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Domenica 19 Novembre 2017

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12 novembre

Lettere al Direttore

IL CASO

IL SOTTOPASSO DI VIALE CAMBONINO CHIUSO
AL TRAFFICO DA UN MESE, TROPPI DISAGI

Egregio direttore,
le scrivo per segnalare la situazione viabilistica del quartiere Cambonino.
Da circa un mese il sottopasso di viale Cambonino è chiuso al traffico nella direzione che va dal quartiere verso la città.
Chi ha questa necessità si trova costretto ad uscire sulla tangenziale per poi tornare indietro o uscire all’altro estremo di viale Cambonino, di fronte all’IperCoop.
Negli orari di punta l'immissione sulla tangenziale è ‘poco piacevole’ sia per la velocità eccessiva di chi vi transita - in quel tratto il limite dei 50 Km/h viene poco rispettato - sia per la corsia di accelerazione corta e condivisa nel ultimo tratto con chi proviene dall’incrocio di via Bergamo.
I guardrail in calcestruzzo che bloccano l’ingresso al sottopasso sono privi di catarifrangenti e in caso di nebbia sarebbero poco visibili e molto pericolosi.
L’uscita lato IperCoop nelle ore di punta (fra le 17 e le 18) è intasato con code che partono dalla rotonda del IperCoop fino a quella con la tangenziale.
Anche in questo caso il codice della strada è scarsamente rispettato, in pochi rispettano i limiti e quasi nessuno rispetta le corsie e segnala con la freccia il cambio corsia.
La chiusura del sottopasso contribuendo, non poco, con l’aumento di traffico ne aggrava le situazioni di rischio.
A questo punto vista la situazione che si protrae nel tempo, chiedo all’amministrazione che tempistiche sono previste per la riapertura del sottopasso e se sono previste azioni correttive per le situazioni di rischio.
Luca Nolli
(Cremona)

In quella zona sta operando la Snam che sta passando con una adduttrice verso Green Oleo e i lavori sono stati autorizzati dalla Provincia che assicura tempi rapidi per non prolungare i disagi dei residenti. Posso anticipare che della vicenda ci occuperemo con un servizio già sul giornale di domani.

LA POLEMICA

Lo ripeto: il vitalizio non esiste più, Toninelli si rifugia nella bugia

Caro direttore,
in risposta alla lettera di Toninelli su vitalizi e legge elettorale ho portato contenuti e argomentazioni. Ma egli scappa dalla seconda e bara sui primi. Come ho dimostrato senza tema di smentita, i vitalizi non esistono più dal 1º gennaio 2012. Da allora esiste il contributivo pro-rata. Quindi Toninelli mente spudoratamente sapendo di mentire.
Non ho sollevato alcuna obiezione circa le condizioni prospettate per gli attuali parlamentari, quindi su di me. Ho posto esclusivamente il tema di affrontare diversamente il prelievo su chi il vitalizio lo percepisce, dunque non io. Perché il metodo indicato nella proposta di legge è incostituzionale a detta dei più autorevoli costituzionalisti, molti dei quali sono stati a fianco di Toninelli nella battaglia referendaria contro la riforma della Costituzione. E apre un varco pericolosissimo verso il ricalcolo della pensione di gran parte degli attuali pensionati. Per tentare, inutilmente, di chiuderlo si arriva alla follia di difendere le pensioni d’oro. Il metodo alternativo che ho invece indicato nella risposta raggiunge il medesimo obbiettivo sui percettori dei vitalizi, non genera rischi per gli altri pensionati, consente d’intaccare le pensioni d’oro. Pur di fare demagogia elettoralistica Toninelli se ne frega di tutto ciò.
Quando egli scrive falsità del tipo che ‘voglio tenermi il vitalizio’ gli rispondo che non posso tenermi ciò che non c’è più. Al pari suo. Ma capisco che uno privo di argomenti e dedito alla propaganda debba rifugiarsi nella bugia e nell’insulto. Da questo livello miserabile io mi tengo, come si dice, distinto e distante. E resto pervicacemente attaccato non all’inesistente vitalizio bensì all’onestà del ragionamento. Purtroppo quest’ultima è la bestia nera di Toninelli.
Luciano Pizzetti
(Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio)

