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Mercoledì 20 Settembre 2017

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21 agosto

Lettere al Direttore

IL CASO
Comprendo le coppie omosessuali ma la genitorialità non è loro diritto
Egregio direttore,
la questione della omogenitorialità è questione difficile e delicata anche perché agita passioni e valori. Credo che si debba innanzitutto disgiungere tale questione dal tema omosessualità. L’omosessualità non deve essere patologizzata od ostracizzata; e gli omosessuali devono poter vivere nel rispetto da parte di tutti e convivere nella sicurezza e nel pieno riconoscimento giuridico da parte della società. Diverso però il discorso sull’omogenitoralità.
Molti omosessuali fanno automaticamente discendere dal riconoscimento delle loro coppie il diritto ad accedere alla genitorialità. Credo che tale deduzione sia discutibile per due motivi: 1-implica una logica ed una filosofia del diritto puramente individualistica e soggettivistica, applicabile solo alla sfera individuale e non familiare. 2- non tiene conto del ‘terzo’ cioè dei diritti dei figli e dei nascituri. A questo riguardo io ritengo che lo sviluppo sano del bambino necessiti di una mamma e di un papà. Molti omosessuali citano, magari senza averle lette, ricerche che proverebbero la «assenza di danno» nei figli delle famiglie ‘arcobaleno’.
Per la verità ci sono anche ricerche che avrebbero accertato il danno, ma che non sono altrettanto citate. In realtà credo di poter dire che né le une né le altre sono immuni da critiche metodologiche. D’altra parte la questione non può essere risolta in termini tecnico-scientifici. Essa rimanda a qualcosa che attiene la costituzione antropologica dell’uomo e che quindi riguarda strutture profonde dello psichismo che credo sia molto imprudente mettere in discussione.
Comprendo i desideri degli omosessuali, ma basta avere un desiderio perché questo debba essere esaudito? La vita può funzionare così?
Secondo Giacobbi
(Crema)

La questione che lei pone è molto divisiva e non va affrontata, come troppo spesso si fa, dal punto di vista ideologico. A contare deve essere solo il benessere dei bambini. Le domande centrali sono dunque queste: la nostra società è pronta ad accogliere figli di coppie arcobaleno? Siamo sicuri che essi non sarebbero oggetto di dileggio da parte dei compagni? Francamente, la risposta univoca ancora non c’è.

LA POLEMICA
Devianti i dati sul lavoro: serve un piano straordinario
Caro direttore,
se si guarda al mondo del lavoro italiano e si volge lo sguardo a un orizzonte ampio, che abbracci diversi anni, il quadro che emerge è stabile nei suoi tratti fondamentali, che si attestano su un trend non positivo. Si prendano i recenti dati sull’occupazione. A giugno 2017, rispetto al mese precedente, si è registrato un aumento dello 0,1%. Tra aprile e maggio, però, c’era stato un calo degli occupati di circa 53.000 unità, con il tasso di disoccupazione aumentato di uno 0,2%.
Allargando lo sguardo si nota che, da febbraio a giugno, il tasso di occupazione è rimasto tra il 57,7 e il 57,8% e da gennaio 2017 a settembre 2016 è rimasto intorno al 57,4 e 57,5%. Oscillazioni minime, dunque. I dati più recenti sull’occupazione femminile dicono che il 48,8% delle donne sono occupate. Un dato che parrebbe positivo ma che in realtà ci dice che più della metà della popolazione femminile rimane non occupata, e che il tasso di occupazione femminile in Italia è al disotto di 12 punti rispetto alla media Ue e la distanza è notevole rispetto a nazioni importanti come Germania (70%), Francia (60,8%), ma anche Spagna (55%).
Di più: oltre i due terzi dell’aumento dell’occupazione femminile riguarda contratti a tempo determinato. Nonostante il Jobs Act abbia introdotto il contratto a tutele crescenti che consente nei primi trentasei mesi di liberarsi facilmente di un dipendente, per le donne i datori di lavoro continuano a preferire il contratto a tempo determinato, con tutte le conseguenze sulle lavoratrici che ipotizzano di avere figli o che solo annunciano al datore di lavoro di sposarsi.
Tornando ai dati generali, su base annua (giugno 2016-giugno 2017) gli occupati sono aumentati di 147.000 unità, ma tra questi gli occupati stabili sono aumentati dello 0,7% rispetto all’anno prima, mentre i lavoratori a termine sono aumentati del 10,9% e nell’anno in corso il numero di lavoratori a termine ha raggiunto la cifra di circa 2 milioni e 900 mila, che costituisce un record assoluto dal 1992.
L’aumento progressivo del lavoro a termine (il lavoro a chiamata, tra gennaio e maggio 2017, ha fatto registrare un’impennata del 116,8%), contro un progressivo e consistente decremento del lavoro stabile (sempre nel periodo gennaio-maggio: -37%) denota il fallimento del Jobs Act.
Terminata la fase incentivante sono venuti meno anche i contratti stabili, ma sono rimasti gli effetti di destrutturazione e precarizzazione del lavoro. Altro dato è lo scioccante primato dei cosìddetti neet, cioè quei giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non cercano neppure un lavoro. In Italia sono il 19,9% (primato tra i Paesi europei), contro l’11,5% della media UE.
Insomma, un quadro preoccupante e da cui non si esce con interventi spot o con limitazioni delle garanzie contrattuali, contrazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, ma neanche con incentivi elargiti a pioggia. Noi crediamo, e su questo insistiamo, che serva una strategia, un Piano straordinario per il lavoro (...)
Franco Bordo
(deputato di Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista, Crema)

