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Mercoledì 19 Settembre 2018

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Lettere al Direttore del 16 Maggio

Lettere al Direttore del 16 Maggio

Tassa comunale rifiuti
Pagano anche i defunti. Colpa del ‘cervellone’
Signor direttore,
le scrivo perché, a mio parere, siamo di fronte ad una ennesima ingiustizia sociale.
Tutti abbiamo ricevuto in questi giorni la tassa dei rifiuti comunali, calcolata sulla superficie abitativa e le persone presenti. Nel mio caso tre persone, di cui una deceduta nel gennaio. Mi presento pertanto all’apposito sportello di via Geromini, con certificato di morte e richiesta di variazione numero occupanti, convinto di avere una riduzione sull’importo abbastanza elevato. Illusione, nel nostro Comune, anche i defunti pagano la tassa rifiuti per tutto l’anno, non in dodicesimi come il buon senso dovrebbe indicare. Come unica giustificazione mi son sentito dire che il ‘cervellone comunale’ si aggiorna solamente nel gennaio prossimo (ma senza alcuna restituzione a mio favore).
Mi sembra abbastanza strano che nessuno possa fare una variazione così semplice. «Ed io pago» come diceva il buon Totò.
Pasquale Verzellesi
(Cremona)

Autorizzato, non lo faccio più
Per sparare alle nutrie devo pagare una tassa
Egregio signor direttore
la specie nutria ultimamente ha fatto discutere e il suo giornale ne ha riportato ampia cronaca. (...) Per poter parlare a fondo della nutria, della sua abnorme invasione e della intrinseca pessima attitudine (che madre natura le ha assegnato), serve innanzitutto lavorare in campagna, posare e ritirare giornalmente il trappolaggio e per chi si investe appieno del problema, girovagare per ore lungo i corsi d’acqua con il fucile in quanto autorizzato. Devo dire che le iniziative politiche ed amministrative finora intraprese, nonostante la grancassa dell’autoreferenzialità, non riusciranno né ad eradicare né tantomeno contenere la proliferazione endemica del roditore. (...)
Pongo quindi queste domande da quanti anni la politica ha affidato ai cacciatori di sparare (con varie forme e distinguo) alla specie nutria? Chi visiona poi i registri delle soppressioni, dello smaltimento delle carcasse ecc. dati in consegna individuale a ciascun operatore? Quali sono stati i risultati ottenuti espressi in termini percentuali? Quante gabbie sono posate e quante l’ente Provincia ne ha distribuite? Quali sono stati i successi del trappolaggio? Quanti personaggi si vedono girovagare per la campagna armati di fucile indossando l’obbligatorio giubbetto arancione ad alta visibilità con stampato: ‘Provincia di Cremona Piano Provinciale di Controllo della Nutria’?
Non servono più ulteriori discorsi perché le emergenze relative alla proliferazione rimarranno tali e il lamento continuerà all’infinito così come la distrazione irrazionale di fondi pubblici tesi a risolvere il problema. Tanto per chiudere si sappia che chi scrive, nonostante sia divenuto un operatore tipo ‘a’ che svolge un pubblico servizio, è comunque tenuto a versare una tassa di 173,16 euro per porto di fucile da caccia. per questa atavica fame fiscale tipica dello Stato Italiano, io non sparo più e che la nutria prolifichi.
Dante Benelli
(Castelfranco d’Oglio)

Subisco disturbi di vicinato
Siamo diventati un mondo incivile
Signor direttore,
l’inciviltà è sempre più agli onori della cronaca e del vivere quotidiano, con gesti che creano danni e conseguenze a cose e persone e a momenti di mancato rispetto di regole dove si vive. In tante situazioni ci sono di mezzo giovani senza principi morali e che purtroppo con le leggi che ci sono non si può nemmeno punire. C’è però anche chi, avanti con gli anni, si lascia andare a comportamenti che è triste e penoso vedere. Lo dico vivendo e dovendo subire vari disturbi di vicinato.
Giancarlo Boardi
(Grontardo)

