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CREMONA

In Ospedale prima volta della risonanza al feto

La bimba poi è stata operata a pochi giorni dalla nascita e ora sta bene

In Ospedale prima volta della risonanza al feto

Il medico Deborah Mammoliti

CREMONA - Grazie alla collaborazione tra ostetricia, ginecologia, radiologia, pediatria è stata eseguita la prima risonanza magnetica fetale a Cremona. Un esame molto particolare che ha consentito di arrivare, dopo la nascita, a un risultato molto positivo. La bambina (con diagnosi di tumore raro), operata a pochi giorni dalla nascita, oggi sta bene.
Deborah Mammoliti, specialista di Ostetricia e Ginecologia (l’Unità diretta da Aldo Riccardi) spiega come è andata.

Quando si rende necessaria la risonanza magnetica?
«L’ecografia è a tutt’oggi la metodica elettiva per lo screening delle anomalie fetali, ma nel caso di anomalie complesse non sempre consente di ottenere informazioni sufficienti per una diagnosi precisa. Abitualmente la risonanza magnetica fetale si utilizza per valutare la compromissione dell’encefalo (ad esempio gravidanza gemellare con morte spontanea o iatrogena del cogemello), in presenza di infezione fetale, oppure di masse sospette fetali, non solo encefaliche, come nel caso seguito presso la nostra struttura».

L’ecografia non era sufficiente per effettuare la diagnosi prenatale?
«La risonanza magnetica permette una maggiore definizione delle immagini rispetto a una normale ecografia fornendo al clinico maggiori informazioni. In passato la sua applicazione nella diagnosi prenatale era fortemente influenzata dai movimenti del bambino, quindi poco utilizzata. Le apparecchiature moderne, invece molto più veloci, forniscono immagini con una buona risoluzione e non influenzate dal movimento del bambino».

La risonanza magnetica, in qualche modo, può in qualche modo essere dannosa per il feto?
«Nessun rischio, si utilizzano frequenze appositamente dosate. Questa tecnica fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici, senza esporre la mamma e il bambino a nessun tipo di radiazioni ionizzanti».

Nel caso seguito a Cremona in che modo è stato incisivo il ricorso alla risonanza magnetica?
«È servita per confermare un sospetto diagnostico ecografico, teratoma sacro coccigeo, il più comune tra i tumori congeniti, ma di una tipologia tra le più rare. La risonanza è stata determinante nel fornire indicazioni più dettagliate circa i limiti della massa neoplastica del feto. Così si è potuto decidere l’iter terapeutico successivo. La bimba, una volta nata è stata sottoposta a intervento chirurgico e ora sta bene». 

 

18 Marzo 2015

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