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Giovedì 08 Dicembre 2016

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CREMONA

Il tribunale a rischio di chiusura per mancanza di personale

Dieci domande di trasferimento accolte. In quattro andranno a Lodi. Il procuratore di Martino bacchetta il ministero: trovino una soluzione

Il tribunale a rischio di chiusura per mancanza di personale

Roberto di Martino

CREMONA -  La notizia è arrivata martedì 11 novembre in mattinata sul sito del ministero e negli uffici del palazzo di giustizia si è sparsa in un batter d’ali. Il tribunale perde dieci dipendenti. Personale amministrativo decimato, nessun rimpiazzo e rischio affossamento. Rischio paralisi, soprattutto, nell’ufficio gip/gup, dove cinque su sette se ne andranno.

Dei dieci, tra cancellieri e funzionari, la cui domanda di trasferimento è stata accolta, in quattro andranno al tribunale di Lodi, destinazione ambita perché più vicina, da chi, per via dell’accorpamento dei tribunali, era stato costretto a lasciare Crema per Cremona. Ci sono poi i casi di quei cancellieri che da anni lavorano nella città del Torrazzo e che, giustamente, per esigenze familiari e per avvicinarsi a casa, avevano fatto domanda per le sedi di Catania, Napoli, Roma, Latina e Fermo nelle Marche. In un caso, una dipendente passerà dal tribunale alla procura di Cremona. E per dieci che, salvo ripensamenti, faranno i bagagli, dieci non arriveranno. Nel bando, Cremona figurava per un posto, ma nessuno ha fatto richiesta.

La notizia ha lasciato ammutolita la presidente del tribunale, Ines Marini, che lo scorso luglio aveva già chiesto un aiuto al sindaco Gianluca Galimberti, e al senatore del Pd, Luciano Pizzetti, sottosegretario alle Riforme, perché Roma prendesse a cuore il problema.

Da tempo lancia l’allarme sulla grave carenza di personale. Ora il procuratore, Roberto di Martino, dovrà fare i miracoli, perché quattro dipendenti se ne andranno a Lodi. Certo, a gennaio arriveranno due nuovi pm in aggiunta agli attuali tre sostituti procuratori, ma senza personale, un ufficio giudiziario non regge.

Dottor di Martino, com’è la situazione? «Se prima eravamo in ginocchio, adesso mi vien da dire ‘sotto terra’. Mancheranno tre assistenti su sei. Non conosco i tempi dei trasferimenti del personale e non me la prendo certamente con chi se ne va, perché è giusto che ognuno pensi alla sua situazione. Però questa situazione si è verificata, perché il ministero ha lasciato che si verificasse».

Tutta colpa dell’accorpamento che doveva essere una riforma capace di migliorare la giustizia e di risparmiare denaro? «La spending review va intesa non nel senso di uccidere gli uffici periferici, ma di attingere dagli uffici centrali. Il ministero doveva prevedere che essendo Crema lontana da Cremona, sarebbero stati chiesti i trasferimenti per Lodi. Lo avrei fatto anch’io. Lo immaginavamo noi e non lo immaginava il ministero? Che ci sta a fare il ministero? Da Crema abbiamo ereditato solo i fascicoli».

Intanto una soluzione potrebbe essere la mobilità? «La speranza è che il ministero faccia un bando che consenta di sbloccare le tante domande che noi riceviamo quotidianamente da parte di gente che lavora in altre amministrazioni come la Camera di Commercio e la Provincia, di venire qui. Da tre anni colleziono queste istanze che giro al ministero. Il ministero deve metterci una pezza. Mi sembra assurdo che non faccia niente, lasciando poi che gli uffici giudiziari vadano allo sbando».

Il resto dell’intervista su La Provincia di mercoledì 11 novembre

11 Novembre 2014

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