il network

Lunedì 21 Maggio 2018

Altre notizie da questa sezione

in corso:

Blog


Lettere al Direttore del 19 Gennaio

Basta con i termini inglesi!
Tu vuò fa l’americano ma si nato in Italy...
Egregio direttore,
è un coro unanime: la politica deve tornare ad essere comprensibile e vicina ai cittadini; tutti i politici sono televisivamente d’accordo per un ritorno purista al dialogo con la ‘base’. Le vecchie generazioni non aspettano altro, memori di una politica più a portata di voce, ma l’esperienza le porta a diffidare. Infatti ecco uscire dalle finestre delle Camere termini quali: bipartisan, devolution, privacy, authority, politically correct, question time, flat tax, peace keeping, job act, leader, spread, premier, governance, new economy, spending review, task force, showdown, flop, know how, welfare... che aiuteranno senz’altro ‘l’uomo della strada’ (specie se almeno non diplomato) a sentirsi parte integrante del dibattito politico. Inevitabile è l’uso dell’inglese in ambito informatico: tutto è nato oltreoceano ed è naturalmente trattato nell’idioma dei geniali sviluppatori delle tecnologie che hanno rivoluzionato il mondo recente. Qualcuno spieghi invece perché si ‘cripta’ l’espressione italiana di un vocabolo con il corrispondente inglese! Mah, ha proprio ragione Carosone: tu vuò fa l’americano, ma si nato in Italy!
Luciano Lazzari
(Vicobellignano di Casalmaggiore)


Promesse mirabolanti
Se al potere vanno gli improvvisatori
Gentile direttore,
dai toni della campagna elettorale, si direbbe che è cominciata la corsa alla promessa mirabolante. Da Salvini a Berlusconi a Di Maio tutti quanti tra abolizioni di tasse, elargizioni di dentiere e cancellazioni di leggi Fornero, le venticinque coperture fantasma sul reddito di cittadinanza del Di Maio, promettono un Bengodi da 200 miliardi rigorosamente scoperto. È preoccupante che un Paese il 4 marzo potrebbe scegliere di affidarsi ai 5 Stelle e le idee di Di Maio sullo sfondamento del deficit del 3% sono un controsenso totale nel momento in cui afferma che superare tale parametro servirebbe per fare investimenti ad alto deficit al fine di dar vita ad un gettito con cui pagare il debito. In parole povere, l’8 il 10% del pil che tra qualche anno aumenterà e ripagherà tutto. Però nel frattempo saremo tutti morti, il Paese andrà in default. Ce n’è abbastanza per temere tanta improvvisazione al potere.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


Fontana ha detto un’ovvietà
La parola razza non deve spaventare
Egregio direttore,
ancora negli anni ‘20 del secolo scorso il grande scrittore inglese K. G. Chesterton affermava che prima o poi ci saremmo trovati in un mondo dove sarebbe stato necessario difendere la normalità. Sembra proprio che questo momento sia arrivato e così sono costretto a difendere il candidato leghista alla regione Lombardia Attilio Fontana reo di aver pronunciato in un’intervista la parola razza bianca o meglio la frase difendere la razza bianca. Vorrei ricordare che nel lontano 1996 la signora Alba Parietti fu ricoperta di epiteti per aver detto che la miss Italia dell’epoca Denny Mendez non era assolutamente rappresentativa della bellezza italica. E non si può dire che allora avesse torto, la signorina Mendez era sicuramente bellissima ma era ed è mulatta quando la stragrande maggioranza degli italiani sono bianchi piaccia o no. Ma possibile che per dire l’ovvietà e cioè che l’Italia è un Paese di bianchi si debba aver paura, addirittura fare pubblica ammenda? Altro discorso poi sono le discriminazioni razziali che vanno in qualsiasi modo combattute con forza, la stessa nostra Costituzione art. 3 ribadisce il concetto: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche personali e sociali’. Come si può vedere la parola razza viene usata anche nel dettato costituzionale e non mi pare abbia suscitato a 70 anni dalla sua entrata in vigore sdegno e riprovazione. Il candidato Fontana ha detto che dobbiamo limitare l’arrivo d’immigrati per difendere la nostra razza? Beh io aggiungo che se le politiche sociali fossero orientate verso le famiglie e non come ora verso i pensionati probabilmente qualche nascita in più ci sarebbe e che se ci fosse un migliore trattamento per i poveri italiani o almeno questo fosse pari a quello riservato ai migranti non assisteremmo alla guerra montante tra poveri. Dopodiche non posso auspicare la sostituzione etnica del nostro popolo e mi dispiacerebbe molto (anche se sarò ormai al Creatore) se la mia Italia si trasformasse in un suk arabo ma questo non dipenderà solo da me ma da tutti gli italiani. Ci consideriamo padroni del nostro destino? Benissimo ma bisogna ricordare che senza gioventù si muore e l’Italia è il più vecchio Paese del mondo insieme a Giappone e Spagna. I numeri oltre a essere indiscutibili sono anche ineludibili e anche questa è una ovvietà.
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)


