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Sabato 21 Luglio 2018

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Lettere al Direttore del 21 Marzo

Lettere al Direttore del 21 Marzo

Giornata della poesia
‘Disincanto’, omaggio ad Alda Merini
Signor direttore,
nella ‘Giornata della Poesia’ che è anche quella del Compleanno di Alda Merini, ecco una poesia ad hoc: ‘Disincanto per Alda Merini, Anima Bella e Tormentata di una Milano che fu’.
Fuori scorre/ Il Naviglio/ Come ieri,/ Come sempre/ In questa Milano/ Aperta, ma meno inclusiva/ Rispetto a un tempo;/ Già che tempi/ Quelli del disincanto/ Dietro al fumo/ Di quelle sigarette/ Divorate, fumate/ Dall’Alda sempre agitata/ Anima bella, tormentata/ Che oggi manca/ In questa città complicata/ Sì animata/ Eppure a suo modo/ Sola, svuotata.
Stefano Mauri
(Crema)

Dopo le elezioni/1
Come in paese: governi chi ha un voto in più
Egregio direttore,
nel comune dove da molti anni risiedo (Pizzighettone) il 5/6/16 si sono svolte le elezioni amministrative. Quattro furono le liste che si presentarono ed il risultato finale fu questo Alleanza civica 1.555 voti, Pizzighettone chiama 1.307, Cittadini protagonisti 651, Altra Pizzighettone 100. A questo punto credo sia più che giusto che la lista Alleanza civica governi il paese e con anche una schiacciante maggioranza in consiglio comunale. Però vorrei far presente che pur avendo vinto le elezioni, questa lista non rappresenta la maggioranza del miei compaesani, perché contro i loro 1.555 voti favorevoli, ci sono 2.058 voti contrari.
Ma come già detto, trovo giusto sia così, ma allora perché questo sistema non lo si usa anche nelle elezioni politiche? Chi ha preso più voti, a parer mio ha tutto il diritto ed il dovere di governare, se poi gli italiani non saranno contenti di come lo fanno, alle prossime elezioni li silureranno (vedi quel che è successo al Pd renziano). È così difficile applicare questo sistema? Io credo proprio di no. Però purtroppo ricordo che molti anni fa, un tizio, che io purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere, mentre era inchiodato ad una croce ed in procinto di morire disse: «Padre mio, perdona loro perché non sanno quel che fanno». Frase che andava bene allora, ma a parer mio andrebbe bene anche ora, se rivolta ai nostri politicanti.
Giulio Roveda
(Pizzighettone)

Dopo le elezioni/2
Batosta del Pd: tutti al loro posto i colpevoli
Signor direttore
le elezioni del 4 marzo ci hanno fornito un risultato assai chiaro ma dai presupposti inattuabili. La legge elettorale proposta dal Pd, meglio denominata ‘Rosatellum’, dal nome del suo primo relatore, pur avendo avuto una gestazione difficile, alla verifica dei fatti si è dimostrata un inciampo per il governo del Paese. Di fatto ha prevalso il metodo proporzionale di stampo tipicamente italiano, che ha permesso al candidato di un collegio la presenza in tre diverse liste proporzionali. Tuttavia le sinistre, ispiratrici uniche della legge, hanno subito un sonoro ridimensionamento che non stupisce perché in linea con l’arretramento generalizzato di questi mal assortiti partiti in tutta Europa e non solo. Le avvisaglie della disaffezione dei cittadini italiani verso le compagini allineate a sinistra, hanno avuto inizio con le scorse elezioni amministrative, una conferma con il referendum del 4 dicembre 2016 (la riforma del Titolo 5° è stata colpita e affondata) e per ultimo la ormai nota débacle elettorale dello scorso 4 marzo ha ridimensionato le percentuali dei sempre baldanzosi renziani. Nonostante la sequela di errori commessi, avviene che i protagonisti/responsabili degli insuccessi e della malgestione si sono prontamente ripresentati alle elezioni ottenendo nuovamente un posto sugli scranni del Parlamento. Facendo i nomi di questi indomiti politici del riciclo, vale la pena citare la Finocchiaro relatrice del ddl sulle riforme poi sonoramente bocciato, oltre a questa bisogna ricordarne i proponenti, vale a dire Renzi e Boschi e per ultimo una menzione particolare merita il noto sempiterno e inaffondabile Pizzetti che di quella riforma ne fu il promotore nella sua qualità di sottosegretario alle riforme. Alla Direzione romana del Pd, dopo la Caporetto elettorale, ora tutti si interrogano sulle cause della pesante retrocessione dimenticando scientemente che per ingaggiare delle battaglie bisogna che le fanterie siano condotte con polso a ranghi compatti, da personaggi dinamici e versatili capaci di adempiere anche a iniziative disperate ma soprattutto intelligenti dotati di coraggio e abilità manovriera, non certo da opachi colonnelli allevati nei saloni da cerimonia dei palazzi dello Stato Maggiore. Questi personaggi vogliono fare i guida popolo con i Rolex al polso.
Dante Benelli
(Castelfranco d’Oglio)

