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SAN DANIELE PO

In lite con i vicini, assolto cinque volte

Accuse cadute per un egiziano. Il difensore: vicenda kafkiana

In lite con i vicini, assolto cinque volte

Il tribunale di Cremona

SAN DANIELE PO - Il difensore l’ha definita una «vicenda kafkiana», perché «per lo stesso episodio, una lite per questioni di vicinato, il mio assistito ha avuto cinque denunce, una da ciascun componente della famiglia che lo ha querelato per ingiurie e minacce; ha subito cinque processi e per cinque volte è stato assolto». San Daniele, via Faverzani. Di qua la famiglia Galletti, il padre Aurelio, i figli Paolo ed Elisa, il genero Roberto e la nuora Angheliki, titolari della fabbrica che produce aceto con annesse abitazioni; di là Mobarak Barakat, egiziano di 71 anni, in Italia da 40, un lavoro che lo ha portato spesso all’estero, oggi pensionato. Vive con la moglie in una villetta al confine con le proprietà dei Galletti. Due famiglie in lite «per immissioni di rumore, che si trascinano da anni», spiega l’avvocato Simona Bozuffi, legale dell’egiziano processato cinque volte davanti al giudice di pace, Gaetano Lecce, per l’episodio avvenuto intorno alla mezzanotte del 2 aprile del 2011. Cinque ricorsi immediati per ingiurie e minacce ai Galletti che lo accusavano di aver detto loro: «Bastardi, vi brucio la fabbrica con dieci litri di gasolio». E che avevano chiesto 10mila euro di risarcimento ciascuno. Sempre assolto Barakat, tranne in un processo: quello in cui il giudice Lecce lo condannò per aver minacciato Paolo (fu assolto dall’ingiuria). Accusa caduta due giorni fa nel processo d’appello, davanti al giudice Maria Stella Leone. Lo stesso pm onorario, Silvia Manfredi, aveva chiesto l’assoluzione. Ma ancor prima, a scagionare Barakat ci avevano pensato (in tutti i processi), i marescialli Fiori e Teti. «Il maresciallo Teti era stato anche testimone oculare della vicenda dal balcone della sua abitazione, in quanto all’epoca era il comandante della stazione — evidenzia il difensore —. E’ emerso che era stata la famiglia Galletti ad aver offeso e minacciato il mio assistito. La vicenda si è chiusa. Una vicenda kafkiana».

28 Marzo 2015

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