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Giovedì 15 Novembre 2018

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Lettere al Direttore del 1 giugno

Lettere al Direttore del 1 giugno

All’area Frazzi
Invasione di formiche. Liberiamo i fagiani
Egregio direttore,
come soluzione del problema piccioni che infestano gli androni del Civico Cimitero ci hanno propinato l’impiego di falchi, noti cacciatori di piccioni, fatti venire appositamente dal Piemonte con i relativi addestratori.
In sintonia con queste scelte, a dir loro ecologiste, per il problema dell’invasione di formiche nelle aree verdi dell’area Frazzi suggerisco di liberare alcuni fagiani, noti fagocitatori di formiche. Sarebbero belli da vedere e funzionali allo scopo.
Nel caso poi che col tempo si riproducessero troppo, si potrebbero fare successivi interventi mirati, come quelli dei falconieri al cimitero, con volpi addestrate, note cacciatrici di fagiani.
Giorgio Volpi
(Cremona)

È in località Grumone
Un pioppo secolare. È alto 35 metri

Signor direttore,
questo pioppo che io considero un monumento nazionale da tutelare, si trova in località Grumone vicino a Corte de’ Frati. Mi è stato segnalato via Facebook da un amico. La vista in loco mi ha impressionato per le notevoli dimensioni (non ne avevo visto nessuno cosi enorme). Alcuni residenti mi hanno riferito che ha oltre 200 anni, è alto intorno ai 35 metri metri e ha una circonferenza di 6,19 metri per cui un diametro di quasi 2 metri. Se qualcuno me ne segnala uno più grande o simile nel territorio Cremonese me lo faccia sapere che vado a fotografarlo. Sto preparando un archivio con le piante secolari cremonesi che farò valutare da un esperto e successivamente presenterò il lavoro quest’autunno.
Elia Sciacca
(Cremona)

La tesi delle trappole
La strana ‘guerra’ del M5s ai giornalisti
Egregio direttore,
i politici nostrani più di moda non nascondono la loro simpatia per il presidente russo Vladimir Putin, forse per la comune idiosincrasia nei confronti di qualsiasi forma di dissenso e in particolare dei giornalisti che non si allineano al coro osannante dei populisti rampanti. Se invece pronunciano l’atto di fede nei confronti della chiesa casaleggio-grillina, anche se si tratta di un ex leghista come Gianluigi Paragone o un ex dipendente del ‘male assoluto’ Silvio Berlusconi come Emilio Carelli, allora diventano voci autorevoli e possono candidarsi per rappresentare gli interessi del popolo (!?). (...)
Uno dei mantra del reparto comunicazione della Casaleggio Associati, ripetuto fino allo sfinimento dai suoi vari emissari a livello locale, è quello di diffidare dei giornalisti ‘al servizio dei potere’ e di evitare qualsiasi contatto con loro. Il senatore Danilo Toninelli è uno dei massimi interpreti di questa strana teoria di comunicazione, secondo la quale, se non si è seguito l'addestramento da parte di Rocco Casalino (non a caso, ex del Grande Fratello) & C., bisogna tacere come dei lobotomizzati, che correrebbero il rischio di cadere in chissà quali tranelli tesi dai giornalisti ‘cattivi’. La realtà invece è che questi apprendisti stregoni vogliono soffocare qualsiasi voce critica che evidenzi la loro ipocrisia e la loro incompetenza. Gli eletti a 5 Stelle sarebbero al servizio del popolo?
Scordatevelo, sono solo al servizio della loro carriera politica e, al massimo, possono migliorare la vita dei loro parenti e dei loro amici, ovviamente a spese del popolo ignaro. Gli eletti a 5 Stelle sarebbero competenti? In effetti, bisogna avere una grande preparazione per individuare in ulteriori debiti la soluzione dei problemi italiani. Si rischia l’uscita dall’euro il default economico? Non importa, a risentirne le conseguenze sarebbero gli strati più bassi della popolazione, non certo loro grazie allo ‘status’ di politici e di divi televisivi.
I giornalisti muoiono, i politici ingrassano.
Gabriele Beccari
(Cremona)

