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Venerdì 25 Maggio 2018

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Lettere al Direttore del 21 Gennaio

LA LETTERA

LA DISABILITÀ NON È UNA MALATTIA MA UNA CONDIZIONE
L’U.S. Cremonese muove la società mettendo a disposizione l’incasso della nuova Tribuna Distinti del meraviglioso stadio Zini ricavato dalla sentitissima partita Cremonese-Parma a tre associazioni di persone con disabilità.
Voglio approfittare di questo evento per sottolineare a pieni polmoni che la disabilità non è una malattia ma è una condizione in cui una persona si trova in quanto la società non ha ancora trovato il modo di superare le barriere attitudinali e ambientali che impediscono la piena ed efficace partecipazione all’interno di essa su base di parità con gli altri. Per essere più chiaro faccio un semplice esempio: una persona che porta gli occhiali, se li toglie, è in una condizione di disabilità ma la società ha superato questa condizione inventando gli occhiali; chi per un caso imprevisto ha preso una storta e fatica a camminare è in una condizione di disabilità che può superare con tutti gli accorgimenti esistenti; una persona con disabilità cognitive se ha poca dimestichezza con lo scritto e la lettura spesso non capisce il significato delle cose, ma se le stesse cose vengono scritte in un modo facile da leggere e da capire anche lei è inserita nella conoscenza delle cose. Tutto questo cosa centra con l’iniziativa dell’U.S. Cremonese? Questo evento può mettere in moto il corretto ragionamento riferito alla disabilità, cioè che non venga più considerata una malattia ma una condizione in cui tutti possono incappare. È molto importante perché il tutto avviene nell’ambiente sportivo, il più amato, in un glorioso stadio dove hanno giocato nel tempo campionissimi, campioni e anche persone con disabilità. Sperando che la cosa possa sviluppare un dibattito su ‘disabilità e società’ in cui si mettano in evidenza alcuni concetti basilari contenuti nella ‘Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità’, speriamo anche che questa iniziativa di devolvere parte degli incassi di manifestazioni sentite come questa possa diventare una ‘buona prassi’ con lo scopo di migliorare la qualità delle persone fragili e/o con disabilità.
Grazie Cavaliere e grazie U.S. Cremonese.
DARIO AMADEO DIOTTI
(Presidente Anffas Cremona)

Politica e fisco
I voti degli evasori fanno sempre comodo
Signor direttore,
secondo l’Istat la maggior fetta dell’evasione fiscale riguarda gli artigiani e i professionisti del lavoro autonomo.
Un artigiano fa un lavoro per 100 euro e fa la fattura di 100 euro +20% di Iva, ovvero 120 euro. Lo Stato incassa dall’artigiano 20 euro di Iva e 45 euro di tasse per un totale di 65 euro.
Se lo Stato permette al cittadino di detrarre dal suo reddito il 100% della spesa totale perdendo così una tassazione di circa 48 euro ( 40%) che va a vantaggio del cittadino. Il bilancio finale per lo Stato è positivo per un incasso di 65 euro, ovvero 17 euro.
Se l’artigiano fa il lavoro in nero lo Stato perde 65 euro di tasse dell’artigiano più i 20 euro di Iva, per un totale di perdita di incasso di 85 euro.
Tra il guadagnare 65 euro più 17 euro, ovvero 82 euro e perderne invece 85, la differenza è di 147 euro.
Perché non si fa quel semplice calcolo?
O forse si fa, ma non si vogliono perdere i voti degli evasori?
Alessandro Mezzano
(Cremona)


