il network

Domenica 04 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


CASALBUTTANO

Per le orticole il futuro è 'bio'

Taglia il traguardo dei quattro anni l'iniziativa-pilota avviata a Cascina Casella

Per le orticole il futuro è 'bio'

Stefano Lanzoni e Roberto Tali

CASALBUTTANO - Ha compiuto quattro anni il mese scorso e si sta rivelando una scommessa vinta, con interessanti prospettive di crescita necessariamente sostenibile a fronte di un mercato sempre più attento. Ha sbocchi commerciali diversificati (vendita diretta il sabato mattina a Casalbuttano, a domicilio il mercoledì pomeriggio a Cremona, e-commerce, gruppi di acquisto solidale, qualche ristorante, due teste di ponte con la grande distribuzione grazie all’Iper di Cremona e al Carrefour di Orzinuovi); ed occupa un segmento assai poco diffuso sul territorio provinciale, quello dell’agricoltura biologica, l’azienda di Stefano Lanzoni a Cascina Casella di Casalbutano.

Un’esperienza per diversi aspetti unica, quella avviata ormai da tempo all’interno della storica azienda di famiglia, impegnata sui fronti della produzione orticola, cerealicola e delle bioenergie.
«Nel 2003 avevamo iniziato la costruzione delle serre per poter puntare con continuità sul mercato della quarta gamma», spiega Lanzoni. L’iniziativa si è sviluppata nel tempo, fino al 2011, quando una parte della produzione (fin dall’inizio realizzata secondo i criteri della ‘lotta integrata’, dunque con una consistente riduzione dell’impiego di fitofarmaci, concimi ed altri prodotti chimici rispetto a quanto accade per la verdura ‘convenzionale’) è stata convertita al biologico.

Il parziale cambio di rotta coincide con l’ingresso nell’attività di Roberto Tali, che fino ad allora aveva coltivato il biologico solo come passione, ma decide di farne una scelta professionale e di vita più ‘slow’ e a misura d’uomo, dopo precedenti esperienze lavorative all’insegna dello stress metropolitano.

Oggi la parte dedicata al biologico interessa 12 serre su circa 8.000 metri quadrati di terra, su un totale di 87 serre e 5,2 ettari. E mentre — se non verranno in soccorso sbocchi significativi sui mercati esteri — il raggio d’azione della quarta gamma appare al momento consolidato, con le aziende più interessate a tenere le posizioni che a puntare su potenziamenti che non troverebbero riscontro nella domanda, proprio il biologico sembra invece offrire opportunità di crescita. «Tra l’altro, l’elevato valore aggiunto di una produzione ispirata al rispetto di criteri molto rigidi, che richiede lavoro, passione e tempo, permette di ‘spuntare’ un prezzo più adeguato. Naturalmente superiore a quello dei prodotti tradizionali, ma chi prova questi — e soprattutto ci viene a trovare, vede e capisce come si lavora — difficilmente torna indietro...».

Il segmento dedicato alla produzione biologica si è dato un nome che spiega tutto da solo, ‘L’orto di una volta’, e rispetta in modo rigoroso l’andamento climatico e quindi la stagionalità. Il futuro e le possibilità di sviluppo sono concentrati lì, con l’ipotesi dell’eventuale estensione del biologico anche alla quarta gamma. «Crediamo ci siano margini di crescita: ogni anno cerchiamo di aumentare un po’ il potenziale produttivo, ma è una cosa che va fatta con la necessaria gradualità, prudenza e misura. Non solo per una questione di costi. Questo tipo di lavoro richiede amore, e il piacere di farlo. Se prendono il sopravvento l’ansia per i numeri e per il risultato, l’incantesimo si spezza». Perchè l’orto di una volta (e forse nessun orto) può rimanere sè stesso se diventa una catena di montaggio.

15 Marzo 2015

Commenti all'articolo

  • Giacomo

    2015/03/15 - 15:03

    Bravissimi.....!!!

    Rispondi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000