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Domenica 11 Dicembre 2016

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CASTELVETRO PIACENTINO

Ladri di parmigiano e gamberoni,
5 arresti fra cremonese e casalasco

Undici le persone coinvolte. La banda accusata anche del furto di crostacei messo a segno nel mese di luglio in un magazzino di Mezzano.

Ladri di parmigiano e gamberoniUn cremonese fra gli 11 in manette

Il magazzino dell'azienda piacentina ripulita dai ladri

*****aggiornamento****CASTELVETRO PIACENTINO - Erano specializzati nei furti di forme di Parmigiano Reggiano e crostacei. Il tribunale di Modena ha emesso 10 ordinanze di custodia cautelare a carico di due albanesi e otto foggiani, di cui cinque residenti fra Cremonese e Casalasco. Su un’undicesima persona sono ancora in corso accertamenti. La banda è accusata anche del furto di gamberoni e molluschi messo a segno nel mese di luglio presso la ditta ‘Frigoriferi Castelvetro Piacentino’, dalla quale erano spariti 17 bancali di gamberoni per un valore di circa 100mila euro. I presunti componenti della banda sgominata dalla squadra mobile della questura di Modena sono: Mario Sciarappa di 52 anni, Gaetano Sciarappa di 32 anni, Pasquale Rinaldi di 26 anni, Armando Aliko di 40 anni, Ernold Frakulli di 28 anni, Savino Loberto di 49 anni, Stefano Palamuso di 40 anni, Antonio Di Meo di 49 anni, Antonio Vincenti di 33 anni e Benito Petracca di 25 anni. I primi cinque sono residenti in provincia di Cremona, mentre l’ultimo è figlio di Antonio Petracca che era stato ucciso a Foggia nel 2013 in un regolamento di conti nell’ambiente della criminalità organizzata. 

 Le ordinanze di custodia cautelare riguardano prevalentemente persone originarie della provincia di Foggia, fatta eccezione per il cremonese che avrebbe dato le indicazioni giuste per il colpo a Castelvetro. Pare che la gang, fra la fine del 2013 e l’estate 2015, abbia messo a segno furti per quasi 800mila euro. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato in concorso e agli arrestati sono anche state sequestrate armi da fuoco. 

Fra gli aspetti emersi nella conferenza stampa in questura a Modena, tenuta dal capo squadra mobile Enrico Tassi, ci sono le curiose modalità con cui preparavano i colpi: utilizzavano un drone per fotografare e controllare dall’alto le aziende nel mirino, inoltre si servivano di prostitute per il ruolo di ‘pali’ della banda. Le lucciole fingevano di attendere clienti sulla strada e invece il loro principale compito era accertarsi che non arrivassero forze dell’ordine durante le razzie.

24 Settembre 2015

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