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Sabato 16 Dicembre 2017

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17 giugno

Lettere al Direttore

IL CASO

Dal Dordoni un ricatto alla comunità
No, è un’apertura, anche autocritica

Egregio direttore,
sul giornale, in data 15/06/17 alla pagina 5, appare l’articolo relativo alla lettera aperta sul corteo ‘Non ci sarà alcuno sfratto’, e ad un certo punto viene riportato «Lo sgombero non è alle porte e probabilmente non lo sarà ancora per tanto tempo. E’ diventato argomento da campagna elettorale, ma sia sindaco, sia opposizione sanno che non è un’ipotesi realizzabile, perché in ultima istanza le redini del gioco le tiene in mano la questura. E quest’ultima sa benissimo che nel breve e nel lungo periodo uno sgombero forzato creerebbe più problemi di ordine pubblico rispetto alla situazione attuale». Se questa non è una minaccia, è per lo meno ricatto. E le istituzioni preposte non devono assolutamente soggiacere ad argomenti di tale forza. E’ in ballo la democrazia, non deve valere la legge del più forte. Poi verso la fine della lettera si legge ancora: «La ‘colpa’ del sindaco è, per i no global, rimuovere completamente la giornata del 18 gennaio, che ha portato tra la vita e la morte un nostro compagno, per far partire la sua ‘narrazione’ di un’altra giornata. Quella del sabato successivo». Ora, con tuttala solidarietà umana e cristiana verso il signor Visigalli, che ha lottato a lungo tra la vita e la morte, non dobbiamo dimenticarci che, come ha concluso l’inchiesta della magistratura, l’aggressione ai ‘fasisti’ (termine volutamente così scritto, mutuandolo dal famoso Peppone vs Don Camillo) è stata iniziata proprio dal centro sociale Dordoni ed i ‘fasisti’ hanno reagito come loro uso. Checché ne dica l’onorevole Bordo (depositario della verità assoluta) il quale ricordo bene fece il giorno dopo una interrogazione parlamentare sull’aggressione ‘fasista’ ai compagnucci rossi inermi. Che poi ne abbia fatto le spese il suddetto signor Visigalli, è un caso, avrebbe potuto essere vittima tutt’altra persona. Egregio direttore, la pregherei di non scrivere nome e cognome sapendo quanto siano vendicativi questi personaggi, senza regole e soprattutto senza morale (lo scriva pure se vuole).
R. A.
(Piadena)

