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Sabato 03 Dicembre 2016

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CREMONA

Industriali, premiati 116 studenti bravissimi

Al Ponchielli la tradizionale consegna delle borse di studio

Industriali, premiati 116 studenti bravissimi

Foto di gruppo alla cerimonia di consegna delle borse di studio degli Industriali

CREMONA - Nella prestigiosa cornice del teatro Ponchielli si è tenuta domenica 14 dicembre la consegna delle borse di studio dell'Associazione Industriali. Sul podio 116 ragazzi. 

L'intervento del presidente Umberto Cabini :

Autorità, cari colleghi, cari ragazzi
Nel nostro Paese, nell’Italia dei territori che affronta molteplici criticità, sono molti gli imprenditori protagonisti della vita di scuole e università, che traducono il loro ruolo sociale in una vera e propria responsabilità educativa.
Molte nostre imprese, grandi e piccole, sono impegnate nell’aiutare studenti, docenti, dirigenti scolastici e rettori a realizzare una formazione più innovativa, aperta, costruita sulle competenze, in grado di rappresentare un vero fattore di sviluppo per il Paese.
Mi fa molto piacere come presidente degli Industriali cremonesi e come imprenditore, in questa bella giornata, parlare ai giovani , poter condividere con voi qualche riflessione e testimoniare il nostro interesse affinché alle nuove generazioni siano riservate grandi opportunità .
Dalle nostre imprese vediamo un mondo che è diventato via via più piccolo e più rapido nelle sue evoluzioni, perché le tecnologie lo hanno reso più reattivo e veloce, con meno dispendio di materie prime ed energie, più collegato nelle sue parti, navigabile e in perenne scambio di informazioni.

Le previsioni ci dicono che questa tendenza non muterà. Anzi accelererà.
Il volume di dati crescerà di oltre 30 volte nei prossimi anni, al mercato si affacceranno popolazioni e paesi che finora sono stati ai margini della vita economica globale.

La sostenibilità ambientale delle economie sarà sempre più importante nella competizione globale. Molte analisi dicono che le parole d’ordine del futuro saranno information technology e internet di prossima generazione, reti, green, bio, robotica, macchine che comandano macchine, materiali avanzati.
Scienza, tecnologia, matematica e fisica, ingegneria entreranno sempre più nel nostro quotidiano. E il lavoro sarà sempre più connotato da qualifiche alte e con competenze tecniche, ingegneristiche, scientifiche ed economiche di alto livello , ma in cui la manualità sarà ancora centrale, divenendo manualità di qualità .
La scuola lascia sempre e comunque un’eredità, nella vita delle singole persone, delle famiglie, delle organizzazioni. Sono lasciti immateriali ma ben riconoscibili. Intrecciati tra loro raccontano la storia di un Paese, la sua qualità complessiva, le sue possibilità civili ed economiche, individuali e collettive.
I segni che lascia la scuola italiana di oggi sono al contempo il riflesso e l’immagine originale del nostro Paese, perché la scuola plasma una comunità e al tempo stesso ne è fortemente condizionata.
Ciò che appare delle nostre istituzioni educative è un insieme di non facile lettura, un disegno un po’ frutto del caso, con macchie di colore, schizzi innovativi ed evidenti segni di arcaicità. Forse non piacerà, ma la scuola siamo noi italiani, né più, né meno.

Nel viaggio in Italia che Confindustria compie da anni con la sua rete di Associazioni, di imprenditori, esperti, affezionati collaboratori, insegnanti, presidi, giovani, abbiamo visto tanta stanchezza e disincanto, negli studenti come negli operatori. Abbiamo ascoltato un’equivalente voglia e impegno a cambiare.
Si conducono molti esperimenti, cantieri con prove ed errori, nella speranza di innovare in meglio e per dare un significato al proprio lavoro. Ci sono nelle categorie professionali della scuola grandi valori e disponibilità, qualità e modernità. Questi convivono con gravi inadeguatezze, delusioni e demotivazioni.
Cucire finalmente un abito alla scuola e vincere le inerzie e le posizioni dei tanti conservatori con una proposta innovativa e qualificante, sono gli obiettivi cui il sistema Confindustria vuole contribuire.
Con il progetto la “Buona scuola” il Governo ha presentato, dopo molti anni, una proposta che ha
molti contenuti innovativi. E’ un’appassionante base di discussione. In questo percorso di cambiamento che il mondo dell’educazione si accinge a cominciare, la voce delle imprese deve essere ascoltata.

