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Mercoledì 17 Gennaio 2018

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16 dicembre

Lettere al Direttore

L'INTERVENTO

SCRP IMPANTATA IN UN IMMOBILISMO IMBARAZZANTE
Missing in action. La modifica dello statuto di Scrp è sparita dai radar. Era stata classificata una priorità assoluta da approvare entro lo scorso giugno. Siamo a metà dicembre e la missione è incompiuta. L’approvazione era imposta dalla legge Madia e, indirettamente, dalle elezioni comunali di Crema, pena un cartellino rosso. Almeno questo è quello che il consiglio di amministrazione della società aveva spiegato ai soci. Era seguita la pressante richiesta di portare nei consigli comunali (prima delle elezioni di Crema) le modifiche proposte dallo stesso consiglio di amministrazione formulate con l’ausilio di un consulente. L’obiettivo era stato centrato. I consigli comunali avevano discusso la questione e votato, ma non tutti avevano approvato. La palla era passata al consiglio di amministrazione di Scrp che avrebbe dovuto convocare l’assemblea dei soci per la votazione finale, quella decisiva. Scrp è una società per azioni e l’assemblea non decide secondo il principio una testa un voto, ma per quota azionaria. I quattro comuni detentori del cinquanta per cento circa delle azioni hanno votato a favore della modifica dello statuto. Ne deriva che, anche con il voto contrario dei dissidenti, il nuovo statuto non troverebbe ostacoli all’approvazione in assemblea Nonostante questa situazione blindata, la convocazione dei sindaci-soci per il nulla osta definitivo è rimasta tra le buone intenzioni e elezioni di Crema si sono svolte senza traumi anche se Scrp non ha un nuovo statuto. Cosa è successo? Difficile saperlo. Da allora nessuna informazione sull’argomento è giunta ai soci. Si possono solo avanzare delle ipotesi che, sia chiaro, possono essere confutate. E l’ipotesi più accreditata è legata alla bocciatura del nuovo statuto da parte di alcuni Comuni, anche se, come è stato precisato sopra, il dettaglio è ininfluente per l’approvazione. Pochi pecoroni (per ricordare la simpatica definizione di un sindaco) usciti dal gregge cosa possono determinare? Un po’ di prurito. E allora dove sta il problema? Semplice: con il no i dissidenti hanno espresso anche l’intenzione di far valere il diritto di recesso e, quindi la volontà di abbandonare Scrp, diritto previsto dall’articolo 2437 del Codice civile e relativo a una Spa che modifica il proprio statuto. D’accordo, ma dove sta il problema? Altrettanto semplice: le azioni dei soci uscenti devono essere acquisite e pagate a transfughi dalla società che viene abbandonata. In questo caso, da Scrp. Okay. Ma dove sta il problema? Semplice: se così avvenisse la retorica del territorio unito attraverso Scrp, grande mamma dalle mammelle turgide, che accudisce i suoi cinquanta figli si sfalderebbe. Scrp da soluzione dei problemi del territorio, diverrebbe lei stessa il problema, anche se, a onor del vero, è già un problema. Inutile martellare gli zebedei dei sindaci e dei cittadini con il concetto che Scrp è la stella polare del Cremasco, l’elemento aggregante e altre amenità di questo tipo. Una società per azioni non potrà mai rappresentare i Comuni. Fine della storia. Ora se il problema esiste bisognerebbe affrontarlo e risolverlo in maniera radicale ed evitare recidive. Invece che si fa? Lo si rimanda. Si escogitano diversivi per spostare l’attenzione da Scrp. Un esempio? L’istituzione, alcune settimane fa, dell’Area omogenea, organismo politico, privo di effettivi poteri decisionali, costruito sulla scientifica spartizione dei membri del coordinamento con il modulo 7-7-1. Sette al centrodestra, sette al centrosinistra e uno a Castelleone e con vicepresidente un sindaco che non si identifica con il Cremasco, ma con la Terra di mezzo. E’ una divagazione, il tema è Scrp e l’incapacità di affrontare il problema. Da sei mesi si è dimesso un consigliere di amministrazione, rimasto in carica poche settimane, e ancora non è stato sostituito. E stato rifatto il look al sito istituzionale della società, ma non compaiono le retribuzioni dei dirigenti. Si era aperto un dibattito per il compenso dovuto da Padania acque per l’acquisizione delle reti di Scrp e da mesi nessuno informa i soci sullo stato dell’arte. Si potrebbe proseguire, ma è inutile annoiare il lettore con considerazioni talmente ripetute e ribadite da diventare un mantra per i soci di Scrp. Rimangono due strade da imboccare. O quella consigliata da Ennio Flaiano: «Coraggio, il peggio è passato». O quella di Arthur Bloch con la sua Legge di Murphy: «Sorridi… Domani sarà peggio». E intanto il Cremasco prosegue il suo declino.
Antonio Grassi

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Ne parlo con...