Di Maio fa dietrofront
Impeachment: Tra il dire e il fare...
Signor direttore,
ho ascoltato l’onorevole Di Maio che ha voleva chiedere l’impeachment del Presidente della Repubblica. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, soprattutto perché la Corte che dovrebbe giudicare l’operato di Mattarella è composta da magistrati suoi ex compagni di scranno. Ed allora dove possiamo andare a parare pur di sbrigarci nell’ottenere un governo veramente stabile senza dover ‘ricattare’ la politica. Ci sarebbe una semplice soluzione che potrebbe dare ragione a quel 51% dei votanti (la maggioranza assoluta degli italiani) che hanno affidato il loro futuro al Movimento Cinque Stelle e alla Lega e che si sentono defraudati dei loro diritti Costituzionali: chiedere a tutti i parlamentari eletti e già seduti in parlamento con potere legiferante (quindi non semplicemente indicati da una ‘casta’) di votare subito una variante alla Carta Costituzionale (solo con le loro onorevoli firme si può fare velocemente senza raccoglierne altre) che tolga al Presidente della Repubblica la carica di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Quell’ufficio statale dove ci sono quei magistrati che non potrebbero mai essere completamente ‘al di sopra delle parti’ nel momento in cui dovessero indagare o richiedere la condanna del loro ‘capo’.
Alberto Nolli
(Soresina)

Riti antichi a Farisengo
Un Rosario e i ricordi tornano alla mente
Caro direttore,
l’altra sera si è svolta alla Madonna del Po, in comune di Cremona (ex Due Miglia), parrocchia di Bonemerse, il S. Rosario culmine del mese mariano tenuto da Don Mario Bardelli. Una serata bellissima con un tramonto spettacolare. Un rito antico legato alla tradizione contadina. Mi rammento ancora nei primi anni ‘40, quando con mia nonna Giuseppa, vi andavo ad assistere le preghiere delle donne rivolte a Nostra Signora per avere un raccolto ricco che scacciasse la fame dalle aree delle cascine. Ero piccolo, avrò avuto 4 o 5 anni, ma le preghiere, la Cappelletta, e le ansie delle guerra mi hanno fissato nelle memoria quei momenti sublimi. Ringrazio la famiglia Mori, che l’anno scorso con l’assistenza dell’architetto A. Garioni e di L. Ferrarini, hanno recuperato dal degrado il piccolo monumento. Dobbiamo sempre tutelare queste emergenze della nostra civiltà contadina. Conservare per non dimenticare.
Silvio Casaleno
(Bonemerse)

Strumenti non attendibili
Troppo condizionati da mercati e spread
Cari direttore,
difficile rispondere alla domanda ‘Come mai Cottarelli non piace ai mercati ancor meno di Conte e Savona considerati il male assoluto’?
Difficile rispondere perché potrebbero esserci molteplici concause, tra queste l’incertezza senza soluzioni di governo per l’Italia, che si protrarrà con questa scelta ancora per alcuni mesi, quando tutto sembrava ormai essere risolto.
La soluzione sembrerebbe perciò peggiore del male secondo le Borse. Che avrebbero preferito un ministro critico in zona Ue, piuttosto che continuare a tergiversare.
Una cosa tuttavia emerge con certezza, una lezione per le massime cariche dello stato che da Napolitano a Mattarella hanno misurato le scelte istituzionali con il metro dell’andamento dei mercati.
Chiedo come si possa considerare come il più attendibile strumento di valutazione economica e di governo l’andamento dei mercati. È come se una famiglia scegliesse di stare tranquilla andando sull’ottovolante. Siamo all’assurdo istituzionale.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda - BS)

Tanto non serve a niente
A marzo ho fatto bene a non andare a votare
Gentile direttore,
i recenti avvenimenti, in cui il Presidente della Repubblica ha impedito, con un atto del tutto parziale e arbitrario, contravvenendo apertamente al suo ruolo istituzionale super partes, ha impedito la formazione di un governo diretta espressione della volontà degli italiani, mi hanno dato conferma di aver fatto la cosa corretta quando lo scorso 4 marzo decisi di rimanermene al calduccio della mia abitazione, disertando lo stupido e inutile rito collettivo rappresentato dalla farsa elettorale, stracciando al contempo la mia tessera.
Invito tutti gli italiani di buona volontà a evitare di continuare a farsi prendere in giro dalle istituzioni, Presidente della Repubblica in primis, e cominciare a disertare le urne, cercando un modo decisamente più intelligente di impiegare il proprio tempo.
Davide Vacca
(Reggio Emilia)

