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Sabato 03 Dicembre 2016

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CREMONA

Monete antiche: ‘Non ho truffato il cliente’

La commercialista Stifanelli si difende: Ho fatto solo l’inventario

Monete antiche: ‘Non ho truffato il cliente’

CREMONA - «Vi chiedo lo sforzo di mettermi nei miei panni. Mi hanno chiesto di fare un inventario, cosa che ho fatto. Mi hanno chiesto di presentare un intermediario finanziario, cosa che ho fatto. Per me la questione era chiusa». ‘Era chiusa’ per la commercialista Pierangela Stifanelli, che ieri, davanti al pm e al giudice Christian Colombo, si è difesa dall’accusa di aver truffato, nell’estate del 2009, i fratelli Paolo (suo ex cliente) e Piera, di Busseto (entrambi parte civile), in relazione alla vendita di monete d’oro antiche del valore di 120mila euro. Paolo sostiene di aver incassato «una prima tranche» di 9.500 euro dalle mani (il contante era in una busta) della commercialista in un bar di Cremona «e poi di non aver più visto né monete né denaro». Ma per la professionista, imputata in concorsi con Ivan Bodini, all’epoca gioielliere con negozio a Piadena, cinque anni fa le cose non andarono così.
Difesa dall’avvocato Vito Castelli, Stifanelli ha raccontato che nel 2009 «Paolo si rivolse a me, perché erano state rinvenute delle monete e mi chiese di inventariarle. Un discorso di vendita non era nei nostri accordi. Paolo venne in ufficio, ci veniva frequentemente, due volte al mese. Siccome aveva bisogno di un’automobile nuova, mi chiese di metterlo in contatto con un intermediario finanziario. Chiesi chiaramente del tempo. Mi rivolsi a un ex direttore di banca e consulente finanziario. Gli chiesi se poteva intervenire per un finanziamento». Il 9 luglio, la commercialista si recò a Busseto, a casa di Paolo. Arrivò l’intermediario finanziario con l’amico Bodini. «Conobbi Bodini in quella occasione — ha proseguito la commercialista—. Io presentai il consulente finanziario che, a sua volta, presentò Bodini non come esperto in numismatica, ma come orefice. Entrammo nel soggiorno, c’era un tavolo rotondo, sul quale venne portata una scatola da scarpe che conteneva delle bustine trasparenti con le monete che, in realtà, erano già state inventariate e poiché il mio mandato era di inventariarle, chiesi all’intermediario finanziario e a Bodini di sottoscrivere l’inventario. A quel punto il mio mandato era finito. Mi accinsi ad uscire, poi uscì Bodini con la scatola e l’inventario. Durante la riunione, Bodini continuava a maneggiare il cellulare, guardava le quotazioni dell’oro, perché l’oro delle monete è 13 carati, pertanto mi spiegò che in quel momento non riusciva a periziarle. Non è la mia materia. Si parlava di monete, non di collezione. Le monete furono sicuramente vendute da Bodini che mi consegnò i 9.500 euro, chiedendomi la cortesia di darli a Paolo, al quale poi consegnai la busta in un bar vicino a casa mia. Bodini era diventato mio cliente, dunque era una cortesia che stavo facendo per tenermi buono il cliente. Per me la questione era chiusa». La commercialista ha confermato che tra il 2009 e il 2010 «lo studio aveva avuto dei problemi economici affrontati trovando un accordo (rateizzazioni) con Equitalia come quasi tutta l’Italia».
Difeso dagli avvocati Annamaria Petralito e Paola Gerola, Bodini rilascerà dichiarazioni spontanee all’udienza del 13 aprile prossimo, giorno della sentenza. Intanto ieri, di lui un appuntato dei carabinieri di Piadena ha consegnato al giudice il ritratto di una brava persona, «alla quale nell’ambito di nostri servizi, spesso avevamo chiesto valutazioni su merce ritrovata. Non ci sono mai state denunce nei suoi confronti».

01 Dicembre 2014

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