il network

Domenica 04 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


SORESINA

Il dipinto 'Terra nostra ' dal premio Cremona
alle sale della Latteria Soresina

Rimasto in un locale della ditta per molti anni, è stato ritrovato nel 2000 durante dei lavori di manutenzione. La scheda è di Rodolfo Bona

Il dipinto 'Terra nostra ' dal premio Cremonaalle sale della Latteria Soresina

Domenico “Neno” Mori (Venezia 1899-1968), Battaglia del grano, 1940, tempera su tela, cm 350x235

SORESINA - E' esposto nella Sala Assemblee di Latteria Soresina il dipinto "Terra nostra", opera di Neno Mori.
Il dipinto, rimasto in un locale della Latteria Soresina per molti anni, è stato ritrovato nell’anno 2000 durante i lavori di manutenzione all’interno della sede storica. Fino al 2015 è stato arrotolato nell’archivio storico della Latteria finché Enrico Perni dello “Studio Manara e Perni”, chiamato per restaurare il quadro, lo segnala a Rodolfo Bona, che lo riconosce come opera di Neno Mori che nel 1940 partecipò alla seconda edizione del Premio Cremona, vincendo il quarto premio con questa grande composizione, esposta con il motto “Terra nostra”.

Il Premio Cremona venne istituito da Roberto Farinacci nel 1938 con lo scopo di ideare un concorso di pittura in grado di suscitare lo stesso interesse delle manifestazioni stradivariane del 1937. Fu Farinacci ad esporre il programma al Duce, al quale venne lasciato l’onore della paternità della manifestazione e dell’argomento prescelto: “Ascoltazione alla radio di un discorso del Duce”.

Con questo concorso artistico a tema obbligato, Farinacci intendeva indicare come avrebbe dovuto essere l’arte del regime fascista, orientandola verso una concezione politica, ideologica e propagandistica, che aveva come modello le mostre svolte nella Germania nazista. Il tema della seconda edizione, “La battaglia del grano”, cruciale e quanto mai gravido di implicazioni economiche, sociali ed ideologiche, venne dettato da Mussolini nel corso della sua visita a Cremona nel giugno 1939.

La battaglia del grano era stata la prima vera grande impresa propagandistica di massa del regime fascista. Fin dal 1925, si era iniziata una poderosa campagna di persuasione finalizzata, per usare le parole del duce, a “penetrare nella grande massa dei rurali, silenziosa ed operante”. Mentre l’esposizione era ancora in corso, il 10 giugno 1940, Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia. Anche il Premio Cremona allora, come tutta la politica culturale italiana, si piegò sempre più a compiti di propaganda politica, che Farinacci rafforzò, creando una rete di scambi culturali ed artistici fra Cremona ed Hannover.

Nel dipinto si apprezzano lo studio dei personaggi e la cura nella composizione. Adottando il formato orizzontale, Mori ha potuto valorizzare il paesaggio rurale e le figure al lavoro, collocandole sotto la linea dell’orizzonte e dando così spazio al cielo luminoso ed ai gesti dei contadini, bilanciando in tal modo il verticalismo del colonnato e lo spazio architettonico prospetticamente strutturato. Davanti ad una donna dal capo velato, che tiene in braccio un bimbo in fasce, un vigoroso soldato a torso nudo si inginocchia per offrire alcune spighe di grano. Lo zaino, l’elmetto e il fucile, sono deposti ai piedi di un basamento a gradini che rialza la figura femminile. Questa sorta di dea madre fascista, giovane e bella come una madonna cinquecentesca, riceve la semplice ma preziosa offerta, mentre un giovane miliziano sull’attenti presenta il moschetto e una giovane italiana sorveglia la divinità materna, come un angelo in una sacra conversazione. Più a destra, un balilla osserva compunto la scena.

Le forme dei personaggi principali sono delineate con sapienti e quasi stenografici tratti di contorno neri, più o meno spessi e il modellato è costruito sinteticamente, secondo una stesura a macchia del colore campita in modo da mantenere la consistenza plastica delle anatomie. Nel quadro prevale l’armonia solare delle tonalità azzurre e gialle, equilibrata dai bruni, dai verdi e dalle terre. La pennellata si fa più compendiaria nel paesaggio, nel campo di grano e nelle figure in secondo piano, appena abbozzate. Così nel colonnato a sinistra, dove emerge il bianco della preparazione sotto gli evanescenti strati di tempera, dipinti con aerea rapidità di tocco. Partendo da una stesura di base più diluita, Mori procede poi a costruire le masse con pennellate di colore più denso, materico e, talvolta, grumoso.

Le notevoli doti figurative e paesaggistiche del pittore, attento alla ricomposizione tonale del colore nella modulazione luminosa, sono però offuscate dal soverchiante ossequio alla consegna del tema e dall’insistenza nella narrazione retorica. In questa tela, Mori espone infatti, in chiave religiosa, l’idea che il lavoro nei campi sia un’attività sacrale, ma anche uno dei modi di combattere una strenua guerra di popolo, contro l’egoismo e l’intransigenza di chi affamava l’Italia fascista. Un concetto più volte ribadito e variamente interpretato nei quadri in mostra, in osservanza delle tesi belliche propugnate dal regime. I motivi sui quali Mori insiste, quali quelli della maternità, della fondazione di nuove città e del legionario-contadino, ritornano frequentemente fra i dipinti esposti in questa edizione del Premio Cremona.

Domenico “Neno” Mori (Venezia 1899-1968) iniziò gli studi artistici frequentando il Regio Istituto d’Arte di Venezia e seguendo i corsi del pittore Vittorio Bressanin. Successivamente completò la sua formazione all'interno della seconda generazione della Scuola di Burano, che ravvivava l’eredità ottocentesca del paesaggio lagunare.

La sua pittura è caratterizzata da una forma sicura e solida, inizialmente attenta al realismo e successivamente alle ricerche della tradizione coloristica veneta. Il suo stile, estraneo alle innovazioni linguistiche ed alle sperimentazioni novecentesche, si è formato attingendo allo studio dei maestri e all’osservazione diretta della natura.

Veneziana nell'essenza, la sua arte assomma l'istintività del segno, il luminismo e la sontuosità cromatica della tavolozza, ricca e pastosa, alla fluidità della stesura pittorica.

Mori prese parte a molte esposizioni, quali la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma, il Premio Cremona ed il Premio Bergamo e partecipò alle mostre organizzate da Enrico Gaifas jr. a Rovereto negli anni Trenta.


Docente di Storia dell’arte presso il Liceo Classico “D. Manin” di Cremona, Rodolfo Bona ha collaborato con l’Università degli Studi di Parma e con il Museo “Bellini” di Asola. Si occupa da alcuni anni del Premio Cremona. Sull’argomento, nel 2013, ha pubblicato il saggio: Il Premio Cremona attraverso le pagine della rivista Cremona. Sta attualmente curando la redazione del volume: Il Premio Cremona (1939-1941). Opere e protagonisti.

23 Gennaio 2016

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000