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Domenica 18 Novembre 2018

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Lettere al Direttore del 19 maggio

Lettere al Direttore del 19 maggio

Centro commerciale di via Sesto
Così muore la città. Altro che i conigli...
Egregio direttore,
mi consenta alcune considerazioni sul problema dei conigli selvatici disturbati dalla costruzione del nuovo centro commerciale di via Sesto.
Come lascia capire il professor Groppali, essi si diffondono con grande velocità a convivono facilmente con l’espansione della nostra civiltà, così come le molto simili minilepri. Vedi per esempio la diffusione presso le varie società canottieri e sportive come Bissolati, Flora, Stradivari eccetera. in cui girano indisturbati fra i lettini prendisole, o nell’area verde fra tangenziale, Morbasco e cascina Moreni Quando ero ragazzo esistevano solo nelle campagne di Spinadesco e lungo il corso dell’Adda dove in certi periodi sono anche stati classificati come «nocivi» per le probabilità di creare con le loro tane fontanazzi durante le piene del fiume.
La pagina dedicata dal suo giornale al falso problema di quattro coniglietti mi pare getti fumo negli occhi ai lettori: possibile che nessuno si preoccupi invece della ‘disgrazia’ della creazione di un nuovo centro commerciale, concessa dalla nostra amministrazione comunale? Per poi lamentarci della moria inarrestabile delle piccole attività commerciali! E’ così che la città, quella sì, muore davvero! Non i coniglietti!
Giorgio Volpi
(Cremona)

Cascinetta didattica onlus
Pergola in dono da un benefattore

Caro direttore,
vorrei ringraziare pubblicamente un nostro anonimo benefattore che ha regalato alla Cascinetta Didattica onlus di Castelverde una bellissima pergola che i nostri volontari hanno posizionato e montato in cascina.
Gabriele Cervi
(associazione In cammino, Castelverde)

Delle due l’una
Il Csm fa politica? Le toghe siano elette
Egregio direttore,
il Csm si tenga fuori dalla politica. Se, come spesso accade, il Consiglio superiore della magistratura ritiene di potersi sostituire al governo in materia che lo riguardi (riforma della giustizia, in questo caso) quasi ad identificarsi in un terzo organo Camera e vi è da chiedersi cosa si attenda a varare una legge che permetta l’accesso alla carriera giudiziaria, almeno, attraverso pubbliche elezioni. Sarebbe la cosa più corretta e democratica.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Possono farla rinascere
E se i populisti salvassero la Ue?
Signor direttore,
e se i tanto bistrattati populisti, dessero una prova di maturità mai vista fino ad ora? E se Di Maio e Salvini sapessero dare una sterzata all’Europa nel segno della compatibilità vantaggiosa tra interessi nazionali e comunitari, favorendo le economie dei singoli stati, ottimizzando i rapporti non solo commerciali, il libero scambio, la frequentazione turistica, la solidarietà umana e gli scambi culturali tra popoli fratelli? E per favorire la creazione di una vera, solida, solidale e concreta Europa Unità. Una comunità vera, rispettosa delle singole identità dei popoli, ma anche del senso di appartenenza ad un progetto unitario che corrisponda alle intenzioni di quanti si prodigarono per porre le basi dell'Europa Unità. E se Salvini e Di Maio andassero a Bruxelles a testimoniare la rinascita dell’Europa dei popoli, delle persone, dei loro bisogni per riportarla sui giusti binari della considerazione del benessere generale esteso a tutti senza discriminazioni. Io lo spero da europeista convinto.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)