A urologia di Cremona
Cure professionali e grande umanità
Egregio direttore,
le chiedo di ospitare questa mia lettera di ringraziamento e sentitamente la ringrazio. Desidero sentitamente ringraziare il medico e tutto il personale infermieristico del reparto di Urologia dell’ospedale di Cremona per le cure e l’assistenza prestatemi con professionalità, disponibilità e umanità.
Paolo Mangiarotti
(Cremona)

Pensieri di un giovane laureato
Che schifo l’Italia. Voglio andarmene
Egregio direttore,
provo a far mio il pensiero di un giovane e valente laureato. Sono molto inc.... Sì, inc..., non risentito e nemmeno adirato. Sono stanco del politically-correct sia nel linguaggio che, specialmente, nei fatti. Sono inc... perché la democrazia nel Bel Paese è una favola: demagogia, partitocrazia e antimeritologia regnano sovrani. Sono inc... per lo scarso (totalmente assente) senso di responsabilità dei politicanti. Sottolineo: respons-abilità, capacità di rispondere alle domande, alle richieste, ai bisogni e alle necessità. Chi ha creato il debito pubblico (2 con 12 zeri) non se ne assume le colpe: è pura follia. Sono inc... perché sono sempre più esterofilo. Invidio l’accountability dell’universo anglosassone, il senso del dovere del macrocosmo orientale e quello civico dei micromondi nordeuropei. Sono inc. perché il mio sogno nel cassetto non è più lottare per cambiare il Paese in cui vivo ma volare in Danimarca. Sono inc... perché 500 anni fa credevano ancora che i pianeti orbitassero intorno alla Terra e noi siamo ancora convinti che l’Italia ruoti intorno ai vecchi partiti. Sarebbe auspicabile una ‘rivoluzione’ come quella copernicana.
Bruno Tanturli
(Crema)

GALLERIA DEL CORSO
Non avete citato il negozio di Brighenti
Gentile direttore,
nel vostro articolo del 20 marzo per la galleria del Corso le scrivo perché avete menzionato Somenzi - bar Excelsior, Pugnoli Ilaria Italiano e niente sul negozio di Brighenti dove io ho lavorato per ben 35 anni e mi è spiaciuto moltissimo. Spero mi perdoni questo mio sfogo ma era doveroso sottolinearlo. La ringrazio molto.
Lettera firmata
(Cremona)