Polemica a Gombito
Potature accatastate
ora il cumulo è sparito

Signor direttore,
avevo messo in conto una risposta da parte dell’assessore Sali in riferimento alla mia segnalazione di pericolo a causa della presenza degli sfalci accumulati sul ciglio della provinciale, ma francamente non mi aspettavo una serie di bugie clamorose! Sali, che da tre anni è assessore a Gombito, afferma che da oltre 20 anni accumulava le potature in quel posto: falso!
Mai gli era stato permesso di far questo e tutti si ricordano i cumuli presenti nella sua area. Ora invece, a conferma di quanto da me scritto nella precedente nota, l’arroganza del potere si manifesta in pieno: non entra nel merito del problema ben evidenziato dalla foto, la pericolosità in uscita dalla strada comunale e vanta azioni che mai si era potuto permettere. Semplicemente perché chi amministrava prima il paese, aveva a cuore il decoro e il rispetto delle regole. Oggi chi ha il potere si sente legittimato di fare ciò che vuole e tutti lo possono vedere. In più, il controllato è anche il capo del controllore: vantarsi quindi che dopo un controllo tutto è in regola la dice lunga. Comunque, due giorni dopo la segnalazione il cumulo era sparito e la visibilità era tornata normale.
Carlo Pedrazzini
(Cremona)

La profezia di Benedetto XVI
L’Occidente
odia se stesso
Signor direttore,
Ada Ferrari e Giovanni Borsella, nei loro due sorprendenti interventi sul suo giornale, non hanno fatto altro che specificare la tremenda profezia di papa Benedetto XVI: ‘L’Occidente odia se stesso’. Questa è la malattia mortale della nostra Europa e, principalmente dell’Italia, che nel 1981 ha registrato il 62% di si alla morte per aborto e il 38% in difesa della vita; all’università di Roma ‘La Sapienza’ è stato precluso l’accesso, da parte delle ‘sinistre’ a Benedetto XVI definito nella stampa mondiale ‘la testa più fine del mondo’; le stesse ‘sinistre’ appena eletto Papa, lo connotarono come cane pastore tedesco. Questo è il destino di un grande profeta disarmato, come lo sono i nostri due concittadini cremonesi.
Mario Pedrini
(Cremona)

I valori della terra
Il lavoro dei campi
può battere la povertà
Egregio direttore,
uno sguardo sulla nostra campagna all’entusiasmante mondo agricolo dove operano uomini forti e tenaci che quotidianamente lavorano la terra. Intere famiglie che formano una grande comunità ricca di valori e di certezze di solidarietà che dà speranza a tutti in un domani meno povero. Tanti giovani iniziano a lavorare la terra, coscienti e preparati ad affrontare il mondo agricolo nel quale non mancano i contrasti ma ugualmente decisi nel perseverare nella loro scelta. L’agricoltore vive intensamente le stagioni, sono le loro pagine di vita da ricordare e raccontare. Come la primavera che gonfia le prime gemme, la linfa risveglia e gorgoglia nel cuore dei rami; è la stagione delle speranze, delle promesse e dei fedeli attesi ritorni.
Poi le ore calde, i prati falciati con sopra il volo delle rondini, l’estate incombe sulla distesa afosa dei campi brulicanti d’attività febbrili per l’attesa del prossimo raccolto. Lentamente le foglie si tingono di giallo è l’autunno con i suoi cangianti colori, con le sue sere luminose. Il freddo arriva con la candida neve e il gelo indurisce il terreno. Ogni giorno la vita diviene palpitante, arrivano le ore del raccoglimento per l’elaborazione di una stagione migliore. Lo sguardo fiero per il lavoro fatto si riposano tra sogni di speranze per domani. Lunga pazienza attesa, angoscia, incertezza, l’adeguata remunerazione; sono i principali affanni che assillano il pensiero dell’agricoltore, l’anziano condottiero non dimentica i vecchi riti; processione e benedizione dei campi. La posa delle croci nella terra; legame che unisce l’uomo a Dio, la terra a Dio. le fatiche di ieri sono stati sforzi e aspirazioni in tutto simili a quelli d’oggi. Un mondo agricolo da ammirare, proteggere, amare, l’unico che può debellare povertà e fame.
Antonio Danesi
(S. Daniele Po)

