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Sabato 10 Dicembre 2016

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TASSE E TARIFFE

Vacanze finite, in arrivo la 'stangata' d'autunno

Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato un conto medio di 1.760 euro a famiglia

Tasse alle stelle, le colpe dei Comuni

CREMONA - Estate agli sgoccioli, vacanze finite per la gran parte dei cremonesi, e una ‘ripresa’ segnata dall’amara sorpresa dell’ennesima stangata autunnale che andrà peraltro a colpire in modo indifferenziato tutti gli italiani. In arrivo c’è infatti una spesa a famiglia di 1760,23 euro per tariffe, prezzi e tasse, secondo i calcoli di Federconsumatori e Adusbef, nonostante una «diminuzione dei costi dell’energia, che si ripercuote leggermente su bollette e riscaldamento». L’Osservatorio nazionale Federconsumatori ha calcolato l’ammontare di tali importi, non specificando gli aumenti delle singole voci relative a prezzi e tariffe, ma prendendo in considerazione soltanto l’impatto complessivo della spesa autunnale; la cifra — si precisa — non comprende le spese correnti per l’alimentazione, abbigliamento e altro.

«La stangata autunnale rappresenterà un grave colpo per i bilanci delle famiglie, e si ripercuoterà pesantemente sui consumi e sull’intero sistema produttivo», precisano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, rispettivamente presidente di Federconsumatori e di Adusbef. Il potere di acquisto delle famiglie è infatti ai minimi storici (si è ridotto del 13,4% dal 2008 ad oggi), e tali costi non potranno che incidere sempre di più sulla domanda del mercato. Inoltre, l’elevato tasso di disoccupazione si ripercuote sui bilanci familiari, «poichè sono proprio genitori e nonni a sostenere economicamente i giovani senza lavoro. E’ dunque più che mai urgente che il Governo metta in atto provvedimenti efficaci per rilanciare il nostro sistema economico attraverso un piano straordinario per il lavoro».

Le tasse aumentano anche perchè la spesa pubblica cresce più rapidamente. E’ quanto accaduto in Italia negli ulimi quindici anni secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Tra il 2000 ed il 2014, le entrate tributarie sono aumentate del 38,6 per cento, mentre la spesa pubblica — al netto degli interessi sul debito — è salita del 46,5 per cento. Entrambe queste voci hanno subito un’impennata nettamente superiore a quella registrata dal Pil nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un incremento del 30,4 per cento. «Nella giornata conclusiva del Meeting di Comunione e Liberazione — osserva Paolo Zabeo della Cgia — il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che per tagliare le tasse bisogna assolutamente ridurre la spesa pubblica. Insomma, per trovare le risorse per azzerare la Tasi e l’Imu sulla prima casa, e per ridurre l’Ires e l’Irpef, bisogna invertire di 180 gradi le politiche di bilancio adottate in questi ultimi 15 anni. Le tasse hanno inseguito le uscite, per evitare che i nostri conti pubblici saltassero per aria. Con il risultato che il carico fiscale sui cittadini e sulle imprese è aumentato a dismisura per coprire gli aumenti di spesa che, purtroppo, non hanno ridotto le disparità esistenti tra le persone in difficoltà e le classi sociali più abbienti». Tuttavia, fa notare l’ufficio studi della Cgia, sarebbe ingeneroso definirci un Paese di spendaccioni. Gli ultimi dati disponibili (2013) ci dicono che la spesa pubblica italiana è pari al 50,8% del Pil, solo 1,4 punti in più della media dei Paesi dell’area euro. Detto ciò, se dall’importo totale togliamo la spesa pensionistica (16,7% del Pil) che, nel breve periodo, risulta essere difficilmente comprimibile e quella per interessi sul debito pubblico (4,9% del Pil), le nostre uscite si riducono al 29,2% del Pil, contro una media dei Paesi dell’Area Euro pari al 33,8 per cento; potendo così contare su una spesa media — al netto di previdenza e interessi — più contenuta di ben 4,6 punti percentuali di Pil.


Ovviamente, «scontiamo gli effetti negativi di una spesa pensionistica in passato molto generosa, e di un debito pubblico che, nonostante l’austerità degli ultimi anni, ha comunque continuato a crescere».

30 Agosto 2015

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