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Mercoledì 26 Settembre 2018

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Lettere al Direttore del 18 Maggio

Lettere al Direttore del 18 Maggio

Noi italiani siamo...
Europeisti delusi ma non antieuropeisti
Signor direttore,
sull’Europa oltre la propaganda e le strumentalizzazioni è bene chiarire che l’Italia non è mai stata antieuropeista. Semmai siamo stati europeisti delusi e lo siamo ancora. Ci sono stati errori di ingerenza che hanno messo le istituzioni nazionali nell’incapacità di esercitare le proprie funzioni a tutela dei cittadini. Inoltre abbiamo bisogno di essere rappresentati efficacemente anche negli organismi europei.
Il principio di solidarietà deve essere globale nel significato esatto del termine, nel senso che oltre alla sensibilità per i rifugiati e i bisognosi di aiuto extra europei, si dev’essere attenti alle difficoltà in seno ai Paesi membri.
Possibile che queste incongruenze non risaltino agli occhi delle nostre più alte cariche dello Stato?
Possibile che gli indigenti greci meritassero meno aiuto dei cittadini libici?
Possibile che si sia capaci di esaltare il solito europeismo aleatorio senza mai centrare di richiedere attenzione e concretezza per i bisogni delle popolazioni?
Ce la facciamo a coinvolgere la Bce per uscire dalle emergenze terremoti e dalle calamità naturali prima che finisca il millennio?
Non ci aspettiamo autocritiche, (non è mai successo e sarebbe troppo bello) bensì spinte incisive da Roma e a Bruxelles per il ripristino di una ‘unione dei popoli’ che abbia a cuore il loro bene e non un’unione autolesionistica come è stato fono ad ora.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Aiutare il prossimo
La misericordia oggi è scandalosa
Signor direttore,
quello che sto per dirvi è la verità quotidiana. Quando Fabrizio era relegato in un garage, con il rene che gli stava scoppiando, dove viveva perché non aveva una casa, non ho fatto altro che caricarmelo sulla macchina, portarlo all’ospedale e assisterlo durante la degenza. Se una donna sta per essere picchiata dal marito, e ti chiede aiuto, io devo intervenire portandola via, anche se piove forte, e anche se il marito ti dà un pugno, ti rompe il setto nasale e sanguinante vai con la vettura verso l’ospedale non dicendo niente a nessuno, devi perdonare di cuore, non puoi portare rancore. Quando la famiglia... formata da quattro persone di cui una invalida non avevano un posto dove vivere, non ho fatto altro che farmi carico di trovare loro un casa, pagare l’affitto per un anno e poi assisterli nell’uscita. Quando ti suonano il campanello continuamente vuol dire che hanno bisogno del tuo aiuto, perché i servizi in campo non sono riusciti ad aiutarli. Io sono lì per loro. Se serve un farmaco da banco, se serve una rateizzazione della bolletta, se serve un piccolo aiuto, io sono lì per loro. Se la signora... gravemente malata non ha la stufa per scaldarsi bisogna comprargliela perché nessuno gliela da altrimenti, e la signora muore. Se il telefono squilla anche quando vorresti tranquillità vuol dire che qualcuno ha bisogno di me, e non mi posso tirare indietro. Quando un bambino gravemente handicappato ha bisogno del tuo aiuto, devo dare alla famiglia una casa, specie se ha anche un altro fratello handicappato e vivono in una stanza di una cascina. Se il tuo amico ha problemi psichiatrici gli devo stare accanto, se il tuo amico ha sbagliato ed è in carcere devo seguire i bisogni della famiglia, andarlo a trovare poi in comunità, fargli sentire che ha speranza. Quando Arrigo dormiva in macchina in gennaio era normale portargli una coperta e qualcosa di caldo. Se una famiglia di quattro persone è al freddo d’inverno devo comprargli una stufa. Ma anch’io sono invalido e malato, e allora? Meglio, così capisco di più la loro situazione. Io migliore di altri? E per quale motivo? Quante persone sono sole e hanno bisogno di conforto, e se perdo il mio tempo libero per loro cosa c’è di male? Mi sembra tutto semplice eppure la gente mi critica e mi deride, non che la cosa mi interessi. Ma la parola giusta è semplicità e un poco di scandalosa misericordia.
G. C.
(Soresina)

