il network

Giovedì 23 Novembre 2017

Altre notizie da questa sezione

Tempolibero

Blog


19 agosto

Lettere al Direttore

IL CASO
Orso aggressivo abbuattuto in Trentino. Colpa del ripopolamento scriteriato
Signor direttore,
prescindendo dalle lettere al giornale già inviate, alcune considerazioni sull’uccisione dell’orso in Trentino. Logica conseguenza, questa morte, facilmente prevedibile, ampiamente annunciata e discussa tempo fa anche dal sottoscritto in questa rubrica, della follia animalista, che giustifica il ripopolamento animale come atto dovuto ed indiscriminato in quanto a libertà di movimento delle bestie, semplicemente per la nostalgia di un perduto mondo antico, nella sciocca illusione forse di ricostituire l’Eden, ovvero un mondo mitico, irreale ove l’uomo ed ogni genere di animali convivono pacificamente.
Puro delirio, fuori dal tempo, dalla storia e da ogni prudente, sensata valutazione che tanto lascia intendere salvo che un sano e quindi vero amore per gli animali. Tra l’altro, infatti, ripopolare significa sradicare, ovvero allontanare forzatamente questi animali da casa loro (chissà quanto ne saranno stati contenti!), per collocarli in altri ambienti peraltro totalmente sconosciuti. Immaginiamo se la stessa cosa fosse stata fatta sulla pelle dell’uomo, per ripopolare il Sahara, ad esempio, costringendolo ad abbandonare i propri affetti, il proprio paese, le proprie abitudini di vita.
Ma c'è dell’altro, a conferma della profonda e quindi fanatica superficialità ed ignoranza dei fautori del ripopolamento animale con l’orso, e cioè la sottovalutazione dei rischi legati all'amplificazione delle possibilità di incontri ravvicinati con l’uomo , vista l’aumentata antropizzazione, fosse anche solo periodica di certi ambienti. Incontri che, nota la natura del plantigrado, è vivamente raccomandabile evitare il più possibile, per cui suscitano un'immensa tristezza ed una profonda inquietudine, quegli animalisti che pretendono di imputare ad escursionisti e fungaioli chissà quali colpe, o di educare il popolo ad un comportamento ‘corretto’ ( bella presunzione!), in merito ad un incontro non voluto con la bestia, dimenticando che rispetto alla paura la razionalità cede facilmente il passo all’emotività, dimenticando che con l’orso non si scherza.<br< Incontri da evitare non solo per il bene dell’uomo, ma anche per quello dell’animale. E’ bastato che l’orso in questione ferisse una persona, che si aprisse una caccia impietosa contro di lui, ritenuto scioccamente ‘irrecuperabile’, come se fosse immaginabile poter educare una bestia del genere alle regole di una rispettosa e civile convivenza. Già è difficile farlo con gli animali domestici (abbiamo visto cosa è successo recentemente a Caorso), figuriamoci con gli animali selvatici come questo gigante. Sfortunatamente per lui, quindi, l’orso è un animale carnivoro che non si accontenta di poco, ma, se preso dai morsi della fame si avvicinasse ad una mandria o ad un gregge di pecore, ne farebbe un bel banchetto (già è successo), per l’immensa gioia di pastori ed allevatori che da quel momento in poi benediranno la saggia decisione di aver riportato l'orso nelle loro terre, ma col fucile in mano, come il buon senso ahimè dispiace dirlo per l'orso, vuole che sia.
E se l’orso si sentisse minacciato non si fermerebbe certo a valutare se gli ipotetici aggressori sono disarmati oppure no, come si vorrebbe in altri ambiti, per decidere se usare le maniere forti . Rispetto infine alle querele ipotizzate nei confronti di chi ha realmente ammazzato l’orso, ci sarebbe a mio avviso da rivedere il concetto di responsabilità, imputando quella primaria a chi quell’orso l’ha voluto a tutti i costi prescindendo da tutti i rischi che la sua introduzione avrebbe comportato, e trattando la bestia come fosse un giocattolo da piazzare a destra o a manca per soddisfare utopistici ideali che altro non sembrano invece che la versione idealizzata di desideri profondamente egoistici ed infantili , o più cinicamente per realizzare il frutto di speculazioni economiche allo scopo di ottenere speciali finanziamenti.
Stefano Araldi
(Cremona)

Come tutti gli atteggiamenti estremistici, anche l’eccesso di animalismo è sbagliato.

