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Venerdì 19 Ottobre 2018

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Lettere al Direttore del 18 Aprile

Lettere al Direttore del 18 Aprile

Messa per il duce
Niente provocazioni da ambo le parti
Egregio direttore,
con riferimento alla celebrazione della messa regolarmente autorizzata e programmata presso il civico cimitero per il 28 aprile in memoria di Benito Mussolini, per la quale il sindaco o chi per esso hanno cercato di innescare una polemica per il rischio basato sull’ordine pubblico, io non nego tale preoccupazione, però penso che si deve valutare da quale tendenza potranno nascere i problemi legati all’ordine pubblico. Ciò nonostante spero che gli organizzatori nostalgici di tale evento mantengano un civile comportamento, lasciando da parte il fanatismo. Mi rivolgo agli eventuali contestatori che si sa già di che tendenza fanno parte e che come al solito si presenteranno cercando lo scontro. Dico a queste teste calde di fare ragionare il cervello, anche se sarà difficile. Mi rivolgo al signor Vincenzo Montuori che dichiara che si deve coinvolgere sempre la magistratura: faccio presente che essa viene chiamata in causa e coinvolta nel momento in cui dovessero emergere illeciti che comportano reati penali (...).
Franco Nico Ranzenigo
(segretario Movimento politico patrioti d’Italia, Cremona)


Che scompiglio in casa
Gettai pallottole dentro il camino...
Signor direttore,
a egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti... cantava il Foscolo e a tali versi si sarà senz’altro ispirato mio padre quando ordinò al famoso scultore Ferraroni di Cremona il busto funebre di suo fratello caduto nel ’15 sul Carso. Il Ferraroni eseguì esattamente quanto ordinatogli forgiando nel bronzo una bella testa somigliantissima a mio zio con gli alamari da granatiere e sopra un bel fastigio con elmetto, giberne e baionetta. Mio padre ne dovette restare così soddisfatto che quando vent’anni dopo gli nacqui, non solo mi dette il nome dell’eroe, ma in seguito mi portava spesso ad ispirarmi presso l’urna del forte. Purtroppo non ebbi modo di imitarlo, tuttavia detti segni precoci di quanto amassi le situazioni pericolose. Infatti una sera quando eravamo tutti attorno al fuoco del camino aspettando che cuocesse la minestra dentro il paiuolo appeso lì sotto, io nel pomeriggio mi ero riempito le tasche di proiettili di ogni tipo trovati qua e là e li avevo poi nascosti sotto la cenere. Rivedo la scena: i miei che discutevano animatamente, mia zia che andava avanti e indietro dando ordini alla servitù, la vecchia contessa che pisolava con in grembo il gatto Mascherina, io che aspettavo silenzioso l’inevitabile che infatti arrivò, eccome! Fu una scarica improvvisa di spari che mandarono la pentola su per il camino, la vecchia contessa a gambe all’aria mentre il gatto schizzava sul lampadario; i miei che erano più vicini al camino erano diventati neri di fumo e mezzo bruciacchiati e mia zia che si era accasciata su una poltrona mentre la servitù accorreva da tutte le parti. La conclusione fu che fui radiato dal palazzo per diverso tempo . Conclusione: non riponete eccessive speranze nel potere delle urne dei forti di evocare egregie cose al pellegrino che le visita, tanto meno il nome di un personaggio illustre può influire sulla vita di colui a cui è stato imposto.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Tra crisi e guerre
Dalla Grecia alla Siria l’Europa non esiste
Egregio direttore,
gli americani con inglesi e francesi hanno lanciato i loro missili sulla Siria. Voglio domandare se davvero esiste un’Europa perché la situazione venutasi a creare assomiglia tanto alla guerra in Libia contro Gheddafi: Francia e Gran Bretagna che bombardano, la Germania che si chiama fuori e l’ineffabile Italia che promette appoggio logistico agli ‘alleati’. Ma questi ‘alleati’ almeno ci avevano avvertito? Si è parlato molto e si continua a parlare di integrazione europea ma prendendo ad esempio la vicenda siriana nel caso in cui fosse oggi operativo un esercito europeo chi avrebbe preso la decisione di sparare missili contro Damasco? La Gran Bretagna è fuori dall’Europa? O la Francia, visto che è membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu? Un ipotetico consiglio di difesa europeo magari formato da irlandesi o estoni che non hanno nemmeno l’esercito? Ecco dunque che l’eventuale integrazione in realtà porterebbe a favorire i paesi più forti. Ne abbiamo avuto l’esempio con la vicenda migranti dove l’Italia è stata lasciata sola mentre per la Germania subito sono stati resi disponibili 6 miliardi di euro donati a Erdogan per chiudere la rotta balcanica. Ne abbiamo ancora avuto l’esempio con la crisi bancaria. E possiamo fare anche un esempio ‘militare’. La Saipem società di ricerche petrolifere aveva noleggiato per 600mila euro al giorno una nave di ricerca di giacimenti di gas e l’aveva spedita nelle acque di Cipro appunto per cercare nuovi giacimenti di metano. Appena giunta sul posto venne sequestrata da due torpediniere turche senza alcun motivo, rimase una settimana sotto sequestro finché la Saipem si arrese stracciando l’accordo con Cipro. Se la stessa nave fosse stata noleggiata da Total o Bp sarebbe stata sequestrata? E l’Europa non avrebbe detto nulla come ha fatto per la Saipem?
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

