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Mercoledì 12 Dicembre 2018

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Lettere al Direttore del 15 Maggio

Lettere al Direttore del 15 Maggio

Silvio manovratore
Governo sì, governo no, governo bum...
Caro direttore,
può essere che abbia sentito cantare da Elio e le Storie Tese ‘La Terra dei Cachi’, adattata all’abbisogna all’attuale crisi politica? Puoi essere sai, perché… senti: ‘Governo si, governo no, governo bum, la strage impunita’. E così chiudeva: ‘Uè uè uè uè uè. Perchè la terra dei cachi è la terra dei cachi’. Non ti sto a tradurre il significato della parola cachi, ormai è di dominio pubblico, tuttavia vorrò semplicemente informarti che a me sa tanto che per Di Maio e Salvini il futuro stia tutto nei pochi giorni a venire. Sarà bacio bacio, sarà alleanza? Tra ‘populisti’ ci potrebbe stare. Parlare a loro dell’avvenire significa chiedere di misurare l’infinito con un centimetro. Il che inquadra bene il loro programma di governo. Se il verbo ‘diventare’ li paralizza, è soprattutto perché esprime la preoccupazione o la riprovazione di noi tutti adulti vaccinati. L’avvenire sono loro in peggio di adesso. Ecco come io interpreto le loro mosse, i loro programmi, i loro proclami. Ascoltandoli non mi faccio alcuna rappresentazione del tempo, sono e basta (loro). Li credo nient’altro ‘mai’ e perennemente ‘sempre’, dove ‘mai’ sta per ‘incapaci’ di condurre la barca Italia fuori dalla tempesta, ‘sempre’ che saranno in difficoltà ogni qual volta ci saranno importanti decisioni da prendere sulla sorte del governo, fino a che il cavallo Italia non si sbizzarrirà. Se poi immagino che dovranno incontrare l’Angela Merkel, come faranno a cavarsela? E Berlusconi? Silvio d’Arcore ancora una volta è stato (sarà?) l’ago della bilancia, perché non sì muove foglia che Silvio non voglia. Ha dato lui il via libera alla formazione dl governo, si è fatto di lato, perché? Semplicemente perché la paura delle urne ventilata, ha fatto novanta. S’è spaurito, consapevole che il suo partito avrebbe preso una batosta superiore all’ultima tornata elettorale. Gli altri partiti? Non pervenuti. (...)
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Lo dice la storia
Cari signori, i morti non sono tutti uguali
Egregio direttore,
sono anni che leggo articoli di personaggi che vorrebbero che i morti fossero tutti uguali, di qualsiasi esercito o partito politico. È logico che per pietà cristiana sia così. Ma vorrei porre una domanda a costoro. Sulle lapidi che ricordano le vittime noi leggiamo: hanno sacrificato la vita per la libertà. Sulle lapidi dei fascisti, SS, repubblichini perciò ci dovrebbe essere scritto: hanno sacrificato la vita per la dittatura. Credono ancora, nonostante la Storia li smentisca, che il loro credo politico, basato sulla non libertà per gli ‘altri’ sia da equiparare a chi ha perso la vita per la democrazia e la libertà di ogni individuo?
P. B.
(Cremona)

Questura di Cremona
All’ufficio passaporti cortesia ed efficienza
Gentile direttore,
anche per conto di mio figlio Marco, desidero ringraziare due gentilissime ed efficientissime poliziotte dell’ufficio passaporti della Questura di Cremona. Non posso citarne il nome perché hanno preferito non dirlo. Grazie a loro, per mio figlio, non ‘salterà’ un progetto di ricerca presso l’Università di Berkeley.
Domenico Compagnini
(Costa Sant’Abramo)

