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Mercoledì 26 Settembre 2018

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Lettere al Direttore del 20 maggio

Lettere al Direttore del 20 maggio

Semafori di via Dante
Tempi ‘allungati’. Poca scorrevolezza
Egregio direttore,
da alcune settimane è stata cambiata la sequenza semaforica del tratto di via Dante compreso fra l’incrocio via Aselli e la stazione ferroviaria.
Tale tratto è finalmente percorribile in tre ‘fasi’ ben distinte e separate con ampi tempi di sosta tra l’una e l’altra. Per gli automobilisti come il sottoscritto risulta facile ammirare le vetrine dei commercianti della zona quali camere da letto, ottica, farmacia, fiorista, lavanderia ecc..
La ‘scorrevolezza statica’ del traffico consente inoltre a noi automobilisti di inondare di salutari gas di scarico abitanti ed esercenti lungo il percorso. Chissà se per tale regolazione è stato interpellato qualche consulente esterno, specializzato in coordinazioni semaforiche con un master in sincronizzazioni!
Giorgio Volpi
(Cremona)

Siamo senza un governo
Ognuno pensa a sè. Politici inadeguati
Egregio direttore,
sentiamo ogni giorno strilli di trombe a destra e a manca, sembra il ritornello di una banda di bigiatori professionisti in arte ‘peracottari’... che fanno tutto tranne che farsi un esame di coscienza e fare un nuovo Governo!
Sono passati due mesi e mezzo e non si muove foglia. (...) Siamo ancora in campagna elettorale e tutti hanno colpe e tutti sono santi. Poi viene permesso persino a Berlusconi, il quale non dovrebbe aver diritto a calpestare i pavimenti del Quirinale, di prendere il microfono e dare lezioni di politica. (...)
Non mi scandalizza affatto il prolificarsi di scarni intenti di cercare inciuci in tutte le direzioni anche perché se il nostro Presidente della Repubblica avesse un pochino più di polso, forse dovrebbe mostrarsi indignato e molto più fermo nell’indicare tempi e metodi per far in modo di creare un nuovo Governo.
La verità nuda e cruda è che siamo in mano ad una classe di politici molli, impreparati politicamente, disinteressati al bene del popolo e ancora una volta aggrappati ai loro cadreghini.
Mai come ora sarebbe il caso di un ‘compromesso storico’, ma non solo nessuno ne ha idea, ma nessuno ne ha il ‘carisma’ e la preparazione politica, gente che per decenni ha detto tutto e il contrario di tutto, gente che ha cambiato scranno e fede politica in mille occasioni. (...)
Referendum da voi rinnegati, promesse mai mantenute, terremotati in attesa ancora di aiuti, e avete ancora, il coraggio di raccontare che la luna è una formaggia?. Abbiamo uno Stato ammazza gente, andate a cercare imposte e tasse ai terremotati, avete il coraggio di continuare a dare privilegi ai vostri affiliati, avete il coraggio di pretendere stipendi sontuosi e pensioni privilegiate e alla popolazione non siete nemmeno in grado di sedervi giorno e notte, tutti assieme a cercare un miserevole accordo per dare un Governo che ci tolga da una situazione alla sbando!
Una cosa che in una qualsiasi azienda privata o pubblica non accadrebbe mai poiché i dirigenti e i funzionari che lavorano per portare a casa il loro stipendio sanno benissimo che fare il bene dell’azienda significa fare il bene dei dipendenti, per l’occupazione e per la produzione.
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

Al grido ‘meno tasse’
I cumuli dei redditi vanno rimossi
Egregio direttore,
meno tasse si grida! Per avere immediatamente una famiglia meno tasse da pagare e qualche soldo in più da poter spendere per la spesa quotidiana, invito all’On. Salvini e Di Maio a togliere i cumuli dei redditi familiari. Fare esattamente come lo stipendio del Parlamentare che non fa cumulo. Perché loro si e noi no? Mariti e mogli costretti (sulla carta) a separarsi o, addirittura divorziare per farsi che i loro stipendi non facciano cumulo. Tutto questo per avere la possibilità di vivere. Cosi è ridotta la famiglia italiana. Lo so che a voi non ve ne frega un bel niente.
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