Ha competenza ed esperienza
Il governo ‘sfrutti’ il nostro Cottarelli
Caro direttore,
in una lettera relativa all’incontro con il dottor Cottarelli, firmata dal signor Claudio Bettinelli, si fa la considerazione che il relatore dopo aver parlato di avvenimenti e comportamenti tipici di noi italiani, chiude il suo intervento senza proporre soluzioni operative. Debbo dire che un pensiero del genere mi è passato per la testa quando, con il mio vicino di sedia ci siamo detti che in occasioni come queste si fanno molte diagnosi, ma difficilmente si parla di cure. Anche perché ero e rimango convinto che al di là degli ostacoli di ogni genere che ci sono e sorgeranno in vista di arrivare ad un Governo con la partecipazione del maggior numero di forze politiche, quella odierna è l’occasione di mettere alla prova la capacità dei nostri politici di utilizzare il ‘capitale sociale’ di cui dispongono, per immaginare le soluzioni di alcuni dei nostri problemi. Ho apprezzato comunque il tono familiare, non cattedratico che ha caratterizzato l’incontro al Boschetto, quasi il ritrovarsi di un gruppo di amici. Mi farebbe piacere che le competenze e le esperienze del dottor Cottarelli fossero utilizzate quando, a breve, il nostro Parlamento sarà chiamato a prendere decisioni operative, a concretizzare quelle soluzioni che forse speravamo ci fossero indicate al Boschetto.
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

Chiese cittadine, più degrado che restauri
Egregio direttore,
domenica 18 marzo ho partecipato alla presentazione dell’architetto Angelo Garioni direttore dei lavori, con i vari restauratori, tecnici ed operai che hanno contribuito con le loro notevoli capacità e competenze professionali, all’ottimo restauro della cappella all’interno della chiesa Santa Maria Nascente di Bonemerse. Tale restauro è frutto della generosa donazione della signora di origine greca Elena Gizzi e famigliari. Sono consapevole che le risorse economiche scarseggiano, e ci sono problemi molto più importanti da risolvere, nella nostra società, in crisi economica, la mia è solamente una testimonianza senza nessuna pretesa o intento polemico dei tanti esempi che potrei testimoniare di degrado, e di abbandono, che soffrono molte cappelle all’interno delle chiese cittadine.
Elia Sciacca
(Cremona)

Ne parlo con...

Non c’è una residenza per loro
Cremona ignora l’emergenza disabili

Gentile direttore,
il doloroso caso del ragazzo autistico che ha trovato spazio sabato scorso nella sua rubrica ‘Spazio aperto’ solleva ben più domande di quelle che esplicitamente pone.
Convivo ogni giorno con la disabilità grave e ne conosco bene tutte le angosce, soprattutto in ordine al futuro. A Cremona non esiste una Rsd (Residenza Sanitaria Disabili), cioè una struttura dedicata alle persone disabili, tanto meno destinata a quelle anziane. Alle loro famiglie, chi aveva titolo per farlo ha risposto in più di un’occasione che la vicinanza della Fondazione Sospiro, con i suoi molti accreditamenti inutilizzati, non consentiva alla città di progettarne una. Tanto è vero che ad una simile struttura non si è pensato né in relazione alla ristrutturazione della palazzina storica del Centro Soldi, né a quella che riguarda il complesso di via XI Febbraio.
Ora però, all’emergenza del ragazzo autistico Sospiro risponde con una lista d’attesa lunga otto mesi, mentre le altre strutture del territorio la durata della lista d’attesa non sono neppure in grado di quantificarla.
Intanto viene licenziata la legge sul ‘Dopo di noi’, lodevolissima normativa ma anche magnifico diversivo che sposta tout-court il problema e le energie sulla costruzione di progetti di autonomia per il futuro delle persone disabili e soprattutto sposta il problema su fondi appositamente stanziati.
Peccato che nessuna delle novità della legge sia davvero praticabile per le persone disabili in modo grave, per le quali non è purtroppo possibile progettare autonomie ma solo assistenza qualificata continua, anche medico infermieristica.
I disabili che a Cremona e nel suo territorio vivono con genitori anziani e/o malati, e per i quali possono solo più facilmente accendersi emergenze gravissime, quali risposte avranno dai Servizi Sociali, chi e quando potrà accoglierli ed averne cura?
Anna Laura Zappieri
(Cremona)
RISPOSTA Le sue sono domande ‘pesanti’, che meritano l’apertura di una riflessione da parte della politica e delle autorità sanitarie. Saremo felici di ospitarle in questa pagina.