Esistono delle regole
La nutria è un animale. Non è come la peste
Gentile direttore,
abbiamo letto sull’ultimo numero della Rivista della Natura e relativo sito che il sindaco di Gerre de’ Caprioli, piccolo borgo sulle rive del Po in provincia di Cremona, ha consigliato di mangiare le nutrie. Per eliminarle. Sanno di coniglio, dice.
Sappiamo che la nutria è ormai da anni considerata una specie di peste anziché l’animale che è, dall’indole estremamente docile, timorosa e pacifica, amichevole, assolutamente non aggressiva tanto da essere diventata un pet, animale da compagnia, affettuoso e interattivo. Dapprima negli Stati Uniti, ma poi anche in Italia. È quindi un animale sociale, pulito e intelligente.
Nonostante la vicenda giuridica della nutria (selvatica, protetta, alloctona, naturalizzata, nociva, invasiva...) attesti quanto siano labili le definizioni umane, sia etiche che scientifiche e quanto gli interessi di particolari gruppi abbiano la meglio, occorre che il sindaco sappia che norme precise gestiscono la fauna esotica o aliena o non autoctona che si voglia chiamare: il Regolamento europeo n. 1143/2014 e il decreto legislativo di recepimento n. 230/2017.
Cambiano le parole e un essere vivente da protetto si trasforma in condannato a morte.
I sindaci non hanno voce in capitolo, neppure per raccontare barzellette, ma soltanto il Ministero dell’Ambiente con il supporto tecnico scientifico dell’ISPRA e quello del Comando dei carabinieri forestali.
La nutria non è un pupazzo che cammina attivato da un bottone ma un animale, mammifero, essere vivente e senziente come lo classifica l’art. 13 del Trattato di Lisbona dell’Unione europea.
Fu importata in provincia di Alessandria nel 1928 per l’industria della pelliccia come visoni, ermellini, volpi, conigli d’angora... La sorte della nutria era come quella attuale degli altri animali selvatici imprigionati in aziende lager, allevati in piccole gabbie dove impazziscono. Infine uccisi con metodi agghiaccianti: nelle camere a gas, con l’elettrocuzione, rottura delle ossa cervicali, asfissia, corrente elettrica, colpo alla nuca, colpo contundente al muso, dispositivi che perforano il cervello, iniezioni letali... La morte lenta e dolorosa non sopraggiunge subito; gli animali lottano fino alla fine, si dibattono, graffiano le pareti per cercare inutilmente una via di fuga.
Ma, le nutrie fortunate (?), al crollo del mercato negli anni ’80, furono liberate sul territorio onde evitare il costoso smaltimento delle loro carcasse. Hanno quindi occupato, con successo, le nicchie ecologiche lasciate vuote, non interferendo con l'ecosistema perché non hanno concorrenti. Il rischio di competizione tra la nutria (erbivora) e la lontra (carnivora), ammesso e non concesso che questa sia ancora presente in Italia, è inesistente in quanto i due animali occupano nicchie trofiche opposte. (...)
Mariangela Corrieri
(Presidente Associazione Gabbie Vuote Onlus Firenze)

Non capisco perché
Sesquipedale...termine poco usato
Signor direttore,
il termine sesquipedale (dal latino: sesqui-pes= enorme, spropositato), è pochissimo usato non fosse altro per le fantasiose interpretazioni a cui darebbe adito, per esempio: fare del sesso in bicicletta, bisi per 5 persone (sei pedali) ecc... Tornando al nostro termine, chiedo: dato che un piede latino era di 30 centimetro circa + la metà 15 danno 45 centimetri, cosa poteva esserci allora di tanto spropositato di quella misura?
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Marx, 200 anni dalla nascita
Senza di lui la società sarebbe peggiore
Signor direttore,
a 200 anni dalla nascita di Karl Marx si può obiettivamente dire che il marxismo sia stato un fallimento? Assolutamente no e lo dico senza essere un militante comunista o marxista leninista. Lo dico per la semplice constatazione che senza il marxismo la società attuale sarebbe molto diversa. E lo sarebbe senz’altro in peggio. Lo sarebbe sul piano delle uguaglianze e dei diritti. Oggi ci sarebbero ancora i servi della gleba. E senz’altro molte cose irrisolte da prendere in mano. Il comunismo ha fatto i migliori risultati nel sistema capitalista, negli ambiti del confronto democratico, piuttosto che nei regimi in cui si è imposto con la rivoluzione o comunque instaurando una dittatura. È servito quanto meno a modernizzare il capitalismo sull'etica della dignità delle classi più deboli, infondendo inoltre una maggiore consapevolezza e coesione degli individui di far parte del proletariato. Si può dire che il marxismo è stato utile a diffondere un sentimento di giustizia sociale che dovrebbe essere un sentire comune non relegato ad una determinata ideologia o religione. Questo è l’aspetto generale più positivo senz’altro da apprezzare, anche perché ci riguarda. E che forse non era l’obiettivo che si era prefisso Marx. Un patrimonio fatto di diritti acquisiti in anni di lotte operaie e vanificato di recente in breve tempo da politicanti abili pifferai, partoriti non si sa come in questo ambiente. Questo è un discorso che anticipa gli errori, ed è l’ingenuità di fondo del marxismo, nel non immaginare l’incoerenza dei suoi aderenti sia nell’ambito comunista dittatoriale, sia democratico. Con una tendenza irrefrenabile in entrambi i contesti all’imborghesimento, all’egoismo, al tradimento sfrontato dei propri ideali.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Serve manutenzione in zona Po
In via Burchielli alberi di oltre 25 metri
Egregio direttore,
sui due lati di via Burchielli (che fa parte del gruppo di strade a sinistra del viale Po) sono cresciuti nel tempo alberi che hanno ormai superato i venticinque metri di altezza e le loro chiome che si intersecano fra di loro hanno formato un tunnel che nei piani bassi dei palazzi costringono ad illuminare gli appartamenti anche in agosto.
La scorsa estate è stata fatta una buona manutenzione al verde pubblico su quasi tutte le vie circostanti tralasciando stranamente la nostra. il temporale di qualche settimana fa ha fatto cadere un ramo di medie dimensioni, per fortuna, nel giardino del civico 8.
Speriamo che nei prossimi lavori di manutenzione sia messa in lista anche la nostra via. Una nota di colore: guardare questa imponente massa verde dall’alto dell’ultimo piano risulta spettacolare e nel contempo un po’ inquietante.
Carlo Stringhini
(Cremona)

