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Mercoledì 13 Dicembre 2017

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23 settembre

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
VIA SESTO SICURA SOLTANTO SE SARA' ALLARGATA, LO SI PREVEDE?
Egregio direttore,
ho letto con piacere la notizia della bozza d’intesa fra il Comune di Cremona e il Comune di Sesto ed Uniti per la messa in sicurezza di Via Sesto mediante la realizzazione di una pista ciclabile di collegamento fra Cremona, Casanova del Morbasco e Sesto ed Uniti.
Con l’esperienza maturata in molti anni di attività amministrativa, sono ben consapevole che i tempi di realizzazione non potranno essere brevi, e invito i cittadini ad avere pazienza. L’aspetto invece che mi incuriosisce è la mancanza di un qualsiasi accenno all’allargamento di Via Sesto. Spero che l’allargamento della sede stradale sia dato per scontato, diversamente, se tale opera non rientra nel piano viabilistico del Comune di Cremona, approfitto per far presente al signor sindaco e alla sua giunta, che il suo predecessore nel lontano 1989, millenovecentottantanove, assunse formale impegno, (non promessa), verso il Comune di Sesto ed Uniti di allargare la via Sesto.
Sempre disponibile per chiarimenti.
Mario Rossetti
(Casanova del Morbasco)

Nel quadro dell’intesa, il Comune di Cremona s’impegna a monitorare i flussi di traffico sulla via Sesto. L’obiettivo, condiviso dai Comuni e dalla Provincia, è quello di mettere in sicurezza la via.

LA POLEMICA
'ECCENTRICITA'' DEL FASCISMO TUTT'ALTRO CHE INNOCUE
Signor direttore,
ho lasciato decantare qualche giorno l’articolo scritto dalla professoressa Ferrari per chiarirmi le idee su quanto di errato contiene e, fatta depositare la polvere, meglio scorgere il nocciolo del problema. L’articolo a mio avviso ha un difetto di base, cioè una profonda superficialità di analisi storica. Il fascismo si basava su alcuni elementi di forte presa sulle persone: tra essi la violenza, la creazione di un colpevole etnico su cui scaricare la rabbia della gente, l’uso del dato simbolico.
Quest’ultimo non fu un corollario, non fu folclore, ma uno dei più potenti piedistalli dell’intera retorica fascista, tanto da venire studiato e riapplicato dallo stesso Hitler in ‘casa propria’. Tutta l’era (persino l’uso di quest’ultimo vocabolo non fu casuale) fascista si basò su una costruzione simbolica precisa, meditata ed efficace, che interessò tutti i campi: dall’architettura alla pubblicità, dall’informazione alla scuola, dalla procreazione alla gestualità. L’intera quotidianità delle persone era permeata e intrisa di simbologie, che trovavano un utile sbocco (non una causa) nell’esaltazione del duce e, localmente, dei gerarchi: ecco perché parlare oggi - scherzandoci sopra - di «innocue eccentricità» significa sbagliare completamente l’analisi storica.
Quanti ripropongono queste simbologie non lo fanno per folclore o solo per fare qualche soldo: lo fanno perché quella simbologia resta anche oggi capace di efficacia, proprio perché (questo è in parte vero) l’Italia non ha saputo fare i conti con il proprio passato. Fare ‘i conti’ però non è proporre una ottusa pacificazione (quella è ormai un fatto) ma è descrivere e spiegare anche a chi non lo ha vissuto cosa fu davvero quel periodo storico e come poté succedere che un intero popolo (non tutto per fortuna) si lasciasse rimbecillire da quella retorica.
Oggi il neofascismo si ripropone - non a caso - esattamente con gli stessi caratteri originali: violenza contro gli avversari politici, razzismo, ripresa orgogliosa delle simbologie. Il rischio per la Repubblica non nasce dai pensieri reconditi e dalle memorie (magari nostalgiche) di alcuni isolati cittadini, ma nasce nel momento in cui queste singole posizioni personali si organizzano e strutturano per rimettere in piedi l’aberrazione umana e politica che furono nazismo e fascismo.
Il ‘benaltrismo’ (cattiva pratica purtroppo diffusa) spinge l’autrice ad indicare altri pericoli cui porre rimedio più e prima del neofascismo: ad esempio il «garantismo a servizio della criminalità comune» (affermazione tanto demagogica quanto grave), la perdita di «controllo del territorio», il «tracollo del principio di autorità». Speriamo che nel frattempo l’autrice abbia trovato il tempo di riflettere sul fatto che il garantismo è elemento fondante della divisione dei poteri e della democrazia, e che territorio ed autorità sono proprio elementi fondanti dell’ideologia fascista, insieme alla negazione del garantismo.
La democrazia, specialmente se zoppicante, ha il dovere di aumentare la guardia, non abbassarla, esattamente come fa contro il terrorismo: se reagisce ad un rigurgito organizzato di fascismo schietto ed esplicito non è che se la sta prendendo con «gli errori dei morti» (a proposito: non furono «errori» ma quasi sempre scelte deliberate e consapevoli) ma si sta preoccupando proprio di difendere la società dei vivi da alcuni altri vivi, pericolosi e organizzati.
Una società si difende proprio perché, cosciente che nell’altro ieri della nostra storia il fascismo è stato il «sommo male» (ammesso che abbia senso questa etichetta abbondantemente retorica), è bene prevenirne la rinascita e non riderci sopra. Infine, mettere fenomeni come bullismo, teppismo e banditismo criminale ‘etnico’ (con buona pace della mafia, che non essendo etnica può probabilmente per la professoressa Ferrari dormire sonni tranquilli) in un unico cesto chiamato «squadrismo» non è solo superficiale, è un altro errore storico, poiché lo squadrismo non fu semplice criminalità organizzata né bullismo né teppismo, anche se utilizzò per i propri fini politici queste modalità di azione.
Giampiero Carotti
(Soresina)