Verso il governo/1.
Adesso proviamo a fare pagare le caste
Gentilissimo direttore,
in questi giorni di impegno politico per la formazione del nuovo governo abbiamo anche l’occasione di capire quali sono i programmi del nuovo esecutivo nazionale e in particolare quel che di nuovo ci propone questo governo del cambiamento.
Cambiamento? Così lo chiamano perché introduce alcune novità che poi così importanti non lo sono. Flat tax, reddito di cittadinanza, immigrazione controllata e un nuovo patto con l’Europa ma, queste cose hanno un loro impegno e anche un loro costo e così come prima cosa serve reperire fondi per far fronte a questi impegni. Ma dove? Le ipotesi sono tantissime ma nessuno ha il coraggio di fare il primo passo e ridare respiro ad un Paese che sta soffocando sotto i debiti e a pagare come sempre devono essere i cittadini. Ma se la frittata si girasse? Spesa pubblica in primo piano e con spesa pubblica tutte le spese di gestione del nostro governo con tutti i loro privilegi e soprattutto gli stipendi da favola che permettono di avere un futuro roseo sotto l’aspetto lavorativo e previdenziale.
Tagliare gli stipendi dei parlamentari è difficile? No, basta volerlo e dare così un tangibile segnale al Paese che un cambiamento sta avvenendo, sacrifici sì ma per tutti. Per non parlare dei ‘paggetti’ di Camera e Senato con uno stipendio medio di diecimila euro mentre i loro pari ruolo nelle scuole (bidelli ) ne prendono la decima parte. Che risparmio avremmo?
Queste, signor direttore, non sono che la minima parte delle cose che si potrebbero adottare per creare un Paese a misura di famiglia, per non parlare di pensioni e anche qui un libro non sarebbe sufficiente.
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)

Verso il governo/2.
Se ancora non c’è è colpa di Mattarella
Signor direttore,
siamo di nuovo arrivati al Quirinale ma nessuno di chi ci è salito, dal nord o dal sud, ha veramente ricevuto il mandato maggioritario dagli elettori italiani e proprio da quel professor Mattarella è stato, anche lui, eletto da un parlamento non eletto regolarmente altrimenti non avrebbero dovuto ricambiare di nuovo la legge elettorale (il Porcellum) e quindi è anche accertato che le sue decisioni non saranno proprio opinabili. Ora però il vero giudice è quel popolo italiano che non conosce la ‘politica economica pluriennale’ ma semplicemente il ‘conto della serva giornaliero’ ovvero, ragionando sulle leggi, non riesce ad interpretarle ma sa rilevare chi usa e mette veramente in pratica il buon senso e chi invece se ne va a Roma solo per guadagnare e quindi fare aumentare l’invidia. Se io fossi un avvocato, in possesso delle capacità professionali tecniche, imposterei un atto d’accusa nei confronti del Quirinale al fine di rendere obbligatorie, qualora durante un periodo di tempo fisso e ben determinato nessuna soluzione riuscisse ad addivenire a completamento dell’iter elettorale, le dimissioni del professor Mattarella e non del Parlamento per un semplicissimo motivo: è stato lui a rendere questa nuova legge elettorale così incasinata, ammettendola tra le leggi dello stato, visto che definirla ambigua sarebbe un insulto all’intelligenza umana. (...)
Alberto Nolli
(Soresina)

Per 28 anni in servizio allo Zini
Lascio con il magone. Grazie Cremonese
Signor direttore,
simpatizzante e sostenitore (... anche tifoso, ma questa definizione non mi piace) della Cremonese, la seguo ininterrottamente da ben oltre 60 anni. Specificatamente, negli ultimi 28 campionati che la vedeva partecipe, ho prestato servizio volontario allo Zini, in occasione delle partite. Utilizzato secondo necessità, ho vissuto con piacere l’ambiente, conosciuto persone e personaggi più o meno noti con molti dei quali (o delle quali) ho avuto, nel tempo, modo di instaurare un rapporto di stima, quando non di vera amicizia, con pochi o nulla screzi. Ad esempio, nei primi anni, prestando servizio in campo, senza nulla togliere a nessuno, cui vanno indistintamente i miei elogi, ho potuto apprezzare da vicino la signorilità del mitico Gigi Simoni, l’affabilità del funzionario signor Nedo Bettoli, la spontaneità del pur vituperato magazziniere Vittorio Reali in seguito finito, purtroppo, in una realtà scomoda. Dall’avvento della proprietà Arvedi (al cui unanime ringraziamento unisco anche il mio) sono stato destinato ad una specifica postazione che mi ha dato la possibilità di continuare a seguire abbastanza le partite e, nel contempo, conoscere molta altra gente. Ora, per età e per non pochi acciacchi, seppur con un po’ di magone ho deciso di lasciare, consapevole di essere stato (...e forse poterlo essere ancora) utile ma tutt’altro che indispensabile. Continuerò, finché mi sarà possibile, a seguire la beneamata, ma da semplice spettatore. Ringrazio e saluto tutti coloro con cui, nel corso di tutti questi anni, ho avuto più o meno a che fare, augurando loro, se del caso, buon proseguimento e buon lavoro e... forza Cremo!
Franco Manfredini
(Cremona)

