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Venerdì 17 Agosto 2018

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20 gennaio

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Gentile direttore,
il 24 gennaio 2018 sarà il terzo anniversario del ‘giorno della vergogna cremonese’, dove gruppi di teppisti dell’estrema sinistra misero a ferro e fuoco parti della nostra città, indisturbati, senza particolari conseguenze, nascondendosi dietro una fantomatica quanto patetica manifestazione nazionale antifascista (non chiaramente autorizzata). Dopo le iniziali posizioni di condanna e di pronta reazione pronunciate dal sindaco Galimberti, ad oggi sulla questione regna il silenzio più assoluto. L’intera comunità politica cremonese pare nuovamente essersi addormentata su una problematica sociale presente nel nostro Comune: la presenza dei centri sociali Dordoni e Kavarna. L’indignazione iniziale, per la devastazione, sembra avere lasciato posto alla passiva accettazione che il male minore è evitare di provocare chi costantemente provoca ed ha atteggiamenti volontariamente ed intenzionalmente anti-sociali. Una sottile non-logica di pensiero partorita dai tribunali culturali del politicamente corretto dove il carnefice diventa vittima in virtù di un presunto abuso o sopruso sociale e dove ogni forma di Autorità (in particolare istituzionale) viene volutamente confusa con l’autoritarismo, dall’atteggiamento passivo-aggressivo dei guru del buonismo universale. Comunicazione a doppio binario. Colpevolizzazione della vittima e giustificazione del carnefice. Confusione. Un atteggiamento remissivo che è indicatore chiaro di incapacità di gestire le reali problematiche del vivere civile. La vergogna vera del 24 gennaio 2015 non è la distruzione compiuta dai vandali rossi, ma la non risposta, la complicità subdola, la meta giustificazione politica (i ragazzi di sinistra), la complicità tacita della realtà politica cremonese e non. Nessuna interrogazione parlamentare. Nessun ministro ha sfilato a Cremona contro la violenza comunista. In questi tre anni cosa ha fatto il Comune di Cremona per risolvere la criticità centri sociali? Forse nessuno crede più all’Autorità perché è l’Autorità per prima a non credere più a se stessa. Eppure l’autorità si diversifica dall’autoritarismo in quanto ha come fine il bene comune del cittadino e non il suo dominio, come nell’autoritarismo. In questo momento si sta assistendo ad un fenomeno inverso, anche nella nostra piccola realtà cremonese: le istituzioni forti con i deboli in una logica di autoritarismo pesce grosso mangia pesce piccolo ma nello stesso tempo incapaci ad essere autoritarie nella giusta misura con chi delinque. Una giungla sociale.
Claudio Merlini
(Cremona)