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Venerdì 19 Gennaio 2018

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14 dicembre

Lettere al Direttore

L’INTERVENTO

Un pericolo la crescita senza benessere

Nell’annuale relazione Censis sulle condizioni sociali del Paese non mancano quest’anno note positive: ricominciamo a crescere, l’incremento della produzione industriale è confortante, c’è una pur misurata ripresa dei consumi. Ma le ombre guastano la festa consegnandoci l’impressione conclusiva di un Paese tuttora invischiato in un pericoloso paradosso. La crescita c’è ma pochi se n’accorgono, chi tirava la cinghia la tira di più e quasi 5 milioni di persone vivono in nera povertà. Insomma, crescita senza contemporanea produzione di benessere: un’anomalia climatica cui rischiamo di doverci abituare. Come quando c’è il sole ma piove. E, punto centrale, la ripresa si fa strada ma le contende il passo qualcosa che corre più di lei. Questo qualcosa è Il ‘rancore’. Si parla di rancore, non semplice rabbia. Il rancore è il lento, cosciente stratificarsi di frustrazioni che ha spinto un consistente pezzo del paese ad appartarsi dalla vicenda politica del proprio tempo per chiudersi in un Aventino di cui l’astensionismo elettorale è l’esito più vistoso ma non unico. Diffidenza verso le istituzioni, sfiducia nei meccanismi della democrazia rappresentativa, rifiuto di classi dirigenti inadeguate, percezione di non poter più controllare il proprio destino sociale in caduta libera: eccolo il più insidioso versante cui dovrà metter mano chi, in primavera, avrà la dubbia fortuna di ereditare la guida del paese. Il Censis ci ricorda dunque il peso dell’elemento psicologico nei grandi processi di trasformazione sociale. Esiste una percezione soggettiva del proprio status per cui, a parità di ristrettezze, il più povero non è chi è nato povero ma chi povero è diventato dopo avere conosciuto l’agiatezza.

Milioni di storie di vita, radicate nella realtà lavorativa e poi incenerite nel rogo della crisi, descrivono la traiettoria di quella gigantesca proletarizzazione del ceto medio che, com’era inevitabile, ha depositato nel cuore del tessuto sociale giganteschi detriti di rancore. Difficile dire a quali condizioni questo giacimento di umori negativi possa essere redento e riguadagnato a una qualche fiducia nel ‘sistema Italia’. Come stanno le cose la gente l’ha già capito: la perdita di beni materiali e simbolici subita è probabilmente irreparabile perché irreversibile è la natura dei processi che l’hanno causata. Mutilazioni significative stanno riconfigurando in quasi tutti i suoi classici attributi la democrazia che abbiamo felicemente sperimentato dal secondo dopoguerra in forma di libertà politica ma anche come l’efficace ascensore sociale che ha esteso a milioni di italiani operosi e degni di miglior destino quote di crescente benessere. Quel tipo di democrazia ormai sta nei libri di storia e nei dizionari. Ma, almeno per il momento, non sta più nella realtà. Gli strumenti istituzionali e privati con cui stati, popoli e singoli riuscivano ad esercitare adeguato controllo sul proprio destino sono drasticamente ridimensionati dai grandi processi che stanno investendo il mondo contemporaneo e ne ridisegnano i rapporti di forza economica e commerciale. Nazioni e stati non sono più produttori di volontà sovrana, il famoso diritto dei popoli all’autodeterminazione è, come stiamo vedendo dovunque, poco più che acqua fresca. Sul diffuso senso di impotenza generato dalla percezione di questa realtà vanno poi a innestarsi le difficoltà specifiche del nostro sistema previdenziale che sta mettendo il mondo del lavoro di fronte a dure evidenze e severi passaggi. Si possono costringere gli italiani a lavorare fino alla soglia dei settant’anni per agguantare una pensione da fame. Ma non si può pretendere che assistano impassibili ai modi in cui un certo tipo di immigrazione sta assaltando le casse dell’Inps pur senza un euro di contributi versati. Passi farci sentire figli di un dio minore, ma farci sentire figli di nessuno significa, per l’appunto, sfidare la già consistente misura di un rancore popolare incautamente sottovalutato dalla politica. E, in proposito, è quanto meno fuori luogo che, a fronte di terremotati ancora fra neve e macerie, di esodati ridotti a fantasmi in patria, di giovani senza lavoro, Delrio, ministro del governo italiano, esibisca il suo sciopero della fame a sostegno dello ius soli. Scivolone di infelice effetto psicologico nel momento in cui si richiedono alla politica potenziata sensibilità nella mediazione sociale e capacità di intervenire su ferite ancora aperte anche attraverso una redistribuzione del reddito di cui le recenti misure di sostegno alla povertà sono un primo passo. Ma fare di necessità virtù potenziando il ruolo elemosiniere dello stato e costruendo una platea di assistiti non significa risolvere il problema che è, e resta, stanziare risorse produttive, fare investimenti mirati e creare lavoro. La logica assistenziale protratta oltre la fase d’emergenza ed elevata a sistema modificherebbe il modello economico sociale del paese esponendolo ai rischi che civiltà extraeuropee hanno già conosciuto: lo stato tracolla sotto il peso della spesa assistenziale, s’indebolisce la spinta all’imprenditorialità diffusa che è insostituibile fattore di crescita, la platea dei non autosufficienti crea sacche di passiva inerzia sociale. Che la via maestra sia spingere con stimoli opportuni i singoli a cavarsela da soli l’ha capito da anni persino la Cina comunista. Auguriamoci che non sia proprio il sedicente esercito della salvezza dei 5 Stelle, che avanza recando in punta di baionetta l’esca di un reddito di cittadinanza programmato in deficit, a farcelo dimenticare.
Ada Ferrari

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Ne parlo con...