Il caso dei sacchetti
Gli ‘integralisti’ dei rifiuti differenziati
Egregio direttore,
dopo aver visto rigettate per scarsa motivazione le mie richieste di ammissione alle poche confraternite di ‘flagellanti’ rimaste (avete presente quei pazzi che riducono in poltiglia sanguinolenta il corpo con attrezzi disparati per rivivere in prima persona le sofferenze della Passione di Cristo?), mi rivolgo speranzoso alla sua rubrica che, essendo seguitissima, annovererà senz’altro tra i suoi lettori un portatore di cilicio. Può dirmi costui dove l’ha acquistato? E’ di difficile reperimento, ma unico strumento di espiazione di un misfatto che rende insopportabile il mio senso di colpa. Ebbene sì! A pochi giorni dalla sostituzione dei famigerati sacchetti di plastica con quelli biodegradabili, devo confessare di non essermi mai premurato prima del loro conferimento nella raccolta, di togliere lo scontrino adesivo abitualmente applicato dopo un acquisto. Pare che questo possa avere conseguenze letali e pregiudicare l’ottimale fruibilità del pianeta per le generazioni future. Il meteorologo-ecologo Luca Mercalli ha televisivamente raccomandato in un’intervista di non commettere il fatale errore, facendo ulteriormente abbassare arrossendo la mia autostima. Pensavo di aver contribuito differenziando il possibile, a conservare ‘puri’ i pochi metri quadrati del globo di mia competenza, ma ho fallito. Chiedo scusa alle migliaia di tonnellate di rifiuti ‘selvaggiamente’ accumulati lungo le strade del Bel Paese dai cittadini più diligenti!
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)


Il tempo che passa
Per affrontarlo speranza e coraggio
Egregio direttore,
quando ero giovane gli anni non trascorrevano mai, tanta l’attesa di diventare in fretta adulto. Ora che il destino mi fa vivere da anziano, gli anni passano come fulmini in un temporale. Anche i pensieri per una breve riflessione sulla natura presente, sono già negli attimi del tempo che passa. Nel momento che osservo la campagna che riposa d’inverno, alberi spogli, foglie gialle cadute morire ad una ad una, rami del salice piangente rasenti accarezzare il freddo suolo. Giorni brevi, l’ultima spera del sole in cima ai rami, voli di corvi nella nebbia che affanna il respiro. Anche così il tempo trascorre inesorabilmente, non ha attimi di riposo. Mentre il presente abbraccia gioie, dolori, casa, famiglie, amicizie, speranze, fede, eterni addii. Con tanta ansia guardo al futuro, al tempo di un’altra primavera, dove attimo per attimo riaccenderà i lucenti colori e le albe faranno germogliare i primi fiori nel tepore primaverile. Deve vivere sempre in noi la speranza del coraggio, per poter affrontare e combattere il tempo che passa fatto solo di attimi di vita impregnati di esperienze, volti, storie; da ricordare.
Antonio Danesi
(S. Daniele Po)


Cassazione
I genitori affidatari hanno degli obblighi
Gentile direttore,
la Cassazione dichiara che ‘il genitore affidatario è tenuto a favorire, a meno che non sussistano contrarie indicazioni di particolare gravità, il rapporto del figlio con l’altro genitore, e ciò proprio perché entrambe le figure genitoriali sono centrali e determinanti per la crescita equilibrata del minore’. Nel caso non lo facesse il minore dovrà essere affidato al genitore non affidatario che, contrariamente all’altro, favorirà i rapporti tra lui e il figlio.
Silvio Pammelati
(Roma)


Stupito dal silenzio
Museo del lino chiuso
Una memoria preziosa
Signor direttore,
confesso di essere sconcertato per il silenzio (indifferenza?) che avvolge la vicenda museo del lino di Pescarolo. Una presenza culturale frutto di anni di intelligente e paziente lavoro volontario, una memoria preziosa ed irripetibile della vita, della operosità, dei costumi di generazioni della nostra terra. Tutto ciò messo a repentaglio da una amministrazione pubblica convinta di non essere in grado di pagare la bolletta del gas e della luce di alcune stanze. Una vicenda davvero emblematica e assurda. Uno dei giorni in cui ‘La Provincia’ dava notizie su tutto ciò mi colpiva una notizia parallela sulla montagna di euro divorata dalle slot nei nostri stessi paesi. Non c’è bisogno di commenti. Nei giorni scorsi ho inviato ai generosi volontari del museo di Pescarolo la mia solidarietà. Non pensavo di mandarla anche al giornale ma forse è utile tenere vivo il problema, per questo ve la invio.
‘Leggo sul giornale di oggi che il museo chiude per un periodo consistente. Avendolo visitato più volte so che è una presenza di storia e di cultura di eccellente livello. Col museo della civiltà contadina, quello del Po, le testimonianze delle filande (purtroppo mancano ancora le fornaci) rappresenta davvero una parte sostanziale della storia della nostra gente. Il Comune, quale che sia la maggioranza pro tempore che lo regge, non può non essere consapevole della risorsa che questo straordinario museo rappresenta per Pescarolo. Una costruttiva riflessione dovrebbe indurre l’Amministrazione non solo a superare la presente diatriba con le sue conseguenze mortificanti ma ad una forte collaborazione col museo sia per procurare risorse che per divulgare la conoscenza di questa così importante realtà. Con solidarietà ed auguri alla meritevolissima gestione volontaria attuale’.
Giuseppe Azzoni
(Cremona)