Egregio direttore,
ho letto la risposta del sindaco al Csa Dordoni e, opinione personale, mi pare non affronti i nodi politici che la lettera aveva sollevato. Certo anche Gramsci auspicava la «scelta» nel suo odio agli indifferenti e dunque è normale che si difendano posizioni contrarie. Meno condivisibile non supportare lo sforzo di una delle parti in un faticoso tentativo di discussione interna: senza nulla cedere alle proprie posizioni, nella lettera antagonista si coglie il tentativo di superare quelli che, oltre parole di circostanza, vengono ritenuti limiti di comunicazione. Ma, si dirà, questo non è compito del sindaco. E dunque le condivido alcune riflessioni che sicuramente non avranno seguito ma che consentono ai lettori di verificare punti di vista non conformisti che, poiché tali, nuovi spunti offrono al dibattito. E’ con attenzione e sorpresa che ho visionato la lettera aperta del Csa Dordoni. Sorpresa e compiacimento per due motivi sostanziali: in primo luogo resta traccia evidente di una verità altra di cui la pubblica opinione locale mai aveva preso atto. La distruzione di Cremona, lungi da quella del 68 d. C., sembra in realtà non aver interessato il privato, riducendosi a poche richieste di risarcimenti... di banche ed assicurazioni. Oltre a risarcimenti rilasciati dalle polizze interne gli Istituti, sembrerebbero pervenuti risarcimenti «cremonesi» sommati a quelli regionali di Maroni. Sarebbe interessante verificare le confidenze di un bancario che al singolo danno sperava di «introitare»« all’Istituto tre distinti rimborsi!
L’amministrazione pubblica dovrebbe chiarire, in modo chiaro, se era prevista la possibilità di accedere a richieste diverse in capo al singolo evento. I fatti del 24 gennaio mi hanno visto spettatore appassionato, anche se molti, a mio avviso, sono i punti oscuri dell’ordine pubblico in quella giornata... Potremo magari parlare del bypass della catena locale di comando e controllo e di «ampi spazi» in cui, forse ingenuamente, i compagni si sono inseriti in quella che sembra essere stata una prova generale politico-mediatica di ampia portata, puntualmente replicata con medesimo copione nella ben più visibile manifestazione del 1° Maggio a Milano all’inaugurazione Expo. Ma certo non è nelle mie competenze criticare una gestione dell’ordine pubblico che è parsa, a molti commentatori, o dilettantesca o «invogliare» i violenti verso un percorso guidato. Con quella giornata si ottiene l’eradicamento politico, basato su una grossolana travisazione della realtà, delle posizioni antagoniste proprio quando, con le lotte contro gli sfratti e il mordere della crisi economico - sociale esse stavano capitalizzando la simpatia di classi subalterne però estranee al mondo antagonista. Bene ha fatto il Dordoni a ricordare la data del ferimento di Emilio, dimenticato da stampa e politica; e bene ha fatto a ricordare al signor sindaco che lo spostamento dei due centri sociali a Cremona è un boccone che non gli appartiene per la preoccupazione suscitata nelle vellutate stanze dei funzionari preposti. Certo il riconoscere limiti e criticità nel rapporto con la città anche, come dichiarato, con linguaggi iniziatici di difficile comprensione, è motivo di rispetto certo maggiore verso chi, eletto sulla chiusura dell’inceneritore, ha mestamente subito una statistica epidemiologica che intuisco, dalle mezze verità in politichese, non restituirà buone notizie per i cittadini. Il secondo motivo, più importante perché volto al futuro, marca la volontà di scongelare un arroccamento ritenuto imprescindibile al portato politico: è banale, ma con questa lettera aperta inusuale, il Dordoni apre una stagione dialettica con la città (o almeno parte di essa). Per intanto queste otto cartelle richiedono una replica (o un riconoscimento) non formale degli interlocutori che non potranno nascondersi dietro la retorica da partito unico. Un risultato eccezionale, compagni: li costringete a pensare, compreso l’innominato che vagheggia la Cr-Mn. Certo potrebbero non rispondere, ma in tal caso sarebbe la morte civile (e magari elettorale) di chi ambisce, magari con Gori, a poltrone più invitanti. Complimenti!
Piermassimo Ghidotti
(Cremona)

Non vedo tracce di autocritica nella lunghissima lettera del Csa Dordoni. Gli autonomi sanno che un eventuale sgombero creerebbe più problemi di quanti ne comporta la loro permanenza nella sede di proprietà del Comune. Se ne fanno forti esercitando una sorta di ricatto. Strumentalizzano e mistificano i fatti, compresa l’origine del ferimento del compagno Emilio, vittima della spedizione punitiva contro i fascisti ordita dai suoi sodali. E da più di due anni tengono in scacco il Comune. A queste condizioni è impossibile dialogare.

LA POLEMICA

Bloccati sul treno, carrozza come una ghiacciaia

Signor direttore,
in un Italia dove le regole purtroppo non esistono, dove chi deve denunciare un disservizio non sa a chi scrivere e non si ottengono risposte da nessuna parte, dove tutte le mattine bisogna farsi un segno della croce e sperare che tutto funzioni bene, alla viglia dello sciopero preannunciato di 24 ore per ieri, volevo segnalare a chi può fare da portavoce a noi pendolari che questa mattina sulla tratta Como-Milano siamo rimasti 45 minuti fermi davanti alla stazione Bovisa per un guasto tecnico al treno davanti a noi. 45 minuti con l’aria condizionata al massimo senza avere nessuna notizia in merito. Persone accalcate, in piedi, al freddo.
Il nostro viaggio di quasi due ore si è concluso con la soppressione dello stesso alla stazione di Bovisa. Questo è il servizio che ci viene offerto da Trenord tutte le mattine. Servizio dove si garantiscono treni per i concerti a Monza, treni che non ci sono ovviamente causa sciopero. Questa è l’Italia, povero Paese.
Francesca Cristoforetti
(francesca.cristoforetti@gmail.com)

