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Venerdì 25 Maggio 2018

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15 novembre

Le statistiche, anche in sanità, vanno lette con attenzione

Le statistiche, anche in sanità, vanno lette con attenzione

Ma allora, chi dice la verità? Forse solo i bambini, gli ubriachi ed i vestiti attillati (ma solo qualche volta).
Il resto sembra costruito sulla bugia, tanto più creduta quanto più assurda. Esistono però tanti tipi di bugia, da quelle (meravigliose) della finzione narrativa a quelle (necessarie) del coniuge che nega anche l’evidenza, da quelle (remunerative) della pubblicità a quelle (colossali) dei politici. Per fare un po’ d’ordine in tutta questa confusione, qualcuno ha approfondito il problema ed è arrivato alla conclusione che le bugie si possono classificare in almeno tre categorie: le bugie normali, le balle spaziali, la statistica. Quest’ultima in particolare è veramente roba esplosiva e da maneggiare con cura, visto che, quando io mangio un pollo e tu muori di fame, la statistica ti impone di non protestare. In fondo abbiamo mangiato -in media- mezzo pollo a testa. La stessa storia di quando aumenta l’aspettativa di vita e ti spostano sempre più in avanti l’età pensionabile. Se poi neppure di vera statistica si tratta, bensì di dati grezzi buttati lì senza spiegazioni, si fa veramente fatica a comprenderne il senso: verità, bugie o cosa?
Il riferimento è a quanto pubblicato recentemente dalla Provincia a proposito del fatto (?) che a Crema si muore di più per tumore alla mammella, mentre a Mantova si morirebbe di meno per la stessa malattia. In mezzo c’è Cremona, dove magari si muore il giusto. I dati ufficiali raccontano che nell’Italia del nord muoiono per tumore della mammella poco meno di 25 donne ogni 100.000 (anche i maschi muoiono, ma molto, molto meno). Nel 2016, secondo i dati riportati dalla Provincia, le morti cremasche attribuite al tumore al seno sono state assai più numerose (teoricamente quasi 30 ogni 100.000): c’è da preoccuparsi? Sì, se la realtà è quella descritta dai numeri, no, se questi numeri non sono correttamente analizzati. Invece a Cremona, dove i tortelli saranno anche meno buoni di quelli cremaschi, sembra che si muoia di meno rispetto a Crema. Anche questo è fonte di grande soddisfazione per la comunità cremonese. Mantova è invece un discorso a parte: bisogna riconoscere che per morire di tumore della mammella nella città di Virgilio bisogna proprio impegnarsi a fondo. La bassissima mortalità per tumore al seno le fa vincere il premio europeo (forse mondiale) della città dove si muore di meno per questa patologia. Sembrerebbe dunque tutto chiaro: a Crema si muore assai, a Cremona così così, a Mantova praticamente non si muore.
In realtà queste conclusioni sono basate su dati molto, molto incompleti: manca il confronto con gli anni precedenti, non si comprende se parliamo solo di donne oppure di maschi e femmine, non viene dichiarata la fonte dei dati presentati, non sappiamo l’incidenza della malattia nei vari territori, non è noto se si tratta di morti giovani oppure anziane... In altre parole, sia le giuste preoccupazioni sollevate da alcuni cittadini cremaschi, sia la soddisfazione dei mantovani e dei cremonesi sembrano quanto meno premature e soprattutto, in assenza di dati rigorosi, non giustificate.
Di fatto, e al di là delle facili ironie, l’analisi statistica rappresenta un potente e forse unico strumento di analisi oggettiva. In questo però caso la statistica manca del tutto e le informazioni disponibili sembrano servire solo ad allarmare inutilmente i cittadini ed a mettere in cattiva luce la sanità pubblica del territorio. Non va bene. Fa malinconia vedere come, invece di far riferimento a metodologie precise, si disponga di informazioni approssimative, quasi piegate al chiacchiericcio quotidiano. D’altro canto perché stupirci? Pur senza arrivare alla bugia, pare che Italia sia difficile arrivare alla verità: parafrasando Ennio Flaiano, la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Pietro Cavalli
(medico)