La Scuola e il Ministero
Contributo volontario in realtà obbligatorio
Signor direttore,
è prassi che nel mese di maggio le scuole chiedano ai genitori degli allievi il pagamento del cosiddetto contributo volontario. Secondo le segreterie, il versamento (variabile da istituto a istituto dai 27 ai 200 euro) servirebbe a finanziare l’ampliamento dell’offerta culturale formativa, spese assicurative e fotocopie. Un balzello tanto più odioso perché viene ‘imposto’ ai genitori alla stregua di una sorta di pressione psicologica e in spregio al principio normativo e costituzionale di gratuità della scuola dell’obbligo. A smentire l’illiceità e la non obbligatorietà della ‘tassa occulta’, ci ha pensato il Miur (Ministero Istruzione Università Ricerca) che con le note prot. 312 del 20/3/12 / e 593 del 7/3/2013 ha chiarito che è una violazione del dovere d’ufficio subordinare la regolarità dell’iscrizione degli alunni al preventivo versamento di somme ulteriori rispetto alle normali tasse erariali. La nota prot. 593 del 7/3/2013 senza tanti giri dice espressamente. Nonostante le indicazioni fornite con la precedente nota prot 312 del 20/3/12 continuano a pervenire a questo dipartimento da parte delle famiglie, numerose segnalazioni di irregolarità e abusi nella richiesta dei contributi scolastici. Nel ribadire in questa sede l’intero contenuto della suddetta nota 312 in merito alla volontarietà dei contributi scolastici e alle loro modalità di gestione e rendicontazione, si ritiene che simili comportamenti, oltre a danneggiare l’immagine dell’intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie, ci configurino come vere e proprie lesione al diritto allo studio costituzionalmente riconosciuto. Bacchettata ministeriale che dovrebbe far aprire gli occhi a tutti quei genitori che per ignoranza o per timore di sgradite ‘ripercussioni’ pagano senza fiatare.
G. T.
(Verona)

Fiera di Cremona
Superare lo stallo per le sfide future
Signor direttore,
lunedì scorso, presso la Camera di Commercio di Cremona, si è tenuta una giornata di lavori per presentare il masterplan Ambrosetti per il rilancio del nostro territorio: un’occasione importantissima per pensare e costruire il futuro di tutta la nostra provincia.
Sono emersi, quali elementi fondamentali per costruire questo progetto strategico di futuro, che vuole favorire crescita, competitività e cambiamento, la capacità di fare gioco di squadra, l’avere una visione condivisa, il coraggio di osare, la velocità nel far avvenire il cambiamento. Sono convinto che il futuro della nostra città e del nostro territorio non possa che passare da qui! E le azioni messe in atto in questi anni da molti soggetti pubblici e privati del territorio per il rilancio di Cremona e della Provincia vanno esattamente in questa direzione.
Per fare in modo che quanto presentato e dibattuto lunedì scorso non resti solo il frutto di un interessante convegno, ma si possa tradurre in concrete azioni da subito, credo che occorra essere consapevoli di una situazione che deve essere affrontata subito con spirito e modalità nuove, quali quelle emerse nel convegno: la situazione della Fiera di Cremona.
L’attuale situazione di stallo nella nomina del Presidente dell’Ente deve essere superata.
La Fiera di Cremona è un patrimonio dell'intero territorio che ha bisogno di essere proiettata in un ambito più grande per poter affrontare positivamente la complessità attuale e futura.
C'è bisogno di visione, c'è bisogno di progetti ambiziosi, c'è necessità di fare alleanze per costruire un futuro più solido. La modifica dello Statuto che ha visto gli enti pubblici protagonisti di un'azione incisiva ha questa motivazione: favorire con rapidità e efficienza alleanze e ricapitalizzazione.
Insomma, è necessario anteporre gli interessi comuni a quelli di parte, avere un progetto ed una visione comune!!
Non ci sono altre strade.
Il grande rischio è quello di difendere interessi di categoria che hanno il fiato corto e l’orizzonte limitato.
Realizziamo anche da qui il cambiamento per costruire un futuro più solido per il nostro territorio.
Enrico Manfredini
(Fare Nuova la Città - Cremona)