Il nodo dei migranti
Anche Gesù fu profugo. Accoglierli è un dovere
Caro direttore,
vorrei riproporre visto anche l’attualità, un sunto della lettera aperta che inviai a Papa Francesco nel 2016 dove affrontavo nella mia veste di formatore presso la Cascinetta didattica la problematica dei migranti . La mia lettera allegata ad un opuscolo riguardante la nostra collaborazione con la Caritas Diocesana ebbe la benedizione e il ringraziamento del Santo Padre Papa Francesco. Ecco qui alcuni punti che ritengo più significativi.
In un Paese dove la maggior parte critica tutto e tutti, dove tutti si lamentano dello status politico-economico formato da molti corrotti, senza però alzare in primis, un dito per cercare di cambiare le cose non è facile alzare la propria voce libera e uscire dai tanti lacci che legano per interessi sempre più variegati lo status sociale attore istituzionale e buonista di facciata. Questi soggetti deboli (migranti) agli occhi della gran parte della gente sono visti come intrusi che sono venuti in Italia solo per rubarci il lavoro e per questo sono guardati a vista come temibili concorrenti , dove le opportunità lavorative per noi italiani di origine controllata sono sempre meno. Ma che vogliono questi esseri!!! Noi abbiamo sudato anni per raggiungere stabilità economica, abbiamo fatto tanti sacrifici per crearci una posizione nella società.. .. E questi individui pretendono subito, una casa, un lavoro, .. ma che vadano a quel paese!!! Frase fra le più gentili che in questi anni ho sentito proferire da taluni.
Io credo invece che il popolo italiano non sia quello che apprendiamo dai media o dai bar o da taluni politici che sul razzismo vivacchiamo di consensi .. credo che il popolo italiano invece sia solidale quanto basta per essere preso ad esempio da altri stati europei, più ricchi ma molto egoisti dal lato umano. Il problema del nostro paese è che siamo stati vittime (e lo siamo ancora) di politici affaristi e corrotti , gente senza scrupoli che anche sulla povertà sono riusciti a fare business dove chi decide fa leggi anche importanti ma che poi alla fine non si preoccupa di farle applicare, correttamente. Con i soldi pubblici che sono nostri il paese è stato governato da decenni da veri e propri comitati d’affari.. tanti soldi si sono fermati , si fermano e si fermano in mille rivoli clientelari per accontentare la numerosa clientela istituzionale che alla fine determina consensi al politico di turno. Anche questa emergenza profughi richiedenti permesso di soggiorno, per taluni affaristi senza scrupoli, è diventato un business sporco. Tutto ciò a provocato odio e avversità contro i migranti che hanno la sola colpa di essere capitati in un paese corrotto. Il Paese non si merita questo. Gli italiani hanno un cuore grande generoso e solidale cerchiamo allora di cambiare il paese affarista, ipocrita e corrotto dando per primi noi buon esempio. Papa Francesco: anche Gesù fu profugo, è un dovere accogliere immigrati.
Gabriele Cervi
(Castelverde)

