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Sabato 21 Luglio 2018

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Lettere al Direttore del 15 Marzo

Lettere al Direttore del 15 Marzo

Parte della chiesa no
Io sto con Bergoglio e con Ratzinger
Signor direttore,
io sto con Bergoglio e mi lasci dire che sto anche con Ratzinger, il quale bene ha fatto a mettersi al suo fianco nel dargli pieno sostegno. Mai avremmo avuto bisogno, avendo immaginato che la rinuncia del Papa emerito, era finalizzata ad un profondo cambiamento, all’insegna della giustizia sostenuta da quell’energia che si accompagna all’audacia, che sono una combinazione molto rara. E che sono le caratteristiche di papa Francesco. Ne ha bisogno invece una parte della Chiesa poco incline all’ascolto di un Francesco in tutte le epoche. Si ripropone il tema della giustizia sociale in primo luogo attraverso la misericordia. La felicità sociale potrà scaturire dalla coscienza imprenditoriale che volendo tutti coloro che vi concorrono, possono trarre grandi benefici dal lavoro che svolgono? Per me sì e se ci si riflette era tra le rivoluzioni che il Vangelo ancora attende. La lotta non potrà mai essere risolutiva quanto la misericordia.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


Dopo il 4 marzo/1 
Ingovernabilità colpa del Quirinale
Signor direttore,
qualche giorno fa un emerito irresponsabile ha lanciato alle forze politiche in campo un appello alla responsabilità per il bene del Paese. Questo risultato elettorale è figlio di una legge elettorale che ha scippato la sovranità al popolo e, nonostante ciò, è passata senza alcuna osservazione da parte di colui che sarebbe dovuto essere il custode e garante della Costituzione. Mi ero rivolto a lui perché bloccasse questa legge che, oltre a sopprimere la sovranità popolare, non garantiva alcuna governabilità, come dimostrato. Ma lui niente, l’ha sottoscritta senza alcuna riserva, forse perché doveva sdebitarsi per l’elevazione alla massima carica dello Stato. A lui ora il compito di sciogliere il nodo che ha contribuito a creare.
Gennaro Amodeo
(amaro@aruba.it)


Dopo il 4 marzo/2
Prevedo unioni contro natura
Egregio direttore,
come volevasi dimostrare i due partiti che hanno vinto le lezioni adesso si trovano in una situazione di stallo, entrambi necessitano di molti seggi per poter governare. (...) Sia Salvini che Di Maio hanno vinto grazie alle loro promesse mirabolanti, che nella realtà dovranno ridurle ai minimi termini, per motivi economici e di bilancio dello stato gravato da un debito pubblico stratosferico. Di Maio, con la riduzione dei privilegi e soprattutto con il reddito di cittadinanza ha raccolto milioni di voti al sud, ma nella realtà non potrà soddisfare le numerosissime richieste in quanto sarà complicatissimo reperire le risorse senza compromettere le attuali risorse per il sociale, Salvini con la flax tax l’abolizione della legge Fornero la sicurezza, la lotta all’immigrazione eccetera, ha avuto un successo notevolissimo ma nella realtà anche lui non potrà mantenere fede agli impegni. Quindi presumo che visto le dichiarazioni del Pd che non intende allearsi con nessuno, anche se la storia insegna che potrebbero cambiare facilmente idea, i due vincitori dovranno convincersi che non avendo i numeri per governare dovranno accettare un governo di scopo, pertanto i 5 Stelle dovranno unirsi temporaneamente a coloro che hanno per anni offeso e calunniato, nell’attesa di una nuova legge elettorale pertanto finché i partiti non comprenderanno che le leggi elettorali devono soddisfare gli interessi dei cittadini italiani e non le loro ambizioni di farsi rieleggere a tutti i costi, vedi i tantissimi parlamentari bocciati all’uninominale e ripescati al proporzionale. In definitiva ci saranno unioni contro natura dei vari partiti incuranti dalla volontà popolare.
Elia Sciacca
(Cremona)