Tutti i partiti hanno fallito
Le elezioni politiche non solo fatto interno
Egregio direttore,
il 4 marzo il popolo italiano non dovrà scegliere tra una pluralità di partiti il cui fallimento è noto da più di 20 anni, ma bensì tra due grandi opzioni strategiche: l’interdipendenza europea e l’introversione sovranista e questo nella cornice mondiale di un debito che ha raggiunto la soglia di 233mila miliardi di dollari, con un debito/Pil del 318%. In altre parole, l’Italia, con il suo enorme fardello debitorio, dovrà optare tra un’economia ‘grande e aperta’ e una ‘piccola e aperta’, in contesto di bolla del debito globale, sulla base dell’evidente collegamento tra apertura commerciale e volatilità nella crescita del PIL nelle piccole economie aperte. Non solo. L’Italia dovrà scegliere tra il localismo fiscale teso ad isolare i territori dal mondo e l’unione fiscale europea per pianificare infrastrutture fisiche e immateriali continentali e creare imprese globali come l’accordo italo-francese per Fincantieri. In sintesi, le elezioni politiche non avranno un significato interno nazionale, dal momento che hanno governato tutti: dall’estrema sinistra all’estrema destra hanno avuto responsabilità di governo, e tutti hanno fallito. Piuttosto avranno un valore culturale e trasversale, nel senso di quanto è successo per l’accordo tedesco Merkel-Schultz per contenere il nazionalismo dilagante in Europa.
Marco Ivan Guareschi
(Cremona)


La scelta di liberi e uguali
Se la destra ce l’hai in casa meglio soli
Signor direttore,
pur essendo super partes, non mi sfugge che negli ultimi decenni le cose di destra le ha attuate la sinistra al potere. Ne cito due a caso: gran parte delle privatizzazioni delle aziende pubbliche, dei servizi pubblici e dei beni comuni e la recente abolizione dell’articolo 18, con cui in un attimo si sono azzerate le conquiste conseguite dai lavoratori in un secolo di lotte. Perciò la distinzione tra destra e sinistra non ha più senso, ce l’ha solo per i nostalgici, ma senza riscontri oggettivi. E c’è chi è di sinistra ma nel momento in cui è al governo, diventa pedina di ingerenze e obbiettivi lobbistici, interessi privati, clientelari e famigliari. Diventa perciò problematico per i Liberi e Uguali, per chi ancora si riconosce nei valori e negli ideali di sinistra, costretti ad abbandonare il Pd, dopo aver constatato l’andazzo, dover riconsiderare un’alleanza con il vecchio partito alle regionali, per il timore che vinca la destra. Infatti cosa cambierebbe ad andare al governo regionale se la destra ce l’hai in casa. Conviene tutelare la propria autonomia, in vista di migliori convergenze, avendo superato quella anacronistica delle appartenenze. E puntare ai valori di libertà e giustizia e all’etica della trasparenza nella cosa pubblica. Punti di convergenza li vedo soprattutto con i 5 Stelle i quali necessitano di una stampella che sappia gestire attraverso l’esperienza, gli aspetti amministrativi ed istituzionali, non solo a livello regionale, ma in tutti gli ambiti della politica.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)


Tutto bene all’Oglio Po
Efficienza del 118 e del pronto soccorso
Egregio direttore,
vorrei usare il suo spazio per parlare bene del nostro servizio sanitario. Pochi giorni fa in famiglia abbiamo avuto bisogno di un intervento del 118 per un episodio di svenimento e caduta domestici fortunatamente risolto in giornata senza gravi conseguenze. Non è la prima volta che capita negli ultimi due anni e ancora una volta il servizio telefonico e l’intervento dell’ambulanza sono stati veloci e tempestivi, il personale di soccorso competente, premuroso e amorevole con il non più giovanissimo malcapitato paziente. Altrettanto efficiente per l’ennesima volta si è dimostrato il pronto soccorso dell’ospedale Oglio Po letteralmente preso d’assalto quel pomeriggio, completando la diagnosi e le dimissioni con esami di laboratorio specifici (tac e radiografie) in tempi ragionevoli.
Concludo ringraziando tutti senza dimenticare il personale ausiliario, infermieristico e medico del reparto di Medicina dell’Oglio Po.
Gabriele Brunazzi
(Sabbioneta)