Non lasciamole morire
Abbiamo due vite. Cerchiamo di viverle
Signor direttore,
abbiamo tutti due vite ma non tutti riescono a vivere la seconda perché la lasciano morire insieme alla prima. Io capisco quelli che stanno vivendo la loro seconda vita perché spesso dicono: ‘Se rangerà, la vita l’è ona sola, vori mia morer né mat e né scior ma a post cum me stes e cun gli alter se el me apena pusibil’.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Volontari anti-nutrie
Un servizio essenziale. Benelli non rinunci
Egregio direttore,
mi permetta alcune osservazioni alla lettera del signor Dante Benelli del 16 maggio sulla questione nutrie. Egregio signor Benelli, francamente non percepisco appieno il senso del suo articolo: 1) la tassa di concessione governativa di euro 173,16 si versa per mantenere in validità annuale il porto di fucile, indipendentemente dall’esercizio dell’attività venatoria o dell’abbattimento delle nutrie; 2) lei asserisce di essere un operatore di tipo A e quindi come tale riveste la qualifica di volontario in una operazione di pubblica utilità. Sappiamo benissimo le innumerevoli problematiche che tale servizio implica sia burocratiche che pratiche, ma se desidera non proseguire ed arrendersi perché pubblicarlo? La sua decisione si trasformerà in motivo di orgoglio per gli animalisti, padri e madri di una normativa che hanno voluto lacunosa, introversa, contraddittoria, operativamente rigettante finalizzata a salvaguardare le nutrie e far desistere chi, come lei, pensava di fare qualcosa di utile per l’ambiente; 3) sugli adempimenti burocratici da lei elencati (consegna registri, percentuali di abbattimento, gabbie consegnate) nei Comuni è buio pesto. Nessuno sa cosa fare. I giubbetti ad alta visibilità? La Provincia non li fornisce più direttamente agli operatori sostenendo la competenza dei Comuni a richiederli. Un operatore è andato in municipio a tale scopo e l’impiegato, guardandolo stupefatto, gli risposto: ma per cacciare le nutrie serve un giubbino? Capito in che mani siamo?; 4) le gabbie. L’ultima fornitura della Provincia è stata una media di 3-5 gabbie per comune. Come pretendere di asciugare il mare col cucchiaino; 5) ha letto l’articolo della signora Corrieri di Firenze dell 15 maggio? Sostiene che la nutria non è la peste (semmai un serio colera), i sindaci non hanno voce in capitolo (solo per approvare si intende, ne hanno moltissimo invece per vietare o contrastare) e che in definitiva i capisaldi della matassa sono a Roma roccaforte istituzionale del mondo animalista. Per debellare il colera bisogna eliminarne le cause e chi lo fomenta. Perciò, signor Benelli, la esorto a non demordere e non rinunciare al suo servizio. Grazie.
cerdella.60@gmail .com

Autostrada CR-MN e Tibre
Sono indispensabili, vanno completate
Gentile direttore
l’autostrada Cremona-Mantova e la Tibre devono essere programmate dal prossimo governo. Sono infrastrutture indispensabili per favorire il lavoro ed il turismo.
Certamente le autostrade già realizzate sono assai importanti e necessarie ma occorre completarle nell’interesse di ognuno di noi.
Ricordo con commozione l’impegno dell’allora presidente degli Industriali Franco Superti e gli interventi sul suo giornale di mio padre per effettuare un’opera così importante.
Allora imprenditori e una valida classe politica seppero operare in piena condivisione di idee.
E’ una consapevolezza che deve realizzarsi per far continuare a progredire questa città nonostante le difficoltà attuali. Naturalmente altri problemi strutturali saranno da programmare ma non vi è da dimenticare questa impellente necessità !
Emilio Carulli
(Luigi Carulli srl, concessionaria per Cremona e Provincia)

Bastava votare sì al referendum
Far pagare la casta? Persa un’occasione
Caro direttore,
vorrei ricordare al signor Pier Alfredo Gualdi che, allo scopo di far pagare le caste, è stato preso da improvviso desiderio di tagliare lo stipendio dei parlamentari, che ha perso l’occasione quando, poco più di un anno fa, c’era la possibilità di eliminare 400 posti da senatore votando la riforma costituzionale. Tale riforma avrebbe eliminato anche il Cnel (comprendente altri 56 cariche). Tutta questa prospettiva è finita con le recenti elezioni siciliane dove il partito democratico, che aveva ridotto gli onorevoli siciliani da 90 a 70, è stato sconfitto. Da notare che sia i senatori che gli onorevoli siciliani dispongono di stipendio per un collaboratore.
Franco Pecchini
(Cremona)

