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Martedì 12 Dicembre 2017

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19 novembre

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
Sul fine vita l'umanità del Papa. Aspetto anche quella della politica
Signor direttore,
per papa Francesco è «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito proporzionalità delle cure». Francesco lo ha scritto nel messaggio al convegno sul ‘fine vita’ promosso dalla Pontificia Accademia invocando «un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona». Bastano queste poche righe per capire come papa Francesco sia oggi molto più vicino di quanto si pensi alle persone.
Lo stesso papa Wojtyla, secondo le fonti vaticane, non accettò più le cure estreme e si lasciò morire. Oggi queste parole di Francesco vengono interpretate , da una parte del mondo cattolico, negando il semplice concetto espresso è «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito proporzionalità delle cure». Lungi da me addentrarmi in questioni teologiche, non ne ho le competenze. Mi aspetto che adesso il Senato della Repubblica approvi la legge sul testamento biologico ferma da tempo .
Già gli sciacalli della politica fanno i distinguo e fanno sapere che si può votare sono se si modifica in alcuni punti. E’ la solita tattica per dilatare i tempi e non approvare la legge in questa legislatura. Spero che, diversamente sarebbe un’altra dolorosa sconfitta il Partito Democratico si faccia carico di questo problema come dello ius soli e metta in votazione, anche con il voto di fiducia, questi due provvedimenti.
Gian Carlo Storti
(Welfare Cremona)

Sono convinto che si debba fare di tutto per garantire a ogni persona il diritto a una fine dignitosa.

LA PROPOSTA
Il ponte di Casalmaggiore è da 'incerottare'
Gentile direttore,
giovedì sera ho assistito al consiglio comunale aperto del comune di Casalmaggiore inerente alla questione del ponte sul Po; tanti gli interventi, dai sindaci dei comuni interessati, ai consiglieri regionali e comunali.
Dal dibattito si è percepito che la strada sia ormai delineata per il ripristino del ponte, ovvero un tamponamento provvisorio della durata massima di dieci anni al costo di cinque milioni di euro da realizzare in un anno. Il sindaco Bongiovanni ha ben spiegato la temporaneità dell’intervento ad inizio dibattito, cosa peraltro confermata poi dai tecnici presenti in sala e nessuno dei presenti ha smentito o opinato qualcosa a questa soluzione che sembra ormai la strada scelta vista l’urgenza di riattivare il passaggio sul fiume, mentre un rifacimento totale del ponte oltre che oneroso, sarebbe di una durata molto maggiore (dieci anni?).
Unica voce fuori dal coro quella del consigliere Ferroni che ha avanzato l’ipotesi di un ponte provvisorio a lato dell’esistente e che consentirebbe di realizzare un ponte nuovo ed al contempo di poter attraversare il fiume, il tutto ad un costo che però ieri sera non ho sentito (15-20 milioni?) e che comunque parrebbe ben superiore ai 5 milioni di euro ‘dell’incerottamento’ del ponte.
Da queste premesse un paio di mie riflessioni; la prima: se i lavori di tamponamento hanno carattere provvisorio per un massimo di dieci anni al costo di cinque milioni di euro, al termine di tale periodo cosa si fa?
I tecnici hanno affermato che non si potranno fare altri tamponamenti in quanto il ponte è ormai a fine vita per cui tra dieci anni ci troveremo nella stessa situazioni di oggi con la sola opzione del rifacimento, cosa molto onerosa in termini di tempo e denaro, e chi allora si troverà ad amministrare si ritroverà in mano questa patata bollente e con pochissime opzioni. In tal contesto dunque l’opzione Ferroni, per quanto sia stata solo una boutade visti i pochi dati oggettivi a sostegno, diventa forse l’unica opzione con un minimo di lungimiranza anche se palesemente non percorribile visti gli altissimi ed insostenibili costi per i soli territori delle provincie interessate ed aumentati dal gravoso costo di un ponte provvisorio.
Da questo ragionamento la mia seconda riflessione: vista l’importanza nazionale ed internazionale di questa infrastruttura, visti gli altissimi costi di realizzazione, tenendo presente che lo stesso problema caratterizza ormai un po’ tutti i 70 ponti presenti sull’asta del Po, non dovrebbe essere lo stato centrale ad interessarsi in toto del problema? Stato che purtroppo, aldilà di chi siede tra i banchi del Governo, da più di trentanni non si interessa di governo e tenuta del territorio e della manutenzione e realizzazione delle sue vitali e costose infrastrutture. La mancanza di programmazione ha creato lo status quo. I consiglieri regionali Alloni e Malvezzi, aldilà di un po’ di inizio di campagna elettorale e di qualche polemica politica tra loro, non hanno posto per nulla il centro della discussione su cosa di dovrà fare nel futuro dato che comunque 10 anni passano molto veloci.
Da cittadino dunque alzo mie due personali proposte, la prima: realizzare ‘l’incerottamento’ del ponte che garantirà la viabilità per una decina di anni e nel frattempo realizzare un fondo a parte, gestito da un consorzio ad hoc a partecipazione pubblica e privata in cui accumulare i fondi necessari al rifacimento in toto del ponte. Soluzione che comunque prevederà la chiusura per anni del ponte in rifacimento. Seconda soluzione è quella di investire i 5 milioni di euro dell’intervento tampone per potenziare la tratta ferroviaria e le linee pubbliche per garantire il trasporto merci e la mobilità dei cittadini aprendo il ponte esistente il prima possibile al traffico ciclopedonale sino ad effettivo inizio lavori e realizzare da subito un ponte nuovo, impegnando in tale spesa tutti gli enti territoriali e nazionali preposti. Tale soluzione non sperpererebbe 5 milioni di euro perché, oltre a fornire il necessario servizio, ripristinerebbe e ridarebbe vigore al trasporto pubblico e consentirebbe al contempo di realizzare l’opera in via definitiva consegnando ai posteri non un problema ma una soluzione realizzata.
Dennis Buttarelli
(Spineda)