Quella attuale è in crisi
‘Valori eterni’ per una nuova era
Egregio direttore,
dell’interessante disamina di Ada Ferrari - Spazio aperto del 25 aprile — concernente la disputa sognatrice fra sovranisti ed europeisti/globalisti - è tuttora viva in me la seguente proposizione: «... costruire con progressiva integrazione politica fra gli Stati una dimensione sovranazionale allineata a valori alti». Ebbene, quei valori alti, purtroppo, stanno per essere definitivamente abbandonati. Questo ritengo sia il problema che affligge soprattutto il mondo occidentale in quanto quello orientale sta invece lottando per mantenersi ancorato ad essi. Ci accorgiamo che ci sovrastano continue iniziative, le quali provocano la fine dell’epoca in cui viviamo. La nostra è tuttora un periodo con le caratteristiche indicate dalle dottrine tradizionali di tutti i tempi e «allineate ai valori alti»; ma, di fatto, dell’attuale ciclo umano stiamo vivendo il periodo dell’età oscura limitandoci a subire passivamente il disordine e l’oscurità, che sembrano momentaneamente trionfare. Ciò incide negativamente sull’inizio di un nuovo ciclo. Occorrerebbe perciò risalire verso quei valori eterni, che vengono negati da quell’idea di «progresso», così com’è intesa dai «moderni» vittime della loro filosofia che porta a valorizzare una pretesa saggezza puramente umana e che René Guenon chiamò la filosofia profana
Claudio Fedeli
(Cremona)


IL CASO
Crema, ho detto sì a due papà per i gemelli perché da sindaco difendo gli esseri umani
Egregio direttore,
nelle mie dichiarazioni apparse sul quotidiano La Provincia l’altro giorno, manca un frammento, decisivo. Includevo lei tra coloro che in questi giorni si stanno sgolando su un tema che richiederebbe invece apertura, prudenza e spirito umanitario.
Due aspetti difficili da tenere insieme, sia per quei politici mediocri che campano speculando su questioni più grandi di loro, sia per quei giornalisti che arringano il proprio pubblico aggredendo amministratori responsabili, soprattutto quando sono donne, con l’arma dell’ideologia e del discredito.
Sarebbe facile dire che i due bambini oggetto della trascrizione, che tanto la fanno soffrire, valgono più di lei, ma non voglio essere scortese e mi accontento di dire che valgono almeno quanto lei, perché è esattamente ciò che penso, e dunque, in una fase di vuoto legislativo, mi preoccupo di tutelare i loro diritti, i medesimi che riconosco a lei.
La vita non è questione ideologica, almeno per la sottoscritta, e il diritto alla stessa non può essere perimetrato da personaggi folcloristici e perennemente fuori dalle righe, in tutti i sensi. Mi riferisco in particolare a chi viene sistematicamente ignorato dagli elettori, a Crema e altrove, ma che non smette di parlare di quel ‘popolo sovrano’ che lo precede di qualche secolo e difficilmente accetterà certe regressioni.
Quando la legge ci imporrà cosa fare, ci adegueremo, come sempre, a meno che essa stessa non violi dei diritti, nel caso prevarrà sempre la coscienza e il ricorso ad altre istanze del diritto, nel frattempo stiamo saldamente sulla sponda della difesa degli esseri umani, soprattutto quando sono così piccoli e inconsapevoli.
Ecco, direttore, non si metta sulla stessa china degli integralismi per i quali la vita è solo quella che passa attraverso il loro angusto setaccio, mi contesti quello che vuole, la leggo raramente, ma si avvalga sulle sole armi che la legittimano a occupare il posto che occupa, quello della ragione. Così, almeno credo, vorrebbe il suo azionista di maggioranza. Magari riponendo il suo sconfortante maschilismo ed evitando aggettivazioni che ad un uomo nella medesima situazione certo non attribuirebbe, cosa che farebbe onore a lei e alle donne della sua famiglia.
Ps. Visto il salto del frammento scomparso, cui facevo cenno all’inizio, posterò questa lettera, in versione integrale, anche sul mio profilo social. Non si sa mai.
Stefania Bonaldi
(sindaco di Crema)
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Gentile sindaco, resto sconcertato nel constatare che lei non entra nel merito del contenuto del mio editoriale di domenica scorsa, mi attribuisce considerazioni e pregiudizi che mi sono totalmente estranei e muovendo da questi presupposti sbagliati offende, accusa, minaccia e sferra attacchi che non le fanno onore, se non altro per il ruolo che riveste. Mi legge poco, scrive, e forse proprio per questo prende lucciole per lanterne. Sono assolutamente contrario alla maternità surrogata che ritengo una pratica lesiva della dignità delle donne, che mercifica la gravidanza e la svilisce, degradando una prerogativa dell’universo femminile, che riduce a mercimonio. Per queste ragioni è infondata e risibile la sua accusa di maschilismo nei miei confronti. Sorvolo su allusioni e riferimenti personali, di cattivo gusto e ininfluenti in relazione al tema del quale discutiamo. L’utero in affitto è anche una pratica discriminatoria: se la può permettere solo chi ha soldi sufficienti per pagare. Di pari importanza, se non superiore, è per me la tutela del bambino al quale, ripeto, devono essere garantite le migliori condizioni d’avvio dell’esistenza.
Ho il beneficio del dubbio, quello che a lei manca, e rispetto chi la pensa in modo diverso da me. Rispondo a quello che lei chiama il mio azionista di riferimento, cosa che dovrebbe fare anche lei con quella parte significativa di elettori che sicuramente non condivide ciò che ha fatto, trascrivendo l’atto di nascita all’anagrafe di Crema, e alla quale ha chiesto il voto.
Ho postato la sua lettera in versione integrale sul sito del giornale laprovinciacr.it con la mia risposta.
Non si sa mai.