L’emozione di un ricordo
L’uomo sulla luna. Cosa ci è rimasto?
Gentile direttore,
qualche sera fa ho guardato la Luna. Era davvero bella, bianca, luminosa, a occhio nudo ne scorgevo la rugosità, e anche lei mi guardava, quasi mi intimidiva. Ne ero rapito, immobile l’ho fissata a lungo, all’improvviso mi sono sentito fuori dal tempo, dallo spazio. E mi sono ritrovato nella mia casa paterna: è la sera del 20 luglio 1969. Sono con i miei genitori e il mio fratellino. Siamo seduti attorno a un tavolo, gli avanzi della cena sono ancora li, nessuno ha voglia di alzarsi e sparecchiare. A bocca aperta guardiamo uno schermo azzurrognolo dalla voce gracchiante, in silenzio aspettiamo di vedere una cosa mai vista: l’uomo sulla Luna! L’attesa è incontenibile, l’emozione ci stringe la gola, nessuna osa interrompere con inutili parole quel momento magico. Poi, ecco arrivare l’urlo liberatorio: «Ha toccato!». Seguito dopo qualche attimo da un più veritiero: «Ha toccato in questo momento!». Ci abbracciamo piangendo, un senso di pace ci pervade, ci sentiamo più uniti, più buoni e forse anche più felici. In tutti c’è la consapevolezza che l’uomo può vincere sfide all’apparenza impossibili. Ma poi, la sveglia cattiva mi ridesta con la crudeltà che le è propria. E con mille dubbi mi chiedo cosa ci sia rimasto dopo tanti anni, di quello straordinario momento di aggregazione universale. Forse poco, forse niente, chissà, servirà ritornare sulla luna. Ma forse non basterà. Meglio provare con Marte.
Michele Massa
(Bologna)

Ma le radio non vogliono
Riaprire i negozi di noleggio dei cd
Gentile direttore,
gli amanti della musica rock sono d’accordo con l’idea di riaprire i negozi di noleggio di cd musicali. L’idea sembra essere non gradita però dalle emittenti radio. Conflitto di interessi?
Silvio Pammelati
(Roma)