Criminalità a soresina
Sicurezza, in centro servono telecamere
Signor direttore,
pochissimi giorni sono trascorsi da quando alcuni miei concittadini di ‘Soresina ai Soresinesi’ assieme ad alcuni iscritti a Forza Nuova di Cremona avevano urlato nelle centrale Piazza Garibaldi di Soresina queste parole: ‘Dobbiamo dire basta all’illegalità e all’omertà perché altrimenti non ce la caviamo più e soprattutto ad ogni anche piccolo sentore chiamate subito le forze dell'ordine’ e in un baleno la criminalità (ci mancava solo questa) ha messo a segno un colpetto molto rumoroso, proprio sotto la mia camera da letto, sventrando il bancomat dell’istituto di credito sottostante senza neppure fare scattare l’allarme sonoro. Io però mi chiedo, sperando che tutti i soresinesi lo chiedano al Sindaco oltre che al Prefetto: se ormai quasi tutti i negozianti, supermercati e ipermercati cremonesi privati si sono muniti di telecamere anche per la visione ad infrarossi (...) cosa si sta aspettando a telecamerizzare tutte le strade di Soresina, con collegamenti alle centrali operative del 112 visto che gli introiti per le multe stradali i soldi non dovrebbero mancare?.
Alberto Nolli
(Soresina)

Utile leggere il profeta osea
‘Chi semina vento raccoglie tempesta’!
Egregio direttore,
in riferimento alla lettera pubblicata sul suo giornale dal titolo ‘Il parroco di Gombito: chiedo sostegno, trovo astio’, vorrei invitare il signor parroco ad una approfondita lettura di un testo dell’Antico Testamento del Profeta Osea, famoso e spesso citato per aver riportato un antico proverbio: ‘Chi semina vento raccoglie tempesta’!
Così, giusto per una riflessione.
Carlo Pedrazzini
(Cremona)

IL CASO

FENOMENO BABY GANG, COME SE NE ESCE?
RIDARE ALLA SCUOLA UN RUOLO EDUCATIVO
Egregio direttore,
il fenomeno delle baby-gang a Napoli e dintorni: un fenomeno preoccupante che aumenta in modo esponenziale tra i giovanissimi. Probabilmente è anche un fatto di emulazione. Ragazzini dai dieci anni in su partecipano a questi raid da arancia meccanica. Violenza gratuita, frutto della nostra società multietnica che le nostre istituzioni non hanno saputo e non sanno gestire. C’è chi dice che non serve abbassare l’età imputabile, ma bisogna sapere rieducare questi ‘ragazzini’ violenti. Ma come è possibile rieducarli se le istituzioni stesse ci mettono del loro. Come è possibile rieducarli se poi nelle scuole viene abolito il voto in condotta, ultima perla del ministro Fedeli. E pensare che non sa nemmeno parlare italiano (più migliore)! Nei giorni scorsi qualcuno ha scritto nella sua rubrica: quando c’era lui queste cose non succedevano, come mai? Ora, anch’io sono presa dalla tentazione di dire: porca miseria, spero che qualcuno esca e con fare totalitario metta le cose a posto! Poi, riflettendo, mi rendo conto che non bisogna andare così indietro. Basta guardare agli anni sessanta e settanta dove la mia generazione conosceva il sette in condotta che era motivo di bocciatura e i genitori se ne preoccupavano, giustamente. Ma come è possibile rieducare questi giovani ‘coraggiosi’ (quindici contro uno) se, poi, un professore viene insultato e picchiato dai genitori di un ragazzino perché rimproverato! Come è possibile rieducarli se non permettiamo alla scuola di svolgere il principale compito al quale è preposta: l’educazione e l’istruzione dei nostri figli, nipoti e quant’altro. E tutto questo nell’indifferenza delle istituzioni.
Gabriella Pasini
(Gussola)

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Il tema è delicato ma credo che individuare la scuola come ‘il problema’ sia un rischio. Se è vero che la scuola è una delle ‘agenzie’ educative, non possiamo dimenticare che prima di tutto viene la famiglia. Delegare sempre agli altri alla fine rischia di diventare un alibi.