Dopo il 4 marzo/3
Il Pd deve riscoprire l’anima di sinistra
Signor direttore,
Maurizio Martina, nuovo reggente del Pd dopo le dimissioni di Renzi, ha oggi un compito delicato. Quello di avviare un percorso di rigenerazione, rifondazione del Partito democratico che con la guida di Renzi è arrivato sia alle ‘stelle’ – Europee 2014 con il 40%- che nelle ‘stalle’- Politiche 2018 con meno del 20%. (...) In una intervista a Luca Sofri, dichiarò in modo profetico: «In realtà io penso che, boh, bisognerebbe riflettere sul ritardo del progetto Pd: ogni tanto io me lo chiedo, non è che siamo fuori tempo massimo? Mi guardo in giro e – lascia stare Grillo – ma ovunque, in treno, c’è un sentimento antistato, antipubblico, antipolitico. Persino a me, da dentro la politica, a volte viene da dire: ‘Ma dove stiamo?’». (...) Martina ha detto che intende gestire il partito in maniera molto diversa da quella decisionista e accentratrice usata fino a oggi e dovrà individuare, assieme al gruppo dirigente le linee guida di una rifondazione del Pd non facile e nemmeno scontata. Come molti sanno, io non ho mai votato Renzi. Certo la colpa della sconfitta non è solo la sua ma, come si dice, le idee camminano sulle gambe degli uomini e delle donne e lui ha dato il suo contributo, molto negativo. Renzi avrebbe dovuto lasciare anche la segreteria del Pd dopo la sconfitta del referendum. Non l’ha fatto e questo è stato il danno maggiore che ha fatto al partito democratico. In queste elezioni milioni di voti sono passati dalla sinistra al Movimento 5 Stelle evidenziando un problema già noto di forte richiesta di cambiamento sia delle politiche che dei ‘volti’ del governo. Forse avrebbe avuto una carta da giocare per queste elezioni, quella di Gentiloni premier. Non l’ha fatto per il ego smisurato ed i risultati si sono visti. Per il governo andrà come andrà, forse si ritornerà al voto. Chissà! Il problema per il Pd, oltre che stare all’opposizione, è ritrovare una strada che riporti questo partito nell’area della sinistra di governo, sia per i contenuti che per i metodo. Credo che la strada sia quella di capire ed interpretare il malessere sociale e dare a ciò una prospettiva di cambiamento. Non solo staremo a vedere ma darò, nel mio piccolo, il mio contributo. Non rassegnamoci e ripartiamo.
Gian Carlo Storti
(Cremona)


Dopo il 4 marzo/4
Grillo contro la Ue, Di Maio pro: e allora?
Gentile direttore,
non si capisce perché l’onorevole Di Maio si sia recentemente disposto a favore della Comunità europea. Ricordo che Beppe Grillo si è sempre opposto alla Ue e alle sue ridicole leggi fin dagli anni ’90 negli spettacoli ‘Apocalisse morbida’ e ‘Cervello’ diffuse da Sky.
Silvio Pammelati
(Roma)

IL CASO
La geografia secondo Facebook: Cremona in Emilia Romagna

Signor direttore,
ho dovuto reimpostare la password della mia pagina Facebook. Alla conferma dell’operazione da parte di Facebook, arrivata via mail, sono sobbalzato: Cremona viene data in Emilia Romagna (come da foto allegata). La geografia italiana è cambiata e non me ne sono accorto? Ho controllato, tutto come prima. Sono ancora cittadino lombardo. Consiglio il ripassino di un libro delle elementari ai ‘geografi’.
P. G.
(Crema)

RISPOSTA Approvo il consiglio.

