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Sabato 03 Dicembre 2016

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SMOG E INQUINAMENTO

A Cremona torna la solita brutta aria

Quest'anno il PM10 ha colpito duramente il sud Lombardia: anche Cremona tra i capoluoghi più inquinati

A Cremona torna la solita brutta aria

CREMONA - Dopo un 2014 che aveva alimentato qualche speranza di cambiamento, in Lombardia torna la solita brutta aria. A certificarlo sono le centraline ARPA dei capoluoghi di provincia, che da ieri collocano il capoluogo lombardo oltre ogni limite di polveri sottili, sia per la concentrazione media che per il numero di giorni all'anno (35) per i quali la UE considera tollerabile il superamento della soglia di 50 microgrammi/mc. Infatti i dati rilevati nella giornata del 4 marzo segnano superamenti nelle centraline urbane di Milano: quanto basta per far scoccare il 36mo giorno di aria gravemente inquinata dall'inizio dell'anno, e quindi l'uscita dalla 'zona franca' consentita dalla UE. Ci si potrebbe consolare constatando che negli anni precedenti i superamenti si sono verificati anche più precocemente, sempre nel mese di febbraio, con la vistosa eccezione del 2014 in cui la scadenza fatidica si è presentata a fine settembre. Ma è una consolazione che non fa i conti con i dati climatici: infatti anche i primi due mesi del 2015 sono stati anomali e molto piovosi, con circa 200 mm di pioggia caduta nella città di Milano, che corrisponde ad oltre il doppio della piovosità media storica del periodo. Quindi sicuramente anche in questo inizio di 2015 il clima ha mitigato gli effetti dell'inquinamento, essendo mancati quegli interminabili periodi di alta pressione e calma di venti che caratterizzano gli inverni milanesi, e concedendo qualche giorno di tregua in più rispetto alla media di inquinamento del decennio precedente. Il trend di miglioramento della qualità dell'aria dunque procede ad un ritmo inaccettabilmente lento, e di questo passo i polmoni dei lombardi dovranno rassegnarsi ad inalare ancora per molti anni aria decisamente insalubre. Con chi prendersela? Con i caminetti, con gli allevamenti zootecnici, con il riscaldamento, con le fabbriche, con i diesel Euro 0? “Sappiamo bene che l'inquinamento ha molte fonti, ma i dati sulle emissioni da traffico sono chiarissimi e non concedono scappatoie - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, ricordando che nelle aree urbane lombarde il 56% delle emissioni primarie di polveri e il 67% di quelle di NOx derivano da traffico veicolare - la strada maestra è quella di ridurre il traffico nella regione più motorizzata d'Europa: in Lombardia con 246 autovetture per km2, siamo al doppio dell'intensità di motorizzazione di Germania e Regno Unito, e ad oltre 4 volte quella della Francia. Se non si lavora per invertire questa anomalia, migliorando il trasporto pubblico per ridurre il ricorso all'auto di proprietà, e puntando sulla logistica ferroviaria per il trasporto merci, gli obiettivi di risanamento dell'aria resteranno irraggiungibili”.

Se Milano piange, il resto della pianura non ride. A passarsela peggio quest'anno sono stati i capoluoghi del sud Lombardia, in particolare Cremona, Pavia, Lodi.

Cremona ha sforato con due giorni di anticipo rispetto a Milano e a Pavia il superamento si è verificato addirittura il 21 febbraio, tanto che oggi siamo già al 41mo giorno di polveri oltre la soglia di 50 microg/mc. Quanto ai valori medi misurati dall'inizio dell'anno, Lodi e Pavia hanno fatto registrare livelli di polveri più alti, seppur di poco, rispetto a quelli di Milano. Le cose vanno male anche negli altri capoluoghi di pianura, Mantova, Brescia e Monza.

Quest'anno la 'rosa delle correnti' ha prelevato le masse d'aria più inquinate dell'area metropolitana spingendole verso sud e risparmiando i capoluoghi sopravento, pertanto livelli di inquinamento più accettabili si sono registrati a Bergamo, mentre l'aria è risultata respirabile nelle città alpine e prealpine: Lecco, Sondrio, Varese e Como dispongono ancora di un consistente bonus di giornate di sforamento tollerato, nonostante i fumi di caminetti e stufe molto diffuse nelle località alpine e prealpine. Una Lombardia dunque pneumologicamente spaccata in due, in cui i polmoni di un lecchese nel 2015 hanno inalato la metà delle polveri penetrate negli alveoli di un cremonese.

 

 

05 Marzo 2015

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