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BOMBE ALLA MARATONA

Due cremonesi nell'inferno di Boston

Due cremonesi nell'inferno di Boston

Lo scoppio delle bombe sul traguardo della maratona di Boston

BOSTON - Sangue sulla maratona di Boston: due esplosioni hanno provocato almeno tre morti (tra cui un bimbo di otto anni) e oltre 100 feriti alcuni gravi alla finish line della gara in pieno centro della città, un'ora dopo che il primo maratoneta aveva tagliato il traguardo. Hanno sentito la tremenda doppia esplosione e sono rimasti sotto choc, ma per fortuna senza ferite anche Davide Alberichi e Monica Carnevali, marito e moglie, gli unici cremonesi che hanno partecipato alla maratona. Quando erano le 23 in Italia (le 17 a Boston), al telefono Alberichi ha raccontato quanto stava accadendo: «Ero arrivato al traguardo da un quarto d’ora. Mia moglie era ancora sugli spalti ad aspettarmi. Ora siamo in albergo, stiamo seguendo gli avvenimenti in tv. Abbiamo ancora amici del nostro gruppo che stanno partecipando alla corsa. Speriamo in bene». Alberichi ripercorre anche gli attimi della doppia esplosione. «Quando sono arrivato sono rimasto un po’ tra la gente, qui a Boston — come in tutte le grandi maratone — il traguardo è un momento suggestivo. Poi, quel rumore assordante, incredibile. Ripensandoci, mi rendo conto di quanto abbia rischiato. Davvero è una questione di fortuna, a me è andata bene, bastava impiegare un po’ di più e avrei potuto restare coinvolto». I coniugi lavorano entrambi all'Ospedale Maggiore di Cremona e Alberichi è socio del Marathon Cremona.
© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

16 Aprile 2013

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