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Lunedì 05 Dicembre 2016

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CREMONA

'Procure intasate e tempi morti sono i problemi della giustizia'

Intervista a Francesco Beraglia, dal 18 agosto giudice del dibattimento penale al tribunale di Cremona

'Procure intasate e tempi morti  sono i problemi della giustizia'

Il giudice Francesco Beraglia

CREMONA - Studi classici e università a Napoli, la sua città natale, in magistratura dal 1995. Primo incarico, nel ‘96, a Brescia, alla procura presso la pretura, poi alla procura presso il tribunale, dal 2006 giudice del dibattimento penale. E’ il curriculum del giudice Francesco Beraglia, 49 anni, dal 18 agosto giudice del dibattimento penale al tribunale di Cremona. Sulla sua scrivania i fascicoli di Crema.

Lei è arrivato in un tribunale ‘accorpato’ (Cremona da un anno ha assorbito Crema). In generale, crede che gli accorpamenti portino a risparmiare? «Uno dei problemi che abbiamo è l’utilizzo dispersivo delle risorse. Ci sono tanti piccoli tribunali che non hanno ragione di esistere. L’importante è come accorparli, perché poi sommare due realtà e basta non era la soluzione più valida. Nel momento in cui si sopprime un tribunale, si devono fare diverse valutazioni, ad esempio come destinare le risorse umane. Invece, la situazione attuale è stata pensata alla realtà di sessant’anni fa, mentre bisogna valutare gli effettivi carichi di ciascun tribunale».

Il premier Renzi vuole tagliarvi le ferie per assicurare una maggiore funzionalità ed efficienza alla giustizia. Le toghe si sono irritate, il Csm ha bocciato il taglio. «Quella delle ferie non è una battaglia da percorrere. Intanto, sembra un provvedimento punitivo e per questo ha suscitato reazioni, ma non perché si voglia proteggere il privilegio dei 45 giorni. Noi non facciamo un lavoro impiegatizio. Premesso che ad agosto i tribunali sono aperti e se una sentenza scade ad agosto, io la devo depositare, nel penale è un problema di minore garanzie per l’imputato: pensiamo alle notifiche e alla decorrenza dei termini di impugnazione. Inoltre, io posso anche fissare un’udienza il 4 agosto, poi, però, non ci sono i testimoni. Non è che tagliando le ferie, aumenti la produttività».

Dove si deve intervenire? «Bisogna non intasare le procure, limitare l’area della rilevanza penale e soprattutto, cercare di trovare meccanismi che accorcino il processo. I meccanismi possono essere mille».

Ne dica uno. «Bisogna arrivare ad una pronuncia il più possibile vicina al fatto. Il problema sono i tempi morti. Dal 415 bis (avviso all’indagato della conclusione delle indagini, ndr) alla fissazione dell’udienza passano diversi mesi, sempre troppi. La durata media del processo penale monocratico è di sei mesi, che non è una durata esagerata (di solito la prima udienza viene rinviata, perché manca il testimone). E’ un problema di tempi, prima e dopo il processo di primo grado. Così il processo diventa elefantiaco, burocratico e poco efficiente. E’ vero che abbiamo un problema di efficienza, ma non è legato solo ai magistrati, fermo restando che si può migliorare tutto».

Leggi di più su La Provincia di venerdì 10 ottobre

09 Ottobre 2014

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