Due papà per i gemelli
L’omosessualità non è contro natura
Gentile direttore,
mi ha molto interessato il dibattito tra lei ed il sindaco di Crema Stefania Bonaldi su ‘Il caso’ di mercoledì 16 maggio. Tanto più perché è stato acceso, ma a mio parere ha sfiorato ma non superato il limite dell’offesa personale. Un’adozione, quella di Crema, approvata dagli atti del Comune, da parte di una coppia omosessuale di due gemellini centroamericani nati da una maternità surrogata, questione sulla quale mantengo qualche dubbio che espressi in una lettera al giornale un paio d’anni fa, si doveva fare.
Bene: una espressione comune tra la gente mi fa davvero arrabbiare: «è contro natura!». Ci era arrivato Leopardi duecento anni fa; quella che noi chiamiamo «anomalia» non è altro che prodotto di natura. Forse non si accoppiano tra loro due tori se costretti in viaggio su un camion per numerose ore? Non è natura? Non sono natura i fenomeni da baraccone che divertivano i fortunati spettatori dei circhi soprattutto lo scorso secolo? Persone con sette dita, due teste, piedi simili a quelli dei polli, gemelli siamesi, persone cieche e senza arti? Non è natura nascere omosessuali, malati gravi o disabili?
La natura produce esseri abili alla riproduzione e ad ogni attività professionale e quotidiana, ma molte più di quelle che immaginiamo sono le «anomalie». E’ facile amare la natura quando ci produce intorno prati fioriti e farfalle, ma essa non è solo questo. L’atto del sindaco Stefania Bonaldi, in un vuoto legale assordante, è stato perlomeno dovuto. E se si deve andare a cercare un Pd veramente di sinistra, come piacerebbe a me, bisogna andare proprio a Crema.
Igor Paulinich
(Cremona)

Risoluzioni ONU da far rispettare
Israele cesserà mai di uccidere bambini?
Signor direttore,
un drone israeliano ha sganciato lacrimogeni sopra la tenda, che è stata avvolta in una nuvola di fumo, Leila una bambina di otto mesi è stata soffocata dai gas. Sotto la tenda del lutto nel quartiere Zeitun, a Gaza city, siedono parenti e amici. Si alzano tutti in piedi per stringere la mano a chi porta vicinanza e condoglianze. Un ragazzo serve ai presenti caffè amaro. Anwar ha 27 anni e il volto di un adolescente. Sua moglie Maryam ne ha appena 19. «E’ stato un colpo duro, per me e soprattutto per mia moglie – dice-Già un anno fa avevamo perduto il nostro primo bambino, Salim di un anno. La sera si era addormentato tranquillo, ma non si è più svegliato, è morto nel sonno».
Settant’anni dello Stato d’Israele sono anche i settant’anni della Nakba, la ‘catastrofe’ del popolo palestinese, la cacciata del 1948 di centinaia di migliaia di palestinesi (da 700mila a un milione) in una operazione di preordinata pulizia etnica che li ha trasformati nel popolo profugo dei campi.
Adesso è arrivato lo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, con la strage di 62 giovani nel tiro al piccione a Gaza con migliaia di feriti, schiacciando una protesta armata di sassi, fionde e copertoni incendiati. Per Netanyahu poi si tratterebbe di azioni terroristiche. Ma la verità è che un popolo oppresso che manifesta contro un’occupazione militare, ricorda solo la nostra Liberazione e il diritto dei palestinesi sancito da tre risoluzioni Onu (una del 1948 proprio sul diritto al ritorno).
La Lega di Cultura
(Piadena)

