L'ANALISI
14 Marzo 2018 - 17:11
Un italiano su 4 preferirebbe un anno di astinenza sessuale piuttosto che rinunciare ad Internet. É quanto risulta da un sondaggio realizzato da AJ-Com.Net, network specializzato in campagne di comunicazione e web marketing, su un campione di 2mila persone di entrambi i sessi.
Analizzando l'impatto di Internet sull'economia AJ-Com.Net mette in evidenza che, a sorpresa e battendo perfino l'Inghilterra, il nostro è il Paese la cui economia poggia in maniera più massiccia su Internet e vero è infatti che in Italia il 16% degli acquisti viene fatto proprio sul web, mentre la Gran Bretagna si classifica al secondo posto con il 13,5%.
Nel quantificare la capacità di generare ricchezza da parte del web, AJ-Com.Net sottolinea che la voce più importante è rappresentata dal consumo dei prodotti e servizi, pari al 65% del totale, con il settore del turismo al primo posto, seguito da informatica ed elettronica di consumo, assicurazioni online e abbigliamento.
Si parla dunque di oltre 100 miliardi di dollari, pari al 5,4% del prodotto interno lordo italiano. E se la cifra è già importante, essa è destinata a subire un'ulteriore impennata nel corso dei prossimi anni. «Senza considerare l'indotto costituito dal valore dei prodotti e servizi ricercati online e poi acquistati nel mondo reale» puntualizzano gli esperti di AJ-Com.Net.
Tra i principali beneficiari di questa crescita anche le piccole e medie imprese e i professionisti che secondo negli ultimi 5 anni grazie ad Internet hanno registrato un incremento medio annuo dell'8% dei ricavi, rispetto a un calo del 12% delle aziende che operano esclusivamente offline.
«In merito ai processi di globalizzazione delle piccole e medie imprese italiane, inoltre, l'incidenza delle vendite all'estero è del 28% per quelle attive su Internet contro il 2,5% di quelle non presenti in rete» sostengono gli analisti di AJ-Com.Net.
Ma il dato forse più sorprendente è che la web-economy italiana continuerà a crescere del 15% per i prossimi 5 anni ad un ritmo considerevolmente più elevato di quello della Gran Bretagna (11%), della Cina (7%) e degli Stati Uniti (5%). Una notizia giudicata particolarmente buona per le piccole e medie imprese e per gli imprenditori che investono in questo settore.
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