Per la sicurezza
Treni, non vigilantes ma le forze dell’ordine
Egregio direttore,
mi riferisco a quanto è accaduto negli ultimi giorni a bordo di un treno regionale. Un controllore ha chiesto ad un passeggero nigeriano, che ne era sprovvisto e si è avviata una discussione che è presto degenerata trasformandosi in un’aggressione da parte del nigeriano nei confronti del controllore. A bordo del treno vi era un poliziotto che è intervenuto in difesa del controllore, ma è stato a sua volta aggredito subendo lesioni fisiche. Non si può e non si deve continuare a tollerare questi comportamenti da parte di incivili che non accettano e non vogliono rispettare leggi e regole. Non riuscendo ad ottenere il rispetto di leggi e regole usando metodi democratici si deve imporre con metodi convincenti ed adeguati! Sarà così finché si continua a tollerare questi misfatti, il tutto basato su un sistema di buonismo e di permissivismo ipocrita che viene continuamente esercitato da una ambigua politica che mette in serie difficoltà le forze dell’ordine preposte a fare rispettare leggi e regole. Anzi le forze dell’ordine devono subire ed essere umiliate a loro volta senza poter agire e se lo fanno devono stare molto attente a come si comportano per non essere a loro volta denunciati come persecutori o per abuso di potere. Devono sottostare agli ordini di chi non mostra mai la faccia stando dietro ad una scrivania, mettono forse in dubbio il loro operato. La sicurezza sui treni la deve garantire lo Stato usando le forze dell’ordine, la polizia di Stato ha una specializzazione che è la polizia ferroviaria che invece al momento lavora sotto organico limitando il proprio lavoro al controllo interno delle stazioni, necessario in quanto al giorno d’oggi le stazioni ferroviarie sono punti di riferimento e di transito di potenziali delinquenti di ogni genere. La polizia ferroviaria deve essere potenziata ed i suoi agenti devono viaggiare sui treni giorno e notte facendo da deterrente nei confronti dei malintenzionati, in modo da tutelare il personale in servizio sul treno ed i viaggiatori garantendo loro la massima sicurezza. La Regione Lombardia in qualità di ente pubblico non deve mettere a bordo dei treni dei vigilantes in quanto hanno un potere d’azione molto limitato, in quanto ogni intervento che fanno alla fine deve essere concluso con l’intervento della polizia di Stato, in tal senso viene sprecato denaro, energie e personale.
Franco Nico Ranzenigo
(Cremona)

Ricorrenza da abolire
La festa del 25 Aprile non unisce ma divide
Gentile direttore,
quando si parla di abolire la Festa del 25 aprile, e fortunatamente accade sempre più spesso, bisogna tenere in considerazione il fatto, non secondario, che questa data rappresenta un mito. Ovvero qualcosa che, per sua natura, rimanda ad altro. Un idea, per esempio. Come appunto è il caso del 25 Aprile che non è trattato alla stregua di un giorno come tutti gli altri, ma nell’immaginario collettivo, dopo anni di propaganda marcata, rinvia alla liberazione dalla dittatura fascista e all’avvento della democrazia. Una rivolta popolare. La politica ha bisogno di miti, si nutre di miti. Aretè. Sono indispensabili per conquistare il consenso e mantenerlo. Ma il mito è anche sempre un inganno, una falsificazione della realtà. Una risposta al bisogno del subconscio collettivo, affermerebbe E. Durkheim, per purificarsi da una colpa comunitaria. Risposta manipolabile. E non c’è altro modo per definire la Festa della Liberazione, un appuntamento fabbricato ad arte per ricoprire di gloria immotivata le gesta e l’insurrezione dei partigiani contro le forze della Rsi (e tedesche) e per assolvere da una responsabilità collettiva il popolo italiano. La colpa di tutti (gli italiani) ricade su pochi (i fascisti): caper emissarius. Rimozione e negazione storica giocata su un livello sia politico che sociologico. Il 25 Aprile ha il compito di osannare la Resistenza nel tentativo di farla diventare un patrimonio comune. Una missione perfettamente riuscita in passato ma che diventa più difficile di anno in anno. E che oggi, francamente, appare impossibile. L'evoluzione della ricerca storica ha mostrato i tantissimi difetti e le storture legate a quella data, alcune imperdonabili, si pensi solo a via Rasella a Roma o l’aver minimizzato le foibe grazie alla cultura della prima Repubblica, dominata dalla sinistra filo sovietica e dal cattolicesimo progressista. ‘Ab uno disce omnes’, da uno solo conosci tutti gli altri. Una caduta in disgrazia che si avverte poco tra gli uomini delle istituzioni, obbligati per convenienza a onorare le spoglie della Resistenza, ma che è certamente diffusa nella mente e nella pratica del comune cittadino. Chi ha inventato il 25 Aprile? E’ stato Alcide De Gaspari a chiedere al luogotenente del Regno Umberto di Savoia di istituire la Festa della Liberazione. Sapeva perfettamente che era necessario stabilire un punto di rottura con il passato e serviva una data simbolo da elevare a cerimonia di purificazione nazionale. Una linea tra un prima ed un dopo. Di là il male, di qui il bene. Scissione schizofrenogena. Definita senza un’adeguata elaborazione dei lutti nazionali per avere perso una guerra, per avere attraversato una sanguinosa guerra civile e di essere stati conquistati, da perdenti prima, e quindi colonizzati poi culturalmente ed economicamente dagli Stati Uniti, Inghilterra e Francia. (...)
Claudio Merlini
(Cremona)

