il network

Domenica 19 Novembre 2017

Altre notizie da questa sezione

Tempolibero

Blog


13 novembre

Lettere al Direttore

IL CASO

FESTA DEL RINGRAZIAMENTO, CARO VOLTINI
È IL MOMENTO DI DARSI UNA REGOLATA

Riceviamo dalla Libera Associazione Agricoltori Cremonesi e pubblichiamo.

I trattori del Consorzio agrario non erano presenti alle ultime Rassegne zootecniche internazionali di Cremona, si presume a causa delle tariffe troppo alte, ma invece, dove l’accesso è poco costoso, erano presenti ieri in piazza del Comune in occasione della Giornata del ringraziamento organizzata da Coldiretti. Piazza abbondantemente decorata di bandiere gialle, anche alle finestre di un’altra organizzazione sindacale, che non condivide propriamente gli stessi valori, ma si sa, il clima di festa e gli entusiasmi che porta con sé, comporta qualche piccolo eccesso. Peraltro giustificato dall’euforia dei successi dell’agricoltura in generale e di Coldiretti e del suo presidente in particolare. Le bandiere gialle devono avere accecato anche il senso della misura del presidente Voltini che ha trasformato il discorso per il ringraziamento in un manifesto politico sindacale. Comunque si rassicuri, ancora un po’ di pazienza e poi il suo delirio di onnipotenza potrà essere pienamente compiuto. Per la presidenza della Libera deve pazientare solo un paio di anni, intanto può fare domanda di adesione alla associazione con qualcuno dei numerosi terreni che da qualche tempo in qua conduce. Potrà cosi valutare i servizi e i tecnici, quelli da tenere e quelli da licenziare. Per prendere possesso dell’altro lato della piazza, non quello del Comune, e neanche quello del battistero non sapremmo quale consiglio dare, però siamo certi che attraverso il suo potente sindacato e grazie ai buoni uffici del Segretario generale sicuramente una strada, anche con qualche scorciatoia, la si può trovare.
Nel frattempo se volesse tornare, giusto un attimo con i piedi per terra, un cenno di scuse per l’indebita invasione di campo, cioè delle proprietà altrui, sarebbe apprezzabile.

L'INTERVENTO

ELEZIONI POLITICHE, IL PATTO DELL’ARANCINO COME MODELLO

Che l’esito delle elezioni regionali siciliane prefiguri quel che uscirà dalle consultazioni politiche di primavera appare ipotesi sensata. Insensato, invece, è illudersi che disponiamo già di premesse adeguate per affrontare il vero nodo della situazione, che non è far contento Berlusconi, Grillo o Renzi. E’ricostruire uno stabile blocco politico sociale in grado di trainare il Paese fuori dalle difficoltà in cui, pur in presenza di incoraggianti segnali, tuttora ristagna. In verità dalla Sicilia qualche segnale è giunto. La rottamazione di Alfano è fra le più luminose prove recenti della saggezza divina. Saggezza non disgiunta dalla speciale misericordia che continua a premiare il Movimento 5 Stelle a dispetto della palese distanza fra quanto dicono di voler fare e quanto, là dove governano, dimostrano di saper fare. Tant’è che in Sicilia, oggetto di minuziosa semina ed eccezionale dispiegamento di forze, c’è stato il successo, ma non la vittoria. Caso o illuminante indizio diffusamente sottovalutato? L’importante è che non esasperi l’inclinazione dei pentastellati a trasfigurare il confronto politico in medievale ordalia fra virtuosi e peccatori. L’idillio fra gli umori popolari e il giacobinismo forcaiolo non dura mai a lungo. Prima o poi i Savonarola stufano e con immancabile moto pendolare si torna a confidare n e l l’imperfetta umanità di qualche simpatico peccatore. Per questo Berlusconi non passa di moda. E, a quanto pare, s’avvia al ruolo di incontrastato ‘dominus ’ entro un rinnovato schema bipolare. La terza gamba del sistema al momento è in riparazione, dilaniata da un cruento regolamento di conti e preda del tetro cerebralismo sinistrese che contagia persino anime semplici come Bersani.

