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Venerdì 22 Settembre 2017

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21 agosto

Comprendo le coppie omosessuali ma la genitorialità non è loro diritto

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Egregio direttore,
la questione della omogenitorialità è questione difficile e delicata anche perché agita passioni e valori. Credo che si debba innanzitutto disgiungere tale questione dal tema omosessualità. L’omosessualità non deve essere patologizzata od ostracizzata; e gli omosessuali devono poter vivere nel rispetto da parte di tutti e convivere nella sicurezza e nel pieno riconoscimento giuridico da parte della società. Diverso però il discorso sull’omogenitoralità.
Molti omosessuali fanno automaticamente discendere dal riconoscimento delle loro coppie il diritto ad accedere alla genitorialità. Credo che tale deduzione sia discutibile per due motivi: 1-implica una logica ed una filosofia del diritto puramente individualistica e soggettivistica, applicabile solo alla sfera individuale e non familiare. 2- non tiene conto del ‘terzo’ cioè dei diritti dei figli e dei nascituri. A questo riguardo io ritengo che lo sviluppo sano del bambino necessiti di una mamma e di un papà. Molti omosessuali citano, magari senza averle lette, ricerche che proverebbero la «assenza di danno» nei figli delle famiglie ‘arcobaleno’.
Per la verità ci sono anche ricerche che avrebbero accertato il danno, ma che non sono altrettanto citate. In realtà credo di poter dire che né le une né le altre sono immuni da critiche metodologiche. D’altra parte la questione non può essere risolta in termini tecnico-scientifici. Essa rimanda a qualcosa che attiene la costituzione antropologica dell’uomo e che quindi riguarda strutture profonde dello psichismo che credo sia molto imprudente mettere in discussione.
Comprendo i desideri degli omosessuali, ma basta avere un desiderio perché questo debba essere esaudito? La vita può funzionare così?
Secondo Giacobbi
(Crema)

La questione che lei pone è molto divisiva e non va affrontata, come troppo spesso si fa, dal punto di vista ideologico. A contare deve essere solo il benessere dei bambini. Le domande centrali sono dunque queste: la nostra società è pronta ad accogliere figli di coppie arcobaleno? Siamo sicuri che essi non sarebbero oggetto di dileggio da parte dei compagni? Francamente, la risposta univoca ancora non c’è.