LA POLEMICA
Inutile protestare se per far la maestra serve la laurea
Signor direttore,
ho 39 anni e debbo all’Alma Mater Studiorum - Università degli studi di Bologna - la mia duplice formazione accademica: una laurea vecchio ordinamento quinquennale e un’altra quinquennale in Scienze della formazione primaria a ciclo unico. Ho 70 esami universitari sulla schiena, di cui circa 40 sostenuti in Scienze della Formazione Primaria, con un test d’ingresso selettivo, ma tarato su fabbisogno nazionale, 4 di tirocinio a scuola con la compilazione di strumenti di osservazione sistematica, unità didattiche e progetti e stesura di relazioni per ciascun anno. Inoltre: la valutazione annuale del percorso sul campo sia del tutor universitario che dell’insegnante accogliente, la frequenza obbligatoria di 30 laboratori di metodologia e didattiche attive, il conseguimento dell’idoneità B2 di inglese. Un’abilitazione che mi permette di fare solo la maestra, che mi permette di inserirmi in II fascia delle graduatorie d’istituto, che mi permetterà di accedere a un concorso pubblico per la stabilizzazione nella pubblica amministrazione, come sottolinea l’articolo 97 della Costituzione. A dirla tutta, ho anche altro: tanto precariato. Appartengo alla generazione ‘di mezzo’, quella della chiusura Ssis e dalla non attivazione dei Tfa per l’abilitazione alle superiori di I e II grado. Non mi sono mai lamentata, né di essermi laureata un anno dopo dalla chiusura Ssis né di non aver dormito per anni aspettando un Tfa, che sarebbe arrivato quando di esami in Scienze della Formazione Primaria ne avevo ormai sostenuti 25. Sono una brava maestra? Non lo so, anche se ho avuto le lodi per ogni percorso di tirocinio e ho superato 40 esami. Non ho mai contestato un giudizio, un voto, una normativa.
In queste ultime settimane si vedono maestre diplomate magistrali ante 2001-2002 in sciopero della fame. Ma si è mai visto un ragioniere scioperare perché è richiesta la laurea in Economia e commercio? O un geometra perché è richiesta laurea in Architettura o Ingegneria? No. Eppure, nel 2018, è così: ai concorsi pubblici nessun ragioniere e nessun geometra può più partecipare! Il ragioniere potrà affermare di saperne, a livello pratico, di più del neolaureato. Mi chiedo, nel suo primo giorno di lavoro sapeva far tutto? Ha iniziato a lavorare grazie al titolo richiesto in quel momento storico. Poi, ha imparato sul campo.
Eppure, ed è il punto più rilevante, a scuola, per l’infanzia e la primaria, non solo si può insegnare col diploma magistrale ante 2001-2002, ma si può partecipare ai concorsi pubblici per l’immissione in ruolo. Così ha stabilito il Consiglio di Stato il 20 dicembre 2017, riconoscendo il titolo abilitante al suddetto diploma, ma non sufficiente per le graduatorie a esaurimento perché non lo è mai stato.
Perché si sta scioperando? Per il diritto inesistente di ottenere ruolo senza concorso, per la riapertura delle Gae per tutti, senza la minima scrematura tra chi ha prestato servizio e chi no prima dell’ondata di ricorsi a partire dal 2014, per rivendicare una scuola di qualità o per determinarne il suo collasso?
A questo punto, spererei che si prolungasse lo sciopero fino al sedicesimo giorno, così prenderà l’incarico di supplenza una laureata in Scienze della formazione primaria, travolta e scavalcata dai ricorsi e che aggiungerà 1 punto nella II fascia delle graduatorie di istituto ai titoli di servizio, visto che i suoi 72 punti in entrata sono diventati carta straccia.
Eugenia Anastasia Maccarrone
(coordinamento nazionale Scienze della Formazione Primaria N. O.)