Tutti lì a chiedersi che cosa significa al giorno d’oggi fare cose che siano - ma soprattutto appaiano - di sinistra. Se ancora pensano allo Jus soli - già diffidato dall’Inps per palese insostenibilità economica - facciano un giro in un quartiere di italiani disagiati e sapranno, senza bisogno di costosi sondaggisti, cosa pensa la gente di queste tipo di ‘cose rosse’. Se è vero che l’Italia è ripartita occorre infatti riconoscere che non è ancora in sicurezza e il problema povertà, tuttora in cima all’agenda politica, costringe a compensare le lentezze della ripresa e l’insufficienza delle politiche espansive con crescenti erogazioni assistenziali. Senza significative virate in termini di crescita rischiamo di trasformarci in un parcheggio di assistiti gestiti da culture politiche più avvezze a spartire la ricchezza che a produrla. Un ritorno al governo del centrodestra, che tradizionalmente concentra le forze sociali più direttamente coinvolte nei processi produttivi, appare dunque suggerito dalla logica oltre che confortato dal recente responso siciliano. Ma la politica non contempla autostrade. Se la ricompattata alleanza Berlusconi-Salvini-Meloni può ragionevolmente leggersi come fenomeno di rilevanza nazionale, è altrettanto vero che, nel senso di un reale progetto condiviso, il cantiere è più che mai aperto. Se il Cavaliere con navigato pragmatismo si sta godendo il ruolo, eternamente pagante, di ‘moderato a prescindere’ non potrà tuttavia a lungo dormire sugli allori ed evitare di sottoporre le truppe del suo partito a un decente ricambio di sangue che, in materia di integrità morale, escluda le temerarie indulgenze del passato. C’è poi la spinosa dimensione ideologica del rapporto fra il nazional patriottismo della romana Meloni e la fede leghista di Salvini. Ma proprio in questa pentola stanno bollendo parecchie novità che potrebbero facilitare l’intesa. Archiviata senza complimenti la Lega a perimetraggio nordista e marchio Bossi, Salvini ha interpretato con modestissimo entusiasmo il recitativo del referendum autonomista proprio perché nel suo orizzonte medio-lungo più che la questione settentrionale c’è la questione nazionale. Intende esportare a sud del Po, isole comprese, le proposte di una Lega anticentralista e antistatalista ma purgata degli antichi umori antimeridionali. E l’esito siciliano gli ha dato disco verde. Si può dunque azzardare che il cantiere aperto del centrodestra potenzialmente contenga già tutti i tasselli necessari alla soluzione del rebus. Che la gestazione metta capo al peggior papocchio o a un interessante progetto politico dipende dall’intelligenza con cui i tasselli saranno sistemati e reciprocamente incastrati. Il rebus è notevole e, per quanto paradossale, è l’esito di due successi che il centrodestra ha messo a segno a stretto giro. Col referendum autonomista del 22 ottobre ha rivitalizzato la questione settentrionale e spedito il lombardo veneto a trattare con Roma più eque condizioni in materia di dare e avere. Tradotto: i soldi del nord restino al nord. Ma si dà il caso che con la vittoria siciliana del 5 novembre abbia rilegittimato pure la questione meridionale. Il neo eletto Musumeci è stato chiarissimo: disposto a scommettere sulla ‘redimibilità’ della Sicilia e a offrire al Nord la fine della ‘cultura del lamento’ in cambio di ‘pari opportunità’ Tradotto: stanziamenti, infrastrutture... Come si trova la quadra? Più che da aspiranti a palazzo Chigi la sfida è da aspiranti al pantheon di nuovi ‘Padri della Patria’.
Ada Ferrari