Romanengo
La giunta insabbia le sue responsabilità
Gentile direttore,
le chiediamo spazio per manifestare un profondo disappunto nei confronti degli amministratori comunali di maggioranza del Comune di Romanengo. Anziché nel rispetto dei dieci giorni previsti da regolamento comunale, solo dopo quasi quattro mesi caratterizzati da persistenti solleciti e da un perseverante e vergognoso indugio nella risposta, come Gruppo Consigliare della Rocca abbiamo ricevuto risposta ad una interrogazione depositata in seduta del consiglio comunale del 23/12/2017, nella quale era richiesto motivazione sul fatto che fosse stata disattesa una delibera di consiglio comunale, in cui era stata deliberata l’estinzione anticipata di un mutuo con l’obiettivo di ridurre l’indebitamento e apportare un risparmio di 31.536 euro per le casse comunali. La richiesta con interrogazione era stata depositata in concomitanza del consiglio comunale di ‘riparazione’ in cui la giunta Polla ha dovuto rettificare il bilancio consuntivo 2016, appunto perché la cifra vincolata all’estinzione del debito era stata illecitamente svincolata. Singolare aver rettificato il bilancio consuntivo 2016 a dicembre 2017 (nonostante fosse stato evidenziato l’errore il 09/05/2017 durante la discussione nel consiglio di approvazione del bilancio stesso) quando altresì sarebbe stato opportuno deliberare il bilancio di previsione 2018. Purtroppo nella risposta pervenuta, la maggioranza anziché dimostrare la bontà del suo operato che giustificasse comunque la scelta amministrativa da cui deriva il danno erariale per il Comune di Romanengo per il mancato risparmio della quota interessi di rimborso del mutuo, non ha perso occasione di discolparsi miseramente. Infatti addita in modo puerile la «gestione tecnica dell’ufficio» accusandola del «non recepimento di quanto disposto dagli organi amministrativi», ammettendo per di più che «per errore, dimenticanza o altro non è dato a sapere» il motivo che avrebbe causato lo sbaglio. Risulta imbarazzante il tentativo della maggioranza di insabbiare la propria responsabilità amministrativa, nel momento in cui per due anni non avrebbe verificato l’adempimento di una istanza. (...)
Gruppo consigliare della Rocca
(minoranza Comune di Romanengo)

Il caso del piccolo Alfie
Deve morire: lo dice lo Stato arrogante
Signor direttore,
dunque il ricorso dei genitori del piccolo Alfie di trasferire il loro figlio in altra struttura ospedaliera è stato rigettato, quindi Alfie deve morire li, lo Stato si è impossessato del loro figlio per metterlo a morte. Durante il dibattimento un portavoce dell’ospedale ha detto che non si può trasportare Alfie perché potrebbe danneggiare il piccolo paziente. Capito? Io lo metto a morte ma non lo si può trasferire per non farlo soffrire. A questo siamo arrivati, l’arroganza demoniaca si è impossessata delle leggi che si applicano contro l’uomo e il tutto è stato fatto con l’approvazione di milioni di persone che sono state manipolate al meglio con il trucco del ‘pro choice’. Altro che libertà di scelta, dietro c’è solo la morte.
giuliano.galassi@libero.it