Servono nuovi-vecchi ideali
È finito il tempo delle utopie astratte
Egregio direttore,
spero che gli interventi di Claudio Merlini (29/10), di Ada Ferrari (31/10) e di Giovanni Borsella (9/11) vengano apprezzati da tutti i lettori in quanto rispecchiano la realtà nella quale viviamo. Mi chiedo spesso se coloro che governando influiscono sull’avvenire nostro e dei nostri discendenti, si siano resi conto di quanto sta accadendo e se abbiano un piano storico-umano da sviluppare, cosa che, al momento, sarebbe nascosta dietro le improvvisazioni sviluppate sotto l’influenza straniera e portatrici di innovazioni a noi estranee.
A mio parere, non sono sufficienti i rimedi della retorica democratica, impostaci e ripescata nel 1945. Occorre qualche cosa che ci trascenda ci stimoli umanamente, come accennato dai sunnominati autori citando anche l’esempio del messaggio cattolico. Occorre, insomma, la formulazione di un modello politico agganciato alla realtà storica, ma avente un’ispirazione ideale senza ricadere in astratte utopie che già nel passato hanno soltanto contribuito a creare odi e rancori. Dobbiamo liberarci dei trapianti di ideologie nate altrove ed estranee alla nostra cultura. Coloro che hanno vissuto i momenti migliori dell’Italia e coloro che, dopo, li hanno studiati ricavandone i valori preminenti, non devono esitare nel dire di essere quelli che vogliono essere unendosi tutti in un unico movimento, che abbia il coraggio di agire come quei cittadini di Affile (Roma), i quali hanno onorato concretamente la figura di un italiano che, per amor ed onor di patria, mise a disposizione la propria vita per essa.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Censurare certa tv
Giovani e parole
fanno a pugni
Egregio direttore,
è innegabile che le nuove generazioni stiano scadendo, progressivamente, dentro un inarrestabile imbarbarimento del linguaggio quando non addirittura al turpiloquio complice la diffusione del mezzo televisivo, questo degrado sta assumendo contorni preoccupanti ma, quel che è peggio, si va diffondendo tra quei giovani che andrebbero indirizzati a ben altri modelli di comportamento.
Intercalare, nel gergo corrente, persistite locuzioni scurrili non è certo il modo migliore per offrirsi al giudizio altrui. Nel caso, poi, di incorrere in persone dall’espressione corretta e misurata, tali cadute di stile risultano ancor più intollerabili.
Quali correttivi poter predisporre per arginare una tendenza tanto morbosa da risultare persino indisponente?
Non sia l’occasione migliore per liberarci di tanti personaggi televisivi che, ad ogni piè sospinto, denunciano arbitrii dialettali quando non anche sgrammaticati?
Non varrebbe la pena di censurare le formule più volgari perseguite da un cumulo di pellicole indegne di essere rappresentate?
Ed, al contrario, riavviare corsi educativi di lingua, a cominciare dalla scuola, per favorirne un uso completamente diverso? Impossibili miracoli, sarebbe pur sempre qualcosa, almeno, come inizi.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Sono d’accordo sull’analisi ma non sulla soluzione che lei propone. Non credo che imporre la censura alla televisione possa servire a risolvere il problema.