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Domenica 19 Agosto 2018

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Lettere al Direttore del 17 Gennaio

Devo fare l’antitetanica
Chiamo invano l’ufficio vaccinazioni
Egregio direttore,
sono tre giorni che cerco invano di contattare l’ufficio vaccinazioni; dopo un messaggio che comunica che l'ufficio in questione è disponibile dalle ore 10.00 alle 12.00 per informazioni, prenotazioni e disdette prenotazioni fornendo un numero telefonico. Dopo infinite attese anche di 10 minuti di squilli a vuoto, di passaggi dal centralino che passa l’interno, nessuna risposta. Due ore per tre giorni perse invano, la rabbia che cresce, la convinzione che la buona sanità passa anche dalle piccole cose. Io ho bisogno di un richiamo dell’antitetanica, ma se avessi dovuto disdire un appuntamento avrei certamente rinunciato contribuendo a creare liste chilometriche. A proposito, chi può suggerirmi come fare ad effettuare il richiamo dell’antitetanica?
Pietro De Padova
(Cremona)

A Peschiera Borromeo
Giacenti al massimo 150 tonnellate di posta
Egregio direttore,
con riferimento alla lettera pubblicata lo scorso 14 gennaio dal titolo ‘A Peschiera 1.500 tonnellate di posta abbandonata’, Poste Italiane precisa non è mai stata registrata una giacenza di pari entità presso il Centro di meccanizzazione postale di Peschiera Borromeo dove, durante il periodo natalizio, la quantità massima giornaliera disponibile di corrispondenza è stata di circa 150 tonnellate, smistate secondo gli standard previsti. Per far fronte ai previsti picchi di attività nel periodo delle festività, l’Azienda ha predisposto una serie di interventi tra cui numerose azioni per il rafforzamento dello smistamento all’interno dei principali centri della rete logistica lombarda e nazionale oltre all’inserimento di nuovo personale. Poste Italiane è da sempre impegnata a migliorare i processi organizzativi di distribuzione di corrispondenza e pacchi in modo da poter affrontare con efficienza anche un mercato in continuo sviluppo come quello dell’e-commerce.
Comunicazione Territoriale Lombardia Poste Italiane
(Milano)


Il turismo fluviale non c’è
Soldi spesi male. Il Po resta agonizzante
Egregio direttore,
traggo spunto dall’articolo dell’architetto Angelo Garioni per richiamare l’attenzione sulla bella foto che correda l’articolo stesso. Come si può vedere, oltre alla placide acque del Po ed al magnifico tramonto si possono vedere le strutture che consentivano al pontile di attracco di seguire il livello delle acque. Orbene, queste strutture ed il pontile stesso sono state spazzate via miseramente da una delle ultime piene del Po. L’attracco in questione era stato creato da qualche anno per favorire il turismo fluviale, ci dissero. Ebbene, io che frequento spesso le rive del nostro fiume, non ho mai visto una barca ormeggiata a questo pontile. Faccio notare, come era riportato sul tabellone che illustrava l’opera, al momento dell’esecuzione che la stessa richiedeva, se ricordo bene, una spesa di 180.000 euro. Soldi pubblici buttati via!
Ora l’attracco non esiste più e quella specie di arena che deturpa il parco è stata delimitata da una staccionata verso la riva del fiume, per impedire presumo, che qualcuno compia un insano gesto, pensando al danno inenarrabile che ne verrà al turismo fluviale cremonese.
Oltre all’attracco suddetto, anni fa è stata realizzata, sempre per favorire il turismo fluviale, una struttura in via del Sale, a fronte della pista ciclabile che è rimasta per anni deserta ed inutilizzata e che ora è stata inglobata nel nuovo campeggio, così hanno il coraggio di chiamare questa landa assolata ed impraticabile per i campeggiatori.
Non so quanto è costata questa struttura ma di certo è un altro esempio di come vengono spesi i soldi della collettività!
Claudio Marazzi
(Cremona)