Cremona, è assurdo
Anche i morti pagano la Tari
Egregio direttore,
sapeva che anche i morti pagano la Tari? Qualche giorno fa ho ricevuto dal Comune di Cremona l’avviso di pagamento della Tari 2018, il cui importo è calcolato sulla superficie dell'abitazione e sul numero dei componenti della famiglia. Poiché, purtroppo, mia moglie è mancata il 30 marzo scorso, sono andato nell’Ufficio Gestione Rti in via Geromini per far presente la riduzione da apportare all’importo relativo alle persone, esibendo il certificato di morte rilasciato dal Comune di Cremona. Il funzionario, però, mi ha spiegato che per tutto il 2018 mia moglie pagherà il tributo perché, sulla base del regolamento comunale, il censimento delle persone in vita viene fatto il 1° gennaio di ogni anno e non viene più aggiornato fino al 1° gennaio dell'anno successivo; quindi chi muore dal 2 gennaio in poi pagherà come se fosse vivo.
La cosa mi sembra assurda e penso che il regolamento comunale debba essere modificato al più presto, soprattutto in un'epoca in cui gli uffici possono avvalersi delle più moderne tecnologie.
Bruno Saccani
(Cremona)
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E’ la seconda lettera sul problema che riceviamo in pochi giorni. Sono d’accordo con lei: gli uffici comunali dovrebbero mettere mano alla questione e sanare questa ingiustizia.

Era primavera
Ricordo mia madre il giorno dell’addio
Egregio direttore,
ultimamente tutti abbiamo ricordato la nostra madre nel giorno a lei dedicato. Ora la vorrei ricordare nel giorno in cui mi ha lasciato: mia madre è sola nella piccola chiesa e le gioca attorno il vento di primavera. Mia madre è lì distesa, immobile sotto la coltre nera. Se n’è andata nell’ora in cui cala la sera. Se ne è andata in quella serena, calma ora blu: ma dimmi cara, te ne prego: ma tu dove sei?
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Sacchetti per frutta e verdura
Noi e i francesi i soli a pagarli
Caro direttore,
accade al supermercato. Se ne sono usciti per legge che i sacchetti si pagano, due centesimi. Tutta Europa fa così. Poi si scopre che siamo solo noi e i francesi. E pigliano per i fondelli quelli che protestano: sono pezzenti schifosi, dicono. Adesso non lo dicono più: nell’ipotesi di un voto piuttosto ravvicinato tutti vi vogliono bene.
Gaetano Solfi
(Cremona)


LA STORIA
Per aiutare un amico ho iniziato a giocare con le ‘mangiasoldi’, ma poi sono guarito