LA TESTIMONIANZA
La grande emozione del ritorno al paese natio
Egregio direttore,
ho partecipato alla santa messa nella chiesa di S. Cataldo, a Motta Baluffi mio paese nativo. Nell’entrare ho provato mozioni e il risveglio di lontani ricordi. Bambino chierichetto con don Gottardo Venturati, poi con don Guido Galimberti, chiesa e oratorio erano parte della mia casa. Ho rivisto volti cari; da quel lontano anno 1959 quando non ancora diciottenne lasciai il paese per arruolarmi nel corpo della Guardia di finanza, caserma Predazzo, Trento. Dopo il saluto agli amici, il cammino nel viale inalberato per visitare chi ci ha lasciati, tra loculi, luci, fiori, ho accarezzato fotografie di chi ho conosciuto e tanti perché sono volati in cielo con il saluto di una preghiera.
Ho percorso le strade del paese, ho fermato lo sguardo sulle case ricordando chi vi abitava. La piccola piazza, le scuole, il ricordo della mia maestra Giacomina, che accompagnavo a scuola e nel percorso si passava sotto ad una finestra dove si poteva ascoltare suonare il pianoforte del maestro Giancarlo. Poi ho visitato il vecchio stabile denominato ‘La cooperativa’ dove nel 1945 al piano terra la bottega alimentare, nel retro l’osteria. Sopra il saloncino dove ogni domenica trattenimenti danzanti con l’orchestrina del paese.
La mitica cooperativa è stata una istituzione popolare per la mia generazione, luogo di incontro dopo giorni di forzati lavori nei campi. Tanta gente trovava in questo ambiente il piacere di socializzare; ma non mancavano, purtroppo, anche accese discussioni, sia per motivi politici, sia per rivalità in amori. Porto nel cuore un’inesauribile amore per il mio paese nativo e bagno le mie radici con ricordi per non dimenticare il suo richiamo tesoro della mia infanzia.
Antonio Danesi
(Motta Baluffi)

Pompe funebri sotto la sede
Pd, congiunture poco felici
Signor direttore
premetto che non sono superstizioso, ma se lo fossi, un pensierino ce lo farei. A Cremona, sotto la sede del Pd si è insediata un'agenzia di pompe funebri e è iniziata presso l'ex Mercato Ortofrutticolo la Festa dell'unità. A me insorge un legittimo dubbio: non è per caso che siete alla frutta? Certo è che più trasparenti di così si muore.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Per attirare capitali stranieri
Spagna e Portogallo. Il bluff degli aiuti Ue
Signor direttore,
da un po’ di tempo a questa parte si sente spesso parlare del miracolo economico che sta interessando la Spagna e il Portogallo. Alcune considerazioni e chiarimenti che chissà perché sfuggono furbescamente a chi diffonde notizie di questo tipo. Il Portogallo ha ottenuto aiuti dall’Ue (soldi dei contribuenti) sotto forma di prestito di ben ottanta miliardi di euro nel 2011.
Dopo questa iniezione di denaro, il Pil del Paese lusitano,, guarda caso, è schizzato a + 1,2 nel 2.016. Ma che bravi i governanti portoghesi, ma si ricordino che gli ottanta miliardi di euro li dovranno pur restituire, ma quando? Stesso discorso vale per la Spagna . Le banche spagnole hanno ricevuto aiuti per ben cento miliardi di euro sotto forma di prestito e misteriosamente il Pil è schizzato a +2,7 nel 2.016. Anche in questo caso chi ha diffuso queste notizie dal sapore mieloso, si è dimenticato di affermare che la disoccupazione in Spagna è attualmente al ventisei per cento mentre quella giovanile addirittura al sessanta per cento. Dietro questa presunta ripresa economica ci sarebbe in realtà un colossale bluff architettato per attirare nel Paese iberico capitali stranieri.
Andrea Zecchini
(Camisano)

