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CREMONA

Condannato a tre anni il rapinatore della farmacia Zamboni

Armato di coltello e scacciacani chiuse in bagno una cliente e 5 dipendenti

Condannato a tre anni il rapinatore della farmacia Zamboni

CREMONA - Ricoverato nel reparto di Psichiatria, il 30 agosto dello scorso anno, davanti ad una infermiera diede in escandescenza, tirò fuori un coltello e tentò di ferirsi. Sei giorni dopo, armato di coltello e di pistola scacciacani, seminò il terrore nella farmacia Zamboni, in via Oglio, quartiere Po, minacciando e chiudendo in bagno un cliente e cinque dipendenti.
Davide Pigozzi, 50 anni, originario di Cicognolo, un precedente per tentato omicidio nel 2007, per la rapina in farmacia è stato condannato a tre anni di reclusione. L’uomo si trova nella casa di cura di Castiglione delle Stiviere (Mantova). «Una perizia psichiatrica ha accertato la sua semi-infermità mentale», ha detto l’avvocato Giuditta Evangelisti, che ha assistito Pigozzi nel processo, con rito abbreviato, davanti al gup Andrea Milesi. Mentre davanti al presidente di sezione, Pio Massa, l’uomo dovrà rispondere di porto abusivo del coltello estratto durante il suo ricovero in Psichiatria, quando intervenne la polizia. L’avvocato Maria Laura Quaini ha chiesto al giudice un rinvio, accordato al 19 febbraio, «per valutare un eventuale rito alternativo».
L’assalto da Zamboni avvenne alle 15.40. Volto scoperto, Pigozzi, brandì un coltello e una pistola, fece spostare cinque dipendenti e un cliente da un lato della farmacia, poi arraffò il denaro in cassa: 2.800 euro. Infine, chiuse cliente e dipendenti nel bagno e uscì dalla farmacia per darsi alla fuga. All’esterno si affiancò all’automobile condotta da una donna: era una delle farmaciste che lavorava da Zamboni. L’ignaro Pigozzi le puntò una pistola contro e le intimò di ‘portarlo a Brescia’, ma la farmacista ebbe i riflessi pronti: non diede credito alla richiesta dello sconosciuto. Pigozzi allora cambiò obiettivo. Vide un ragazzino in bicicletta. Gliela prese e con quella fuggì, non prima di avergli allungato cento euro come indennizzo. In via Oglio arrivarono gli agenti della squadra mobile, gli stessi che scoveranno Pigozzi a Brescia, bloccato davanti all’uscita di un hotel di fronte alla stazione ferroviaria. Con sé l’uomo aveva ancora la pistola scacciacani e il coltello utilizzati per minacciare i dipendenti e il cliente della farmacia. I poliziotti gli trovarono addosso anche qualche grammo di cocaina e di marijuana ingresso. La squadra mobile ricostruì la fuga dell’uomo, un soggetto definito «altamente pericoloso» dagli investigatori,, partendo dalle immagini del circuito doi sorveglianza della farmacia e dalle testimonianze delle vittime che riferirono l’intenzione del bandito di dirigersi verso Brescia. Qui, Pigozzi, ci arrivò in taxi (pagò regolarmente la corsa), sul quale lasciò gli indumenti, ma non le armi. Arrestato, durante l’interrogatorio di garanzia che si svolse in carcere confermò la ricostruzione della polizia. Dal carcere Pigozzi era uscito circa un un anno e mezzo prima. Ci finì il 3 febbraio del 2007 con l’accusa di tentato omicidio davanti al Sert, in via Postumia, quando a metà mattina esplose due colpi di semiautomatica contro un 36enne originario di Rivolta d’Adda, ferito al torace e ricoverato in gravi condizioni in ospedale. Pigozzi venne arrestato poche ore dopo dalla squadra mobile e successivamente fu condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione, poi in corte d’appello patteggiò (all’epoca era consentito), ottenendo una riduzione di pena.
Nel luglio del 2008 invece patteggiò dieci mesi e venti giorni di reclusione per ricettazione della pistola, una calibro 765, di proprietà del marito della sua compagna che a suo tempo ne denunciò lo smarrimento. In quell’occasione, il pm diede il consenso ad applicare il minimo della pena, anche in considerazione della buona condotta dell’imputato, come chiarì il difensore Quaini. Uscito dal carcere, diciotto mesi dopo, diede in escandescenza nel reparto di Psichiatria e sei giorni dopo firmò la rapina in farmacia.

11 Dicembre 2014

Commenti all'articolo

  • alessandro

    2014/12/21 - 02:02

    i drogati hanno solo segatura dentro la testa (...), state lontani da ogni droga, meglio praticare sport e fare volontariato

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  • They

    2014/12/12 - 07:07

    Io penso che uno così sia pericoloso per la comunità e vada tenuto chiuso in qualche struttura indipendentemente dalla pena ridicola inflitta.

    Rispondi

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