Miglior portiere della storia
Buffon e... l’addio. Che sia geloso di Jašin
Signor direttore,
molti dicono che Lev Ivanovič Jašin (1929-90), 1,89 m; 82 chili, calciatore e hockeista su ghiaccio, sovietico conosciuto come ‘ragno nero’ per via della divisa che era solito indossare, sia stato il miglior portiere della storia del calcio. Che Buffon sia geloso?
G. M.
(Mantova)

IL CASO
maternità surrogata da regolamentare ma il discrimine non è la coppia omosessuale
Egregio direttore,
scrivo rispetto alla vicenda del Sindaco Bonaldi dopo aver letto in questi giorni i vari contributi pubblicati. Credo che un caso così delicato avrebbe meritato maggior approfondimento e lo sforzo di dare voce anche a posizioni diverse, aprendo un dibattito finalmente privo di luoghi comuni. Lo scrivo a maggior ragione apprendendo il preoccupante interessamento da parte delle destre estreme.
Tre sono le questioni che vorrei toccare, fornendo solo alcuni spunti per ragioni di spazio. In merito alla maternità surrogata, verso la quale nutro anch’io delle perplessità, si può certamente essere contrari, ma bisogna anche dar conto di quanto sia articolato il dibattito. Non è infatti automatica la commercializzazione pura della gestazione: Paesi come il Belgio, la Grecia, l’Olanda e la Gran Bretagna hanno scelto di legalizzarla nella forma ‘altruistica’, vietando cioè l’imposizione di corrispettivi economici oltre alle spese; è interessante sapere che tale prospettiva è stata condivisa anche dalla Fondazione Veronesi. Come spesso accade quando si parla di proibizionismo, per evitare molto concretamente il proliferare di pratiche di degrado, la strada preferibile è sempre la regolamentazione. Oltre al merito, però, riscontro ancora una volta come i comportamenti più problematici vengano portati all’attenzione generale quando riguardano gruppi di minoranza come, in questo caso, gli omosessuali. Considerato che la stragrande maggioranza dei casi coinvolge invece coppie etero, le chiederei perché la questione non sia stata sollevata prima e con pari accoramento dal suo giornale. Tutti i contributi da voi pubblicati non fanno chiare puntualizzazioni, lasciando intendere che il problema nasca principalmente per le richieste delle coppie omosessuali. Seconda questione riguarda l’omogenitorialità. Che un bambino nasca biologicamente da un uomo e una donna è cosa nota, mi creda, anche a tutte le persone omosessuali; sarebbe invece interessante che ogni tanto si portassero a conoscenza del grande pubblico i risultati concordi dei quarantennali studi scientifici sulla salute dei minori cresciuti in famiglie omogenitoriali. Gli eventuali problemi psichici sorti nei bambini sono soprattutto legati alle discriminazioni subite da tali famiglie e non all’uguale sesso dei genitori: questa è la posizione del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dell’Associazione Italiana di Psicologia e anche dell’Unicef.
Terzo punto, che non approfondisco, riguarda la legittimità giuridica dell’atto della Bonaldi, simile a quello del sindaco di Torino. Inviterei anche qui a una maggior ponderazione nell’uso dei termini, sia perché le verifiche sono in corso presso l’Avvocatura dello Stato, sia perché già il Procuratore di Torino Armando Spataro (non proprio l’ultimo arrivato) si è già pronunciato non riscontrando il rilievo penale del fatto.
B. M.
(Cremona)
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Le assicuro, non ho nessun retropensiero in merito all’omosessualità della coppia in questione. A mio avviso discriminati sono la donna che ‘offre’ il suo utero e poi il bimbo che - una volta cresciuto - vivendo non sotto una campana ma nella società, dovrà misurarsi con una realtà che molti gli faranno pesare.