Signor direttore,
le chiedo subito scusa perché ancora una volta la disturbo, ma mi creda ho pensato a lei perché tramite il suo giornale forse posso aiutare un amico.
Questo mio amico si trova in una situazione diciamo molto delicata, lui è una brava persona, ma purtroppo si è fatto convincere da quelle macchinette che io chiamo «mangiasoldi». Io, mi creda, se posso aiuto chiunque, ora anch’io a volte non so come fare.
Arrivo al dunque: questo mio amico piangendo mi ha detto che si è fatto prendere dal vizio del gioco. A quel punto non avendo nessuna esperienza inerente a queste macchinette ho cercato di rincuorarlo dicendogli: «Dai coraggio, vedrai che riuscirai a risolvere tutto». Gli dissi: «Ora scusami ma devo andare ad un appuntamento con il medico, se vuoi mi telefoni oppure ci vediamo tra un paio di settimane. Ti va?».
Lui mi sembrava molto titubante, ma poi con uno splendido sorriso mi rispose: «Ok a me sta bene». Allora gli risposi: «Ci vediamo, ciao!». Una volta arrivato a casa ho cercato di fare qualche cosa, ma non riuscivo a combinare niente. Un continuo pensiero mi assillava: cosa posso fare per aiutarlo?
Pensa e ripensa, per poterlo aiutare c’è una cosa che mi rimane: giocare. Così ho iniziato quasi tutti i giorni ad andare nei bar dove ci sono queste macchinette. Beh, all’inizio non ci capivo niente, però col passare dei giorni un poco d’esperienza me la sono fatta. Tutti i giorni mi segnavo i soldi che usavo e le vincite fatte. I primi giorni le macchinette mangiasoldi mi sembravano amiche perché alla fine riuscivo a mantenere i miei soldi. E’ come se lei sapesse che aveva a che fare con un principiante, allora lei faceva in modo che quelle poche monete vinte erano come uno stimolante a giocare sempre più.
Come se fosse stregata, lei sapeva che io ero uno da circuire e io senza rendermi conto mi lasciavo gestire a modo suo. Tutto questo però era perché io volevo stare al gioco, così per rendermi conto dove sarei potuto arrivare, in modo che potevo dire al mio amico come fare per smettere.
Devo dire che è stato molto duro vivere queste due settimane. Mi sembrava di essere impazzito, più perdevo e più spendevo per cercare di recuperare i soldi persi. A questo punto mi son reso conto che per poter vincere con le macchinette mangiasoldi c’era un solo modo: non giocare più. E così ho fatto.
Non mi è stato difficile, ma ho visto che per alcuni smettere è quasi impossibile, perché arrivano al punto di farsi talmente coinvolgere che mettono sui tasti delle macchinette i raccoglimonete in modo che nessuno la usi, intanto che corrono in banca a fare un prelievo, per poi ritornare a giocare. Questo ho visto in queste due settimane. Mi viene in mente solo una cosa: ora ci sono brave persone che per colpa di queste macchinette rischiano di rovinarsi la vita, del resto prendiamo un pacchetto di sigarette, cosa troviamo scritto? Il fumo uccide e tante altre cose da mettere paura. E lo Stato cosa fa? Comunque torniamo al dunque: dopo due settimane mi sono ritrovato con il mio amico, a differenza della volta scorsa, questa volta sono stato molto duro con lui. Gli ho detto: l’unico che ti può aiutare sei tu stesso, quando esci portati il portafoglio con dentro i soldi per un caffè e vai a vedere in quelle sale cosa succede. Chiaro, tutto dipende da te. Ciao, fatti sentire, ascoltami e vedrai che chi vincerà sei solo tu! Sempre e solo tu! Il mio amico? Ora è tutto a posto.
Giuseppe Caffi
(74 anni, San Bassano)