L’alleanza tra sapere, crescita economica, benessere ed equità assume valori più sfidanti di quelli che l’Italia affrontò nella seconda metà del Novecento, in un Paese da ricostruire materialmente e da far uscire con decisione dalla morsa dell’analfabetismo, per entrare nel novero delle civiltà industriali occidentali più dinamiche.

L’industria ha fortemente influenzato cultura e sviluppo sociale nel vecchio continente. Solo sessant’anni fa l’Italia era una nazione ancora prevalentemente agricola, per diventare in soli vent’anni la seconda potenza industriale europea e una delle prime dieci del mondo.

Questa visione e questa spinta creatrice positiva si è però via via spenta nella politica e nella società europea.

Oggi l’industria ha ridotto drasticamente la propria spinta e partecipazione al Pil scendendo al 15% medio in Europa, dal 29% degli anni ’70. Analogo processo è avvenuto negli Stati Uniti. In Italia siamo ancora al 17%. Ma non è solo questo il dato che colpisce della situazione europea. Infatti, mentre il valore aggiunto in Europa è rimasto sostanzialmente costante dal 2000 ad oggi, nel resto del mondo è cresciuto di più del 40%. Frutto d’integrazione con i servizi e trend di spinta alla innovazione .

Concepire il futuro dell’Italia in questo scenario richiede un profondo ripensamento del nostro ruolo di potenza manifatturiera d’Europa, investendo su creatività e innovazione. Ciò vale per le imprese come per le istituzioni.
Gli imprenditori che l’hanno fatto in questi durissimi anni di crisi sanno che questa è la strada giusta che paga.
La fabbrica competitiva si reinventa continuamente sulla base degli stimoli e delle opportunità che provengono dall’esterno. Possiamo assecondare questo processo solo disponendo di persone adeguate alle nuove sfide sociali e del mercato.

In questo senso è nostra responsabilità segnalare e cooperare con il sistema educativo per definire e costruire le competenze su cui è necessario investire allo scopo di garantire lo sviluppo industriale del Paese. La formazione ovviamente non può essere solo rivolta all’immediato e a soddisfare la domanda prociclica, deve pensare e guardare al futuro.
Le anomalie più serie del sistema formativo italiano rispetto al contesto internazionale sono note agli esperti, ma poco conosciute e discusse dal largo pubblico.
In sintesi direi che abbiamo forse “troppa scuola tradizionalmente intesa”, un sistema con troppe nozioni, troppe materie, poche attività di laboratorio,poco collegamento con la società, scarsa attenzione ai costi e agli sprechi, nessuna valutazione di efficacia del servizio, nessun riconoscimento dei meriti degli operatori più apprezzati e nessun riconoscimento al ruolo pubblico del settore paritario: la quantità a scapito della qualità.
E’ tutto questo che dobbiamo invertire.
Lo si può fare anche con un maggior collegamento al lavoro.
Il lavoro e l’impresa devono tornare centrali all’interno dei processi formativi.
L’idea che “prima si studia, poi si lavora”, ha fatto il suo tempo, e oggi si riconosce l’importanza di consentire anche ai ragazzi italiani di incontrare lavoro e impresa nel vivo del loro processo di formazione offrendo loro il diritto (largamente esercitato dai giovani europei) di “imparare lavorando”.
Oggi in Italia solo il 4% degli studenti tra i 15 e i 29 anni riesce a integrare studio e lavoro, a fronte del 22% degli studenti tedeschi. I giovani italiani non sono accompagnati al lavoro e spesso non lo conoscono. Rispetto ai coetanei europei entrano mediamente due anni più tardi nel mercato del lavoro. I tirocini formativi sono ancora troppo pochi e troppo brevi e solo il 40% delle imprese ha contatti frequenti con le scuole (il 70% in Gran Bretagna e Germania). Questa impostazione ha forti ripercussioni anche sul tasso di disoccupazione giovanile.
Occorre promuovere lo sviluppo di percorsi formativi che valorizzino l’esperienza di applicazione delle conoscenze in contesti produttivi reali, non solo nella formazione professionale, ma con alternanza, stage, tirocini obbligatori pre-laurea, apprendistato, rendendo il rientro formativo dopo un periodo di lavoro una modalità usuale nel percorso di sviluppo professionale individuale e riconoscendo competenze e qualificazioni acquisite sul lavoro, in Italia o all’estero come crediti formativi.
Il lavoro deve essere inteso come un’occasione per sperimentare metodologie di apprendimento attive e interdisciplinari che coinvolgano direttamente gli studenti permettendo loro di applicare le nozioni teoriche. In quest’ottica l’apprendimento non termina con il percorso di studi, ma prosegue lungo tutto l’arco della vita integrando esperienze lavorative e professionali per contrastare la rapida obsolescenza delle competenze.