LA POLEMICA
Non si affida a scrp la leadership del territorio

Egregio direttore,
colgo l’occasione della proposta del sindaco di Casale Cremasco Vidolasco di dibattere sul futuro del nostro territorio, sulla leadership che oggi è inesistente. Ho apprezzato gli interventi dei colleghi sindaci di Casaletto di Sopra, Luca Cristiani e di Palazzo Pignano, Rosolino Bertoni.
Ho apprezzato soprattutto i passi riguardanti Scrp. La Società Cremasca Reti e Patrimonio, unica società dei 48 comuni del cremasco, è stata svuotata della sua funzione principale, per cui era nata: la gestione dell’idrico sul territorio cremasco. Tutto ciò per effetto del decreto Madia del 2014 che ha imposto la chiusura con l’acquisizione di numerose società pubbliche partecipate, istituendo la figura del gestore unico, che nella fattispecie nella nostra provincia è divenuta Padania Acque Spa.
Con questa legge Scrp ha dovuto trasferire dal 2014 le competenze gestionali e prossimamente, entro il 2018, ne sarà liquidato anche il patrimonio dall’unico gestore Padania Acque Spa. Ora cosa faremo fare a Scrp? I Comuni sapranno utilizzarla per trarre vantaggi e servizi per i nostri cittadini, oppure il suo destino è stato definitivamente segnato dalla razionalizzazione della legge? Sinceramente è da tempo che mi pongo queste domande e trovo veramente difficile dare una risposta. L’esperienza passata in questi 4 anni di mandato da sindaco socio di Scrp, quindi con la possibilità di analizzare tempi e metodi con i quali la società opera, mi hanno creato più dubbi che certezze. Questo non mi consente né di giudicare soddisfacente l’operato di Scrp, né di esprimermi positivamente sulla sua continuità. Questo mio giudizio è stato condiviso all’unanimità dal mio Consiglio Comunale che ha votato, ripeto all’unanimità, di esercitare il diritto di recesso garantito dalla legge quando una società modifica il suo statuto, situazione in cui si trova, appunto, Scrp. Garantire la continuità di questa partecipata significa, secondo le ultime novità statutarie, che ogni Comune dovrà offrire ‘lavoro’, in progettazione, consulenze, direzione lavori eccetera, per almeno l’80 per cento del fatturato. Questo perché la trasformazione da semplice Spa, in Spa ‘in house’, implica che, appunto, l’80 per cento del fatturato deve essere fatto per i soci. Rispetto a quanto avviene oggi il nuovo statuto proposto dal presidente dell’Area Omogena, Aldo Casorati e dal presidente di Scrp, Pietro Moro ‘regala’ ai soci l’obbligo di ripianare i debiti e di servirsi di Scrp come fornitore di servizi. Non mi pare una modifica favorevole per i Comuni. Mentre prima il Cda si relazionava informalmente con un comitato ristretto di sindaci , di cui 4 esercitavano già la maggioranza, ora il comitato definito di Indirizzo e controllo è formalizzato e ha importanti responsabilità al pari dello stesso Cda. Nella sostanza cambia poco in quanto l’Assemblea dei soci in entrambe le tipologie di società è sovrana a maggioranza e il voto vale per la quantità di azioni che ogni socio possiede. Poco cambia sulla tipologia della società, solo qualche responsabilità gratuita in più per pochi sindaci e non altro. Ciò che cambia è la sostenibilità di una società che non gestisce continuativamente uno o più servizi e che ne garantiscano la sua sopravvivenza. Al contrario di Padania Acque Spa, società in house partecipata dei Comuni della provincia, che attraverso la tariffa, raggiunge utili e quindi la sostenibilità della società stessa. Scrp come centrale unica di committenza? Bene può essere un’idea, ma quanti e quali Comuni potranno garantire con appalti e progetti la sua sussistenza, a che prezzo e in che modo continuativo? Forse Crema è in grado di tenerla in vita, affidandole di tutto, ultimo esempio la gestione dell’appalto come centrale unica di committenza del bike sharing. Questa società serve a Crema o tutto il territorio? Ognuno si dia la sua risposta la mia è chiara da tempo: a Crema e pochi eletti. Il nodo è dare certezza e continuità di entrate, per sostenere almeno le spese vive della società. Se non ci fosse questa continuità penso che la società si trasformerebbe in breve tempo in un vero debito per tutti i Comuni, che come ho detto sopra, secondo il nuovo statuto proposto dovrebbero ripianarlo. Se qualcuno pensa di far ricadere l’eventuale responsabilità della fine di questa società a pochi comuni, si sbaglia. Le cause sono il decreto Madia e l’insostenibilità del progetto proposto. E’ importante per il nostro territorio avere un organismo politico che lo rappresenti, che non può essere una società, a maggior ragione Scrp che per ora ha speso una quantità industriale di soldi pubblici in consulenze alcune delle quali clamorose (storica quella di un esperto che suggeriva di votare una delibera comunale secretata) ed ha lavorato in funzione dei soci con maggior quote azionarie. Il territorio deve essere unito ed a unirlo deve essere un organismo politico con una leadership credibile e autorevole che oggi Crema a mio avviso non esprime. Non può essere Scrp. Chiarito questo, ribadisco l’inutilità dell’attuale partecipata e di quella prospettata per il futuro. Confermo che se la situazione non verrà modificata farò valere il diritto di recesso.
Nicola Marani
(sindaco di Salvirola)