Nel 1941 a Casalmaggiore
Quel ballo pubblico era il set di Redenzione
Egregio direttore,
nella pagina di ‘Cultura e spettacoli’ del suo quotidiano uscita mercoledì 16 maggio scorso è stata pubblicata una fotografia riproducente la scena di un ballo pubblico di quasi ottant’anni fa. Non è che debba svelare nessuna circostanza sconosciuta, anche perché a Casalmaggiore possono ancora essere in vita persone ultranovantenni lucide di mente che quel momento lo hanno visto o addirittura vissuto direttamente come comparse e potrebbero testimoniarlo anche al suo giornale. Vengo al dunque, nella foto di cui sopra si vede chiaramente questa scena di ballo comunitario sopra un palco di fronte al palazzo municipale di Casalmaggiore. Si tratta di uno dei ciak filmati nel capoluogo casalasco nel 1941 e montati nel film ‘Redenzione’ in uscita l’anno seguente. La particolarità è che quel lungometraggio (che si spera ancora trovabile e visionabile in qualche archivio o presso qualche ente specifico) diretto da Marcello Albani, uno dei registi del Regime, era la trasposizione dell’omonimo dramma teatrale del ras Roberto Farinacci.
Una seconda curiosità è che il ballerino di spalle a destra della fotografia, per chi non l’avesse riconosciuto, è Aroldo Tieri, all’epoca ventiquattrenne ma già attivo in teatro con la compagnia del Teatro Eliseo di Roma e non ancora conosciuto al grande pubblico fuori dalla Capitale.
Bisogna riconoscere che in quel film, nonostante la sua chiara matrice di propaganda fascista, recitarono fior di caratteristi come Luigi Pavese e affermati attori dell’epoca come Luigi Cimara, Vera Carmi e Lauro Gazzolo, padre del più conosciuto Nando Gazzolo.
Giampietro Vicini
(Rivarolo del Re)


IL CASO

A 86 anni sono tornata a vivere grazie alla buona sanità pubblica
Egregio direttore,
le chiedo spazio nel suo giornale per raccontare la mia esperienza nel mondo della sanità italiana. Ho ottantasei anni e nell’inverno scorso dopo un odissea di visite la diagnosi é di rifare la protesi all’anca dopo che la precedente si era irrimediabilmente usurata. Dopo vari accertamenti diagnostici vengo rassicurata e consigliata dal primario di una clinica della città sulle ottime probabilità per la riuscita dell’intervento malgrado non sia più possibile, secondo lui, reimpiantare una nuova protesi ma con l’assoluta garanzia di tornare a camminare seppure con l’ausilio di una stampella.
Comincia un calvario tra dolori sempre più persistenti e l’incubo psicologico di non poter più camminare, restano cinque centimetri di differenza tra le due gambe. Vengo praticamente derisa e sbeffeggiata dal primario e chirurgo che aveva effettuato l’intervento. Nel senso che avevo troppe aspettative positive dell’intervento. Mi viene lasciata una parte della vecchia protesi nel femore che durante la riabilitazione mi procura dolori lancinanti, tanto da esser portata al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore per una cura che attenui il dolore. La fortuna mi viene in contro quando conosco al Pronto soccorso una dottoressa ortopedica che si interessa al mio caso, non solo dal punto di vista fisico-sanitario ma soprattutto umano, vengo visitata dal dottore che mi illustra la sua teoria per una eventuale operazione, e delle buone possibilità della sua riuscita senza tralasciare tutti i rischi dovuti anche all’età.
Vengo operata, l’intervento viene effettuato a regola d’arte.
Mi sento un’altra persona grazie alla serietà e professionalità di tutto lo staff del reparto di ortopedia del ospedale di Cremona e ho ‘voglia’ di affrontare ancora la vita e vivere serenamente questi ultimi anni della mia avventura terrena.
Vengo trasferita nel centro di riabilitazione di Cremona Solidale e anche in questa situazione vengo a conoscere professionisti che si prendono cura della mia persona non solo dal punto di vista del recupero fisico ma anche di quello umano e psicologico instaurando anche discreti rapporti d’amicizia. Un grazie di cuore anche a loro che sono riusciti a farmi dimenticare una brutta esperienza e ad affrontare con nuove energie il futuro.
Grazie grazie grazie.....
Angela Galloni
(Castelverde)
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Diamo volentieri visibilità a questa sua testimonianza perché normalmente le segnalazioni riguardanti la sanità pubblica che ci arrivano sono relative a problemi. Mi sento di dire che vicende come la sua rappresentano la regola, non l’eccezione.