L'INTERVENTO
La leadership del Cremasco spetta ai sindaci, non ai partiti
A seguito delle dichiarazioni apparse su alcune testate circa la disponibilità della Lega Nord ad assumere la guida del territorio cremasco, è indispensabile puntualizzare alcuni argomenti di merito e di metodo.
Le dichiarazioni fanno cenno a una presunta mancanza di leadership territoriale, che avrebbe messo in stallo la riflessione relativa al futuro della società partecipata Scrp, individuando poi come causa di tutti i mali il sindaco Stefania Bonaldi, con attacchi personali che nulla hanno a che vedere col dibattito politico sui temi di interesse sovra comunale.
All’arroganza con la quale il segretario leghista velatamente si autoproclama ‘leader’ del territorio cremasco, noi sindaci rispondiamo che la guida territoriale non può essere ottenuta da un giorno all’altro con semplici e pretestuosi proclami a mezzo stampa, soprattutto da parte di chi in questi anni è stato alla finestra, talora anche remando contro al lavoro quotidiano dei sindaci provenienti da tutte le aree politiche. E sottolineiamo, tutte. Decliniamo quindi con decisione l’offerta di leadership da parte di Andrea Agazzi.
C’è un secondo aspetto molto più sottile, che alcuni rappresentanti di partito, in questo caso della Lega, sembrano dimenticare. Vorrebbero far venir meno la legittimazione dei sindaci eletti liberamente dai cittadini dei Comuni del territorio. Forse varrebbe la pena ricordare a tutti e soprattutto ai partiti politici, che i sindaci in questo momento sono gli unici che nel farraginoso e contorto modello elettorale italiano, vengono eletti direttamente dai cittadini.
Mettendoci la propria faccia, questi sindaci hanno scelto lo spazio nel quale lavorare insieme affrontando temi scottanti come quello dell’ospedale allora e quello dello sviluppo economico e dell’università oggi. Uno stare insieme che ha permesso di ricostituire l’Area Omogenea, con un coordinamento che sta affrontando temi decisivi e progetti strategici per il territorio. La banda ultra larga, i problemi legati alla scuola, l’integrazione socio-sanitaria ed il tentativo di valorizzare i tre poli economici di eccellenza del nostro territorio, cosmesi, meccanica di precisione e agroalimentare.
In tutto questo è e rimarrà fondamentale avere a disposizione strumenti operativi slegati dalle rigidità dei vincoli che ogni sindaco è costretto ad affrontare all’interno delle strutture comunali. Questo braccio operativo, adeguatamente strutturato e adattato alle nuove sfide, siamo convinti che non possa essere altro che Scrp. La tanto vituperata società che viene vista da certi ambienti politici (in primis dalla Lega Nord), come un «carrozzone da demolire», una sentenza di condanna a morte per colpe immaginarie o per mancata, effettiva conoscenza, o per pregiudizi di parte.
Si commentano da soli invece gli attacchi personali alla figura del sindaco Stefania Bonaldi. Il segretario accusa in modo totalmente ingiustificato il sindaco di Crema di essere figura divisiva. In realtà l’unico che sta cercando, da dietro le quinte, di mettere i sindaci l’uno contro l’altro e far naufragare, sulla pelle dei cittadini cremaschi, gli importanti progetti avviati è proprio il segretario leghista. In tutte le occasioni Bonaldi è stata in prima linea, dando una mano nei gruppi di lavoro interni e, da sempre, impegnata in un’estenuante attività di mediazione verso i sindaci più critici.
Crema non ha mai rappresentato né prima, né adesso un elemento divisivo, né tanto meno ha fatto prevaricare con arroganza il proprio peso, come qualcuno, forse per altri scopi, vorrebbe far credere. Crema, pur consapevole del proprio ruolo, sta lavorando come tutti i comuni, nel Coordinamento, in supporto al suo presidente Aldo Casorati e nelle assemblee, che poi alla fine sono gli organi sovrani. Anche qui, le leadership si conquistano sul campo, con il lavoro di tutti i giorni e soprattutto avendo la consapevolezza che è una squadra che vince e mai un uomo solo al comando, ma forse questo non appartiene alla cultura di molti.
L’anno prossimo andranno ad elezioni molti Comuni del territorio, quella sarà l’occasione per ribaltare o confermare chi nei precedenti cinque anni ha governato, ma non prima di allora. Fino a quel momento saranno i sindaci eletti a scegliere leadership territoriali, assetti strategici e obbiettivi da perseguire, non certo i segretari dalle stanze dei partiti. Gli amministratori non sono disposti ad essere considerati alla stregua di burattini, da muovere secondo la volontà delle segreterie di partito.
I sindaci
Doriano Aiolfi (Bagnolo Cremasco)
Roberto Barbaglio (Pianengo)
Fabio Calvi (Rivolta d’Adda)
Ilaria Dioli (Casaletto Vaprio)
Giuseppe Figoni (Torlino Vimercati)
Pietro Fiori (Castelleone)
Marco Ginelli (Ripalta Arpina)
Agostino Guerini Rocco (Campagnola Cremasca)
Guido Ongaro(Madignano)
Alessandro Pandini (Montodine)
Raffaele Perrino (Cremosano)
Luigi Poli (Spino d’Adda)
Maria Luise Polig (Pandino)
Walter Raimondi (Pieranica)
Gianluca Savoldi (Moscazzano)
Alex Severgnini (Capergnanica)