LA REPLICA

Il museo del lino non è della signora Mariotti
Egregio direttore,
sono a chiederle nuovamente spazio in quanto sono davvero stordito dalle innumerevoli panzane che la signora Mariotti, referente del Museo del Lino continua inesorabilmente a vendere ai nostri concittadini al fine di mascherare le vere ragioni che l’hanno portata a decidere di chiudere, temporaneamente, il nostro Museo del Lino. Come già detto e stradetto la nostra Amministrazione, già da tempo aveva proposto un cambio degli accordi che però sarebbero dovuti mutare nella forma ma non di fatto nella sostanza. Da allora siamo stati additati di ignoranza, stupidità e peggio ancora di vigliaccheria, dalla Mariotti e dai suoi bravi, senza però essere mai e poi mai essere stati messi nelle condizioni di poter mettere sul tavolo una nostra proposta ufficiale in merito, solo parole; quattro inviti deserti, senza contare gli appelli fatti ad alcuni soci, nemmeno ascoltati. Siamo tutti adulti per cui ce ne potremo fare una ragione del fatto che possiamo non essere le ‘persone a loro più congeniali’, però quello che davvero fatichiamo a capire è questo: come fa la signora Mariotti a dire che ‘un contributo parziale non risolve il problema’ senza prima ascoltare il valore economico della parola ‘parziale’? Nemmeno la migliore Maga Magò ci riuscirebbe. Ci vuole proprio una bella faccia tosta a dire che si chiude un esercizio pubblico perché mancano i fondi senza sapere quanti fondi potrebbero mancare, perché noi cifre non ne abbiamo mai fatte, visto che lei non ce ne ha mai dato il modo. Soprattutto, se ‘l’assemblea ha dato disponibilità per risparmiare’ (mai pervenute in Comune) adesso queste proposte dove sono? Perché non metterle in pratica? Oltretutto, visto che il nostro ultimo appello fatto lo scorso 13 dicembre, cui nessuno ha mai dato riscontro, se non attraverso i media, non è ritenuto ‘una soluzione valida’, chiediamo, perche? Magari sapendo il perché si può lavorare ad una soluzione, non crede? Ah si però forse è perché siamo invidiosi dei risultati ottenuti? La pià grossa sciocchezza che abbiamo mai sentito, se davvero lo fossimo, perché proporre un contributo a sostegno delle attività?
Cara Mariotti, io posso capire che la cosa che più la indispettisce è che qualcuno sia venuto a mettere il becco nella sua torre d’avorio ‘togliendola’ di fatto da quel pulpito che si era costruita, cercando di allineare, dal punto di vista meramente del diritto (!), la convenzione in essere, e non serve che a difesa del castello metta loperato di tanti volontari, il valore e il lavoro dei nostri volontari lo conosciamo e lo abbiamo sempre stimato e sostenuto; abbia il coraggio di ammettere che la sua è una presa di posizione contro chi vuole operare nell’interesse del paese e non del singolo (Il Museo del Lino). Sarebbe sicuramente il primo passo verso un vero dialogo che noi comunque non mancheremo di continuare a proporle.
Graziano Cominetti
(Sindaco di Pescarolo ed Uniti)

LE FOTO DEI LETTORI

CI OCCUPEREMO DEL RECUPERO DI QUESTA LAPIDE

Caro direttore,
da qualche giorno nel cimitero di Bonemerse è comparsa una antica lapide. È stata appoggiata nei pressi del cestino dei rifiuti forse in attesa di ricovero. Una lapide finemente lavorata dai fratelli Monti per il signor Giovanni d’anni 74 morto nel 1907, voluta dalla figlia Silene e dal genero Giovanni Bolzoni. Non sappiamo da dove provenga, certamente da quale parte del cimitero, ma abbiamo deciso che ce ne prenderemo cura. Come Associazione culturale, Cremona com’era, offriremo al Comune la ripulitura dal cemento che attualmente occulta il cognome del povero Giovanni. Agiremo per trovargli una utile collocazione degna e protetta dagli agenti atmosferici sempre nel predetto cimitero.
Questo episodio ci testimonia per l’ennesima volta l’emergenza continua e costante che travaglia il bene culturale cremonese. Anche nelle sue espressioni più piccole. Il cimitero di Bonemerse ma anche quello di Cremona possiedono delle sculture d’arte, lapidi finemente decorate come quella di Giovanni o momenti veri e propri. Sarebbe utile che i cittadini dedicassero più tempo alla raccolta fondi per questi restauri che necessariamente saranno sempre subalterni alle vere e proprie emergenze.
Angelo Garioni
(Cremona com’era - Bonemerse)