Vie Paolucci dé Calboli e Mincio
Divieti ignorati. Pulizie difficili
Egregio direttore,
volevo segnalare il problema che persiste costantemente durante la pulizia delle strade tra via Paolucci dé Calboli, via Mincio e vie adiacenti. Il lunedí e il martedí vige il divieto di sosta sul lato interessato alla pulizia: in ottemperanza a ciò, pochi cittadini osservano tale divieto (pochi ma buoni) mentre la pluralità, certa della totale e consueta non sanzionabilitá di tale comportamento, assume un atteggiamento di ostentata e spesso insolente indifferenza verso un divieto che li obbliga ad agire in un determinato modo. L’operatore della macchina pulitrice si deve esibire in slalom e chicane tra le auto in sosta, meglio di un pilota di una qualsiasi formula.
Non ultimo le auto parcheggiate a piacere (selvaggiamente) senza rispetto della direzione degli stalli all’angolo di via Adda con Via Mincio, altezza sala giochi.
A chiosa devo purtroppo evidenziare l’assoluta irreperibilità sul luogo di chi dovrebbe tutelare l’operazione e difendere il rispetto del codice.
D. Pirolli
(Cremona)

Aragona di S. Giovanni in croce
Con mio padre fatto un miracolo
Signor direttore,
le scrivo per testimoniare, quanto di positivo e bello sono riusciti a fare a mio padre, ricoverato sino allo scorso dicembre, presso l’ospedale Giuseppe Aragona a San Giovanni in Croce.
Ricoverato verso la fine di settembre, proveniva dall’ospedale di Crema, con un quadro non dei migliori per fare della riabilitazione e a testimonianza della gravità della situazione ci sono voluti ben tre mesi. Mio padre è entrato in sedia a rotelle, non era nelle condizioni di poter alimentarsi da solo ed era praticamente immobile, non riusciva ad alzarsi dalla sedia in modo autonomo e di camminare non se ne parlava assolutamente. Bene, in pochi giorni ha cominciato a iniziato a manifestare i primi miglioramenti e quando è stato dimesso, era davvero un’altra persona, le mie stesse sorelle, impegnate nel trasloco della sua abitazione a Spino d’Adda, che da qualche tempo non lo vedevano, sono rimaste basite, un vero miracolo.
Ha lasciato l’Aragona con le proprie gambe, di ottimo umore, dimagrito e in ottima forma.
Ha sempre dichiarato di sentirsi come a casa, protetto, accudito e coccolato da tutti ed è per questo motivo che, attraverso questa mia lettera, che vorrei ringraziare che era ogni giorno vicino a lui, con impegno, disponibilità, gentilezza, professionalità. Il personale medico, infermieristico, ausiliario e della sanificazione per gli strabilianti risultati ottenuti nel reparto Specialistica dell’ospedale. A tutti loro, rivolgo il mio più grande ringraziamento. Grazie, grazie, di cuore.
Gianpaolo Fattori
(San Martino del Lago)


Taglio a una lettera
La frase finale tolta non era offensiva
Signor direttore,
gradirei sapere la motivazione del taglio eseguito alla mia lettera, non credo che la frase: «Nessuno ne ha parlato, l’argomento sembrerebbe censurato, niente titoloni o crisi isteriche da parte dell’allegra brigata al potere, nessun commento neanche da destra, nessuna polemica, troppa gente, tutto troppo civile meglio nascondere l’accaduto è tempo di elezioni...» possa essere considerata offensiva, essa è la conclusione dello scritto e la libera espressione del mio pensiero. Non credo neanche a questioni di spazio, penso piuttosto al suo allineamento alla linea nazionale degli organi di stampa.
Tino Bussatori Mascitelli
(Cremona)
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La lettera era lunga e il concetto era già stato espresso in precedenza. Ecco perché abbiamo ‘sacrificato’ quel pensiero. Comunque, grazie per averci scritto.

IL CASO
SUI TRENI UNA FOLLA DI ABUSIVI DEL BIGLIETTO
I PENDOLARI SON PRONTI A FARE LA LORO PARTE?