Basta leggere ‘la provincia’
Sempre più stranieri che delinquono
Egregio direttore,
in questi ultimi periodi la gente è molto preoccupata per non dire arrabbiata per quello che sta capitando nella nostra città e non solo. Come spunto prendo il quotidiano ‘La Provincia’ del 17 gennaio. A pagina 1 e 8 un profugo dà in escandescenze presso una struttura situata a Picenengo e destinata alla accoglienza. Il giorno prima il 16 gennaio un profugo africano danneggia automobili e tira pietre alla macchina della polizia e ai poliziotti stessi. Sempre a pagina 3 tentata estorsione da parte di due africani nei confronti di un ragazzo. A pagina 13 due scippi a Crema e dalle testimonianze delle vittime vengono descritti come nordafricani. A pagina 22 furto al supermercato ad opera di un indiano. A pagina 23 a Caorso tratto in arresto un nordafricano per possesso e spaccio di stupefacenti. Per non parlare poi della moltitudine di stranieri che utilizzano quotidianamente autobus e treni senza pagare il biglietto. Oltre a tutto questo per la nostra incolumità, da parte sempre di persone straniere, il comune è stato costretto a isolare il cuore della città con quegli antiestetici, per non dire orribili, blocchi di cemento. Sarà anche per questi motivi che i movimenti di destra in Italia e in Europa stanno avendo larghi consensi?
Giovanni Gatti
(Cremona)

IL CASO
IL SOTTOPASSO DI VIA GIUSEPPINA È CHIUSO DA TEMPO
È IN UNO STATO DI ABBANDONO E NESSUNO INTERVIENE

Signor direttore,
sono mesi che ormai il sottopasso di via Giuseppina, quello che collega i due lati della via di fronte all’ospedale, è chiuso in stato di totale abbandono nonostante vi sia all’inizio delle rampe delle scale un cartello che segnala appunto la chiusura con l’indicazione tipica dei lavori in corso. Purtroppo i lavori di recupero non sono mai iniziati; ogni giorno ci sono persone che attraversano la sede stradale in condizioni di non sicurezza. Il disagio è notevole anche se chi ha esposto il cartello all’inizio della scala si scusa per il disagio!
Forse prima che ci scappi un ‘infortunio serio’ credo sarebbe il caso, da parte di chi ha la competenza, di pensare ad un recupero funzionale della struttura.
Laura Cabrini
(Cremona)
---------------------------------------------
La pericolosità della zona è nota a tutti i cremonesi ed è stata segnalata più volte, anche da queste colonne. La sua segnalazione non è solo una denuncia ma vale anche come un sollecito affinché la questione venga affrontata e risolta una volta per tutte.

LA POLEMICA
Legge elettorale brutta ma spero in un’alta partecipazione al voto

Egregio direttore,
in riferimento alla gentile lettera della signora Pierina Manfredi, le chiedo di pubblicare la seguente riflessione.
Nella mia ‘requisitoria’ sulla legge elettorale con cui andremo a votare, che è stata a suo tempo pubblicata, in un punto ho definito questa legge ‘brutta, se non proprio pessima’ e in chiusura la definivo semplicemente ‘brutta’. Un giudizio sicuramente negativo, ma leggermente meno drastico di quanto attribuitomi.
Quello però che non condivido rispetto a quanto scritto dalla signora Manfredi è la relazione che ella stabilisce tra la critica alla legge e uno scoraggiamento ad andare a votare. Mi sembra una illazione non giustificata e non suffragata.
Nella mia attività politica e non solo, ho sempre incoraggiato la partecipazione al voto come lo strumento democratico di base: senza voto non esiste democrazia. Il voto è un diritto ed un dovere allo stesso tempo. E questo del tutto indipendentemente dalla legge elettorale.
Si gioca con le regole date, il che non vuol dire che non ci si debba battere perché le regole del gioco vengano cambiate e migliorate.
Siamo andati a votare per oltre 10 anni con il ‘Porcellum’ e quindi si può e si deve votare anche con il ‘Rosatellum’.
Certo leggi elettorali che coinvolgano maggiormente l’elettore nelle scelte potrebbero essere più gradite ed invogliare maggiormente alla partecipazione.
Uno dei temi fondamentali della critica è che, ancora una volta, avremo un parlamento di ‘nominati’ in quanto sia i listini corti che i nomi negli uninominali saranno scelti dalle segreterie e non con meccanismi ‘dal basso’ (primarie o altro). L’uninominale senza voto disgiunto di fatto impedisce un voto autonomo sul candidato e quindi è un’altra limitazione di scelta.
Per le altre critiche rimando, per brevità, a ciò che ho già scritto.
Il mio sogno è una legge elettorale con collegi uninominali (e candidati eletti con primarie o meccanismi simili) di piccole dimensioni e con un doppio turno, simile al sistema francese. Il primo turno garantisce la rappresentatività in parlamento, il secondo la governabilità.
Un sistema simile lo conosciamo già con la legge per la elezione del Sindaco, che mi pare sia ampiamente condivisa e apprezzata da oltre 20 anni.
Mi auguro una partecipazione ampia al voto e per questo mi adopererò.
Paolo Bodini
(Liberi e Uguali)