LA POLEMICA
Che stupidi gli stereotipi anti meridionali
Signor direttore,
c’è gente che ancora nutre verso gli italiani del meridione un’antipatia, un ingiustificato rancore basati su stupidi stereotipi che non trovano riscontro nella realtà, ma che hanno le loro radici nell’egoismo, nel razzismo e nell’incapacità di vedere oltre il recinto del cortile di casa quasi che tutto quanto non appartenga alla propria esperienza fosse di per sé negativo ed odioso. Certamente costoro non appartengono al ceto più istruito ed intelligente ed hanno ridotte capacità intellettuali, ma dato che in natura la qualitá è inversamente proporzionale alla quantità, essi sono ancora tanti, troppi. Il loro astio non si limita al disprezzo e spesso raggiunge il limite dell’odio tanto da augurare ai poveri ‘terroni’ una fine tragica e sanguinosa come quando gli imbecilli della lega ai tempi di quel genio di Bossi, in occasione di un’eruzione in Sicilia gridavano slogan come ‘Forza Etna’. Noi non riusciamo a capirli e sono al di fuori della nostra capacità di immedesimazione, ma al di là degli stupidi slogan (qualcuno disse che gli slogan servono a non pensare per coloro che a pensare fanno fatica) vogliamo tentare un’analisi basata su fatti concreti per confutare le motivazioni che quei poveri di spirito adducono a sostegno nelle loro asserzioni.
Uno dei difetti dei meridionali sarebbe la poca voglia di lavorare. Ci sembra una tesi ridicola in quanto di gente pigra e senza ambizioni ne conosciamo anche tanti che sono nati cresciuti e vissuti al nord. Basterebbe fare caso alle cronache che denunciano in tutta l’Italia, senza distinzione di latitudine, i ‘furbetti del cartellino’ che truffano gli altri cittadini assentandosi proditoriamente dal lavoro ma timbrando la presenza per percepire uno stipendio non guadagnato, ma rubato. Oppure quelle maestre che su un anno di servizio fanno qualche settimana di presenza e tanti mesi di malattia o che hanno tanta voglia di lavorare che sono andate in pensione dopo 14 anni, sei mesi ed un giorno di lavoro e vivono a sbafo per 40 o 50 anni, oppure le assenze per malattie del lunedì, oppure la svogliatezza che si riscontra in tanti uffici dove gli addetti sono troppo spesso o in pausa caffè oppure «fuori stanza». Potremmo continuare, ma siamo sicuri che tutti noi abbiamo conosciuto questi stacanovisti del lavoro in eguale misura da Torino a Palermo. (..)
Altra accusa che si rivolge ai meridionali è la proliferazione delle mafie. Ma le mafie sono una conseguenza e non una causa. Sono la conseguenza di una politica cinica, stupida e delinquenziale che in tanti decenni del dopo guerra ha fatto poco o nulla per combatterle tanto che invece di diminuire il fenomeno mafioso si è sviluppato. (...)
Altro stereotipo è che cultura ed intelligenza sono monopolio del nord. Basterebbe citare a confutazione che molti dei premi Nobel conquistati dagli italiani sono di personaggi nati da Roma in giù e citiamo Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Enrico Fermi, Salvatore Quasimodo, Emilio Segre, Renato Dulbecco, Franco Modigliani, ma se non bastasse ricordiamo che il sangue non è acqua e la cultura e la civiltà sono elementi formativi di un popolo che contribuiscono in modo significativo al suo sviluppo nei secoli e che dunque il fatto che la Magna Grecia sia stata fondata e sia cresciuta nel meridione italiano e non a Cuneo o a Varese vorrá pure significare qualche cosa.
Un’ultima annotazione: chi scrive è nato a Torino da genitori piemontesi ma è cresciuto in un’epoca in cui si insegnava che gli italiani sono tutti fratelli, dal Brennero a Lampedusa per cui, come avviene in ogni famiglia tra fratelli, si può essere pronti a criticare gli eventuali difetti, ma con affetto e con lo scopo di correggere e non con quello di discriminare o peggio di odiare.
Alessandro Mezzano
(sandromezz@gmail.com)