Splendida gita, pessimo finale
Sul Po in motonave
Approdo da infarto
Gentilissimo signor direttore,
domenica 11 giugno ero assieme alla signora Lucia Zanotti ad arrancare sulla passerella che collegava la motonave Luccio al molo adiacente la Mac: facevamo parte di un gruppo di 23 ciclisti che, dopo una splendida passeggiata fino a Soragna, avevano utilizzato la motonave Luccio per rientrare a Cremona. Gita sul Po stupenda che consiglio a tutti. Cortesi i membri dell’equipaggio. Tutto bene allora? Purtroppo no!
Giunti a Cremona, la motonave accostava al molo adiacente alla Mac. Due passerelle ripidissime dovevano essere percorse con le bici a ‘spinta’ per accedere al piano superiore. Alle nostre rimostranze, l’equipaggio della motonave spiegava che l’ascensore che equipaggia una delle passerelle era in avaria ed in attesa di riparazioni: il personale della non era comunque abilitato all’uso dell’apparecchiatura. Ci siamo allora avviati, due per bici, spingendo per superare i ripidi venti metri di dislivello dalla chiatta di approdo alla strada. Uno sforzo da infarto: siamo tutti ciclisti temprati alla fatica (percorriamo anche 80 chilometri in giornata ) abbiamo un’età attorno ai 65 anni, fino ad un massimo di 85. Ad onor loro, debbo riconoscere che l’equipaggio si è prodigato per aiutarci, spingendo qualche bici, quando hanno visto che eravamo in difficoltà, fisicamente. Io personalmente non ripeterò l’esperienza, a meno di rassicurazioni da parte dell'armatore: deve essere suo dovere (o di chi altro?) trovare un punto di approdo comodo. Non si deve rischiare la vita per una carenza organizzativa che può essere facilmente risolta.
Nadia Carini
(Casanova del Morbasco)

Migranti, il lato oscuro
Da Africa e Asia
malati e criminali
Esimio direttore,
molti lettori saranno rimasti basiti quando alcuni giorni fa, avranno letto che da un recente convegno degli psicologi a Torino è risultato che ben quattro immigrati su dieci sono affetti da disturbi mentali. Bisogna essere dei temerari rendere pubbliche in questi tempi di massima ipocrisia e di censura, queste terribili verità che per motivi di ordine pubblico, spesso e volentieri vengono tenute nascoste dai media filo-governativi. Da molti anni ormai, osservatori indipendenti stanno mettendo in guardia i Paesi di transito e di permanenza dei migranti che è in atto, da parte di molti Paesi africani e asiatici, un massiccio svuota-carceri nonché un colossale svuota- ospedali psichiatrici di individui con alle spalle crimini spaventosi oppure affetti da importanti patologie di natura psichiatrica. Se un domani queste persone verranno assicurate alla giustizia o appurato che si tratti di malati mentali, finiranno inevitabilmente in strutture sanitarie e che tra alti e bassi ci rimarranno per tutta la vita con costi altissimi a carico del contribuente (kabobo docet).
Andrea Zecchini
(Camisano)

In 10 anni 10mila ragazzi
‘Siamo tutti diversi’
Il grazie di Telethon
Gentilissimo direttore,
il progetto ‘Siamo tutti diversi’ si è concluso nel mese di maggio, è alla sua X edizione, un percorso educativo di sensibilizzazione alla diversità e alla ricerca scientifica. Un intervento rivolto agli studenti degli istituti superiori cremonesi che ha coinvolto in questi dieci anni di vita oltre 10.000 ragazzi. Molti si sono avvicinati e sono stati coinvolti nelle varie attività del progetto, animazione alla lettura, incontri con autori, seminari con i ricercatori , cineforum ed iniziative di promozione. Il Coordinamento Telethon di Cremona ha fortemente voluto ‘Siamo tutti diversi’, che è stato reso possibile grazie al supporto costante del Comune di Cremona, all’aiuto di Max Bozzoni ed alla tenacia di Lina Di Maio (referente Telethon per il progetto). Insieme si sono potute realizzare, grazie alla collaborazione dei volontari Telethon, tantissime iniziative di rilievo che hanno visto spendersi in prima linea il liceo classico Manin, l’istituto tecnico Ghisleri-Beltrami, l’istituto superiore Einaudi, l’istituto industriale – liceo tecnologico Torriani. Sono stati coinvolti inoltre anche il liceo scientifico Aselli , l’istituto superiore stanga e il liceo sociale Anguissola. La signora Lina Di Maio è stata il punto di riferimento per i tanti insegnanti impegnati ad approfondire i temi della diversabilità e della ricerca scientifica. Infine vorrei ricordare l’amica volontaria Luisa Oneta , scomparsa qualche anno fa, che ha partecipato sin dall’inizio a quest’avventura.
Luca Acito
(coordinatore provinciale Cremona Fondazione Telethon)