Punti del programma
Tante le differenze tra FI, Lega, Fdi e M5s
Gentile direttore,
lo scorso martedì 8 maggio l’onorevole Renato Brunetta di Forza Italia, in una trasmissione su Radiouno, si chiedeva perché Berlusconi dovesse essere escluso dal governo. Non riesce a rendersi conto della lontananza dei programmi di Berlusconi (Tajani premier, restare in Ue, adozioni gay) dal trio di partiti quali Movimento Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia che insieme toccano il 54%.
Silvio Pammelati
(Roma)

Sinistra permissiva
Ormai il Cambonino è terra di conquista
Signor direttore,
in relazione alla lettera del consigliere Ventura, volevo aggiungere alcune considerazioni. Passando e ripassando in zona Cambonino potevo notare che oltre ad essere ormai un quartiere a maggioranza musulmana, non vi è più rispetto per niente è per nessuno. All’uscita delle scuole ivi ubicate sembra di essere ad Islamabad non a Cremona, problema rifiuti che ormai da cinque anni non si riesce a risolvere anche perché a questi signori non frega niente di rispettare le regole, tanto non è casa loro. Spendere ancora soldi per modificare gli ambienti riservati ai rifiuti è un ulteriore esborso a carico dei cremonesi visto che costoro non pagano nemmeno il minimo di affitto che gli spetta. Bisogna disincentivare le assegnazioni degli alloggi a questa gente come ha fatto il nostro sindaco a Cascina che con una legge dello Stato (ignorata dai compagni) che permette di controllare che costoro tramite certificazione consolare, non abbiano proprietà immobiliari nel proprio paese. Volere è potere ma quando tutto ciò si riduce a business diventa tutto inutile.
Pietro Burgazzi
(Segretario della Lega per Salvini premier)

All’ospedale Oglio Po
Grazie al personale di Cardiologia
Egregio direttore,
desidero ringraziare sentitamente tutto il personale medico e paramedico dei reparti di Cardiologia e unità coronarica dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore per le cure e le attenzioni rivolte durante la mia degenza. Abbiamo ancora fortunatamente persone che amano la loro professione e soprattutto non hanno dimenticato la loro umanità e questo incoraggia a sperare in un mondo migliore.
Anna Chiesa
(Gussola)

IL CASO
Se neanche un prete può difendere la vita allora dobbiamo davvero preoccuparci
Gentile direttore
le scrivo questa lettera a nome mio e di un gruppo di parrocchiani dell’Unita pastorale San Vincenzo Grossi di Vicomoscano, Casalbellotto, Quattrocase e Fossacaprara.
La preghiamo di pubblicare la lettere che le invio in allegato a sostegno della tesi contraria rispetto a quella riportata nell’articolo ‘Rive Gauche - Manifesto anti aborto’. È giusto sentire anche un’opinione diversa, di chi in questa parrocchia ci vive, va a messa la domenica ed è anche un po’ stanca di leggere critiche negative e non sempre veritiere nei confronti del nostro parroco don Ottorino.
La preghiamo, per cortesia, nel caso in cui volesse pubblicare la nostra replica, di farlo pubblicando il testo che le invio in quanto non vogliamo assolutamente dare adito ad equivoci e fraintendimenti.
Renza Minardi