Non se ne può più
Certe volte è giusto fare un passo di lato
Signor direttore,
io di un primo ministro telecomandato e di un ipotetico ministro dell’economia che, per lealtà nei confronti dell’Italia e degli italiani, non sanno fare un passo di lato, non mi fido. Basta che il duo 5 Stelle e Lega dimostrando buon senso scelgano nomi meno divisivi, e in Italia non mancano, e facciano partire il governo. Non se ne può più di questa manfrina, francamente non si può pretendere che il passo di lato lo faccia la massima carica dello stato. Se ci delegittimano anche quella, poveri noi. Altro che l’Ape nel burrone.
Pinuccia Brunofero
(Soresina)

IL CASO
La tentazione del populismo in politica viene da lontano, ma bisogna resistere
Egregio direttore,
scrive il grande Ugo Foscolo in una riflessione politica delle sue ‘Ultime lettere di Jacopo Ortis’ che ‘li amori della moltitudine sono brevi e infausti; essa giudica, più che dall’intento, dalla fortuna; chiama virtù il delitto utile, e scelleraggine l’onestà che le pare dannosa; e per avere i suoi plausi, conviene o atterrirla, o ingrassarla, e ingannarla sempre’.
Nella sua impareggiabile capacità di sintesi e nella sua visione fredda e spregiudicata dell’animo umano, il poeta greco-veneziano aveva individuato, più di due secoli fa, il nucleo psicologico e irrazionale della pulsione populista che sta alla base delle fortune di tanti leader italiani e stranieri, cioè quella relazione quasi fisica ed esclusiva che caratterizza il rapporto tra la gente, le masse (‘la moltitudine’ come dice Foscolo) e i capi che facilmente in queste situazioni rischiano di diventare tiranni.
Ora, pur non potendo paragonare la situazione di queste settimane di disorientamento politico generale a quella dell’Italia degli anni in cui Foscolo scrive, percorsa e saccheggiata dagli eserciti stranieri, quella analisi dovrebbe indurre i leader italiani di tutti i partiti, se solo avessero memoria di qualche studio fatto in gioventù (eppure sappiamo che diversi di loro hanno studiato al liceo classico) ad analizzare con ragionevolezza la situazione e a ricondurre il dibattito politico nelle linee di un confronto democratico e non urlato. Ci riusciranno? Si spera di sì, per il bene loro e di tutto il Paese.
Vincenzo Montuori
(Cremona)
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Apprezzo i suoi riferimenti storico-letterari. E condivido le conclusioni alle quali lei perviene. Spero che il suo ragionamento faccia breccia anche in chi è soggiogato dalle sirene del populismo.


LA POLEMICA
Il Pd, per tornare credibile, deve rinnovare i vertici
Gentile direttore,
al momento in cui scrivo la risoluzione della crisi di governo non ha ancora detto la parola definitiva se si andrà ad elezioni anticipate o se sarà di nuovo affidato l’incarico a Conte di formare un governo politico con ricollocazione di Savona ad altro dicastero diverso dal ministero dell’Economia. Ho partecipato all’assemblea cittadina dei democratici cremonesi del giorno 29 maggio e nel corso del dibattito sono intervenuto sostenendo che l’attacco del fronte Lega-5 Stelle al Presidente Mattarella non mi ha sorpreso più di tanto. Difatti i signori Salvini e Di Maio è da anni che parlano chiaramente di uscita dell’Italia dall’eurozona, di riforme pensionistiche, fiscali e di redditi di cittadinanza realizzabili anche senza coperture in quanto è possibile fare il tutto con sforamenti del bilancio (praticamente a debito) e tutto il patrimonio propagandistico che li ha accompagnati in tutti questi anni inclusi gli insulti quotidiani al Presidente Mattarella e prima Napolitano. Quindi la sorpresa dei dirigenti del partito democratico rispetto al clima di delegittimazione delle istituzioni da parte dei partiti populisti italiani è sorprendente: è come se sino a ieri avessero vissuto su un altro pianeta. Il sottoscritto, sempre nel corso del suo intervento, ha sottolineato che è preoccupante che l’assemblea nazionale di maggio non abbia affondato il colpo sulle ragioni della sconfitta dello scorso 4 marzo e che l’unica preoccupazione dei leader del partito è quella di preservare le correnti e avviare, per un eventuale futuro congresso, i consueti riposizionamenti di prassi in occasioni di questo genere. In definitiva un partito che ormai ha esaurito la sua funzione e che in caso di nuove elezioni a breve o non, sarà impossibilitato a prospettare un’alternativa rispetto ai populismi imperanti. In sostanza la mia non è stata nient’altro che una seria preoccupazione a fronte di uno stato comatoso di un partito che è riuscito nella storica impresa di consegnare chiavi in mano il Paese a dei dilettanti pericolosi, capaci solo di far propaganda, senza avere un’idea che cosa significhi governare un Paese. La vice sindaco Maura Ruggeri subito dopo il mio intervento, con molta veemenza ha detto che non era il momento di parlarci addosso e che d’ora in poi anche noi dobbiamo parlare alla pancia dei cittadini. Capisco il desiderio di ricompattare il partito, ma le divisioni e gli odi nel Pd, cara Ruggeri, non li ha creati Demicheli, che si è battuto sempre per un partito in cui non prevalessero i personalismi e le correnti, ma se come dicono molti intervenuti al dibattito, ossia che abbiamo governato bene e abbiamo cambiato in meglio il Paese, come mai gli elettori ci hanno punito, e che legnata (dal 41% delle europee al 18% delle politiche)? Il Demicheli al contrario della Ruggeri, dice basta con le autoesaltazioni, è ora di fare un bagno di umiltà e basta imitare gli avversari nel tentativo di parlare anche noi alla pancia dell’elettorato visto che è ormai provato che gli elettori votano l’originale e non l’imitazione. Il nostro compito da sempre è e rimane quello di parlare al cervello delle persone, ma per fare questo è necessario che il gruppo dirigente attuale del Pd si ritiri: hanno fatto troppi danni a noi iscritti e elettori.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