Poca democrazia interna
Candidati censurati. Il M5s è un’altra cosa
Egregio direttore,
diversi attivisti dei 5 stelle, tra cui il sottoscritto, sono stati esclusi dalle candidature dopo aver adempiuto a tutte le richieste previste tipo certificato penale e carichi pendenti inclusi, da dati non ancora ufficiali si parla di centinaia di attivisti in tutta Italia, esclusi dalle commissioni di controllo, nel caso specifico di Cremona il deputato Toninelli presumo per motivi elettorali si è schierato inopinatamente a dispetto della sua posizione di super partes contemplata da regolamento, con la ex portavoce Lanfredi il cui comportamento descrissi in una lettera precedente inviata al suo giornale, elencando alcune bufale che scrisse ai giornali ma che non corrispondevano alla realtà dei fatti, tipo espulsioni fatte da lei di alcuni attivisti, ecc non dimentichiamoci che la signora Lanfredi è stata salvata in extremis dalle precedenti elezioni comunali da un militante storico in quanto non aveva dichiarato che aveva una denuncia in corso, la signora Lanfredi, da notizie di stampa, attualmente ha in corso una denuncia a suo carico per diffamazione da colei che aveva denunciato la vicenda del canile di Cremona e che portò alla condanna anche in Cassazione dell’autrice (difesa e accolta nel meeetup dalla ex portavoce) per l’uccisione crudele di centinaia ripeto centinaia di cani, gradirei rammentare ai lettori che se alcune persone sono considerate in contrasto con le linee del movimento (tutto da dimostrare) bisognerebbe avere un democratico confronto con queste ed eventualmente dopo il confronto prendere le decisione, di estrometterle dalle candidature, prima di poter inviare tutta la documentazione prevista, e non farlo di nascosto, come è successo per molti attivisti, che si sono accorti solamente durante l’espressione del voto on line in quanto non erano presenti tra le liste dei candidati da eleggere. Le censure fatte in questo modo sono un tangibile metodo assimilabile ad un sistema autoritario, bisognava lasciare la possibilità agli attivisti di votare per tutti coloro che si erano messi in lista, solo gli attivisti potevano penalizzarli con la loro espressione del voto.
In ogni caso informo i censori: sappiate cari deputati, che facevate parte delle commissioni di controllo sui candidati e presumo tra questi Toninelli per la provincia di Cremona e collegi di riferimento, che questo trattamento antidemocratico, un giorno potrebbe essere riservato anche nei vostri confronti, e forse solo allora capirete che il Movimento 5 stelle non si è comportato in modo conforme ai criteri di giustizia e obbiettività come lungamente propagandato ai media.
Elia Sciacca
(Cremona)