LA POLEMICA
Lega e 5 Stelle danneggiano noi risparmiatori

Gentile direttore,
il documento pubblicato il 15 maggio da Huffington Post Italia dal leader di 5 Stelle e Lega che prevede nella bozza del contratto di governo clausole anti Ue , sia pur smentito in un secondo tempo, ha provocato una pioggia di telefonate da parte degli investitori internazionali, impauriti dall’aver comprato il debito pubblico italiano sulla base dell’impegno dello Stato ad onorarlo e restituirlo in euro e vederselo restituito con moneta diversa esposta a sicurissime svalutazioni.
Ciò non è piaciuto a Londra ed a New York e non è piaciuto il passaggio in cui si vogliono introdurre procedure tecniche che consentano agli Stati membri membri di recedere dall’Unione monetaria, un chiaro riferimento ad un referendum sull’euro.
Non è piaciuto nemmeno a quella maggioranza di italiani che di fronte ad una domanda di cambiamento di meno tasse, meno burocrazia e più lavoro, non hanno dato nessuna delega a giocare sulla loro pelle e sui loro depositi di 5.300 miliardi di risparmi che dipendono tutti dalla tenuta del debito pubblico al fine di pagare i loro stipendi, e dare sostenibilità ai loro mutui e fidi.
Il congelamento e la cancellazione dei Btp in pancia alla Banca Centrale Europea del valore di 250 miliardi di euro, ma in verità in mano alla banca d’Italia, sempre secondo il documento dei Cinque stelle e della Lega, ha portato gli investitori internazionali a questa equivalenza: se questi irresponsabili sono disposti a non onorare il debito verso la stessa banca centrale, che garanzie possono dare verso gli impegni di altri creditori? Da qui la probabile, anzi certa, riluttanza ad investire denaro e capitali in Italia. Con un debito stratosferico, un’economia scarsamente competitiva il nostro Paese è il grande malato dell’euro e se deciderà di andare a morire da solo stiamo certi che nessuno ci fermerà. Ed il Pd cosa dice? L’unica loro preoccupazione è quella di mantenere in carica ‘l’autoreggente ‘( Martina) sino al 2019 oppure di stare a guardare sulla riva del fiume sgranocchiando i pacchetti di pop corn comprati, anziché mobilitarsi nelle piazze, visto che, assecondando il pensiero del presidente dell’assemblea provinciale cremonese dei democratici, per intraprendere iniziative di questo genere (mobilitarsi), oltre ad avere i titoli per farlo, è necessario proporlo con una mozione scritta, «e se non sta bene scrivetelo sulla Provincia».
E con queste parole famose abbiamo veramente completato l’opera.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


L'INTERVENTO
Padania Acque, utili e tasse: e gli investimenti?
Non vogliamo entrare in merito alla capacità operativa nel suo complesso delle aziende ed enti pubblici locali ma solo mettere in evidenza che la loro ostinata autoreferenzialità, compromette la comprensione della qualità del loro operato. Padania Acque, bilanci 2015 e 2016, comunicati stampa. Dire che le tariffe sono tra le più basse d’Italia può essere vero, ma se facciamo paragoni seri non lo sono certamente tra le aziende della Lombardia ove l’acqua scorre a fiumi. Qui la classifica inter paribus si rovescia in modo molto serio.
La vecchia Padania Acque e le altre consorelle partecipate dai Comuni hanno lasciato un pauroso ritardo circa il percorso di ammodernamento dell’intero servizio idrico integrato. Si è parlato a suo tempo di un piano che avrebbe assorbito 550 milioni di euro, il più alto rapporto pro capite di tutti gli ambiti territoriali lombardi e tutto attraverso l’applicazione di tariffe crescenti. Qualcuno ha gridato allo scandalo anche perché Padania Acque, il cui servizio copriva 108 comuni su 115 della provincia, aveva il vezzo di distribuire utili, sottraendo quindi parte della tariffa agli investimenti futuri.
Ora, questa enorme cifra da finanziare, nelle mani dei nuovi amministratori, diventa una scelta strategica invece di una infelice eredità.
Gli utili inoltre sono trionfalisticamente annunciati come se fossero l’obiettivo primario. Non avendo azionisti con titolo ai dividendi, proprio per l’atipicità di queste Spa, l’esborso fiscale può essere facilmente evitato da attenta politica di bilancio, per esempio rendendo la tariffa funzionale a questo obiettivo o sulla flessibilità degli ammortamenti. Purtroppo a utili volontari corrispondono tasse vere!
Più drammatico è scoprire che l’aumento del 1,8% delle tariffe annue che genera circa 800mila euro a livello provinciale viene bruciato, nel 2016, per 1,3 milioni di questo tipo di tasse. In questi ultimi due anni oltre due milioni di euro sono usciti dal flusso di cassa sottraendo capacità al futuro flusso di investimenti, già di per se molto scarsi.
Signor presidente lei è di professionalità compatibile con questi argomenti e giustamente afferma «Padania Acque, contrariamente ad altre società, deve pensare esclusivamente al miglior servizio ai cittadini, unici veri soci della nostra società». Allora perché questi utili emergono dando l’impressione di volerli ricercare e annunciare come bravura gestionale a chi poco ne capisce, quando invece sottraggono milioni di euro da un flusso di cassa già scarso di fronte ai futuri impegni di investimento?
Antonio Milanesi e Diego Capone
ALBATROS