Ne parlo con...


Il teatrino della politica
Meno dilettanti e lacchè poi miglioriamo l’europa
Egregio direttore,
il piatto è servito; in questo teatrino ‘semiserio’ della politica, assistiamo allo ‘spettacolo’ che in un Paese ‘civile e democratico’ non avremmo mai voluto assistere.
Gli attori che partecipano allo spettacolo sono: da un lato pseudo-politici istruiti da un comico che confondono i diritti e i doveri dettati dalla Costituzione, tra i quali le prerogative del Capo dello Stato che, a torto o a ragione, può esercitare come suo diritto.
Vi è poi uno schieramento che io definisco ‘lacché’ o meglio ancora una sorta di partigianeria che si mette in mostra difendendo il Capo dello Stato, seppur non ne abbia bisogno, in quanto non ha fatto altro, ripeto, che aver esercitato un suo diritto.
Altro è, ma questo è un mio giudizio del tutto personale, che nei confronti dell’Unione Europea, così come è ora, inviterei un po’ tutti a rileggersi il Manifesto di Ventotene. E forse tutti ne trarremmo il giudizio che l’Unione Europea alla quale ci si ispirava non è questa; quindi voler ridiscutere qualche paragrafo del Regolamento Europeo non è peccato mortale.
Questo però è argomento di politica con la P maiuscola, non da mestieranti, senza offesa per nessuno. Ma voglio solo ricordare che quando vanno a votare il 60% degli aventi diritto al voto qualcosa non va! E un inchino in meno a chi detiene il potere di manovrare lo spread a suo piacimento forse non guasterebbe.
Bruno Musoni
(Cremona)

La festa del 2 giugno
La peggior democrazia meglio di tutto il resto
Signor direttore,
domani si festeggerà la Repubblica e la democrazia. Non dimentichiamo ciò che disse Winston-Churchill di questa forma di governo: la peggiore delle democrazie è migliore della più perfetta delle dittature, oppure: di tutti i peggiori sistemi di governo esistenti, la democrazie è ancora il migliore. Noi italiani, che abbiamo avuto modo di provare sia la monarchia sia la dittatura, possiamo ben giudicare positivamente questo sistema che permette, attraverso la libertà d’espressione, sia di correggerlo che di migliorarlo.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)


Un bicchiere nel ferro battuto, un grave esempio di inciviltà
Caro direttore,
l’altra mattina mi sono recato al parco del Vecchio Passeggio. Nero, il mio cagnolino, voleva fare una passeggiata all’ombra degli alberi. Nell’uscire mi sono imbattuto in una scena davvero triste. Un distinto ragazzotto, passando nei pressi della chiesa di San Facio, ha lasciato il bicchierino di plastica nel ferro battuto, settecentesco, che ferma il portone d’accesso alla corte. Ho provato a protestare, ma il ragazzo con un sorriso tagliente mi ha risposto: ‘Taci! Non vedi vecchio, l’ho messo in ordine’! Ovviamente la discussione è morta li nonostante Nero fosse alterato. Le chiedo come mai i cremonesi protestano sul suo giornale per la città trascurata quando sono essi stessi i primi che la lordano.
Anton Maria Morelli
(Cremona)