Monasterolo, piante tagliate
Marce dentro. Erano pericolose
Signor direttore,
scrivo in merito all’articolo sul taglio delle piante della chiesa di Monasterolo per spendere delle parole in favore al parroco del mio paese. Io la mia famiglia ci siamo trasferiti a Monasterolo nel 2011. Fin da subito abbiamo notato che dalle piante che erano esistenti continuavano a cadere rami anche di grandi dimensioni sul terreno. Era già stato detto parecchie volte al vecchio parroco di intervenire per potare le piante e per eliminare i nidi di vespe e api che si formavano durante i periodi estivi. Mi ricordo che il primo anno fui punta 4 volte io in faccia e due mio figlio. In tutti questi anni non è mai stato fatto un intervento vero e proprio è profondo di potatura delle piante stesse. quando è arrivato don Paolo abbiamo posto il problema poiché 2 anni prima è caduto un ramo di 2 metri sopra la macchina di mio marito causando un danno di 2.500 euro. Se al posto della macchina sotto ci fossero stati nostri figli? È un posto pubblico frequentato da tante persone soprattutto adesso che hanno aperto la pista ciclabile che collega Monasterolo a Monticelli d’Oglio. L’estate scorsa i miei tre figli stavano giocando nel campo da calcio adiacente alla chiesa insieme ad altri tre bambini. Era già nuvolo ma faceva caldo, quindi hanno deciso di giocare ugualmente. Fatto sta che comincia a piovere e allora ho detto i miei figli e loro tre amichetti di entrare in casa. e per fortuna, perché quando il temporale si è fatto più forte ed è cominciato il vento la pianta dove i miei figli stavano giocando è caduta spezzandosi a metà perché era completamente cava e marcia all’interno. Il don prima di intervenire ha fatto richiesta in comune se poteva tagliare le piante poiché tre delle 6 piante che sono state tagliate erano marce all’interno.
Una volta ottenuti i permessi ha proceduto. Lo spazio oggetto della diatriba, volevo ricordarlo, è di proprietà della chiesa e non più di terzi poiché è stato donato dal vecchio proprietario alla chiesa, nel 1949 se non erro. Il Don ha semplicemente cercato di mettere in sicurezza uno spazio privato che è ad uso pubblico. Facendo già un progetto per reintegrare altre piante e quindi abbellire è rendere confortevole come lo era prima il paesaggio. Volevo inoltre specificare che anche inutile essere dispiaciuti per la storia di Monasterolo, poiché Monasterolo in tutti questi anni è stato dimenticato trascurato è lasciato andare a se stesso. (...) Quindi grazie Don Paolo.
Lettera firmata
(Monasterolo)

C’è solo virtualmente
Il difensore civico non esiste più
Gentile direttore
il giornale, nella rubrica Spazio Aperto, mi informa che il difensore civico provinciale non esiste più. Per la verità pensavo esistesse ancora perché attraverso il mezzo elettronico sono entrato nel sito ufficiale di molti Comuni del cremonese e questi riportano il nome del difensore civico fornendo anche l’indirizzo mail per poterlo contattare. Infatti negli statuti dei Comuni è prevista questa alta figura super partes ma per questioni economiche e di mani da mantenere sempre libere, di fatto è caduto nel dimenticatoio. (...)
Dante Benelli
(Drizzona)

Spese pazze nelle regioni
Fare politica un affare lucroso
Caro direttore,
da tempo ci stiamo accorgendo delle spese pazze delle Regioni: stipendi, indennità varie, rimborsi spese di permanenza o di rappresentanza e studio elargiti con generosità principesche, viaggi, accessi a servizi gratuiti in generale, trattamento di fine rapporto, maturazione di congrue pensioni e ci scusiamo per eventuali omissioni: ecco cosa ci distingue da troppi nostri rappresentanti ‘anomali’. Fare politica qui da noi può rivelarsi ancor più lucroso di quanto, un tempo, toccò ai primi cercatori d’oro imbattutisi nei ricchi giacimenti del Klondike!
Massimo Rizzi
(Cremona)

IL CASO
La festa di primavera degli indiani: mille colori e alla fine tutto pulito
Egregio direttore,
dato che è interesse mio personale e anche di moltissimi cittadini, che contrariamente alle oltraggiose affermazioni della signora Boldrini e buonisti vari, sappiamo dimostrare in diverse occasioni che il popolo italiano non è affatto razzista. L’ennesima riprova, la manifestazione per la Festa di Primavera che ogni anno, il popolo indiano effettua, con colori, musica e di manifesta felice convivenza con la cittadinanza a differenza di altre etnie, incapaci di svolgere manifestazioni pacifiche o pretestuose richieste se non atteggiamenti da razzisti al contrario. Una manifestazione splendida, di mille colori, inviterei tutti quanti a controllare, terminato l’evento, a vedere ove si è svolta la manifestazione se vi è traccia di banchettamenti, di cartacce ed altre sporcizie come invece avviene con altre etnie, che oltre a non chiedere permessi fanno manifestazioni ed eventi abusando della gentilezza degli italiani. Penso che tutti abbiano fatto caso che nelle varie etnie magrebine, sovente, avvengono risse anche mortali. (...)
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)
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Sono d’accordo con lei: l’annuale festa dei sikh è religione, spettacolo e gioia nel pieno rispetto della città. 