Referendum Regionale/1.
Pd centralista. Ma il sistema fa acqua
Signor direttore,
leggendo le riflessioni del signor Virgilio del Pd viene da chiedersi se si ricorda che il referendum proposto e sonoramente bocciato dagli italiani sulla riforma costituzionale non conteneva una parola sul Federalismo e sulla Autonomia, ed è bastato un emendamento sulle autonomie, nella nuova legge elettorale, per far saltare tutto. Il suo partito è centralista e solo per non far succedere il finimondo, alcuni sindaci di sinistra lombardi, si sono dichiarati favorevoli al sì, ma il problema fondamentale è che fa comodo ai centralisti, amministrare tutti i soldi degli italiani e darli ai centri di potere che interessano, per il classico voto di scambio, per mantenere le cooperative (non mi riferisco a quelle dei produttori) come esattamente dichiara il signore in questione, che sono tutte palle al piede e come tutti i centri di potere piene zeppe di amici e parenti. Di questi governanti e di tutta la schiera di parassiti mantenuti da un sistema centralista, che fa acqua da tutte le parti, non se ne può più. Invito a fare un giro nelle provincie autonome di Bolzano e Trento, per capire bene cosa significa gestire e amministrare le risorse, con il controllo diretto dei cittadini e con le entrate che rimangono in loco. Invito pure a fare un giro negli Usa dove gli stati sono federati e cosi in Svizzera in Austria e in Germania.
In questo momento da noi la benzina costa 1.48 in Austria e Svizzera più del 30% in meno! E’ questo il mostruoso deficit, cioè la differenza di chi sa amministrare bene e di chi si arrabatta a far sopravvivere un sistema statalista che non è più capace di risolvere i problemi del popolo e di fare progetti per il futuro. Bisogna dare spazio non allo Stato ma al privato, alle imprese e mettere mano alla riduzione della burocrazia e delle tassazioni e invece lo statalismo va proprio nella direzione opposta. In quanto al nazionalismo e agli istinti xenofobi quando si vuol buttare fango addosso all’avversario politico si scappa sempre li come i populisti vecchia maniera e mi vien proprio voglia di sorridere... poi si lamenta il signor Virgilio che la Lombardia è centralista..
Mario Barbieri
(Levata)