Egregio direttore,
ci permettiamo di rispondere ad un articolo apparso sul vostro giornale nei giorni scorsi in merito ad un manifesto Pro Vita affisso ai muri della Chiesa di Vicomoscano.
Noi abitiamo in questo paese e siamo parrocchiani di quel don Ottorino che viene accusato nell’articolo di essere una persona che non lancia messaggi d’amore e di carità cristiana e ha esposto quel manifesto che viene definito di cattivo gusto e lesivo dei diritti degli altri e delle libertà individuali.
Ebbene questo manifesto a nostro parere non lede proprio i diritti di nessuno, poiché ogni donna è comunque libera di scegliere l’aborto in quanto legale.
Poi siamo così sicuri che decidere di togliere la vita ad un altro essere umano sia proprio un diritto? E i diritti del bambino chi li tutela?
Se un manifesto pro-vita può infastidire qualcuno è solo qualcuno che non ama o non ammette la verità e cioè che l’aborto è un omicidio, legale, ma pur sempre un omicidio.
La Chiesa, da sempre, tutela la vita dal concepimento fino alla morte naturale, non è certo un’invenzione di don Ottorino, semmai lui ha solo il coraggio di dire a voce alta quello che tante persone non vogliono sentire...
Scusate, ma se nemmeno un parroco può difendere la vita che è dono di Dio, come ben sa ogni credente, chi dovrebbe farlo?
Un gruppo di parrocchiani
(Unita pastorale San Vincenzo Grossi di Vicomoscano, Casalbellotto, Quattrocase e Fossacaprara)
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Credo che don Ottorino Baronio abbia tutto il diritto di ribadire la posizione della Chiesa. Peraltro, lo ricordate anche voi, in merito al tema dell’aborto - che in Italia è una pratica legale e regolamentata - ogni donna è comunque libera di scegliere.


LA POLEMICA

La fine ingloriosa della democrazia italiana
Egregio direttore,
senza voler ledere il ruolo del Presidente della Repubblica mi permetto di suggerire a Mattarella una nuova ipotesi di soluzione della crisi politica oltre alle già discusse elezioni anticipate in estate o governo di tregua fino a fine anno. È la proposta di resa incondizionata e la conseguente richiesta di annessione come parte integrante della Repubblica Federale Tedesca attraverso un referendum da tenersi al posto delle elezioni. Avremmo degli immediati vantaggi: fine della pantomima dello spread e del debito pubblico, introduzione del reddito di cittadinanza che in Germania esiste e pare funzioni, un vero federalismo con le nostre regioni parificate ai Land tedeschi, chiusura di tutte le sedi istituzionali: Camera dei Deputati, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte dei Conti con tutti gli onorevoli a casa senza se e senza ma. Persino Al Sarraj il primo ministro libico avrebbe maggiori chances di ottenere 6 miliardi di euro per gestire i migranti come l’Europa fa con il turco Erdogan perché alla Germania non si dice mai di no! Sarebbe una vittoria postuma di Federico Barbarossa e suo nipote Federico II che sognavano l’unità del Sacro Romano Impero Germanico e siccome noi cremonesi siamo stati loro alleati, in nome della antica amicizia, i nuovi governanti tedeschi magari riuscirebbero a rendere più puntuali i treni da e per Milano e i ponti di Casalmaggiore e Isola Pescaroli tornerebbero a funzionare con maggiore rapidità, del resto qualcuno forse mette in dubbio l’efficienza teutonica? Si è vero ci sarebbero anche dei problemi ad esempio verrebbe per lo meno improprio festeggiare il 25 Aprile ma tant’è: proprio coloro che si dichiarano di sinistra e considerano la Festa della Liberazione loro proprietà sono quelli più disponibili ad ubbidire agli ordini della signora Merkel, e allora? Chi ci rimarrebbe male della ritrovata unione italo-tedesca sarebbe la Francia di Macron perché con i tedeschi a Ventimiglia e a Bardonecchia i francesi certe cose probabilmente non potrebbero permettersele. Si, è vero, sto scherzando ma dobbiamo ora veramente preoccuparci perché già siamo malmessi e poi se andremo avanti con campagne elettorali perenni i problemi ci travolgeranno. Molti in questi mesi, ed io fra questi, hanno suggerito ai partiti di consultare la base per decidere se fare una coalizione di governo come hanno fatto i socialdemocratici tedeschi. Si è visto qualcosa? Uno straccio di assemblee degli iscritti nei vari partiti? La fantomatica piattaforma Rousseau mobilitata per consultare la base grillina? Niente di niente solo un semplice iscritto mi risulta sia stato consultato ed il ministro Calenda del Pd il quale si è premurato di dichiarare la sua totale opposizione ad un governo pentastellato. E gli altri iscritti: gli studenti, gli operai, gli artigiani, gli imprenditori, le casalinghe, i pensionati insomma il famoso popolo al quale tutti i partiti si richiamano? Nulla di nulla e allora cari partiti non venite in televisione o sui giornali a lamentarvi della disaffezione alla politica perché se un vostro iscritto lo considerate solo buono per la claque nei comizi del big di turno o peggio solo per incassare i soldi della tessera non potete pretendere che le masse tornino a votare. Poi se il prossimo risultato elettorale non sarà di vostro gradimento non dovete rimanere ‘disgustati’ (come ha detto Berlusconi) del voto degli italiani. ‘Chi è causa del suo mal pianga se stesso’ e attenzione, in questi casi la storia insegna che la svolta autoritaria può essere dietro l’angolo!
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)


