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Sabato 03 Dicembre 2016

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CREMONA

Nella bara un'altra salma

Errore all'ospedale, sconcerto dei parenti alla camera ardente

Nella bara  un'altra salma

L'ospedale di Cremona

CREMONA - Aprire la bara appena condotta nella camera ardente dall’ospedale e trovare un' altra salma. Il momento più doloroso che sconfina nello sconcerto. Il tutto davanti a decine di persone, a cominciare dai sei o sette parenti stretti che, vicini alla salma, restano impietriti, inclusa una bimba di dodici anni, la nipote del defunto rimasto all’ospedale, che rompe il silenzio e dice quel che passa per la testa di tutti i presenti: «Ma questo non è il nonno».

 

Una vicenda che lascia senza parole, del tutto fuori dall’ordinario, quella venuta a galla nelle scorse ore. Un caso già oggetto delle scuse presentate dai vertici del nosocomio di Cremona ai parenti stretti del defunto e di un provvedimento a carico del dipendente responsabile dell’errore, quello avvenuta alcune settimane fa tra l’ospedale e un centro alle porte della città. L.G. si è spento a 80 anni dopo una malattia. Dopo, il decesso, i familiari hanno contattato l'agenzia funebre e sono scattate le procedure per riportare la salma nella camera ardente di un centro limitrofo a Cremona.

 

A seguire, nella chiesa vicina, si sarebbe svolta la cerimonia funebre. L’errore è avvenuto all’ospedale. Nella bara prescelta dai familiari dell’80enne, per un errore forse riconducibile a una incomprensione tra addetti dello stesso nosocomio e quelli dell’impresa funebre, nella bara finisce un’altra salma, che viene chiusa e trasportata. Pochi minuti dopo, tra lo sconcerto generale, viene a galla l’errore, che lascia allibiti tutti. La reazione, peraltro, è immediata. Nell’arco di meno di un’ora viene tutto risolto: la salma che non doveva giungere in quella camera ardente viene riportata all’ospedale, dove nella bara viene collocata la salma dell’80enne, poi un altro viaggio verso la camera ardente. Quanto alle reazioni — a parte lo choc iniziale, comprensibile — i parenti dell’anziano deceduto si dividono. Quelli più stretti, che nelle ore successive vengono ricevuti da alcuni dirigenti dell’ospedale Maggiore, decidono di accettare le scuse e di chiudere la vicenda, con tanta amarezza, certo, ma senza strascichi. Altri hanno rimarcato «l’indifferenza e l’apatia manifestate anche quando ci si è trovati davanti all’errore grave che è stato compiuto», spiega un congiunto. Fioccano anche domande, tra i parenti dell’ottantenne.

 

«Cosa sarebbe accaduto se la bara con l’altra salma fosse stata condotta al forno crematorio? E se un domani si rendesse necessario un controllo sul Dna, che risultato arriverebbe?».

17 Dicembre 2014

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