biotestamento/1
temo si sia introdotta
una eutanasia omissiva
Gentile direttore,
non sono affatto sicuro che la fretta pre elettorale del Parlamento... in uscita sia amica del bene, ovvero che si sia varata una buona legge; penso, anzi, che avesse bisogno di modifiche che l’accelerazione intervenuta non ha consentito.
Io sono contro l’accanimento terapeutico ma anche contro l’eutanasia. Purtroppo temo si sia introdotta una sorta di eutanasia omissiva, comprimendo/annullando la libertà di coscienza di medici e strutture che si oppongono all’eutanasia... da sospensione di cure.
Io continuo a credere che sia doveroso prendersi sempre cura del malato, anche terminale, garantendo nutrizione, idratazione e igiene e agendo sui sintomi attraverso le cure palliative. Insisto nel ritenere che l’essere umano debba rimanere vivo fino alla morte, non morire socialmente prima che biologicamente; che un conto sia aiutare a morire, altra cosa far morire.
Il mio timore è che a guadagnarci sia la velocizzazione delle pratiche di successione ereditaria, lo dico con grande amarezza....
Antonio Agazzi
(Capogruppo di Forza Italia in Comune a Crema)

biotestamento/2
mancanza di rispetto
per il valore della vita
Signor direttore,
vorrei tanto che i fervorosi militanti pro eutanasia rispondessero a questi piccoli quesiti:
1) Poichè chiunque può in ogni momento e a suo piacimento por termine alla sua vita, perchè chiedono alla Stato una legge come quella approvata?
2) Poichè in nessun ospedale si è mai verificata la applicazione del cosiddetto ‘accanimento terapeutico’ dato che trattasi di situazioni legate alla sensibilità e alla conformazione fisico psichica di ogni individuo, perchè chiedono alla Stato una legge come quella approvata?
Se ne deduce quindi che è stata una operazione in totale malafede e in disprezzo assoluto per il valore della vita di ogni persona. Ma forse è proprio questo a cui tendono, annichilire l'uomo e ridurlo a rango di verme, operazione di puro stile satanico. Io intanto segno questa legge sul taccuino delle nefandezze anti umane compiute dalla sinistra a partire dal mitico '68.
Giuliano Galassi
(Cremona)

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Le foto dei lettori

Signor direttore, ho scattato questa foto nella zona delle Colonie Padane. È un esemplare di cesena: nome scientifico, ‘turdus pilaris’. Famiglia turdidi, la stessa di merli, tordi bottacci e sasselli e tordele. Da tre o quattro anni noto questo gruppetto girare in quella zona! Finalmente sono riuscito a fare una foto. In genere abita l’Europa nord-orientale e l’Asia settentrionale! In Italia
qualche coppia è presente sulle Alpi. ale.mann81@gmail.com

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Piano Marshall per l’Africa
Berlusconi ha ragione
È la strada giusta
Egregio direttore,
sono più che mai convinto che noi uomini di una certa età vediamo con realtà il benessere nel futuro. Prendo ad esempio le parole di Berlusconi: piano Marshall per l’Africa. Berlusconi ha ragione: oltre che evitare invasioni, avremmo per un lunghissimo periodo un’Europa colma di lavoro e di benessere per tutti. Cosa vogliamo di più?
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

Il dolce natalizio
In Perù si consuma più
panettone che in Italia
Signor direttore,
il panettone, nostro dolce natalizio per eccellenza, portato in Sudamerica dagli immigrati all’inizio del 1900, è diventato una passione nazionale in Perù che è diventata la seconda patria del dolce milanese.
Merito degli immigrati italiani, soprattutto quelli del Nord Italia hanno portato le tradizioni alimentari, tra cui il panettone. Non mancano, soprattutto a Lima, pasticcerie e laboratori artigianali di origini italiane che sfornano panettoni di grande qualità.
Il panettone in Perù si mangia per festeggiare compleanni, l’arrivo dell’estate, la Pasqua e, ovviamente durante le festività di fine anno. Se ne trovano pile ovunque, dai supermercati agli aeroporti. Le stime, seppur approssimative, parlano di un consumo annuo di oltre 42 milioni di pezzi a fronte di una popolazione che supera di poco i 31 milioni di persone.
Dati statistici dicono che nel nostro Paese ne vengono prodotti ogni anno circa 50 tonnellate che equivalgono circa a 50 milioni di unità. E anche i numeri dell’export sono positivi come conferma Confartigianato in un report che riguarda le specialità natalizie. (...)
Se il Perù guarda all’Italia per affinare l’arte, l’Italia dovrebbe prendere spunto dai peruviani per quanto riguarda il consumo.
Andrea Delindati
(Cremona)

Un consiglio amorevole
Non fate
il biotestamento
Signor direttore,
un consiglio amorevole: non fate il biotestamento. Premesso che i malati terminali o comunque gravi, debbano poter decidere di liberarsi del cosiddetto accanimento terapeutico, l’errore nel testamento biologico sta nella previsione o nel timore di ciò che potrebbe succedere, che potrebbe favorire una duplice aspettativa di vita e terapeutica negative all'insegna della sofferenza. Attirando nella propria vita proprio alcune delle patologie che maggiormente si temono...
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)