Mi avvio a concludere.

In Italia abbiamo purtroppo 700 mila disoccupati tra i 15 ed i 24 anni ed oltre 4 milione di ragazzi che non studiano, non lavorano e al di fuori della formazione, in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte di Europa.
Oggi se vogliamo contrastare la disoccupazione e dare a tutti una opportunità lavorativa, dobbiamo mettere in moto un processo complesso che tocchi tutti gli ambiti.
Non esistono ricette miracolose, e diffidiamo da chi ne propone.
E’ tempo di occuparci del futuro del paese.

Se l’Italia non appare un luogo per giovani è il momento di impegnarci affinché lo diventi.

La giovane età è un valore. Rompiamo il meccanismo che ha predicato e praticato l’anzianità come meccanismo di carriera.
Per cavalcare il cambiamento diviene necessario andare oltre le posizioni di rendita, rompere i “privilegi”.

E’ tempo di occuparci del futuro del paese e quindi di scongiurare pessimismi e catastrofismi e di smentire le drammatiche sembianze che ci attribuiscono i rating mondiali.

La realtà italiana è di gran lunga migliore di quella che gli altri ci vogliono attribuire e che hanno interesse ad attribuirci.
Ma è anche migliore di quella che noi stessi siamo soliti esprimere.

Dobbiamo lottare contro un’immagine del Paese appesantita da elementi che nulla hanno a che fare con la realtà della nostra economia.

Un Paese nel quale troppo spesso ci si fa del male da soli per eccessiva affermazione delle individualità e per miopi protagonismi o, peggio ancora, per la semplice ricerca della notizia sensazionale.

Noi non siamo il paese degli scandali, delle tangenti.

Noi siamo il paese delle qualità.
La qualità è la nostra unicità, la sola cosa che nessuno può contraffare.
Non avevamo grandi materie prime, ma siamo riusciti a inventarcele, e oggi la nostra più grande materia prima è diventato il Made in Italy.

E la qualità è ciò che contraddistingue la nostra Provincia di Cremona.

Essa è un patrimonio di settori, prodotti, nicchie di specializzazioni.
Esprimiamo eccellenze ed unicità nell’agroalimentare e nella meccanica.
Abbiamo espressioni importanti nella chimica e nella cosmetica. E stiamo cercando di creare poli di eccellenza nelle ICT.

Noi vogliamo attirare talenti ed idee e non regalarli agli altri paesi.
Per questo noi insisteremo affinché il nostro territorio rilanci la sua economia.
Insisteremo perché le istituzioni locali concepiscano, anche per lo sviluppo sociale, nuovi snodi per le aziende.

Senza imprese non c’è crescita, non c’è occupazione.

A chi dirà che non ci sono risorse rispondiamo che è una scelta politica decidere su cosa puntare e su cosa investire.

Noi stiamo investendo perché sia possibile dare un futuro all’economia ed ai nostri giovani.

Cari ragazzi al vostro talento, alla vostra passione sono riconosciute queste nostre borse di studio, un segnale di fiducia nei vostri confronti dal mondo delle imprese.
Voglio con sincerità dedicare i miei auguri, affinché avanti a voi si apra un futuro di possibilità , di certezze, in cui possiate affermare i vostri sogni rendendoli tangibili e di successo.

 

14 Dicembre 2014

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