Referendum Regionale/2.
No al federalismo competitivo
Egregio direttore,
leggo con piacere e condivido quasi totalmente l’intervento dell’assessore Andrea Virgilio circa l’inutilità, l’ambiguità e la strumentalità del referendum consultivo che la Regione Lombardia e la Regione Veneto hanno indetto in nome di un’autonomia, che tanto piace all’elettorato leghista e di centro destra nelle parole ma non nei fatti, visto che sino ad oggi la nostra Regione, pur potendolo fare senza indire alcun referendum, non ha mosso alcun passo in tal senso. Innanzi tutto è bene ribadire che questo referendum è assolutamente inutile dal punto di vista istituzionale. L’esito, qualunque esso sia, non cambierà nulla nei rapporti Stato–Regione che come ormai tutti sanno, sono disciplinati da norme costituzionali che possono essere modificate solo attraverso un procedimento previsto dalla stessa costituzione e non certo da questo referendum meramente consultivo. La Regione di Maroni sperpererà circa 50 milioni di euro per una inutile operazione elettorale, che ben avrebbero potuto essere spesi per interventi a sostegno delle famiglie in difficoltà, per la sanità, ma anche per il sostegno alla ripresa economica e alle piccole e medie imprese. A quanto molto chiaramente ha sottolineato l’assessore Virgilio aggiungo un ulteriore argomento, per noi di Sinistra Italiana altrettanto importante, ovvero la nostra contrarietà ad un’idea di un federalismo competitivo fra le Regioni italiane, lontano anni luce dai doveri di solidarietà economica e sociale anche tra enti locali sanciti dagli art. 2 e 3 della nostra Costituzione. Un referendum che introduce sotto traccia il disegno di estendere anche alla Lombardia i privilegi riconosciuti alle attuali Regioni a statuto speciale in una fase in cui, invece, le prerogative fiscali di tali regioni e provincie autonome dovrebbero essere ridimensionate e non estese a quelle ordinarie. Per queste ragioni riteniamo sbagliata la scelta di molti sindaci lombardi del Pd e del M5S di pronunciarsi a favore del referendum e invitiamo tutti i cittadini Lombardi e Veneti ad esprimere la propria contrarietà a questo inutile sperpero di denaro pubblico, con l’astensione ovvero il voto contrario.
Lapo Pasquetti
(Sinistra Italiana, Cremona)

Non è un eroe ma un pavido
Il terrorista si nutre delle nostre paure
Signor direttore,
il terrorista non è mai un eroe ma un uomo che ha paura, le sue bombe sono lacrime di terrore, il terrorista islamico è un uomo che ha perso il controllo e non sa quello che fa, che grida al mondo la sua impotenza. È un uomo spaventato, che si nasconde dietro a una religione per non far vedere la sua solitudine, il terrorista è così arrabbiato con se stesso che è disposto a morire e a far morire, il terrorista si nutre della paura della gente, dell’ipocrisia dei politici e dell’amplificazione che del suo gesto fanno i giornali. Il terrorista è un uomo già morto che la stampa e i politici resuscitano mille volte per tenere il popolo impaurito e succube per spingere la gente a chiedere più sicurezza e quindi più armi, più telecamere e meno libertà per tutti, il terrorismo non è niente, una pulce ingigantita per spaventare il popolo è spingerlo ad accettare la trasformazione della democrazia in dittatura.
Il terrorismo il più grande aiuto a trasformare il mondo in una prigione con il sorriso compiaciuto dei politici democratici, il terrorismo è il trionfo del capitalismo e delle religioni da osteria.
Paolo Mario Buttiglieri
(sociologo, Fiorenzuola d’Arda)

E' crudele e pericoloso
Cavalli costretti a sforzi enormi
Caro direttore,
la notizia che un cavallo sia collassato in Sicilia mentre trainava una carrozza nuziale non è solo prevedibile, ma anche imperdonabile. Costringere i cavalli a trainare carichi pesanti in tutte le condizioni climatiche è crudele e pericoloso, sia per i cavalli che per le persone. Molti animali collassano per lo sfinimento e devono essere soppressi. Altri sviluppano gravi problemi alle zampe dall’impatto con superfici rigide per giornate intere. Sono frequenti zoppicamenti e deterioramento degli zoccoli e molti conducenti – non volendo o non sapendo riconoscere i segni di zoppicamento – non danno al cavallo una pausa dal lavoro. (...)
Sascha Camilli
(Peta Foundation)

Come gli altri animali
Anche il cammello merita monumenti
Signor direttore,
in Italia abbiamo un monumento all’Asino, uno al Mulo, più di uno al Cavallo, più di uno al Cane, e per vederne uno al Gatto dobbiamo fare un salto ad Istanbul (Turchia). Ma non erigere un monumento al Cammello (due gobbe), visto il servigio che tale animale ha fornito alla civiltà del Medio-Oriente, credo sia un’ingiustizia così vistosamente grande da meritare una punizione divina. Sì, ma…. di quale Dio?
Gianfranco Mortoni
(Mantova)