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Martedì 12 Dicembre 2017

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15 novembre

Lettere al Direttore

LA POLEMICA

LE STATISTICHE ANCHE IN SANITÀ
VANNO LETTE CON ATTENZIONE

Ma allora, chi dice la verità? Forse solo i bambini, gli ubriachi ed i vestiti attillati (ma solo qualche volta).

Il resto sembra costruito sulla bugia, tanto più creduta quanto più assurda. Esistono però tanti tipi di bugia, da quelle (meravigliose) della finzione narrativa a quelle (necessarie) del coniuge che nega anche l’evidenza, da quelle (remunerative) della pubblicità a quelle (colossali) dei politici. Per fare un po’ d’ordine in tutta questa confusione, qualcuno ha approfondito il problema ed è arrivato alla conclusione che le bugie si possono classificare in almeno tre categorie: le bugie normali, le balle spaziali, la statistica. Quest’ultima in particolare è veramente roba esplosiva e da maneggiare con cura, visto che, quando io mangio un pollo e tu muori di fame, la statistica ti impone di non protestare. In fondo abbiamo mangiato -in media- mezzo pollo a testa. La stessa storia di quando aumenta l’aspettativa di vita e ti spostano sempre più in avanti l’età pensionabile. Se poi neppure di vera statistica si tratta, bensì di dati grezzi buttati lì senza spiegazioni, si fa veramente fatica a comprenderne il senso: verità, bugie o cosa?
Il riferimento è a quanto pubblicato recentemente dalla Provincia a proposito del fatto (?) che a Crema si muore di più per tumore alla mammella, mentre a Mantova si morirebbe di meno per la stessa malattia. In mezzo c’è Cremona, dove magari si muore il giusto.
I dati ufficiali raccontano che nell’Italia del nord muoiono per tumore della mammella poco meno di 25 donne ogni 100.000 (anche i maschi muoiono, ma molto, molto meno). Nel 2016, secondo i dati riportati dalla Provincia, le morti cremasche attribuite al tumore al seno sono state assai più numerose (teoricamente quasi 30 ogni 100.000): c’è da preoccuparsi? Sì, se la realtà è quella descritta dai numeri, no, se questi numeri non sono correttamente analizzati. Invece a Cremona, dove i tortelli saranno anche meno buoni di quelli cremaschi, sembra che si muoia di meno rispetto a Crema. Anche questo è fonte di grande soddisfazione per la comunità cremonese. Mantova è invece un discorso a parte: bisogna riconoscere che per morire di tumore della mammella nella città di Virgilio bisogna proprio impegnarsi a fondo. La bassissima mortalità per tumore al seno le fa vincere il premio europeo (forse mondiale) della città dove si muore di meno per questa patologia. Sembrerebbe dunque tutto chiaro: a Crema si muore assai, a Cremona così così, a Mantova praticamente non si muore.
In realtà queste conclusioni sono basate su dati molto, molto incompleti: manca il confronto con gli anni precedenti, non si comprende se parliamo solo di donne oppure di maschi e femmine, non viene dichiarata la fonte dei dati presentati, non sappiamo l’incidenza della malattia nei vari territori, non è noto se si tratta di morti giovani oppure anziane... In altre parole, sia le giuste preoccupazioni sollevate da alcuni cittadini cremaschi, sia la soddisfazione dei mantovani e dei cremonesi sembrano quanto meno premature e soprattutto, in assenza di dati rigorosi, non giustificate.
Di fatto, e al di là delle facili ironie, l’analisi statistica rappresenta un potente e forse unico strumento di analisi oggettiva. In questo però caso la statistica manca del tutto e le informazioni disponibili sembrano servire solo ad allarmare inutilmente i cittadini ed a mettere in cattiva luce la sanità pubblica del territorio. Non va bene. Fa malinconia vedere come, invece di far riferimento a metodologie precise, si disponga di informazioni approssimative, quasi piegate al chiacchiericcio quotidiano. D’altro canto perché stupirci? Pur senza arrivare alla bugia, pare che Italia sia difficile arrivare alla verità: parafrasando Ennio Flaiano, la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Pietro Cavalli
(medico)

Ne parlo con...