Caro direttore,
stamattina il treno delle 6.15 per Milano ospitava al solito sull’ultima carrozza (a due piani) la folla di abusivi del biglietto che ogni mattina la passa franca, e come anche stavolta, impedisce a molti viaggiatori pendolari (e si presume quindi ‘regolari’) di avere accesso ai posti. Per dire, i viaggiatori saliti a Lodi sono rimasti per la stragrande maggioranza in piedi. Si sa che i capitreno sono abbandonati a loro stessi, e che servirebbero vigilantes sui convogli e polizia nelle stazioni, perché si possa far scendere gli abusivi senza dover far ritardare i pendolari nell’attesa delle forze dell’ordine. Ricordiamo che è anche questo uno dei motivi che alle volte frena i capitreno dall’intervenire. Dato che Trenord non vuole sentirci, c’è da chiedere se i pendolari (e non solo quelli che restano in piedi ogni mattina) siano disposti a ‘fare la loro parte’. C’è da chiedersi: quanti darebbero una mano a un capotreno che tentasse di ‘sgomberare’ un convoglio dagli abusivi? Quanti, anziché filmare un’eventuale aggressione ai suoi danni col telefonino, sarebbero disposti a muovere un dito? A quanto pare, alzare gli occhi dagli smartphone e prendere coscienza è un esercizio troppo faticoso, specie alle 6 del mattino. Per quanto riguarda gli abusivi, sarebbe ora di liberarci del luogo comune che li vuole in stato di indigenza. E’ ora di finirla col chiamarli «poverini», dato che, oltre ad essere il più delle volte strafottenti e poco rispettosi della quiete altrui, vestono capi firmati e usano telefoni dell’ultimo modello. Si sa, poi, che sanno farla franca anche ai tornelli delle metropolitane, sotto gli occhi dei distratti sorveglianti dei gabbiotti. Poi chiediamoci perché i biglietti del metrò rischiano di venire alzati a una tariffa assurda di 2 euro.
Paolo Battiloro
(Pizzighettone)
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Non si può chiedere né tanto meno pretendere che i viaggiatori si trasformino in giustizieri della notte per affermare il dovere di pagare il biglietto ignorato da altri, perlopiù stranieri. E non dovrebbero più accadere casi come quello che ha visto coinvolto il capotreno cremonese Giordano Stagnati. Alle sue proposte ne aggiungo una che forse potrebbe contenere il fenomeno dei ‘portoghesi’ a bordo dei treni. Mi chiedo se non si possano introdurre i tornelli come nelle fermate della metropolitana, che ovviamente almeno per buona parte del giorno non dovrebbero essere impresenziate.

LA POLEMICA
BODINI SCORAGGIA I GIOVANI DALL’ANDARE ALLE URNE

Caro direttore,
il dottor Paolo Bodini che recentemente su ‘La Provincia’ ha analizzato con la dovuta competenza la legge sul fine-vita, è apparso invece poco convincente quando, qualche settimana fa, ha cercato di dimostrare che la recente legge elettorale è brutta, anzi «pessima»: ma ha usato veramente questo superlativo? Riguardo al biotestamento avrei due obiezioni, ma oggi non intendo affrontare questo argomento. Una legge elettorale può anche apparire ‘brutta’, ma ricordiamoci che in questo caso il giudizio resta soggettivo: ma «pessima»? Non ho mai sentito definire pessimo il sistema proporzionale (applicato su due terzi della legge) che assicura, com’è ovvio, una riproduzione esatta delle scelte degli elettori e quindi un totale rispetto della democrazia; non assicura la governabilità, d’accordo, ma il problema può essere risolto, come sappiamo, ricorrendo alle coalizioni prima del voto o alle alleanze dopo il voto. Inoltre il sistema proporzionale, presentando listini molto corti, favorisce una scelta motivata e consapevole. Col sistema maggioritario invece nei collegi uninominali, si mettono a confronto in maniera diretta i candidati dei vari partiti, uno per ogni partito, candidati che rappresentano il territorio e che molto probabilmente verranno scelti tra gli uomini e le donne migliori di cui un partito può disporre. Anche col maggioritario, dunque, sarà possibile esprimere una scelta equilibrata e convincente. Niente preferenze: ed è giusto così. Ricordo che prima dell’ultima legislatura, le preferenze vennero tenacemente avversate dal centro-sinistra, perché la criminalità organizzata poteva approfittarne come spesso è accaduto. Non sto cercando di dimostrare che la legge attuale è bella: una legge si identifica anzitutto col suo contenuto; resta però uno strumento e fondamentale è il modo in cui verrà applicata. Oltre tutto la legge attuale ci libera dei due spezzoni inconciliabili tra loro (Porcellum e Italicum) che erano rimasti in vigore, è una legge dignitosa e onesta. Tornando al dottor Bodini, perché scoraggiare con una stroncatura così definitiva i giovani che si accostano per la prima volta al voto, gli elettori che pensano di tornare a votare, quelli che per vari motivi non hanno mai votato? E non è indispensabile invece diffondere la speranza nel domani e promuovere la partecipazione alla vita politica?
Pierina Manfredi
(Cremona)