Ne parlo con...


Ha morso una persona
Handicappato psichico ha un cane pericoloso
Gentilissimo direttore,
desidero portare a sua conoscenza un increscioso episodio accaduto la mattina di mercoledì 16 maggio in via Solferino, all’angolo piazza del Comune.
Stavo sorbendo un caffè al bar Torrazzo allorché sento un cane abbaiare con insistenza.
Mi reco sul luogo, distante circa dieci metri dal bar, e vedo un cane che continua ad abbaiare con rabbia contro un ragazzo africano. Questi mostrava i segni inequivocabili di un morso alla coscia sinistra che ancora sanguinava.
I presenti all’episodio avevano già allertato la polizia locale.
Dopo pochi minuti è arrivato sul posto il vigile urbano Alessandro Guarneri che ha ascoltato e raccolto le testimonianze, stilando regolare verbale che io ed un’altra signora abbiamo sottoscritto.
È risultato che il proprietario del cane è portatore di handicap psichico. Ciò a detta di un avvocato che casualmente passava da quelle parti.
Lo stesso avvocato, donna, ha affermato che il proprietario del cane è seguito dai servizi sociali. Ovviamente l’uomo non ha nessuna responsabilità e tanto meno il suo cane particolarmente aggressivo, tanto che stava per azzannare una guardia ecologica che aveva assistito all’episodio.
Una domanda però me la pongo: come si fa ad affidare un cane di questo tipo ad una persona che ha queste acclarate difficoltà psichiche?
Un cane, tra l’altro lasciato girare senza museruola, affidato ad un mendicante, perché tale è l’uomo in questione, con tutti i suoi problemi.
Solo un irresponsabile può aver affidato questo cane.
E mi rifiuto di credere che sia opera dei Servizi Sociali.
Desidero concludere citando il comportamento encomiabile, sotto tutti i punti di vista, del vigile urbano Alessandro Guarneri che, nonostante la sua giovane età, ha condotto la sua indagine ascoltando con calma le varie testimonianze ed in seguito ha invitato me ed un’altra signora che aveva assistito al fatto a sottoscrivere il verbale di rito.
Soprattutto senza nessuna dimostrazione di protagonismo.
Licio D'Avossa
(Cremona)



Succede in viale Po, merita una multa salata
Signor direttore,
è proprio vero che la maleducazione è sempre più dilagante: ‘A posto io, a posto tutti’ sembra essere il motto degli automobilisti che regolarmente parcheggiano sulla ciclabile e lungo lo spazio dedicato ai pedoni in viale Po. Le auto che si vedono nella foto che le invio stanno a testimoniare quanto dico. Lungo quel tratto passano mamme con bambini, persone costrette in carrozzina, giovani e anziani. Tutti costretti a pericolose ‘virate’ sulla ciclabile, sulla quale - giustamente - transitano i ciclisti, che all’improvviso si vedono parare davanti ‘ostacoli’ umani. Mi chiedo: che modo di fare è? Auguro di cuore a tutti questi maleducati del volante di trovarsi sul tergicristallo una ben meritata e salata multa al giorno.
G. M.
(Cremona)