Caso Regeni/1.
Non si gioca sulla pelle degli altri
Signor direttore,
in risposta alla lettera del signor Domenico De Lorenzo sul caso Regeni, dove scrive che «La ragion di Stato prevale sulla verità»: sarebbe interessante se gli ammazzassero un figlio se sarebbe ancora per la ragion di Stato o per la verità. Giocare sulla pelle degli altri è disgustoso.
Gianfranco Azzali
(Lega di Cultura di Piadena)

Caso Regeni/2.
La pessima figura del governo italiano
Egregio direttore,
ho letto la lettera del signor De Lorenzo del 20 agosto sul caso Regeni nella quale, dopo aver espresso la sua solidarietà alla famiglia del giovane, conclude invitandoli a rassegnarsi, tanto «conosceranno la verità nel 2050: è la prassi». Non posso ovviamente rispondere del cinismo con cui il signor De Lorenzo liquida la questione, perché ciò riguarda la sensibilità personale, ma mi sento di contestare le sue affermazioni, quando scrive che l’Italia ha dovuto riallacciare le relazioni diplomatiche con l’Egitto per farne un alleato nella lotta contro l’afflusso dei migranti dalla Libia, in quanto l’Egitto potrebbe indurre i capi libici ad assumersi il controllo delle proprie coste. Francamente non penso che la decisione di far ritornare l’ambasciatore italiano al Cairo sia stata una grande mossa di realpolitik, in mancanza di chiare assicurazioni da parte dell’Egitto di intervenire in Libia a darci una mano; a me sembra piuttosto una resa che autorizza l’Egitto a disattendere le proprie promesse come ha fatto, del resto, nei confronti della magistratura italiana dall’inizio del caso Regeni. Diverso sarebbe stato il caso se l’Italia avesse subordinato il ritorno del proprio ambasciatore alla individuazione da parte dell’Egitto dei veri mandanti e degli esecutori del delitto di stato. In ogni caso, la resa italiana, travestita da ragion di stato, consentirà all’Egitto di continuare, con più agio di prima, i propri traffici commerciali (armi, energia) con l’Italia e con le sue grandi aziende di stato, in primis l’Eni, traffici che, in realtà, con o senza ambasciatore, non si sono mai interrotti. A mio avviso, un Paese che abbandona un suo cittadino nelle mani di un regime straniero, accontentandosi di fake news sulla sua morte, non merita nessun rispetto dagli altri Paesi.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

Bellezza vietata a Crema/1.
Sindaco fautore degli stati etici
Egregio direttore,
chiedo ospitalità per far rilevare alcuni comportamenti del sindaco di Crema che sembrano legati da un filo logico che lascia perplessi. Qualche anno fa, in occasione della maratonina, accettò di buon grado di farsi da parte, sul palco delle premiazioni, rinunciando al ruolo assegnatole di premiare il vincitore perché il medesimo (islamico) rifiutò di essere premiato dal sindaco in quanto donna; per un lungo periodo sostenne rigidamente la battaglia, molto divisiva tra i cittadini a favore della costruzione di una moschea in città.
Il progetto sfociò in un clamoroso flop perché, alla fine, la comunità islamica, che tanto aveva insistito per ottenerla, si accorse di non avere i quattrini necessari; recentemente ha dichiarato di persistere nel non voler assolutamente concedere autorizzazioni per manifestazioni finalizzate a «promuovere l’immagine solo basandosi su canoni estetici (soprattutto femminili)». Precisato che il sottoscritto è del tutto indifferente a queste manifestazioni, mi preoccupa invece l’atteggiamento del nostro sindaco in quanto mi sembra eccessivamente dispotico e con aspetti tipici degli stati etici. Non è per caso che il nostro sindaco ne è attratto e vi si ispiri?
Mi permetta, sindaco Bonaldi, a mio avviso sarebbe preferibile che Lei scegliesse di dedicare maggiore attenzione alle condizioni della città, alla vita quotidiana degli abitanti ed ai comportamenti poco virtuosi di alcuni i cui effetti deleteri sono sempre più evidenti. E lasci la libertà ai cittadini di decidere se e a quali manifestazioni assistere.
Ivan Dognazzi
(Crema)