L’INTERVENTO
A GRASSO CHIEDO: COSA CI SARÀ MAI DI SINISTRA NEL ‘REGALARE’ L’UNIVERSITÀ AI FIGLI DEI RICCHI?

L’improvvida uscita di Pietro Grasso sull’abrogazione delle tasse universitarie – ma cosa ci sarà mai di sinistra nel ‘regalare’ l’università ai figli dei ricchi? - mi porta a ricordare, Grasso immemore, che tra i provvedimenti del Governo c’è stata l’istituzione di una ‘no tax area’ per sostenere il diritto allo studio universitario che ha interessato più di 600mila studenti, tra esentati in tutto o in parte. Questo per distinguere e separare nettamente la retorica ideologica dell’uguaglianza rispetto all’efficacia e all'incidenza sociale del processo riformatore. In questo spirito è proprio così scadente e dolente il bilancio di fine legislatura della politica scolastica sostenuta dai governi a guida Pd? E’ proprio tutto da buttare come vorrebbe una vulgata tanto interessata quanto oggettivamente conservatrice?
Vediamo sinteticamente, ‘sine ira et studio’. Dal 2014 10 miliardi di investimenti sulla scuola; un piano di stabilizzazione del precariato di dimensioni straordinarie.
Chi altri ha fatto di più a memoria d’uomo? Ai detrattori del quantitativo, bisogna inoltre ricordare: provvedimenti organici e integrati per abbassare i tassi di abbandono scolastico che colpiscono le aree più povere del Paese là dove c’è minor accesso ai servizi (biblioteche, musei, attività sportive, fruizioni digitali...); quindi promozione della lettura (in legge di Bilancio), bonus ai 18enni per acquisto libri e cultura; apertura delle scuole; sicurezza negli edifici; Piano nazionale per la scuola digitale; Progetto per l’architettura innovativa finalizzata all’apprendimento. Più scuola, più opportunità più si abbattono le disuguaglianze.
Va dato atto alla ministra Fedeli di aver portato avanti, con tenacia, la decretazione, cioè l’applicazione della Buona scuola su cui, devo dire, si è combattuta una battaglia talvolta ideologica. Difficile negare l’utilità dell’alternanza scuola lavoro che in Germania e Austria funziona benissimo, con buona pace degli studenti milanesi. Semmai bisogna impegnarsi per renderla davvero utile e di qualità. Il dibattito sui poteri del dirigente scolastico ha risentito di un rancore ideologico che poteva essere comprensibile negli anni ’70, non oggi.
Come si fa poi a contestare l’impegno per una maggior diffusione della musica, delle lingue straniere, per le materie legate all’identità culturale italiana, per la qualificazione al sostegno, l’attenzione alla formazione e alla scuola per l’infanzia, sul modello che tutto il mondo studiano, quello di Reggio Emilia? Come si fa a dar ragione a chi dice che gli insegnanti italiani, tra i migliori al mondo, non si devono valutare? Devono anche loro essere aiutati e sostenuti per uscire da una cultura della lamentazione e della rassegnazione che certo deriva da condizioni oggettive – per troppi anni la scuola è stata considerata fanalino di coda – ma che vede finalmente le cose cambiare.
Un’ultima annotazione riguarda il tema storico della parità, caro alla chiesa e al mondo cattolico di cui sono parte. In un convegno a Verona, presente il presidente della Cei, cardinal Bassetti, la ministra Fedeli ha dichiarato: «Credo sia giunto il momento dopo 17 anni di far sul serio sul pluralismo educativo anche per le scuole paritarie cattoliche. Ho formato un gruppo di lavoro presieduto da Luigi Berlinguer per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti, uno dei punti fondamentali per camminare insieme».
Questo, in un contesto di dibattito invero desolante, significa e dà valore al lavoro per processi. E gli altri? O chiacchierano o guardano il dito.
Franco Verdi
(Pd scuola, Cremona)


