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False fatture, tre imprenditori cremonesi in manette

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False fatture, tre imprenditori cremonesi in manette

CREMONA - La Guardia di Finanza di Cremona ha smascherato un quartetto specializzato nelle frodi fiscali delle false cooperative di lavoro con un giro di milioni di euro.  A finire nel mirino delle fiamme gialle un imprenditore cremonese (G.G. classe 1959), due suoi collaboratori (M.R. classe 1954 e M.P.R., classe 1983) e un consulente fiscale partenopeo (S.D.N., classe 1963). Il quartetto dal 2002 ha gestito 15 cooperative con oltre 300 dipendenti, impiegati in varie aziende di macellazione e lavorazione di prodotti alimentari, tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

 

Le indagini, avviate a maggio dell’anno scorso, hanno dimostrato come queste cooperative fossero in realtà fittizie, senza alcuna parvenza di vita sociale o mutualistica (mai un’assemblea dei soci, mai la divisione degli utili tra i soci) e come i 300 dipendenti ignorassero completamente i loro diritti di soci. Oltre a ciò, l’imprenditore cremonese ha omesso di versare le imposte dovute su un volume d’affari di oltre 80 milioni di euro abbattendo i ricavi delle cooperative con un enorme flusso di fatture false.

 

Sino al 2006 i costi falsi equivalevano i ricavi e servivano ad annullare l’IVA dovuta allo Stato. Dal 2007, in coincidenza con l’ingresso del professionista nell’associazione, l’obiettivo di questi costi falsi è diventato anche la creazione di un “credito IVA” con il quale “compensare” indebitamente le ritenute fiscali e i contributi previdenziali dei lavoratori. Per dare un’idea, nel 2011 le cooperative hanno fatturato prestazioni per 11 milioni di euro e hanno dichiarato di aver sostenuto costi falsi per addirittura 22 milioni di euro. Complessivamente, tra il 2002 e il 2012 i costi falsi dichiarati dalle cooperative superano i 100 milioni di euro. Il danno per il fisco italiano non è ancora completamente quantificato, ma solo per l’IVA e per gli anni dal 2007 al 2012 ammonta a oltre 12 milioni di euro.

 

Il provento della frode veniva prelevato in contanti dai conti correnti delle finte cooperative: sempre tra il 2007 e il 2012 sono stati movimentati 54 milioni di euro dei quali ben 21 prelevati in contanti, con una media mensile di oltre 170mila euro. La Guardia di Finanza ha anche sequestrato i beni immobili di tutti gli indagati, in particolare quelli dell’imprenditore cremonese che aveva pensato di poterli mettere al riparo facendoli confluire in un 'trust'. La misura cautelare ha colpito 16 immobili per un valore storico dichiarato di oltre 2,5 milioni di euro, valore tuttavia sottostimato, e il saldo dei rapporti bancari e finanziari per i quali è ancora in corso la quantificazione.

 

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19 Dicembre 2014

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