La storia di Andrea Franzoso
ammirato dal coraggio
e dal suo senso civico
Egregio direttore,
le chiedo ospitalità per dichiarare la mia ammirazione e la mia totale solidarietà nei confronti di Andrea Franzoso, autore del libro ‘Il Disobbediente’, il cittadino che, da dipendente, ha denunciato il presidente di Ferrovie Nord, Norberto Achille, accusato di peculato e di truffa e di recente condannato a due anni e otto mesi in primo grado.
Norberto Achille, nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto controllare, ha distratto 429mila euro dai fondi della società, partecipata dalla Regione Lombardia e dalle Ferrovie dello Stato, utilizzandoli per sé e per la sua famiglia. Tra l’altro, ha speso 158mila euro per le multe prese da un figlio con le macchine aziendali, 124mila euro di telefonate per i familiari, 74mila euro attraverso le carte di credito aziendali per spese personali e dei familiari, tra cui quasi 4mila euro per scommesse sportive e oltre 7mila euro di abbonamento per la pay tv, inclusi i costi per la visione di una serie di film pornografici.
Come recita il sottotitolo del suo libro, ‘c’è un prezzo da pagare se non si vuole avere un prezzo’ e Andrea Franzoso l’ha pagato sino in fondo. Chi segnala un reato nel proprio posto di lavoro dovrebbe essere lodato, invece Andrea è stato rimosso dal suo incarico e, come si legge nel ricorso presentato al tribunale del Lavoro, ‘costretto a trascorrere la giornata lavorativa nella più completa inattività e con progressivo isolamento: i colleghi di lavoro erano restii a recarsi nel suo ufficio per timore di essergli associati e subire ritorsioni’.
Altrettanto doloroso il confronto col padre, che l'ha educato all'onestà ed è stato attraversato dai dubbi per averlo fatto: ‘Lo capisci che hai mandato all’aria la tua carriera... e che a quei farabutti tanto non succederà nulla? Tu, invece...’, ma Andrea non ha tentennato: ‘Ho fatto ciò che era giusto’.
L'attuale amministrazione di Cremona ha già perso un'occasione quando non ha voluto concedere la medaglia d'oro a Gino Ruggeri, il cittadino che si è sostituito al sindaco costituendosi parte civile contro la Tamoil. Ponga almeno parzialmente rimedio, concedendo la cittadinanza onoraria ad Andrea Franzoso.
Già sono orgoglioso, e come me molti altri cremonesi, di essere concittadino di Gino Ruggeri. Lo sarei doppiamente, potendo esserlo anche di Andrea Franzoso.
Gabriele Beccari
(Cremona)

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Le foto dei lettori

Pioggia e luci: una coppia ‘si specchia’ sulla strada

Signor direttore,
l’altra sera, dopo cena sul tardi della serata, ho deciso di fare due passi in centro per un caffè ma visto la pioggia ho pensato di catturare qualche particolare, un dettaglio...
Andando da piazza del Comune verso piazza Stradivari da lontano mi accorgo che due soggetti passeggiamo sotto l’ombrello e che le luci della piazza riflettono come in uno specchio la loro figura sulla strada bagnata e come per magia si è creata una vera e propria foto in stile impressionistico, come nei capolavori dei grandi pittori che hanno fatto la storia nell’arte pittorica con questo stile di pittura.
Che dire mi sono bastati pochi minuti nel piacere di un caffè e nella magia di uno scatto impressionante? Non impressionistico.
Salvo Liuzzi
(Cremona)

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Italia fuori dal Mondiale
Una catastrofe
quasi annunciata
Caro direttore,
purtroppo il ‘miracolo’ non si è avverato, l’Italia è fuori dai Mondiali che si svolgeranno in Russia nel 2018. Non accadeva da lontano 1958, sessant’anni fa, mica sono bruscolini. Ad opera della Svezia, diciamolo pure una squadra modesta, alla nostra portata anzi…! Perso l’andata per 1-0 in casa loro, si doveva vincere con due gol di scarto ma ne è uscito un striminzito 0-0. (...) Mi riallaccio al famoso detto: ‘chi sbaglia paga’: il commissario tecnico in primis, ma anche il Presidente federale Tavecchio. Una catastrofe, quasi annunciata, ci vuole una rifondazione completa, totale. Non aver segnato un gol alla Svezia in due partite la dice lunga. Gli assalti azzurri sono stati dettati più dalla rabbia e dall’ansia di recuperare che a un gioco credibile.
Siamo di fronte a un evento negativo che non riguarda solo il mondo del calcio. L’esclusione dai mondiali è anche un danno sociale ed economico, oltre che di immagine per tutto il Paese. Se si calcola infatti che il giro d’affari attorno ai mondiali, la non partecipazione alla massima competizione calcistica si può quantificare in una perdita di almeno 100 milioni di euro. Penalizzate sono prima di tutto le aziende, gli sponsor che avevano puntato sulla Coppa del mondo, ma sarà tutto il ‘made in Italy’, a soffrirne. Ormai siamo fuori: resta la rabbia. Le chiacchiere non servono più. Serve rimboccarsi le maniche e ripartire da zero, magari rivedendo qualche regola sul numero degli stranieri presenti nelle nostre squadre che, obiettivamente, frenano la maturazione dei nostri giovani.
Andrea Delindati
(Cremona)

Boldrini non interessata
Sindaci alla Camera
per portare i problemi
Gentile direttore,
stavo guardando in televisione su Rai Parlamento tantissimi sindaci alla Camera dei deputati riuniti per esporre i problemi dei propri paesi e concittadini alla presidente Boldrini, e sono rimasto esterrefatto da una tale ignoranza. Mi chiedevo tra me e me cosa abbia spinto tutti questi sindaci ad andare dalla Boldrini quando lo sanno tutti che alla signora i problemi degli italiani non interessano, quando tutti ma proprio tutti sanno che lei è interessata solo al problema di immigrati e affini. Tutta questa moltitudine di sindaci a Montecitorio mi ha fatto capire pienamente che l’Italia è affossata in una spirale di ignoranza crassa senza ritorno.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)