. Alle 14, 28 fu dichiarato il decesso». Quel giorno mamma Annalisa si sentì male. Il processo riprenderà il 19 ottobre per sentire i testimoni del pubblico ministero.

Il servizio sulla Provincia di martedì 29 settembre

28 Settembre 2015

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