Ne parlo con...


Cremo, oggi tutti applaudono
Se la squadra è in crisi il vero tifoso sta con lei
Egregio direttore,
ho atteso che sbollisse un po’ di euforia per la grande impresa compiuta dai grigiorossi per poter dire la mia sulla stagione appena conclusa. Dopo la partita con l’Entella, soffrendo, non sono più andato allo stadio (regalando la tessera a mia nipote). Purtroppo avendo una certa età ed avendo vissuto i tempi in cui il calcio aveva ancora la parvenza di un gioco, faccio fatica ad adattarmi a ciò, come fanno i più giovani, che conoscono solo questo modo forsennato di competere. Le premetto che non sono un eroe, ma io vivo lo sport, in genere, dove se non vinco oggi cercherò di farlo la volta prossima. Tutto ciò per parlarle della delusione (se mai ce ne fosse stato bisogno) con le proteste infuocate, verso la società e i calciatori, quando le cose hanno preso una brutta piega, messe in campo dai cosiddetti ultras, dopo più di tre quarti di campionato a riverire gli stessi interpreti. Già lo dissi lo scorso anno (dopo la partita col Piacenza) se si ricorda. Non è così che si fa il tifo, non è così che si ama la squadra e la società. Le cito un aneddoto: la famosa partita in casa che perdemmo col Pisa, penultima di campionato, in cui ci superò e perdemmo la serie A, ero tristissimo, ma cercai di rincuorare il mio nipotino dodicenne, che piangeva disperato. Agli ultras che pure sono grandi sostenitori dico: nel bene o nel male, amiamo sempre la squadra.
Alessandro Apolli
(Pontevico)

Colonie Padane, bella festa
Ma la differenziata è molto da migliorare
Signor direttore,
bella la festa alle Colonie Padane con tante famiglie e bambini. Ma sarebbe da migliorare e di molto il sistema di raccolta differenziata. Sembra poco ecologico porre alla testata dei tavoli sacchi di plastica nei quali convogliare alimenti , piatti, lattine e tutto quanto utilizzato. Così i bambini vedono gli adulti compiere atti poco educativi e non capiscono come mai a casa i comportamenti sono differenti. Andrebbero quindi potenziate alcune aree dove consegnare i rifiuti con la presenza di personale a sorvegliare la correttezza delle azioni di smistamento. Dando magari qualche suggerimento tramite gli altoparlanti , oltre che musica ad alto volume. E questo dovrebbe valere per tutte le manifestazioni che si terranno in questo posto così ben recuperato.
Fabrizio Bonali
(Sesto ed Uniti)


Da una fessura del marciapiede spunta una viola
Caro direttore,
uno degli scorsi pomeriggi tornavo da una passeggiata con il mio cane Nero. Ad un certo punto Nero si bloccava ed iniziava ad abbaiare in modo animato verso un muro. Allora mi accorgevo che in una fessura del marciapiede di sinistra in via Bissolati, nei pressi del civico 32, una viola era fiorita. La forza della natura. In un marciapiede di asfalto, in una fessura impercettibile, nasceva una viola di un vivido colore simile a quelli del nostro rinascimento cremonese. Basta poco per rendere felice un vecchietto come me, e volevo condividerlo con i cari lettori della ‘Provincia’.
Anton Maria Morelli
(Cremona)