LA POLEMICA
Il tema della genitorialità non è di parte, lo strappo a chi giova?
Egregio direttore,
su una materia tanto delicata, quanto fatto dal sindaco di Crema sembrerebbe alimentato da un desiderio di notorietà.
A chi giova infatti?
Si sa benissimo che in questa fase politica italiana registrare il secondo genitore come secondo papà, registrazione non percorribile dagli uffici non essendo previsto dalla legge, è solo una forzatura senza che porti ad un atto legislativo.
Non era richiesto dai diretti interessati, peraltro non più a Crema.
Una tale registrazione non è prevista dalla legge.
Non sappiamo neanche che effetto avrà sui due gemellini, visto che in Italia la maternità surrogata non è ammessa. Ci ricordiamo che solo pochi anni fa un bambino, proprio nel Cremasco, è stato tolto da una coppia di genitori etero perché ottenuto con la pratica del così detto ‘utero in affitto’ all’estero?
E neppure porterà a recuperare un così detto ‘vuoto legislativo’, oggi affrontato con qualche sentenza di tribunale, neppure definitiva, dato l’attuale periodo in cui ancora si fatica a vedere il sorgere del nuovo governo.
Certamente l’esito che il sindaco di Crema otterrà al solito è quello di voler dividere tra buoni (quelli che pensano come lei) e cattivi (tutti gli altri) o tra quelli di destra e quelli di sinistra, quando invece il tema della tutela dei minori da una parte e della tutela della maternità dall’altra tutto dovrebbero essere fuorché temi di parte. Tant’è che ci sono consensi e disappunti da entrambe le parti.
I bambini ci sono, e bisogna chiedersi se siano tutelati e innanzitutto rispettati; ma bisogna meditare bene le conseguenze della registrazione fatta dal sindaco, aprendo le porte a ben altro tema, implicitamente ammesso.
Infatti, sbandierando tanto la città dei diritti, il sindaco sostiene in realtà l’esercizio della maternità surrogata, vuoi per motivi economici o vuoi per sentirsi di aiuto a chi cerca un figlio a tutti i costi, piuttosto che l’esercizio della vita comprata, per soddisfare un proprio bisogno estremo di generare non potendolo fare per scelta o per natura; o non si valutano le conseguenze?
Si confondono sempre più i desideri, i bisogni, anche i più profondi, con i diritti: il bisogno, tanto profondo e inestinguibile come quello dell’amore, è cosa ben diversa dalla risposta al bisogno stesso. Non sempre può diventare un diritto, soprattutto quando mette in gioco vite di altri; in questo caso di bambini che solo poi pongono il tema della tutela.
Non si dica che se dovesse mancare il padre registrato, i bambini sarebbero destinati all’orfanotrofio, come se non ci fossero altri legami.
Allora perché il sindaco non chiama tutti i genitori soli, rimasti abbandonati o vedovi e con figli piccoli, proponendo di registrare un secondo genitore nell’ambito degli affetti familiari esistenti?
Strana misura quella del sindaco, che vieta a Crema le sfilate di Miss Italia, perché sarebbero contro la dignità della donna, e poi ammette implicitamente l’uso della donna per comprare un figlio.
O piuttosto cosa si dirà di fronte a quelle situazioni in cui bambini già nati potrebbero venire comprati da parte di genitori etero senza seguire le pratiche legali dell’adozione, in nome del diritto d’avere figli?
In un cambiamento d’epoca quale quello in cui ci troviamo, sia tecnologico che culturale, nel quale non sappiamo fin dove ci si potrà spingere e a che risultati nonché società si arriverà, non servono strappi, divisioni
alimentate con forzature ma bisognerebbe sapersi fermare per guardare i segni della realtà, per cercare di
capire le conseguenze di ciò che si realizza e di ciò che si sostiene.
Bisognerebbe guardare ciò che la realtà è e ci dice oltre i nostri disegni e progetti, come quello di un figlio
che in primis per ciascun genitore è altro da sè, anche il più desiderato. Di che mancanza è la mancanza di un
figlio che non si possa generare? È solo colmandola a ogni costo che ci si sentirà a posto?
Il sindaco può ancora tornare su suoi passi; normalmente non lo fa per principio, ma forse questa almeno
sarebbe una buona occasione, per il bene di tutti quelli coinvolti e anche della nostra città.
Laura Zanibelli
(Consigliere comunale FI Crema)


