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CREMONA

Ruba quattro euro, caso risolto dopo quattro anni

La vittima del furto ha rimesso la querela, reato estinto

Ruba quattro euro,  caso risolto dopo  quattro anni

CREMONA - Refurtiva: quattro euro rubati da un salvadanaio sul bancone di un bar. Costo del processo, qualche centinaio di euro tra atti, notifiche, tempo da dedicare e documenti da trascrivere per cancellieri, magistrati, avvocati e carabinieri. La vittima del furto intanto ha rimesso la querela: il reato si è così estinto, dopo quattro anni dal fatto accaduto il 29 settembre del 2010, quando i carabinieri raccolsero la denuncia contro Florina, l’imputata.
L’avvocato Monia Ferrari, legale di Florina, era pronta a discutere il processo. Avrebbe sostenuto che «il furto di un bene senza valore non costituisce reato». E non perché lo dica lei. Il difensore era andata a cercarsi i precedenti, scovando una sentenza della corte d’appello di Trento, la numero 562 del 12 dicembre 2003, che si occupò del furto di una insegna pubblicitaria luminosa asportata dalla parete di un bar a Riva del Garda. In primo grado gli imputati vennero condannati dal giudice di Rovereto a tre anni di reclusione e a 80 euro di multa. La sentenza fu riformata dalla corte d’appello di Trento, che assolse gli imputati. «Perché si realizzi la fattispecie di reato – ha spiegato l’avvocato Ferrari, rifacendosi a quella sentenza – è necessario non solo che la condotta dell’agente sia conforme al comportamento tipizzato dalla norma penale e quindi antigiuridica, ma deve necessariamente realizzarsi anche l’effettiva lesione del bene protetto. Nel caso in cui il fatto non sia capace di offendere il bene tutelato dalla norma, il bene tutelato dalla norma, esso dovrà considerarsi solo in apparenza conforme al titolo di reato. in realtà, tale conformità manca». E ancora: «Nei delitti contro il patrimonio, necessariamente ancorati ad una offesa patrimoniale dotata di una minimo di significatività, secondo la sentenza in commento, le offese di valore minimale non possono essere considerate rilevanti sul terreno della lesione del bene protetto. Ne consegue che, nel caso esaminato, in cui gli imputati avevano sottratto un bene senza valore né oggettivamente né soggettivamente, non era possibile sostenere l’esistenza della lesione del bene giuridico del patrimonio protetto dalla norma, per cui gli imputati vennero assolti perché il fatto non sussiste».
Venerdì il furto di quattro euro. Sette anni fa, a Cremona la giustizia fu scomodata per il furto di sei nocciole: imputato assolto ‘perché il fatto non sussiste’. A Taranto tre anni fa la macchina giudiziaria si mise in moto per il furto di un ovetto Kinder. Valore della ‘refurtiva’: 1 euro e 4 centesimi. Protagonista, un diciottenne che per la pendenza giudiziaria dovette rimandare l’arruolamento in Marina. Dopo tre anni di processo, il giovane è stato assolto ‘perché il fatto non sussiste’. «Fino a quando questi comportamenti che provocano un allarme sociale inconsistente saranno considerati reato — il commentato del difensore —, la macchina della giustizia continuerà ad essere elefantiaca».

14 Novembre 2014

Commenti all'articolo

  • They

    2014/11/15 - 07:07

    Comunque vada la morale è sempre quella: le leggi italiane sono sempre dalla parte di chi commette il reato e mai tutelano la parte lesa!!!

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