Bellezza vietata a Crema/2.
I concorsi aiutano a creare buonumore
Egregio direttore,
Crema mette al bando i concorsi di bellezza. Ma come: contrade, paesi, città si fanno in 4 per promuovere iniziative finalizzate alla ripresa della crisi e i ‘nostri’ fanno i puritani, i moralisti intransigenti? Dico al Primo Cittadino di Crema: Carpe diem? I concorsi di bellezza possono contribuire a creare quel buon umore che la Politica (in genere) ha cancellato da tempo dalle nostre facce. A Crema ci sono almeno mille ragazze che, per gioco, possono ostentare la loro bellezza naturale. Sarebbe sufficiente non metterla sul politico ma sul folcloristico, senza presunzioni e senza dettami filosofici sui canoni estetici.
Bruno Tanturli
(Crema)

L’euforia italiana per Macron
A prevalere è stato il suo nazionalismo
Caro direttore,
eravamo in una botte di ferro : Matteo Salvini e Marine Le Pen sempre a pranzo insieme e sempre d’accordo su tutto! Invece, parbleu, patiamo il nazionalismo francese... E Macron? Non sembrava troppo di destra ed invece è un destrorso fradicio, ponendo problemi al nostro interesse nazionale. Orbene non rappresenta una criticità per la destra italiana? Boh, saranno anti -italiani. Senza sprecare articolesse , lo sapevo già da prima che i nazionalismi si assommano ma non si mischiano. Come del resto è noto come i nostri liberali intendano il bene comune italiano. Dalla ‘flessibilità’, ovvero pagare i lavoratori italiani con retribuzioni albanesi (senza offesa); alla ‘sussidiarietà’ , cioè pompare soldi pubblici per distribuire presunti servizi comunitari e sicuri guadagni privati; fino alla gestione degli appalti secondo le regole mercantili all’italiana , ossia darli a chi ti fa risparmiare il 20% subito per caricare il 400% spalmato nei prossimi anni. Quando tutto sarà dimenticato, meno che, s’intende, che è colpa dei comunisti.
Fabio Marchini
(Gallignano)

Concorsi di bellezza
Conflitto di interesse per Santo Canale?
Egregio direttore,
le scrivo a riguardo l’articolo pubblicato sul vostro quotidiano riguardante le polemiche sollevate per la rinuncia del comune di Crema al non patrocinare un concorso di bellezza. Non ho potuto fare a meno nel notare il trafiletto dove si indicava il consigliere Canale come organizzatore di eventi quando già fosse stato eletto come membro della giunta comunale, la domanda che vorrei porle e la seguente: non sussiste il conflitto d'interessi essendo consigliere con delega ad eventi, e che venga organizzato un evento pubblico nello stesso Comune con la società Santo Canale eventi, intestata allo stesso consigliere?
Matteo Bulla
(Cremona)

Non vedo dove sia il problema, anche un consigliere (e non membro di giunta) ha il diritto di esercitare un’attività nel proprio comune, purché ci sia il rispetto delle regole. E finora nessuno ha eccepito.

Commenti all'articolo

  • sergio

    2017/08/23 - 09:09

    L'opinione del Sig. Giacobbi è condivisibile in tutto. Non la risposta del direttore che sottende invece un giudizio negativo sulla società e positivo sulla omogenitorialità. Il problema non è la società che non è pronta, altrimenti è come dire che i paesi "civili" sono quelli che hanno già approvato tutto l'approvabile. E' invece necessario un giudizio su ciò che è bene e su ciò che non lo è. Proprio per questo Giacobbi, immagino, puntualizza sul desiderio, su questa nuova assurda dittatura del desiderio secondo la quale questo è sufficiente per motivare la sua necessità di soddisfazione. Quanti anni passeranno prima che un rapporto con un minorenne consenziente sia considerato un desiderio "legale"? E la poligamia? E il matrimonio fra consanguinei? Se il criterio è che conta solo il sentimento, prepariamoci ad una deriva. Per ora preferisco la certezza del giudizio, capace di distinguere ciò che è buono da quello che non lo è in assoluto. Senza condannare nessuno se non i fatti.

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