Ne parlo con...


Lettere in grave ritardo
Imbucate a Castelvetro il 20 aprile arrivano ora
Signor direttore,
gradirei mettere a conoscenza i signori responsabili di questo disagio subito da noi cittadini.
In data 20 aprile ho personalmente spedito circa trenta lettere a cittadini di Castelvetro coscritti del 1938 avvisandoli che il giorno 6 maggio si era organizzato un incontro conviviale in un noto ristorante della zona per festeggiare il nostro 80esimo anniversario, su un elenco di 57 gentilmente fornito dal Comune, provvedendo ad avvisare telefonicamante le altre 27 persone.
Alla festa anno partecipato circa 34 coscritti, la festa è riuscita benissimo, tutti contenti e felici, tranne quelli che non hanno ricevuto la lettera o l’hanno ricevuta in ritardo, nonostante sia stata imbucata a Castelvetro per residenti a Castelvetro. Ancora oggi (15 maggio) mi telefonano persone che mi dicono di aver ricevuto solo adesso l’invito spedito il 20 aprile. Circa 25 giorni per percorrere poche centinaia di metri...
Adolfo Demaldè
(Castelvetro Piacentino)

Vivo in Romania e pago le tasse
Assistenza sanitaria: perché negarmela?
Egregio direttore,
l’assistenza sanitaria per i pensionati italiani in Romania. In Europa compresa la Romania, il centro-destra (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) si è presentato con una unica lista per le elezioni del 4 di marzo. Risultato: un seggio alla Camera, uno al Senato. Voi politici ci avete chiesto il voto, ora è giusto che date una mano per risolvere i problemi degli italiani residenti all’estero.
In Romania la tessera sanitaria europea non viene rilasciata. I responsabili dicono che è l’Italia a rilasciare tale tessera. Per cui, siamo senza tessera sanitaria europea (ping-pong di responsabilità). E’ solo un esempio. L’Asl deve dare una risposta in merito. Perché un pensionato (iscritto all’Aire) e che paga l’Irpef in Italia non ha diritto all’assistenza sanitaria italiana come qualunque altro cittadino italiano? Qual è il motivo? L’aiuto deve venire dai politici se vogliamo risolvere i problemi. Per questo, tramite il suo giornale, ho chiesto aiuto all’onorevole .Silvana Comaroli di Soncino( Lega).
Cesare Forte
(Oradea, Romania)



Caro direttore, domenica in piazza Roma c’è stato un bel raduno di esibizioni Giocagin con gruppi di ballo di varie scuole ed attività sportive. In questa foto in stile pop art un momento di ballo hip hop della scuola di Elena Cacciatori.
Salvo Liuzzi (Cremona)