Poste Italiane
Sulle lettere necessario mettere l’indirizzo
Egregio direttore,
con riferimento alla lettera pubblicata il giorno 16 novembre ‘Le Poste ignorano il medico di Vescovato’, Poste Italiane desidera informare i cittadini che, al fine di garantire un corretto svolgimento delle attività di recapito, è necessario che il mittente indichi in modo chiaro e completo sulla corrispondenza l’indirizzo del destinatario (nome e cognome, via, numero civico, località e codice di avviamento postale). La completezza dei dati indicati dal mittente sulla corrispondenza è quindi condizione essenziale per poter assicurare una distribuzione secondo i previsti standard di qualità.
Francesca Paglia
(responsabile comunicazione territoriale Lombardia di Poste Italiane, Milano)

Appello ai poeti
Regalate i vostri libri ai carcerati
Signor direttore,
il Comitato di studi Mara Soldi Maretti fa un appello a tutti gli amici poeti perché regalino una copia di loro opere. L’iniziativa riguarda il carcere di Cremona che ha avanzato richieste di opere di poesia. I poeti che vogliono aderire all’iniziativa sono pregati di portare una copia dei loro libri in busta indirizzata a Lucia Zanotti presso la Redazione di Cremona Produce che si è resa disponibile a collaborare e che ringrazio nella persona di Michele Uggeri. La redazione si trova in via XX Settembre 18. Le opere vanno portate entro e non oltre il 30 novembre
Sarà questo il nostro regalo di Natale per i carcerati.
Lucia Zanotti
(Cremona)