No al ‘processo sommario’
Forte con i deboli
debole con i forti
Signor direttore,
è in via di approvazione con la legge di bilancio un emendamento che mira ad introdurre per quasi tutte le cause civili il processo sommario.
Come è evidente a chiunque, togliere le regole finirà per favorire la parte forte a danno di quella debole.
Come al solito questo tipo di riforma è introdotta dal Partito Democratico e per di più con la legge di bilancio su cui sarà posta la fiducia. La sinistra ormai non ha più nemmeno la decenza di fingere.
L’emendamento per il quale il processo innanzi al tribunale in formazione monocratica si svolge nel modo che il giudice «ritiene più opportuno» era già stato presentato al Senato da alcuni parlamentari, e, a fronte delle proteste degli studiosi del processo, degli avvocati e dei magistrati, è stato ritirato. Ora viene ripresentato. Ma il Parlamento potrebbe ancora respingerlo.
Il motivo fondamentale per cui questa proposta non può essere accettata risiede nel fatto che sarà leso il principio di uguaglianza perché ogni giudice potrà disporre delle regole come crede e sarà ancora più difficile impugnare le decisioni sbagliate.
Questa fretta nell’introdurre una modifica che metterà tutte le inefficienze del processo nelle mani di magistrati e avvocati ha una duplice motivazione.
Da un lato si vuole raccontare all’Europa che si tagliano i tempi delle cause civili con una scelta che può condividere solo chi non ha mai messo piede in un tribunale, dall’altro si fa l’ennesimo favore ai ‘poteri forti’ perché sopprimere il processo civile significa eliminare lo strumento che garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Dobbiamo quindi opporci a questo gravissimo tentativo di introdurre la sommarizzazione del processo che non riguarda solo gli operatori del diritto, ma chiunque può trovarsi nella vita a chiedere ad un tribunale la tutela dei propri diritti.
Noi non abbassiamo la guardia anche se sembra che gli emendamenti sul processo civile siano stati in questo momento dichiarati inammissibili.
Sicuramente verranno ripresentati perché la pressione delle grandi lobbies al soldo di banche ed assicurazioni è infinita, e ciò per distruggere la professione intellettuale a favore della grande imprenditoria sotto forma di multinazionali.
Marcello Ventura
(Fratelli d’Italia, Cremona)

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Le foto dei lettori

Signor direttore, abbiamo assistito ad una nevicata che mancava da un po’ qui da noi e questo attira l’attenzione di adulti e bambini che sono pronti a sfidare le gelide temperature pur di uscire all’aperto per il contatto con la bianca neve ed anche io appassionato della fotografia non mi sono fatto scappare l’opportunità per qualche scatto come quello nella foto. Indubbiamente senza la neve e l’albero questo scatto serale non avrebbe avuto la sua magia classica dell’aria Natalizia. Nonostante i disagi che porta benvenuta ugualmente cara è magica neve.
Salvo Liuzzi
(Cremona)

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Santa Lucia/1
Porta a Maroni & C
l’appello per il ponte
Signor direttore,
nella notte di Santa Lucia e in piena emergenza per la chiusura del ponte sul Po di Casalmaggiore, i Comitati ‘vi dedicano’ la poesia. Cara Santa Lucia, come certo avrai notato il nostro ponte è ormai scassato/ dei suoi anni e del suo stato qui nessun si è mai curato/ e così all’improvviso/ un territorio ha diviso la nostra vita ha sconvolto e di questo ancora nessun si è accorto/ al mondo intero abbiam gridato di uno stato di emergenza conclamato/ ma la politica si sa di virtù spesso ha mai brillato/ così a te Santa Lucia ci rivolgiamo e una missione speciale in questa notte magica ti chiediamo/ da Maroni Bonaccini e da Delrio il tuo asinello fai sostare e al suon del campanello per i Comitati una missiva fai recapitare/ un appello accorato da noi tutti supportato/ un ponte nuovo presto e sicuro per rendere migliore il nostro futuro/ tutti noi te ne saremo grati e ogni anno di te sempre più ammirati/ anche ai bimbi lo diremo e a te il nuovo ponte intitoleremo.
Cesare Vacchelli
(per i Comitati e associazioni ambientaliste del Piadenese-Casalasco-Viadanese)

Santa lucia/2.
Passano i decenni
ma l’ansia c’è sempre
Signor direttore,
voi non ci crederete, io alle 21 sono già in pigiama. In trepida attesa per l’arrivo di Santa Lucia. Vado a letto presto, chiudo gli occhi, sennò la Santa mi getta cenere negli occhi. E domattina sveglia all'alba, i regali non aspettano. E si fa festa granda. Ma ve li ricordate quelle sere così pregne di attese? Altri tempi! Certo, più di ....ant’anni fa. Che bei ricordi, che suggestioni. Eppure, nei decenni che sono succeduti (cioè per tutta la durata della mia vita adulta) l’ansia resiste segretamente. E ancora, e inossidabile. Dimostrazione che, almeno nel di dentro, mi sento ancora giovine.
Giorgio Carnevali
(Cremona)

Santa Lucia/3.
Grazie per il regalo
di bici e motorini
Caro direttore,
mi permetta di ringraziare tutte quelle persone anche anonime che hanno donato alla Cascinetta didattica onlus di Castelverde biciclettine, biciclette e vecchi motorini. Grazie a queste donazioni soprattutto di biciclettine anche questo anno possiamo donare ai bambini di famiglie con problematiche economiche una biciclettina per S. Lucia.
Gabriele Cervi
(presidente Associazione in cammino con S. Francesco la Cascinetta didattica onlus di Castelverde)