In pensione un po’ acciaccato
Non malato cronico ma ottimista cronico
Signor direttore,
In futuro non solo anziani malati cronici. A 62 anni, in pensione, con grande vitalità, perseguo l’ottimismo cronico e per nulla condivido le classificazioni, secondo le quali sarei un anziano e malato cronico, (diabetico con mitralica meccanica e 3 bypass). Il ‘vecèto sganascino’, afflitto permanentemente dai propri malanni ha fatto la ‘sua età’. E’ di un’altra epoca, quando ancor (non solo negli ambulatori) si contemplava il rincoglionimento senile e l'assoluta cronicità della malattia. Mi vedo sempre giovane e sanissimo, sono ottimista cronico.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

L’Italia rimanda l’ambasciatore
La verità su Regeni non c’è ancora
Signor direttore,
Giulio Regeni è il giovane ricercatore italiano arrestato, torturato e assassinato dalla polizia egiziana nel gennaio 2016 al Cairo e finora il governo di al Sisi non ha spiegato chi sono stati gli autori di questo feroce assassinio.
L’Italia a suo tempo aveva ritirato l’ambasciatore italiano dal Cairo, in attesa delle spiegazioni di questo assassinio dal governo egiziano con alla testa il generale golpista al Sisi. Finora non è mai stata data nessuna spiegazione credibile. Adesso il governo italiano rimanda al Cairo l’ambasciatore italiano, senza nessuna spiegazione credibile sull’assassinio di Giulio Regini. In questi giorni il New York Times svela che «Roma sapeva che i servizi egiziani avevano ucciso Regeni». «Il caso è chiuso» ha titolato Il quotidiano liberale Al-Wafd parlando del caso Regeni e del ritorno dell’ambasciatore italiano. Dolore e rabbia tra gli attivisti, mentre i vertici dello Stato festeggiano. E’ lo stesso quotidiano a citare esplicitamente il ruolo attivo dell’Eni nel riavvicinamento. Con il ritorno dell’ambasciatore italiano «l’Italia autorizza il regime a torturare e uccidere noi egiziani» dichiarano con dolore e rabbia gli attivisti. Amara riflessione di Thaer Mokhtar, attivista dei socialisti rivoluzionari, sentiti dal Manifesto: «I comuni interessi del regime egiziano e del governo italiano sono più importanti del sangue di Giulio e dei cinque egiziani uccisi dalla polizia perché accusati di essere i suoi assassini». Cercare la verità, la giustizia per Giulio Regeni è un messaggio al mondo. Il popolo italiano si deve far sentire.
La Lega di cultura di Piadena

Lavori a Soresina
Ritinteggiata solo la parte superiore
Signor direttore,
in risposta al signor Nolli, vorrei sottolineare per punti: in primo luogo di contorto c’è solo il cervello di chi non conosce fatti per provata ignoranza. In secondo luogo le stampelle atte a sorreggere la struttura di Soresina non sono state verniciate in questo step. In terzo luogo è stata ritinteggiata solo parte superiore della copertura che da decenni non subiva un intervento di salvaguardia e restauro. In quarto luogo non è un basco catalano ma un kepì francese. In quinto luogo tra Pro loco ed Ascom non esistono diatribe. In sesto luogo il costo delle stampelle è stato supportato da convenzione tra pubblico e privato, come del resto la tinteggiatura della copertura. Lavorare per qualcuno sarebbe una saggia cura e, quindi, pertanto vero che raramente si ascoltano le voci inutili della jungla.
Bruno Basso Rizzi
(Soresina)

Serve più senso civico
Vivo tra gli schiamazzi dell’animale del vicino
Egregio direttore,
(...) l’essere umano è più istruito più intelligente quindi dovrebbe avere senso civico e rispetto del prossimo. Io ho ‘la fortuna’, dove vivo, di essere costretto a vedere e sentire l’animale del vicino schiamazzare in tanti momenti e soprattutto di buon mattino.
Giancarlo Boari
(Grontardo)