LA POLEMICA
Ordinamento penitenziario, riforma frenata dall’ignavia dei politici
Egregio direttore,
‘Io sono ormai in grado di leggere la Costituzione come un’amara utopia. Ora so che l’Italia invece è totalmente immersa, per volontà di alcuni uomini, e per l’ignavia di un’intera classe politica, nella cultura dell’indifferenza e del disprezzo. Il mio tormento e il mio dolore, la mia rabbia e la mia pena, non debbono, non possono non servire. Servire agli altri, servire al Paese, servire a quest'Italia beffata, illusa, raggirata, irriconoscibile e ferita’. (Enzo Tortora, 1984). Avendo conosciute molto bene le carceri italiane, Enzo Tortora saprebbe oggi ben rispondere al ministro della Giustizia Andrea Orlando che, gettando la spugna senza più nascondersi dietro l’ambiguità e l’ipocrisia che avevano caratterizzato le sue uscite precedenti, ha affermato: ‘Mi dispiace che ci siano partiti che usano le tematiche carcerarie per fare propaganda politica, per me il più grande rammarico è quello di non essere riuscito a varare con questo Governo la riforma dell’ordinamento penitenziario’. Se è vero che esistono partiti, come Lega e Movimento 5 Stelle, che usano vergognosamente la questione giustizia e la sua appendice carceraria per fare campagne del tipo ‘buttate la chiave’ come scorciatoia per il consenso popolare, salvo invocare il garantismo quando viene pizzicato qualcuno dei loro, è altrettanto vero che ne esistono degli altri, come il Partito Democratico, che con il proprio malinteso senso dell’opportunismo hanno persino fatto peggio. Non avendo avuto il coraggio di spiegare ai cittadini la necessità di questa riforma - attesa da decenni, frutto di tre anni di lavoro che ha visto coinvolte tutte le componenti del mondo penitenziario, apprezzata dalle camere penali e dalla stragrande maggioranza dei magistrati italiani - quelli come Orlando hanno fatto un doppio autogol. Da una parte sono stati indicati come quelli che vogliono svuotare le carceri, dall’altra come quelli che non hanno il coraggio delle proprie idee politiche e delle proprie riforme. Un disastro che poi ha portato ai risultati che tutti sanno. Come ha scritto con acutezza il giornalista Dimitri Buffa, ‘adesso cade questo ultimo bastione di ipocrisia, così Orlando neanche dovrà fare la fatica di dire che lui ci ha provato ma Paolo Gentiloni non ne ha voluto sapere’. O che ‘la questione è troppo delicata perché la affronti un Governo uscente’. Tutte bugie per nascondere il vero volto di una forza politica che ormai non riesce a trovare il senso ontologico della propria stessa sopravvivenza. Né carne né pesce, né garantista né forcaiola. Distrutta da quel maledetto ‘ma anche’ di veltroniana memoria.
Sergio Ravelli
(Cremona)


L'INTERVENTO
Cambiamento reale del Paese
Egregio direttore, le scrivo questa lettera per condividere con lei e con tutti i suoi lettori il significato di questo Contratto per il Governo del cambiamento. Gli ultimi giorni di attività politica sono stati giorni intensi ed emozionanti. Siamo di fronte ad un reale cambiamento del nostro Paese. Gli attacchi che stiamo subendo sono scontati e prevedibili. Ci sono sacche enormi di privilegiati che è normale temano di perdere le posizioni di rendita acquisite e ci sono tanti altri che più semplicemente hanno paura del cambiamento. Sta a noi ricordare che in un Paese come il nostro, con tassi di disoccupazione reale e di conseguente povertà così elevati, non ci possa essere altra strada che un cambiamento radicale. A partire dalla mentalità. I cittadini da noi si aspettano tanto, a cominciare dai buoni esempi. E infatti nel contratto ci sono progetti come la riduzione del numero dei parlamentari o delle pensioni d’oro non corrispondenti ai contributi versati. Come tutti avete potuto vedere, in questi giorni così intensi ci siamo riuniti intorno a un tavolo nella massima trasparenza per scrivere il Contratto di Governo con la forza politica che ha accettato di sostenere il Governo per il cambiamento del Paese che i cittadini hanno chiesto con il voto del 4 marzo. Io ho avuto l’onore e l’onere di sedere a quel tavolo ma per me è come se al Contratto avessero collaborato i portavoce del Movimento tutti insieme, perché dentro c’è il nostro programma, quello che abbiamo scritto e condiviso con i nostri iscritti prima di chiunque altro, quello che i nostri elettori hanno votato. Dagli strumenti di democrazia diretta al reddito di cittadinanza, per citare due delle nostre storiche battaglie che stanno finalmente per diventare parte integrante dell’agenda di Governo. Una volta che il Contratto è stato completato lo abbiamo reso pubblico e sottoposto al voto dei nostri iscritti seguendo il metodo di apertura e condivisione che da sempre ci caratterizza. I nostri elettori decideranno se i temi del Contratto rispecchiano il mandato per il Governo e questa è una rivoluzione anche di metodo di cui dobbiamo andare orgogliosi: per la prima volta nel percorso per la formazione del Governo i temi sono stati messi prima dei nomi. In questi giorni riempiremo le piazze d’Italia partecipando ai banchetti che i nostri attivisti e portavoce locali hanno organizzato per condividere anche dal vivo, di persona, a contatto diretto con la gente questo nostro piccolo pezzo di storia che stiamo cercando di scrivere. Così contiamo di realizzare il sogno che abbiamo tanto faticosamente cercato di costruire: nonostante tutto fosse contro di noi, nonostante la legge elettorale ideata contro di noi e pensata per la nascita di un Governo Renzi-Berlusconi, nonostante tutti i sondaggi pubblici prima delle elezioni dicessero che questo sarebbe stato l’esito finale, avremo un Governo di cambiamento sostenuto da una maggioranza guidata dal Movimento 5 Stelle. Sarà il primo passo per ridare finalmente speranza al Paese.
Danilo Toninelli
Portavoce e capogruppo al Senato della Repubblica del M5s

