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Sabato 16 Dicembre 2017

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10 ottobre

Lettere al Direttore (1)

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
Vandali nei parchi del Boschetto e noi ci sentiamo abbandonati

Signor direttore,
gli atti di vandalismo nei due parchi del quartiere Boschetto di via Verdello e piazza degli Alpini hanno superato ogni limite di sopportazione. Se prima i fattori critici si limitavano all’adunata di ragazzi con schiamazzi e cori da stadio oltre gli orari civilmente consentiti, cioè dopo la mezzanotte, e abbandono di rifiuti ora con preoccupazione sono da segnalare i danneggiamenti al bene comune dei parchi gioco. Rompere bottiglie di birra sui giochi dei bimbi non può che essere interpretato come vandalismo intenzionale che mette seriamente a repentaglio, anzi di fatto impedisce l’uso dei suddetti giochi fino ad una loro accurata ripulitura e risistemazione.
Genitori della scuola sia elementare che materna che conoscono alcuni dei protagonisti hanno civilmente tentato un dialogo e consiglieri del comitato di quartiere in più occasioni hanno avvicinato ragazzi nell’intento di cercare una linea moderata e di compromesso fra il divertirsi e il diventare vandali. Purtroppo visti negli ultimi giorni i risultati di degrado molto più gravi del passato, da più parte si fa strada l’idea che possa trattarsi di nuovi arrivati da altre zone della città. La popolazione residente è esasperata perché vive un senso di abbandono da parte dell’ordine costituito.
Sono state fatte ripetute segnalazioni anche tramite WhatsApp al gruppo di vicinato e molti residenti hanno telefonato alla polizia locale richiedendo interventi che sono stati tempestivi per via Verdello ma poco efficaci per episodi verificatisi oltre le ore 24 in piazza degli Alpini quando solo la polizia di Stato potrebbe intervenire. I due parchi gioco ormai debbono essere inseriti nelle aree sensibili della questura ed essere oggetto di sistematici controlli e verifiche notturne soprattutto nei weekend da parte della polizia locale e/o di stato a seconda delle competenze organizzative e regolamentari.
Gianrosario Tamburini
(presidente Quartiere Q2 Boschetto-Migliaro)

Questo suo ‘grido di dolore’ non deve restare inascoltato. Le situazioni di pericolo non possono essere tollerate.

LA PROPOSTA
Cremona valorizzi il pittore Giuseppe Moroni

Signor direttore,
sfogliando il suo odierno quotidiano , mi sono soffermata sulla pagina dedicata alla mostra del Genovesino promossa con lode da critici e pubblico. Nelle sale dello stesso Museo Civico sono esposte opere di un pittore cremonese che, dopo aver ben operato nel circondario cremonese, piacentino e parmense e decorato con grandi affreschi l’atrio delle terme Berzieri a Salsomaggiore, oltre al Tettuccio delle terme di Montecatini, si è trasferito a Roma in via Margutta : Giuseppe Moroni .
Notevoli i suoi paesaggi dallo sfondo ‘profondo’, inusuale per un novecentista (così affermava il caro professor Puerari, ex direttore del nostro Museo), nature morte, ritratti espressivi e i notevoli soggetti sacri Alla sua morte la vedova e la famiglia hanno donato a Cremona il quadro più bello , tuttora esposto, come da allegata immagine. Due mostre nei tempi passati sono state allestite dall’Adafa , poi il nulla . L’anno scorso l’interesse su questo pittore è stato sollecitato dal nipote e da una illustre critica d’arte che reputano «triste» l’oblio nella nostra città di questo suo illustre figlio . L’amministrazione comunale si è seriamente interessata al possibile allestimento di diverse opere presso il salone Alabardieri del Palazzo, ma difficoltà burocratiche, problemi di salute e mancanza di sponsor hanno reso irrealizzabile questa valente decisione.
Seguendo le varie iniziative sono a conoscenza delle proposte al vaglio per il programma culturale anno 2018 . Perché non ospitare anche un’esposizione di opere quasi ignorate ma pregevolissime del Moroni, in possesso di privati o di edifici pubblici? Sarà mia premura informare il nostro illustrissimo signor sindaco e gli assessori preposti, nonché la gentile direttrice del Museo, dottoressa Quaglia, che nulla del lavoro svolto in precedenza è andato perso, anzi si è impreziosito grazie agli studi ininterrotti della professoressa Maurizia Bonatti.
Clara Rossini
(Cremona)

