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"No alla violenza e rispetto della città", l'appello dell'anziana madre di Bini leader storico degli antagonisti

"Mario mi diceva sempre che dall'esperienza aveva imparato che la violenza non paga mai"

"No alla violenza e rispetto della città", l'appello dell'anziana madre di Bini leader storico degli antagonisti

Mario Bini

CASALMAGGIORE - L’appello della madre di Mario Bini, il leader storico degli antagonisti scomparso un anno fa «Mario mi diceva sempre che dall’esperienza aveva imparato che la violenza non paga mai. Mi rivolgo ai manifestanti ‘No alla violenza e rispetto della città’. Una città che mio figlio ha amato molto».

A lanciare l’accorato appello è la signora Tina, l’anziana madre di Mario Bini, leader storico degli antagonisti cremonesi, fondatore del centro Dordoni aperto nel 1995. Bini, l’anima della sede degli autonomi, è morto il 4 luglio dello scorso anno, dopo venti giorni di agonia, colpito da choc anafilattico dopo essere stato punto da cinque api, mentre si trovava in Val Trebbia, nel Piacentino, ad occuparsi di alveari. Aveva 58 anni e tante lotte alle spalle, Bini. Un duro, sì, ma «un non violento».

«Mario diceva sempre che alla violenza non si risponde con la violenza, ma con l’intelligenza. Lui ogni azione la ragionava, la ponderava. Se fosse stato ancora qui, certamente avrebbe voluto la manifestazione antifascista, sicuramente con contenuti democratici, ma con un profondo rispetto della città che amava», evidenzia Mari Santi, per vent’anni abbondanti al fianco del leader degli antagonisti cremonesi.

Per la manifestazione in città c’è molta preoccupazione, i commercianti sono furibondi, perché nel sabato dello shopping hanno preferito chiudere i negozi per motivi di sicurezza. Una città blindata. Bini avrebbe voluto tutto questo? «‘Sono d’accordo per la manifestazione, perché dobbiamo ribadire il nostro antifascismo, ma non dobbiamo creare una blindatura della città. Nessuno deve avere paura a venire con noi. E’ una manifestazione per tutti’. Ecco, questo è quello che avrebbe voluto Mario — ha sottolineato Mari Santi — . Lui aveva a cuore la città. Mario diceva sempre che noi dobbiamo tenere viva, nella città, questa libertà, ma che ci doveva essere una integrazione con la città. Voleva il rispetto di tutto e di tutti. Voleva che il centro sociale Dordoni fosse integrato nella città».

23 Gennaio 2015

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