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CREMONA

Beffati dal crac Lehman, restituiti 20 mila euro

I due risparmiatori hanno fatto causa a Unicredit che è stata condannata a restituire il denaro investito

Beffati dal crac Lehman, restituiti  20 mila euro

Gli avvocati Francesca Scudellari e Annalisa Beretta

CREMONA - Nel 2008 fa il crac che ha sconvolto l’economia di tutto il mondo, il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, il più grande nella storia delle bancarotte mondial. Solo in Italia, 127mila risparmiatori beffati, tra i quali due cremonesi, che due mesi prima del crac della banca d’affari statunitense, investirono 20mila euro in titoli Lehman Brothers, andati in fumo. Adesso, la somma verrà loro restituita.

Attraverso Federconsumatori, assistiti dagli avvocati Annalisa Beretta e Francesca Scudellari, i due risparmiatori hanno infatti vintola causa intentata contro l’Unicredit davanti al giudice Giulio Borella, che ha condannato la banca non solo a restituire il denaro investito, ma anche risarcire il danno «derivante dal lucro cessante rapportato al beneficio che gli investitori avrebbero avuto se avessero investito all’epoca in un rendimento medio ponderato in rapporto ai titoli di Stato a 12 mesi».


Come hanno spiegato i legali, sette anni fa il personale dell’Unicredit consigliò ai due risparmiatori di acquistare titoli Lehman Brothers, senza dare loro, però, informazioni sufficienti sul rischio dell’investimento. Presso la banca venne sottoscritto un dossier titoli. Gli investitori manifestarono l’intenzione di scegliere investimenti a basso rischio.
Nella motivazione della sentenza, il giudice Borella osserva che «la banca ha violato sotto molteplici profili gli obblighi informativi», poiché «appare altamente improbabile che la vicenda possa collocarsi nell’ambito della mera negoziazione, e non, invece, nel quadro di un servizio più ampio, di consulenza o di gestione». Secondo il giudice, la banca avrebbe dovuto comunicare ai clienti l’inadeguatezza dell’operazione, peraltro fatta ‘a meno di due, tre mesi dal default’ della Lehman.

«Ad un operatore professionale — scrive il giudice — non poteva infatti sfuggire, in base ad informazioni obiettive e reperibili in base alla diligenza professionale richiesta, come un investimento in titoli Lehman, a quella data, fosse a fortissimo rischio». Pare che l’iniziativa di vendere i titoli sia partita dalla banca stessa, come «a volersi liberare di titoli che stavano diventando scottanti».  Il giudice ha anche riconosciuto che i risparmiatori non si affidarono alla consulenza della banca per acquistare «strumenti semplici e conosciuti al grande pubblico», ma per farsi consigliare e assumere informazioni su «strumenti altamente complessi», come, appunti, i titoli Lehman Brothers.

Una sentenza che soddisfa i legali, «in quanto — ha affermato l’avvocato Beretta — esamina con competenza le principali questioni in ordine al giudizio di appropriatezza o di adeguatezza delle informazioni ricevute al momento dell’investimento».
Francesca Morandi

 

06 Marzo 2015

Commenti all'articolo

  • Giovanni

    2015/03/09 - 10:10

    Oggi non ci si può fidare veramente di nessuno. Dopo l'esplosione della crisi del 2007, conseguente ai mutui subprime americani, molte banche italiane non hanno mostrato rispetto per i propri risparmiatori. Conosco ex impiegati di banca, oggi in pensione, che sono rimasti scandalizzati per il modo con cui i funzionari di banca di oggi, a contatto con il pubblico, vengono indotti a convincere clienti che dispongono di piccoli patrimoni da gestire, ad investire in operazioni ad altissimo rischio, se non in operazioni dalla sicura chiusura in perdita!

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