Ponte di Casalmaggiore chiuso
Per una volta  sorridono i ciclisti
Signor direttore,
fra le tante categorie di persone penalizzate dalla chiusura del ponte di Casalmaggiore ce n’è una che, dopo aver rischiato per tanti anni di essere sfiorata, investita, schiacciata da camion pesanti, automobili, trattori, moto, è libera di avere la strada tutta per sè.
È una cosa bellissima: si va con le mani in tasca, guardando il cielo, gli azzurri Appennini lontani, zigzagando a piacere di qua e di là senza badare più alla striscia bianca su cui dovevi marciare come un’equilibrista per non sentirti suonare alle spalle da tutti i tipi di clacson. Insomma, avrà già capito, sono i ciclisti di cui anch’io faccio parte e le assicuro, egoisticamente parlando, che per me è una cosa stupenda.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Nostalgia per il '68 e dintorni
Noi sognavamo di cambiare il mondo
Egregio direttore,
vorrei ricordare con un velo di nostalgia quegli anni che sono stati il simbolo del cambiamento. Erano i tempi di John e Robert Kennedy, M.L. King, Che Guevara ma anche di don Mlani, Giovanni XxIII, padre Davide M. Turoldo, governanti e preti che scrissero la storia del dissenso in Italia. Eventi principali e scatenanti ricordo furono la guerra nel Vietnam, la rivoluzione culturale cinese e l’opposizione al regime dei colonnelli in Grecia. Si andava dove si pensava fosse più giusto, senza falsità o calcoli: cortei, assemblee, scontri con la polizia, dibattiti e occupazioni. Si cercava così facendo di rispondere alla domanda di cambiamento che veniva dal Movimento studentesco e dal movimento operaio. Si sognava con Bob Dylan, Joan Baez, i Beatles, Guccini un mondo diverso con un potere diverso. È stato un periodo complesso, carico di ideali, di fatti e misfatti, illusioni e di utopie. E qui mi ritornano alla mente le interminabili riunioni all’università contro la mercificazione del sapere, contro l’aumento delle tasse universitarie e per il diritto allo studio. L’aver realizzato con Roberto, Chiara, Cespuglio, Elena ed altri studenti i giornali ‘Sussurra e grida’ e ‘Cattiva condotta’ dando voce agli studenti e agli operai considerati simboli del cambiamento. A margine di tutto ciò mi preme ricordare che il ’68 è iniziato molto prima, alle elementari, quando sentii affermare dal maestro che «quando entrava il bidello noi scolari potevamo restare seduti ma quando entrava il direttore dovevamo alzarci e salutare!». Capii allora che qualcosa non era giusto. (...).
Angelo Guerci
(Crema)

Italiani e crimini di guerra
La verità della Storia sulla Cirenaica
Egregio direttore,
Sergio Noci mi chiama in causa trattando vari argomenti aventi come denominatore comune le accuse di crimini di guerra sviluppati in Africa dagli italiani. È anzitutto necessario ricordare che l’Italia, ottenuto il preventivo consenso delle maggiori potenze europee, dichiarò guerra alla Turchia iniziando, il 29 settembre 1911 l’occupazione della Libia, proclamando poi, il 5 novembre 1911 l’annessione della Tripolitania e della Cirenaica. con il trattato di Losanna, il 18 ottobre 1912, la Turchia cedette all’Italia la Tripolitania e la Cirenaica ponendo fine alla guerra. Gli italiani furono accolti con entusiasmo dalla popolazione, la quale aveva combattuto contro i Turchi sin dal 1837. All’interno della Cirenaica però dovettero scontrarsi con la confraternita dei Senussi, colà insediatasi sin dal 1843 e attivissima nella pratica della schiavitù. Allo scoppio della prima guerra mondiale l’Italia fu costretta a sguarnire l’intero territorio libico ed i Senussi poterono riprendere a spadroneggiare con spoliazioni, massacri e vessazioni ai danni della popolazione, in particolare contro colore che avevano mostrato propensione per l’Italia. Per questi indigeni, il 1916 e il 1917 furono anni terribili, che culminarono con l’eccidio di Murzuk dove 300 uomini furono sgozzati come capretti. Soltanto nel 1931 l’Italia potette completare la riconquista della Libia portando la pacificazione tra le tribù ed iniziando così una benefica opera di colonizzazione. La guerriglia si era conclusa con l’impiccagione del capo dei Senussi, quel Omar El Muktar al quale, oggigiorno, gli autolesionisti sedicenti italiani hanno dedicato piagnucolose e disinformate agiografie ed un film apologetico finanziato, in parte da Gheddafi ed in parte in Italia. È importante tener presente che Omar El Muktar e gli altri capi senussi furono processati e giustiziati non in quanto ribelli, ma in quanto responsabili dei crimini a danno delle popolazioni indigene.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Raccolta rifiuti nei condomini
Lgh e il pasticcio della ritenuta d’acconto
Egregio direttore,
mi occorre segnalare un nuovo incredibile capitolo che riguarda la saga della raccolta rifiuti all’interno dei condomini della città di Cremona da parte del gestore Lgh Spa. Avviso l’utenza che non ne fosse a conoscenza che il gestore Lgh invia e proprie ‘fatture di vendita’ riferite alla raccolta dei rifiuti all’interno dei condomini ad ai servizi addizionali richiesti, come ad esempio il lavaggio saltuario dei cassonetti, senza applicare né indicare in calce al documento l’importo della ritenuta d’acconto del 4%, appellandosi in una nota informativa inviata in questi giorni, alla circolare dell'Agenzia delle Entrate n.7/E del febbraio 2007. Come mai allora Lgh nei mesi trascorsi ha incassato senza batter ciglio gli importi pieni delle fatture senza la detrazione del 4% della ritenuta d’acconto? E’ possibile che una struttura come Lgh non sia in grado di emettere delle fatture chiare e trasparenti come qualsiasi artigiano è in grado e deve fare? Per chi correttamente ha già provveduto ai pagamenti è oltremodo doveroso a questo punto che Lgh provveda ad emettere una nota di accredito, restituendo quanto già pagato.
Gianfranco Saccani
(presidente provinciale UNAI, Unione Nazionale Amministratori, Cremona)

Anniversario del ‘Che’
Meno retorica più approfondimenti
Signor direttore,
sarebbe interessante che l’anniversario della morte di Che Guevara, più che esprimere la retorica comunista, fosse l’occasione per approfondire il contesto politico ed ideologico e le motivazioni che lo spinsero all’azione, non solo a Cuba, ma anche in Africa ed in Sud America.
Sarebbe l’occasione, per rendere visibile il legame con un altro grande rivoluzionario, meno acclamato, anch’egli assassinato, da cui prese ispirazione l’azione del Che: Lev Trotsky.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)