IL CASO
CORSO GARIBALDI, IL NODO NON È LA STRADA È LA CITTÀ CHE STA DIVENTANDO ‘FANTASMA’
Caro direttore,
finiamola di parlare di corso Garibaldi e della sua strada di pregio! In città è forse la strada più bella in fatto di pavimentazione (non buche, dorsale perfetta e assorbimento dell’asfalto ottimo), ci sono strade in zone più centrali (vedi via Verdi, lato Poste) con più problemi. Non è rifacendo la pavimentazione che i negozi si riempiono miracolosamente, ce ne sono di vuoti più in centro. Magari dove sono vuoti i proprietari o chi per essi li tenessero con più decoro puliti, darebbe già un minimo di decoro e non di abbandono.
Si dice che a breve apriranno altri tre supermercati di piccole o medie dimensioni. Io penso: non è ora di finirla di dare concessioni di questo genere? In città non se ne sente l’esigenza. Tra poco la città diventerà fantasma perché anche quei pochi che ancora resistono chiuderanno. Comodo nei centri commerciali: d’inverno si scaldano, d’estate si rinfrescano, trovano parcheggio e se serve qualche cosa forse comprano. Altro che fare Nuova la città. Meglio pulita, riparare marciapiedi e buche, pulire tombini (vedi nelle vicinanze i laghi) eccetera. Tanto altro ci sarebbe da dire, per ora finiamola qui.
Luisa Rizzi
(Cremona)
RISPOSTA Quando un’amministrazione comunale lo vuole davvero, può frapporre ostacoli in grado di fare restare al palo l’apertura di nuovi supermercati. Ma anche questo non basta, vanno messe in campo iniziative capaci di restituire attrattività e fascino al centro cittadino.