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Giovedì 08 Dicembre 2016

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PIEVE D'OLMI

Niente 'sfratto' per i cani della Borlenghetta

Il Tar di Brescia ha sospeso l’ordinanza del Comune di Pieve d’Olmi contro l'affittuaria della struttura

Niente 'sfratto' per  i cani della Borlenghetta

Cani in una foto d'archivio

PIEVE D'OLMI - I cani ospitati nella ‘Cascina Borlenghetta’ non verranno sgomberati. Il Tar di Brescia ha sospeso l’efficacia dell’ordinanza del Comune di Pieve d’Olmi del 30 dicembre scorso contro Rosetta Facciolo, affittuaria della struttura dove sono ricoverati gli animali. Di più. Esaminato il caso, nelle sei pagine di ordinanza pronunciata il 22 aprile scorso, il Tar (presidente Angelo De Zotti, estensore Mauro Pedron, consigliere Francesco Gambati Spisani) dà a Rosetta Facciolo, presidente della sezione di Cremona della Lega nazionale per la difesa del cane, «le istruzioni su come comportarsi», per dirla con l’avvocato Santo Maugeri. E cioé «nello specifico — scrive il Tar — l’attività svolta dalla ricorrente appare correttamente inquadrabile nello schema della struttura zoofila, tenendo conto in particolare dell’accordo con il Comune di Miglionico». «Facciolo si è accordata con il Comune di Miglionico (Matera) di prendere i cani o trovati oppure oggetto di sequestro di quel comune. Non sono animali di privati, ma intestati o alla Lega del Cane o alla stessa Facciolo», spiega l’avvocato Maugeri, il quale torna all’origine della ‘querelle’ con il Comune di Pieve d’Olmi. «L’aspetto che il Comune aveva messo a base dell’ordinanza sindacale — osserva il legale — è che all’apparenza la struttura sembrava un canile, perché all’esterno era stata affissa una immaginetta di San Rocco, protettore dei cani, poi rimossa dalla stessa Facciolo. Secondo il Comune, dall’esterno la cascina poteva confondersi con un rifugio del cane senza che lo fosse».
Il Tar chiarisce che «la classificazione urbanistica della cascina non è di ostacolo allo svolgimento dell’attività di struttura zoofila. In effetti, la zonizzazione agricola consente lo svolgimento di tutte le attività che non implicano trasformazione del terreno in senso residenziale o produttivo mediante opere permanenti. Poiché sia la struttura zoofila sia la pensione canina sono destinazioni d’uso intrinsecamente compatibili con quella agricola principale dell’area circostante, non è necessaria alcuna variante urbanistica. E’ però necessario che la ricorrente (Facciolo, ndr) chieda l’autorizzazione al Comune». «E noi ci attiveremo», ha detto Maugeri.
La causa sarà trattata nel nel merito il 13 luglio del 2016. Tuttavia, «fino alla pronuncia di merito — osservano i giudici amministrativi — rimane sospeso l’ordine di sgombero degli animali già presenti, ma non possono essere effettuati ulteriori ingressi, salvo specifico nulla-osta del Comune., All’autorizzazione può essere allegata una convenzione che disciplini gli aspetti di interesse pubblico dell’attività».

15 Maggio 2015

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