LA REPLICA
L’organo silenziato per rispetto della salute del parroco
Egregio direttore,
la presente in risposta alla lettera firmata F. G. a lei inviata e pubblicata mercoledì 11 aprile a pagina 27 del suo giornale. La persona che ha avanzato il proprio disappunto ed il proprio rammarico in merito alle liturgie domenicali celebrate senza il suono dell’organo nella chiesa di Robecco d’Oglio non era, probabilmente, al corrente di alcune informazioni necessarie alla comprensione dei perché lo strumento non viene utilizzato. Si tratta di difficoltà oggettive che è bene far conoscere a tutti. La prima e più importante di queste è legata alla salute del parroco, don Paolo Ardemagni, e al grave problema di fibrillazione cardiaca di cui è affetto. Aveva già avvertito di questa patologia la popolazione in un foglio diramato in occasione del suo ingresso e nel recente bollettino parrocchiale distribuito nel periodo pasquale. Detta patologia va a sommarsi ad altri problemi dovuti alla sua condizione fisica che lo frenano e, al contempo, preoccupano. Certe tonalità dello strumento musicale possono, infatti, indurre la fibrillazione cui si è accennato e provocare un forte malessere al sacerdote. Un altro motivo (che in questo caso passa in secondo piano in quanto la salute della persona è di primaria importanza), per cui l’organo non viene suonato, è di ordine economico. Non si tratta, quindi, come scritto da F. G., di «presumibile scarsa volontà da parte del sacerdote». Con la cessazione dell’organo ha finito di esibirsi, per forza di cose, anche la validissima Schola Cantorum. Ora ad intonare i canti c’è una persona che ha fatto parte della stessa e che, molti anni fa, ha diretto il precedente coro. Conseguenza di tutto questo è il ritorno al canto da parte dell’assemblea dei fedeli. Nelle due citate lettere del parroco alla popolazione si accenna pure alla sua allergia ai fiori che sono stati sostituiti da esemplari, molto verosimili, in plastica. Sottolineiamo anche questo problema prima che possa essere oggetto di altra eventuale polemica. A titolo informativo si comunica che in un paio di occasioni, all’inizio della sua permanenza nella nostra parrocchia, a causa dei fiori (veri) e delle nominate vibrazioni determinate dal suono dell’organo, il parroco ha avuto delle difficoltà che gli hanno causato l’alterazione della respirazione e del ritmo cardiaco che stavano per compromettere il proseguimento della messa. Naturalmente tutti noi siamo concordi nell’affermare che il prestigioso organo Inzoli, recentemente restaurato e di cui siamo estimatori avendone apprezzato il suono, dovrebbe far sentire la propria voce. Non si precludono eventuali iniziative ad hoc alle quali il parroco, naturalmente, potrebbe partecipare solo alla fase di presentazione. La presente comunicazione, partita da una decina di persone senza indire alcuna raccolta firme, è stata sottoscritta, nel giro di poco, da più di sessanta persone che hanno chiesto che venisse apposto il proprio nominativo.
Angelo Locatelli, Giorgio Faiferri, Giuseppe Guerra, Mario Salami, Angelo Penocchio, Giacomo Tosi, Giovanni Fiorini, Maria Facchetti, Paolo Gambazzi, Massimo Ruggeri, Pietro Ghisolfi, Sergio Guerra, Ivana Zaniboni, Ughetta Zaniboni, Luigina Carnovali, Elena Ferrari, Anna Braccaioli, Francesca Pagani, Giovanni Mario Grechi, Lino Sbruzzi, Ivano Gennari, Fausto Boschi, Claudia Iezzone, Fabio Corbari, Silvia Tonna, Alberto Mazzolari, Stefano Ceruti, Maria Grazia Rais, Stefano Maffezzoni, Fabio Grechi, Nadia Finotti, Martina Rizzieri, Marco Rizzieri, Chiara Bozzetti, Valter Conzadori, Evita Bardella, Sergio Ventura, Graziella Ruggeri, Alvaro Capuano, Velleda Migliorati, Michaela Gamba, Andrea Cavalieri, Serafino Baccinelli, Marisa Dalai, Natalina Rossetti, Giuseppe Camisani, Maria Ceruti, Lina Baldani, Grazia Posenato, Manuela Posenato, Francesca Bozzetti, Roberto Bozzetti, Lorenza Schivardi, Giuliano Penocchio, Carlo Chiari, Fabio Montani, Giovanna Pagani, Gritti Massimiliano, Jessica Zorza, Annunciata Romagnoli, Francesco Ghisolfi, Achille Arcari, Giorgio Pagani, Claudio Treccani e Mara.
(Robecco d’Oglio)