Ne parlo con...


Due papà per i gemelli/1
Basta con la dittatura del politically correct
Egregio direttore,
ho letto il suo efficace fondo intitolato ‘Un atto d’egoismo non d’amore’ con il quale concordo pienamente. Come clinico e psicoanalista ho scritto in varie sedi sul tema e ho inviato anche lettere al suo giornale. Non mi dilungo e mi limito a complimentarmi con lei per il coraggio con cui ha espresso le sue opinioni. La dittatura del ‘politicamente corretto’ impera infatti ormai con prepotenza e molti, persino ad esempio nel mio ambiente professionale, rifuggono dall’esprimere posizioni critiche. Perché non ci siano equivoci ricordo, a chi non mi conosce, che non sono cattolico e che provengo da una lunga militanza nella sinistra.
Secondo Giacobbi
(Cremona)

Due papà per i gemelli/2
Con certe scelte il PD si avvicina al suicidio
Egregio direttore,
in questi giorni in cui giustamente tiene banco la vicenda legata al riconoscimento ufficiale, da parte della sindaca di Crema Bonaldi, di due padri per due gemellini nati in America, faccio un paio di considerazioni.
La prima: quanto abbia pagato la politica del Pd - partito della Bonaldi - attuata in questi ultimi anni l’abbiamo visto nelle recenti elezioni. Il Pd, che ha da tempo scelto e pervicacemente seguito la strada del suicidio, è ormai a un passo dall’aver raggiunto definitivamente il traguardo. La Bonaldi si sta alacremente impegnando, insieme ad altri come lei, per compiere l’ultimo passo. Di questo non possiamo che essergliene grati. Ora lei gongola mentre si fa fotografare quando pone la firma all’atto di cui sopra - si sarà sentita importante, immaginiamo -; alle prossime elezioni, quando, stando ai sondaggi, il Pd raccoglierà meno voti del partito dei reduci della Prima Guerra Mondiale, rideranno ancora una volta gli altri.
La seconda. Piloni, consigliere regionale del partito della Bonaldi, chiede su questo giornale se davvero c’è ancora qualcuno che pensa che sia un problema affidare un bimbo a due genitori omosessuali. Sì, Piloni, c’è ancora. Altro che. Ed è più di ‘qualcuno’. Al riguardo potrebbe chiedere lumi al sindaco Galimberti, a capo di una lista che affianca il Pd alla guida del Comune di Cremona. Poi ci renda edotti del Galimberti-pensiero. Siamo ansiosi di conoscerlo.
S. M.
(Cremona)



Caro direttore, questa fotografia realizzata in viale Trento e Trieste, testimonia in modo chiaro il livello di civiltà e di educazione di alcuni nostri concittadini. Ma è possibile abbandonare rifiuti e vestiti in questo modo?
V. G.
(Cremona)

Commenti all'articolo

  • sergio

    2018/05/17 - 09:09

    Quando Corrieri dice che la nutria non interferisce con l'ecosistema (che, essendo sistema, comprende anche il territorio) ha una vaghissima idea del fatto che le tane delle nutrie (docili, amorevoli, ecc.) bucano gli argini? Non riesco mai a capacitarmi di quanto poco buon senso abbiano certi animalisti. Ricordo anche che il trattato di Lisbona è un provvedimento a carattere generale, non un Regolamento Europeo, quindi è una indicazione di rotta, ma non è cogente. Ergo uno Stato membro può ancora decretare l'abbattimento di un animale senziente ma dannoso come la nutria.

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