Il dilemma è sempre attuale
Sanità pubblica o sanità privata?
Egregio direttore,
sanità pubblica o sanità privata? Il dilemma è sempre attuale, a volte con una contrapposizione ideologica che non aiuta a risolvere i problemi. Ci sono perciò alcuni equivoci da chiarire su cui sarebbe opportuno riflettere. Intanto che i buoni siano sempre è solo da una parte è una leggenda metropolitana, ignorante sul fatto che il profitto è perseguito in entrambe le parti. Mentre ci sono milioni di lavoratori di personale sanitario e dediti allo strofinaccio, in ambedue i contesti occupazionali.
Questo è un dato oggettivo aldilà del fatto che le privatizzazioni dei beni primari qualcuno le abbia pensate. E se si riuscirà a mantenerle in auge puntando, sulla massima collaborazione, anziché sulla divisione il sistema sanitario italiano avrà solo da guadagnare e migliorare.
Tutto nasce dal concetto che la salute oltre che un bene primario è anche un diritto che spetta a tutti e perciò un servizio. Che però si paga dato che nessuno lavora gratis. Potremmo discutere anni senza capire perché si è giunti alla suddivisione di sanità pubblica e sanità privata, e dei criteri politici che l’hanno determinata, ma dal momento che questa è la situazione, sarebbe assurdo e fuori da ogni logica che non si usufruisse dei servizi e delle prestazioni offerte dalla sanità privata, per sopperire a carenze quando vi sia necessità, a beneficio dei pazienti in osservanza del concetto che la Sanità è un diritto di tutti. Questo per quel che riguarda le incombenze attuali. Nulla vieta un’inversione di tendenza per il futuro, politica permettendo, senza dimenticare che la Sanità pubblica è un concetto moderno rispetto al sostegno avuto dai privati in termini di donazioni e di collaborazione sanitaria da parte di ordini religiosi preposti alla cura dei malati. È stato così per secoli. Una sanità pubblica completamente autosufficiente non c’è mai stata. Adesso permane la fruibilità della sanità privata convenzionata con il sistema sanitario nazionale a parità di costi per l’utenza e per il sistema, che sembra essere un dato positivo. E il ruolo delle Fondazioni, nella gestione di grandi mega ospedali, è di altissimo livello qualitativo, come del resto è riscontrabile in quelli pubblici in città e in provincia.
Cerchiamo di capire che ci sono persone che lavorano bene... sia nella sanità privata, sia in quella pubblica, e per merito di entrambe siamo tra i migliori al mondo.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)


Gussola
Pro loco si scioglie
Nessuna sorpresa
Egregio direttore,
in relazione alla articolo che parla del probabile scioglimento del gruppo Pro loco di Gussola, condivido il fatto che non ci sia ricambio, ma altresì non esiste neanche ricambio di mentalità. E per come si è posta la Pro loco negli ultimi 4 anni... non poteva che finire così!
Amilcare Boni
(Gussola)

Ne parlo con...

Era meglio fare accordi
Popolo della famiglia. Una corsa solitaria
Signor direttore,
Molti amici mi chiedono un parere circa la scelta del Popolo della Famiglia di correre da solo alle prossime elezioni politiche.
Le domande, o meglio le obiezioni che mi rivolgono, sono più o meno le solite: ‘non raggiungerete mai il 3%’ dicono alcuni, ‘sottrarrete voti al centrodestra e così facendo favorirete la vittoria del Pd o del Movimento 5 Stelle’, aggiungono altri. Osservazioni in parte condivisibili e ragionevoli, così come si possono capire le risposte di Mario Adinolfi - presidente del PDF - che non vuole scendere a compromessi con altri partiti del centrodestra, rei - sostiene - di non aver saputo difendere le istanze del Family Day.
Una posizione troppo rigida? Forse, ma indubbiamente comprensibile perché nasce dalla cocente delusione cagionata dai molti politici presenti al Family Day e del tutto assenti in Parlamento nei momenti cruciali.
D’altronde la medesima posizione - ‘soli senza se e senza ma’ - fu tenuta in occasione delle ultime elezioni amministrative (ad eccezione di Monza, dove il PDF tentò una sorta di alleanza con Forza Nuova).
Ma è pur vero che le amministrative sono sostanzialmente differenti dalle elezioni politiche. Comporta dei rischi la scelta di correre da soli? Probabilmente sì.
In fondo non sono poi così peregrine le obiezioni di chi teme che il mancato raggiungimento del 3% possa condurre alla conseguente inutilità dei voti espressi a favore del PDF. Non sbaglia nemmeno chi sostiene che l’elettorato del PDF provenga in larga misura dall’area di centrodestra e - proprio perché sottrae voti a questa area - possa favorire la Sinistra e i 5 Stelle.
Per quanto mi riguarda, lo ammetto, sono tra quanti avrebbero preferito vedere il PDF portare avanti le proprie istanze all’interno di una coalizione di centrodestra.
Tra una sconfitta annunciata e la possibilità di vedere dei nostri rappresentanti portare la voce delle famiglie in Parlamento, avrei optato per questa seconda ipotesi. Perseverando nella scelta di correre da soli, potremo sicuramente vantarci di essere rimasti ‘puri e incontaminati’, ma saremo anche politicamente irrilevanti.
A chi giova questa scelta? Forse solo alla Sinistra.
Flavio Rozza
(Il Popolo della Famiglia - Crema)