Ne parlo con...

In casi di disturbi psicotici
Le medicine falliscono? L’elettroshock è una via
Signor direttore,
sull’uso della Tec, detta anche comunemente elettroshock, ci sono opinioni discordanti tra gli psichiatri, in particolare i seguaci di Franco Basaglia autore della legge 180 sul superamento dei manicomi, non la considerano proprio, anzi la avversano. Occorre però considerare che per quanto possa essere e sembrare un salto nel vuoto per il paziente, la terapia viene applicata in casi in cui altri rimedi abbiano sortito alcun effetto risolutivo della malattia. E’ interessante capire come considerano la Tec all’ospedale Civile di Brescia e nel reparto di Montichiari dove praticano la terapia, attraverso l’inchiesta del 24 agosto 2017 fatta dalla rivista l’Espresso, in cui è scritto: «Spiega Giuseppe Fàzzari, psichiatra che dirige l’Unità Operativa di Psichiatria, uno dei centri in cui si fa la Tec in Italia. ‘Quando a Milano mi sono specializzato in psichiatria ero contrario all’elettroshock, poi nel 1991 capitò qui una giovane con una depressione grave e disturbi psicotici post partum. Parlava di suicidio e i farmaci non le facevano granché. Decisi di provare e, con il suo consenso, fu sottoposta a 8 trattamenti. Il risultato fu sorprendente. Altri casi seguirono’. Era il 2005». Drastico invece Basaglia che sulla Tec dichiarò: ‘È come dare una botta a una radio rotta: una volta su dieci riprende a funzionare. Nove volte su dieci si ottengono danni peggiori. Ma anche in quella singola volta in cui la radio si aggiusta non sappiamo il perché’». Sempre su l’Espresso ribatte Marco Bortolomasi, psichiatra, direttore sanitario della clinica Villa Santa Chiara di Verona: «Vari studi avvalorano l’ipotesi che la ripetuta stimolazione attivi fattori di crescita delle cellule nervose. L’effetto terapeutico è in rapporto a complesse modificazioni neurochimiche e neurofisiologiche come per gli psicofarmaci». Nell’articolo si narra anche l’esperienza di Giampietro Ferrari paziente esperto che dopo 9 tentativi di suicidio e stati maniacali, con una seduta nel 2010 e tre nei tre anni successivi, esulta nel dire: «Mi sono liberato dal fardello della sofferenza: la terapia mi ha restituito la lucidità, e mi ha fatto tornare la voglia di vivere». E continua Ferrari: «Quando i farmaci non danno sollievo, non ti consentono di convivere con la malattia e tantomeno di vivere. Quando non esistono strutture che ti accompagnino in un progetto terapeutico o capaci di restituirti attraverso le relazioni e il lavoro un ruolo sociale? Io avevo sperimentato di tutto. Per me è stata l’ultima spiaggia e ora mi dico: perché non potevamo arrivarci prima?»
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


Caro direttore, le invio una mia cartolina. Ecco viale Trento e Trieste all’altezza dell’asilo Martini. Una vista inconsueta del viale quando era ancora un ring in stile viennese con le case Liberty. Purtroppo nel dopoguerra molte di quelle ville sono state demolite per erigere anonimi condomini. La vera disfatta di Cremona. Poche parole e molto sconforto.
Gallo Gallioni
(Cremona)