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Venerdì 09 Dicembre 2016

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CREMONA

False nozze per immigrati, coinvolti due cremonesi

L'inchiesta a Busto Arsizio. Fa sposare la sorella a un marocchino, arrestata

False nozze per immigrati, coinvolti due cremonesi

Uno dei matrimoni combinati dalla banda di truffatori

CREMONA - Fornivano ai connazionali marocchini un pacchetto tutto compreso: la sposa italiana che per il suo sì guadagnava 3.500 euro, le pubblicazioni, la sala delle nozze, i testimoni, il ristorante, la festa e persino l’avvocato per divorziare. Trentatré nozze per immigrare, tutte nulle. Nell’operazione ‘Wedding planner’ dei carabinieri di Busto Arsizio (Varese), culminata in 18 arresti, sono rimasti coinvolti anche due italiani domiciliati nel Cremonese: Denise e il compagno Ciro, 21 e 28 anni, lei finita agli arresti domiciliari, lui sottoposto all’obbligo di firma. Per l’accusa, avrebbero combinato le nozze tra la sorella di Denise, e un marocchino di 52 anni. Ciro e Denise si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip, Pierpaolo Beluzzi, che li ha interrogati su rogatoria del collega del tribunale di Busto Arsizio. Misure convalidate. «Sono ragazzi molto giovani, si sono trovati in questa vicenda senza quasi neanche accorgersi», ha detto l’avvocato Raffaella Parisi. Gli organizzatori delle nozze erano membri di una banda capeggiata da quattro fratelli marocchini, spacciatori internazionali di droga, che avevano bisogno di far ottenere ai complici il permesso di soggiorno in Italia. Una sorta di attività parallela, per l’accusa messa in piedi dai fratelli Younes e Jamal Marraki, residenti nel Varesotto, con altri due fratelli, loro rimasti in Marocco ad occuparsi dei documenti in patria. Il gruppo forniva agli sposi un servizio di wedding planner tutto compreso: i testimoni pagati 200 euro, le ‘comparse’, il book fotografico, il nulla osta dal Consolato. Pensavano anche ai soldi per l’avvocato per poter divorziare: 1500 euro per la separazione che iniziava dopo quaranta giorni. Nel caso di Denise e Ciro, per l’accusa è andata così. Ciro avrebbe fatto conoscere a Younes Marraki la cognata, data in sposa ad Hassane attraverso documenti ottenuti illegalmente. Le nozze, a cui la giovane sposa prestò il proprio consenso, vennero celebrate a Saronno il 3 marzo del 2014. Denise e un marocchino per testimoni. L’accusa contesta che a seguito del matrimonio, al 25 settembre successivo, tuttavia, «non risultava ancora presentata la domanda di permesso di soggiorno».

In questo modo, la banda dei finti matrimoni è riuscita in circa un anno di indagini a combinare trentatré nozze accertate e cento sospette. Secondo il pm Francesca Parola, il guadagno era buono. Sono state denunciate anche 94 persone a vario titolo e tra le contestazioni vi è l’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma anche il traffico internazionale di droga. In qualche caso si sono prestati anche uomini di nazionalità italiana per nozze combinate con donne marocchine. Il problema era che i trafficanti intascavano dallo sposo (o sposa) marocchino tra gli 8 e i 12 mila euro, ma poi dovevano spendere molti soldi tra ristorante, feste e figuranti e il denaro cominciava a calare. La banda stava così pensando di sostituire le donne italiane con ungheresi, meno ‘costose’, ma che potevano comunque garantire al marocchino di essere coniugato con una cittadina comunitaria.

23 Febbraio 2015

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