Egregio direttore, l’altra mattina uscivo dal bar pasticceria Duomo alle 8.45 dopo aver fatto colazione e roba da non credere ai miei occhi si presentava un cielo con queste nuvole effetto pecorella ma con una diversità di colori del cielo e un effusione di raggi di luce più chiari, tipo una scena della gloria di Dio. Uno scenario molto toccante e non ho resistito ad immortalare quel momento con questo scatto. Quando poteva ricapitare questa scena?
Salvo Liuzzi
(Cremona)


Ne parlo con...

La sicurezza tema decisivo
Nel 2018 di lavoro non si può morire

Egregio direttore,
è notizia di queste ore quella dei tre operai milanesi, dipendenti della Lamina, morti a causa di esalazioni di gas. Stavano lavorando in un forno quando la mancanza di ossigeno e l’eccessiva concentrazione di azoto li ha portati a perdere i sensi. La domanda ora sorge spontanea, dal profondo del cuore avvolto da rabbia e disperazione: come si può, nel 2018 morire sul lavoro? Come possono nel 2017 esserci stati 952 infortuni mortali sul posto di lavoro? Come si può non parlare di strage? Molte di queste morti sono dovute a mancato rispetto delle norme di sicurezza. Vi faccio un esempio: sicuramente vi è capitato di vedere degli operai edili al lavoro su dei ponteggi: ora ditemi se vi è mai capitato di vederne uno, probabilmente anziano, lavorare senza caschetto e imbragatura di sicurezza. La risposta probabilmente sarà sì, ed ecco un’altra persona a rischio di morte sul lavoro... L’unione dei sindacati metalmeccanici lombardi ha indetto per oggi uno sciopero per chiedere di mettere un freno a queste morti. Personalmente penso che ci sarà da lottare per far capire i rischi effettivi che si corrono alle aziende ma anche e soprattutto ai lavoratori che troppo spesso non pensano alle possibili ripercussioni di una sbagliata o assente attuazione delle norme di sicurezza. Finché anche solo una persona non tornerà a casa dopo il turno di lavoro non potremo definirci un Paese sicuro per i lavoratori, ed è quindi necessario investire sulla sicurezza per cercare di azzerare il numero delle vittime.
Luca Bonali
(Cremona)
------------------------------
Ieri è morto anche il quarto operaio che era rimasto ferito nella ditta milanese e nel Bresciano un 19enne è morto schiacciato da un tornio.

Rigopiano, un anno dopo
RICORDARE LE VITTIME E SOLLECITARE LA LEGALITÀ

Signor direttore,
Rigopiano un anno dopo: doveroso e giusto commemorare le vittime e ricordare i soccorritori; ancora più giusto (ed utile aggiungo io) sollecitare alla legalità e al rispetto delle norme. Forse dopo ci sarebbero meno vittime da commemorare. Ma i media preferiscono la lacrima facile all’impegno civico costante. Più facile e redditizio. E intanto il popolino imbufalisce e qualche sindaco fa carriera.
A. Gusperti
(Cremona)

Commenti all'articolo

  • sergio

    2018/01/22 - 09:09

    Bodini, dottore, sindaco, presidente! Mi dica quante volte abbiamo votato con il Porcellum in dieci anni? Mi dica: quante volte ha sentito un parlamentare dire che l' avrebbero cambiata? Non usi questo argomento che finisce a fare una magra figura. Dica le cose come stanno: l'han tenuto per lo scranno! E il rosatellum è osceno tanto quanto. Perché se le leggi le fanno per vincere allora non l'avremo mai una legge decente

    Rispondi