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GRONTARDO

Tolomini, casa sequestrata

Metà della proprietà e un quinto dello stipendio del broker accusato di appropriazione indebita

Tolomini, casa sequestrata

Grontardo — Ha sottratto oltre un milione di euro a familiari e amici che gli avevano affidato i propri risparmi, e giustificato gran parte degli ammanchi con investimenti in borsa, specie nei derivati tossici. «Ma non è così. Dalla documentazione fornita da quattro banche non risultano perdite così ingenti». A sconfessare Stefano Tolomini, l’ex broker che nel dicembre del 2012 presentò autodenuncia e poi si dimise da capogruppo del Pd e da consigliere con delega a Sport e Tempo Libero, è Paolo Zilioli, l’avvocato che rappresenta quattro risparmiatori nel processo pendente davanti al giudice Maria Stella Leone. Tolomini accusato di appropriazione indebita aggravata e di falsità in scrittura privata.
«Premesso che non tutte le banche hanno dato riscontro alla richiesta di produrre la documentazione relativa agli investimenti — ha spiegato Zilioli — , dalle indagini integrative ordinate dal pm Francesco Messina, emerge che da almeno quattro banche non risultano perdite così ingenti. Al contrario, vi sono riscontri per perdite piccole, nell’ordine di poche migliaia di euro. I miei assistiti si sono sentiti ulteriormente ingannati da Tolomini, perché l’autodenucia contiene affermazioni false in relazione a grandi perdite. Dalle quattro banche non risultano perdite».
Intanto, il giudice Leone ha accolto l’istanza dei risparmiatori e disposto il sequestro in via cautelativa di metà dell’immobile di proprietà di Tolomini e di un quinto del suo stipendio «sulla base del fatto che vi è la possibilità di dispersione del patrimonio», ha evidenziato l’avvocato Zilioli.
All’udienza del prossimo 14 novembre, il giudice scioglierà la riserva sulla richiesta di costituirsi parte civile già presentata l’11 luglio scorso da IWBank, che il 27 settembre del 2013 presentò querela contro Tolomini, il quale della banca on-line «non è mai stato promotore, ma semplice cliente», ma che, secondo i legali «ad alcuni suoi clienti raccontò di lavorare per la banca, creando un gravoso danno di immagine». E’ il caso di marito e moglie e di madre e figlia che, quando scoppiò il caso, scoprirono di essere dei perfetti sconosciuto all’IWBank. All’udienza dell’11 luglio scorso, nell’opporsi alla costituzione di parte civile avanzata dalla banca, l’avvocato Giuseppe Bodini, legale di Tolomini, aveva chiesto al giudice un rinvio, «perché sono in corso trattative per il risarcimento del danno» e perché Tolomini «intende addivenire alla definizione del giudizio con un rito alternativo». Forse un patteggiamento.

28 Ottobre 2014

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