Ne parlo con...

Promesse elettorali
Meglio nessun governo che uno irresponsabile

Egregio direttore,
il suo articolo di fondo di domenica 14 ‘Promesse elettorali e proposte irresponsabili’ merita di essere approfondito. E’ fin troppo evidente che sino al 4 marzo ogni compagine politica ci sommergerà di un’infinità di lusinghe, impegni e(sper)giuramenti da considerarsi attendibili come le promesse di un marinaio. E’ sempre stato così. Ma se è vero, come lei sostiene, che l’80 per cento degli italiani non crede più alle promesse elettorali che senso ha andare a votare? Per dovere costituzionale? Va bene. Allora adempiamo, ma lasciamo la scheda in bianco. Sarebbe un messaggio fortissimo per dire, finalmente ed una volta per tutte, agli occupanti dei palazzi di Roma di sloggiare. Lo spettro che la mancanza di un governo faccia cadere nel baratro la già fragile economia italiana vale al pari delle paure diffuse dai furbi nell’avvento dell’anno 1000. Loro si arricchirono ed i babbei rimasero in braghe di tela. Gli esempi, anche recenti, di paesi europei rimasti privi di guida politica non mancano. Il Belgio rimase 541 giorni senza governo, così la Spagna arrivata a circa 10 mesi. Eppure non solo la loro economia non ne ha risentito ma i rispettivi pil hanno visto un aumento significativo. Qualcuno contesterà che il Belgio e la Spagna non sono l’Italia. Ed io replico: ma è mai possibile che solo gli altri in Europa sia capaci di risultati positivi e noi finiamo sempre a tarallucci e vino? Tutte balle per tenerci calmi e buoni. E’ la politica del ‘cosa c’è dietro l’angolo’? del compagno Costanzo e della paura del domani a terrorizzarci. Siccome i nostri politici sanno molto bene che gli italiani sono degli impareggiabili cacasotto trovano in noi terreno fertile per le loro scorrerie. Con l’incubo del baratro economico ci hanno rifilato una sequela di anni di governi illegittimi nei quali le uniche cose portate a termine sono state quelle di aver elargito ai sostenitori della sinistra bonus, jobs act, aumenti di stipendio e relativi arretrati agli statali, introduzione dissennata di migranti, aumenti del costo della vita e del debito pubblico. Risultati positivi da non disperdere? Ma va la, mi facciano il piacere! E per l’agricoltura, per i negozianti e relative serrande quotidianamente abbassate e per l’artigianato di dettaglio questa sinistra cosa ha fatto? E che peso dare alle promesse di Berlusconi, di Salvini e del M5S? L’Italia ha bisogno di una classe politica preparata, capace, onesta e soprattutto super partes, cosa che attualmente non esiste. Quindi perché ci dobbiamo tenere questi incapaci, politicamente variopinti, pronti ad ogni inciucio o promessa pur di salvarsi?
cerdella.60@gmail.com