L’inquinamento aumenta
Aspettando piogge benefiche
Egregio direttore,
a quando il beneficio di piogge adeguate?
Persistendo il movimento veicolare cittadino e nella quasi totale assenza d’adeguati controlli, il tasso d’inquinamento è vieppiù aumentato. Guai rifarsi ad esempi di situazioni ben più critiche delle nostre (Parigi e Gerusalemme) dove utilizzano autobotti per stabilizzare al suolo quelle polveri sottili che invadono i nostri polmoni in modo tanto deleterio.
Dio ce ne scampi!
Massimo Rizzi
(Cremona)

Nei giorni della festa
Ormai sdentato rimpiango il torrone
Caro direttore,
rimpianto e omaggio per la festa del torrone.
Per malasorte, mai un’esitazione ebbi dinnanzi al mondo di delizie racchiuso nel ‘croccare’ del torrone, preludio delle feste natalizie; quanto di meglio ci potesse offrire la nostra tradizione, quella fragranza ch’ormai resta solo rinverdire nel cuor, quale peggiore vedovanza. Vedermi qui, malconcio e pur sdentato, preclusami persino la frutta secca (quasi un insulto al cavo del palato) rimpiango sempre l’anelata stecca, di cui perennemente innamorato, dovendo rassegnarmi al lecca lecca...
P. F. Mari
(Cremona)

Costretti a tenerseli
Gli israeliani volevano cacciare gli arabi
Egregio direttore,
vorrei controbattere al signor Lauro Casetti circa la situazione degli arabi presenti al momento della nascita dello stato di Israele. Il signor Lauro ci conta la favoletta degli ebrei misericordiosi e di enorme bontà tanto da concedere all’arabo la nazionalità israelita. Il vincitore racconta le cose secondo convenienza - la realtà è un tantino diversa. Ben Gurion a capo di un manipolo di terroristi per anni tentarono di cacciare gli arabi tentando di acquistare le terre che gli arabi palestinesi possedevano da generazioni. Molti di loro avevano sposato delle ebree e viceversa, trovando una intesa per una buona convivenza. Poiché gli inglesi erano contrari alla nascita di uno stato sionista e per la quale subirono violenti attentati con vittime, si lasciarono convincere dagli alleati nel concedere il loro benestare ponendo come condizione che agli arabi palestinesi venisse concessa la inglobazione nello stato ebraico. Gli arabi accettarono questo compromesso perciò nessuna benevola concessione, ciò è notorio ed è verificabile negli archivi di stato e in quello degli alleati.
Venne proposto la presidenza al gaudente Insten che rifiutò per non essere inquadrato ma soprattutto perché ebreo molto tiepido. Gli 800mila arabi presenti in quei territori sono sempre monitorati dal Mossad, vero pilastro di quello stato. Israele negli anni a venire ha permesso agli ebrei sparsi nel mondo di tornare alle terre dei loro avi senza che nessuna nazione lo impedisse. Probabilmente felici di liberarsi di queste persone mai amate (...).
Domenico De Lorenzo
(Cremona)

Ostruisce la vista
Siepe in via Eridano. E’ pericolosa
Caro direttore,
ripropongo, per quei responsabili cui fosse sfuggita, o peggio, sottovalutata, una delle situazioni più a rischio che incombono sulle nostre sorti di piloti qualunque: si tratta di una siepe di mortella che, posta trasversalmente in via Eridano, impedisce la visuale sui veicoli provenienti da largo Moreni per coloro che dovessero affrontare l’incrocio ed immettersi in via Trebbia. Non si capisce l’utilità di tale barriera naturalistica (per non chiamarla ‘vaghezza’) a meno che non serva a mascherare l’accesso al sottopasso per il quale basterebbe un palmo di riparo, come un prato all’inglese. Sempre a tale proposito deploro anche la mancanza di un’adeguata segnaletica (con limite di velocità ridotto ai 30 chilometri orari) e con la rigorosa presenza di multivelox per colpire quei trasgressori che hanno il tempo di raggiungere i 100 chilometri all’ora dall’ex Barriera Po. Aspettiamo che ci scappi il morto?
Andrea Castelli
(Cremona)