LA POLEMICA

CRESCITA E SVILUPPO SÌ, MA SENZA DEVASTARE IL PAESE

Gentile direttore,
dopo la prolungata calura estiva e la conseguente distruzione di migliaia di ettari di bosco perché percorsi dal fuoco, finalmente è arrivata la pioggia a ristabilire l’ordine delle cose. In questi tempi regolati dalla cibernetica, dove il genere umano crede di potere tutto, si vorrebbe che le nuvole arrivassero solo quando servono e che la quantità d’acqua da queste rilasciata fosse calibrata alle nostre specifiche esigenze. (...)
In questi giorni, dopo mesi di siccità, la pioggia è finalmente comparsa e nel nostro vituperato Paese già si notano allagamenti, smottamenti, frane, straripamenti, crolli ecc. Di conseguenza si debbono poi fare i conti con i danni, i feriti, gli indennizzi e le eventuali risistemazioni che vanno a gravare copiosamente sul bilancio della comunità nazionale.
Nella mia non breve vita questi fatti incresciosi li ho sentiti e risentiti a partire dal mio primo anno di scuola quando in classe il maestro portò un quotidiano nazionale e ci diede informazione sul disastro del Vajont dove ci furono 1.910 morti. Ma quello che più colpì la mia mente da scolaro fu quella di sentire che trovarono i morti sopra i rami degli alberi. Da quella data, ma anche prima, nessuno può dimenticare gli accadimenti del 1951 col Polesine, 1951-1953 Sicilia e Calabria, 1966 Firenze, 1994-1996 Piemonte, 1998 Sarno e così continuando sempre in un crescendo di disastri: civili deceduti, paesi distrutti da fare impressione.
Ma una linea di demarcazione andrebbe tirata sulla vulnerabilità dell’Italia, che è andata crescendo dal secondo conflitto mondiale in avanti. Il passaggio accelerato verso il benessere sociale e al gigantismo della democrazia diffusa in ogni centimetro quadrato della società civile, ha autorizzato tutti indistintamente a disporre e usare in modo dissennato tutto quanto poteva produrre interessi e denaro. E le conseguenze? Sono quelle che noi oggi vediamo e purtroppo patiamo. Il famigerato Pil nazionale o locale, lo sviluppo a tutti i costi, la globalizzazione selvaggia, hanno fatto uscire di senno qualsiasi individuo di questa dopata società. In questi giorni Rai Storia ha riproposto un programma eccezionale curato da Sergio Zavoli messo in onda appena dopo l’alluvione di Firenze del 1966. Ebbene questo giornalista nel suo studio televisivo ha ospitato un luminare universitario che, dati alla mano, ha elencato problemi, cause e cifre circa il depauperamento del patrimonio forestale italiano e la necessità impellente di arrestare il dilavamento delle montagne con un sistema ordinato di piantumazione sistematica per circa 40.000 ettari all’anno. Questa aspettativa in Italia non è mai avvenuta nonostante in una Regione a statuto speciale (autonomo) siano tuttora mantenuti in servizio ben 24.000 forestali. (!) La sintetica dissertazione da me descritta lascia l’amaro in bocca e mi fa pensare che anche a noi della pianura, a Cremona, dove in appoggio ad esigenze destituite di qualsiasi ragione logica, si voglia costruire per capriccio politico una strada proprio a ridosso del terrazzo morfologico creato attraverso millenni dal fiume Po, oppure destinare una superficie di 370 pertiche di ubertoso terreno agricolo per costruire un inservibile ennesimo centro commerciale.
Signor direttore tutto questo bollettino di guerra per dirle che la politica italiana, di destra oppure di sinistra, per la sua perpetuazione e per un pacchetto di voti mette a repentaglio il vivere dei cittadini e questi come le pecore continuano a seguire e garantire il consenso a questi squilibrati amministratori della res publica, i quali in qualsiasi circostanza giurano di contribuire alla crescita e allo sviluppo del Paese.
Dante Benelli
(Drizzona)

Il ceto medio è a rischio
Tasse alte, nelle tasche
restano pochi soldi
Signor direttore,
concordo con quanto ha scritto nel suo editoriale. Vorrei aggiungere una considerazione: se il nostro sistema democratico non lascia più soldi nelle tasche dei cittadini ben presto anche la ripresa potrebbe innescare la retromarcia perché il ceto medio si sta impoverendo molto velocemente.
Albino Uberti
(Cremona)

Una legge mai scritta
Quella del buon senso
ci guiderebbe lontano
Caro direttore,
c’è una legge che non è mai stata scritta ma che andrebbe sempre applicata prima di sbandierare le altre, ed è la legge del ‘buon senso’.
E sono convinto sinceramente che il signor Faioli, vigile del nostro quartiere Giuseppina, ne sia un esempio da imitare, anche e soprattutto da quei suoi colleghi che trovandosi vestiti della stessa divisa ne fanno della stessa un ‘diritto di servirsi’ e non un ‘dovere di servire’.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Gombito. Polemiche e bugie
Il clima elettorale
fa brutti scherzi
Signor direttore,
faccio una premessa: tra 18 mesi a Gombito ci saranno le elezioni. Tutti conoscono il signor Pedrazzini, è arrivato ad essere il presidente di un consorzio di navigazione i cui soci sono Comuni ed enti pubblici grazie anche al fatto di essere stato un amministratore per più di 30 anni. Comincia a riorganizzarsi per portare a termine la sua più grande opera, per ora incompiuta: il porto a Gombito. Gli va dato il merito di aver portato Gombito ai vertici della classifiche dei comuni più indebitati , fino ai 1000 abitanti: risultiamo al 9° su 173 in Lombardia e al 67° posto su 1011 in Italia. Sicuramente anche in questa occasione dirà che sono bugie. (...)
Ma entriamo nel merito delle potature: qui a Gombito la gente sa dove le ho sempre messe, come lo sanno gli operatori che le ritirano e il proprietario del terreno. Tutto il resto sono ‘pedrazzinate’. Dovrebbe sapere che i controlli sono stati fatti da organi provinciali e guardie ecologiche: nessun controllato a capo del controllore. Grazie alla fotografia scattata alcuni metri prima di immettersi sul provinciale e allegata alla lettera di Pedrazzini, si vede benissimo la visuale libera fino al ponte del Serio. Per quanto riguarda il ritiro, essendo terminati i lavori sabato, è stato effettuato martedì. (...)
Primaldo Sali
(Assessore del Comune di Gombito)

L’Italia s’è desta
Il centrodestra vince
in Sicilia, era ora!
Signor direttore,
distanziato di oltre 5 punto il M5s e distrutto il Pd, lacerato da lotte tribali, Nello Musumeci è diventato governatore della Sicilia. Con la speranza di un risultato altrettanto eclatante in ambito nazionale dopo cinque anni di calvario con governi non eletti dal popolo.
M. R.
(Cremona)