Ne parlo con...


Quale futuro per l’Europa
Per colpa del debito rischiamo di essere un Paese a libertà vigilata
Egregio direttore,
comunque andrà la trattativa Lega-M5s, se riusciranno o meno a formare un nuovo governo bisogna dare atto a Salvini e Di Maio di aver messo il dito nella piaga o meglio nelle due piaghe che travagliano il nostro Paese che si chiamano Euro e migranti. Non a caso tutte le autorità costituite dal Presidente della Repubblica ai Commissari Europei hanno richiamato l’attenzione su questi due temi invitando Lega e M5s a non modificare quanto già concordato con i precedenti governi. È bene ricordare però che tutti i partiti in campagna elettorale hanno dichiarato il desiderio di modificare i trattati europei perché così come sono fatti non riescono a garantire una ripresa omogenea dell’Eurozona anzi continua ad aumentare il divario tra il Nord e Sud Europa e francamente non capisco lo strillare contro le bozze di programma del possibile nuovo governo perché a questo punto bisognerebbe capire cosa significa rinegoziare lo stare in Europa. In soldoni deve aumentare l’integrazione tra stati magari aderendo alla bozza di progetto di unione bancaria franco-tedesca o puntare ad un esercito comune europeo che ci affranchi dalla tutela americana per esempio oppure questa integrazione va fermata se non addirittura riportata a livelli inferiori dagli attuali? Se per ipotesi Trump dovesse dar corso alle minacce di aumento di dazi sulle importazioni di auto europee dovremmo adottare anche noi politiche sanzionatorie pur sapendo che verrebbero danneggiati i produttori italiani in pratica dovremmo sacrificare l’esportazione di conserve italiane verso gli Usa per difendere la Mercedes o la Peugeot? A cosa serve votare e fare un governo se poi questo non ha libertà di manovra? Causa il nostro debito dobbiamo considerarci un Paese a libertà vigilata per cui il Parlamento può discutere sui matrimoni gay, se dare personalità giuridica ai cagnolini o alle marmotte, se assecondare i desideri di chi si vuole avvelenare perché stanco di vivere ma sui conti e sui migranti chi decide non sta a Roma ma a Bruxelles e non è nemmeno eletto? Ecco penso siano queste le questioni profonde che andranno discusse nei prossimi anni e la trattativa Lega-M5s non ha fatto altro che far emergere fortunatamente dico io perché dalla loro risposta sapremo quale sarà il futuro dei nostri figli.
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)



Caro direttore, uno splendido omaggio di rose per la cappelletta dedicata alla Madonna in via Boscone dove spesso vado a fare
due passi nel silenzio e nella natura. E pensare che qualcuno da queste parti vorrebbe costruire la Strada Sud...
M. G.
(Cremona)